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Scritto da insideover.com   
Mercoledì 04 Marzo 2020 00:05


All'esercito non partecipiamo ma ci piace fare la spia


È il primo tassello di una nuova collaborazione fra le comunità d’intelligence europee. Anche se è ben lontano dall’essere una CIA dell’Unione europea o un nuovo servizio segreto europeo, il 26 febbraio a Zagabria, in Croazia, 23 Paesi europei hanno firmato una lettera d’intenti per la creazione dell’Intelligence College in Europe (ice). Alla presenza del primo ministro croato Andrej Plenković, i rappresentanti dei 23 paesi hanno firmato il documento, che definisce gli obiettivi del nuovo ente e il suo campo d’azione. Per l’ Italia, riporta La Stampa, c’era il direttore del Dipartimento informazioni e sicurezza, Gennaro Vecchione, accompagnato dai vicedirettori di Aise e Aisi. L’Ice avrà sede a Parigi, e la presidenza sarà a turno, su base volontaria degli Stati e durerà un anno.
Il presidente Plenković ha spiegato che l’Intelligence College in Europe, nato su iniziativa del Presidente francese Emmanuel Macron, non sarà solo “un’istituzione educativa”, ma anche una sorta di rete che includerà persone provenienti dal mondo accademico, dai media”, con l’obiettivo di trovare soluzioni “alle varie minacce del mondo moderno, e soprattutto in Europa”. Una vera e propria “piattaforma comune” intergovernativa. “Penso che questa sia un’ottima forma di cooperazione”, ha osservato il presidente coreato Plenkovic. L’idea di istituire il nuovo ente è stata sollevata per la prima volta dal presidente francese Emmanuel Macron in un discorso alla Sorbona del settembre 2017, quando ha parlato della necessità di costituire un’Europa più forte e della necessità di promuovere la sovranità dell’Europa.

Cos’è (e cosa non è) il nuovo il nuovo ente dell’intelligence europea
Come spiega La Stampa, l’idea del nuovo ente è quella di far conoscere e creare sinergia fra gli 007 europei. Il metodo sarà un confronto su argomenti che abbiano impatto a livello continentale quale la radicalizzazione islamista, il terrorismo, la minaccia cibernetica. Un’idea nella quale il governo italiano crede molto. “Ci fa piacere essere a Zagabria – spiega a La Stampa il direttore Vecchione – dal momento che l’Italia è uno dei Paesi promotori di questa iniziativa, tanto che ci siamo proposti per un seminario sulle sfide collegate all’ evoluzione tecnologica”.
La Croazia, che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, è stata uno dei principali promotori dell’iniziativa grazie al contributo di Daniel Markic, direttore della Soa, l’agenzia di intelligence croata. “Questa è una nuova forma di cooperazione, il che significa che non sostituirà la cooperazione operativa che abbiamo tra gli Stati membri dell’Ue e altri paesi come gli Stati Uniti o altri. Tuttavia, vogliamo un po’ più di trasparenza e fiducia”. I principali obiettivi dell’Ice sono la promozione del “dialogo strategico tra le comunità di intelligence in Europa, consentendo ai dirigenti di diversi servizi di riunirsi e confrontare le loro esperienze durante seminari tematici” e “sviluppare la riflessione accademica attraverso le pubblicazioni e l’attuazione di un programma dedicato che contribuisca alla costruzione di una cultura comune”.

Ecco chi ha aderito all’Ice
I 23 Paesi aderenti sono Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Hanno deciso di non partecipare alla cerimonia si Zagabria Grecia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Irlanda e Lussemburgo. La Polonia potrebbe però decidere di aderire più avanti: “Il nostro approccio è pragmatico – ha dichiarato un diplomatico polacco a Euractiv.com – attendiamo e vediamo come quest’iniziativa si evolverà”. In realtà, Varsavia non vedrebbe di buon occhio le iniziative che provengono da Parigi, all’apparenza comunitarie ma nella realtà dei fatti egemoniche. Un sospetto non del tutto infondato.

 

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