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Lo Stato torna soggetto dell'economia PDF Stampa E-mail
Scritto da Le Monde   
Giovedì 30 Aprile 2020 00:08


Ma non esaltatevi troppo: socializzare le perdite è una vecchia tattica capitalistica

La pandemia segnerà un “ritorno di fiamma” verso l’idea dello Stato onnipresente nell’economia e nella società? Se lo chiede Le Monde in un’analisi che passa in rassegna le numerose prese di posizione che nella Francia paralizzata dalla pandemia invocano una stagione di rinnovato potere della dimensione “pubblica”.
Per anni, scrive “Le Monde”, non solo i liberali ma anche buona parte della sinistra hanno auspicato un alleggerimento del ruolo dello Stato. Oggi i partiti di sinistra, i sindacati, lo stesso presidente Macron affermatosi come paladino del liberalismo, evocano l’interventismo statale come sola ancora di salvezza di fronte alla drammatica crisi socioeconomica scatenata dall’epidemia. “Con il COVID-19 – così ancora “Le Monde” – la sinistra giacobina, centralista, statalista, sembra prendere la sua rivincita, le sue idee tornano di moda”.
Osserva soddisfatto l’eurodeputato Emmanuel Maurel, vicino alla sinistra radicale della “France insoumise”: “Abbiamo subìto trent’anni di odio verso lo Stato. E’ cominciato negli anni ’80, forse oggi sta finendo”. Ma non sono soltanto gli esponenti della “sinistra-sinistra” a pensarla così, l’auspicio di uno Stato che si faccia carico direttamente delle risposte alla crisi viene anche da voci moderate: come l’ex-direttore del Fondo monetario Dominique Strauss-Kahn, che in un lungo articolo pubblicato di recente invoca strategie fortemente “interventiste” degli Stati per risollevare l’economia e combattere la povertà.
Da parte loro, i sindacati chiedono politiche straordinarie di sostegno a salari e stipendi, e premi speciali ai lavoratori statali impegnati in prima linea nella lotta alla pandemia. Naturalmente queste suggestioni rimandano tutte a uno stesso nodo: come finanziare l’aumento di spesa necessario a fronteggiare la crisi? La risposta dell’economista Thomas Piketty, popolarissimo censore del capitalismo finanziario come moltiplicatore delle diseguaglianze, è che “se si vuole investire bisognerà farlo attraverso le tasse: questo nuovo Stato sociale esige una fiscalità equa sia sul piano nazionale che internazionale, per fare in modo che i più ricchi e le grandi imprese contribuiscano quanto necessario”. Infine, molti sottolineano che la ripresa dovrà essere governata tenendo conto di nuove sfide globali a cominciare dalla crisi climatica: “Spargere denaro a pioggia in modo cieco sarebbe un controsenso – afferma l’economista Julia Cagé -, occorre riorientare gli investimenti verso la decarbonizzazione”. E Pikettty profetizza: “La storia insegna che delle crisi finanziarie o sociali possono trasformare il ruolo dello Stato e lo stesso modo di concepirlo”.

 

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