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Tempi duri all'orizzonte PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Martedì 23 Giugno 2020 00:19


Se li temono in Francia figuriamoci in Italia!

Sono dati allarmanti quelli che la Compagnie française d’assurance pour le commerce extérieur (Coface), la principale società francese operante nel campo dell’assicurazione dei crediti commerciali alle imprese private, ha rilasciato circa le previsioni sulla tenuta delle imprese nel Vecchio Continente in seguito alla crisi del coronavirus.
Coface, riporta Le Monde, prevede per la sola Francia un +21% nei fallimenti d’impresa, destinati a suo avviso a toccare quota 60mila imprese e a distruggere 200mila posti di lavoro. Un trend che si manifesterà in maniera analoga, con intensità diverse, in tutto il continente, per un’ampia gamma di settori in larga parte sovrapponibili: nei prossimi mesi verrà a galla la reale portata della recessione mondiale, oggi parzialmente celata dalle misure accomodanti dei governi, dai crediti a fondo perduto, dalle garanzie alla liquidità, dalle manovre sulla cassa integrazione e dal rinvio delle scadenze fiscali. Inoltre, la scarsa attività dei tribunali ha rallentato il numero di procedure di fallimento in diversi Paesi.
Nel futuro prossimo i nodi verranno al pettine: secondo lo studio di Coface pubblicato martedì 16 giugno, prosegue Le Monde, il dato sarà “più o meno lo stesso in Spagna (+22%), significativamente più alto nel Regno Unito (+37%) e in Italia (+37%), nonché nei Paesi Bassi (+36%)”. Dati non molto lontani da quelli raccolti in Italia da Confcommercio, che stima in oltre un’impresa su quattro la percentuale delle società a rischio chiusura, registrando così il peggior dato europeo.
Cosa genererà una possibile ondata di fallimenti di così vasta portata? Sostanzialmente ciò che si rischia è un profondo attrito tra il volume delle emissioni monetarie e dei crediti erogati e la loro solvibilità, specie sul fronte, sempre cruciale, dei crediti al consumo. Consumatori privati e piccole e medie imprese, specie nella fase di start-up, potrebbero rappresentare l’inizio del processo di insolvibilità di crediti pensati come misura emergenziale per scavalcare la crisi, dopo la quale però i singoli non potranno andare avanti se non con le proprie forze.
“La liquidità può essere infinita ma non è detto che chi ne dispone la indirizzi verso coloro che ne hanno bisogno, se costoro non sono in grado di restituirla perché non solvibili”, fa notare Milano Finanza, la quale aggiunge che la crisi “avrà un pesante impatto sulla propensione al rischio e quindi sulla circolazione della liquidità immessa nel sistema”. La barriera, in questo caso, è tra quei settori ad alto tasso d’occupazione, alto valore aggiunto e forte vulnerabilità a un ciclo di fallimenti di grandi player che in tutta Europa hanno ricevuto iniezioni di liquidità senza precedenti e l’ampia platea di piccole e medie imprese troppo spesso abbandonate e mantenute semplicemente a galla nella speranza di tempi migliori.
Tra le prime si segnalano i campioni della Difesa, foraggiati dalla Francia a piene mani, le compagnie di trasporto aereo, le società ferroviarie e le società di cantieristica e trasporto navale. Nel secondo gruppo numerose categorie che in Italia abbiamo imparato a conoscere: baristi, ristoratori, piccoli artigiani, liberi professionisti, operatori dei servizi alla persona e via dicendo. Un capitolo a parte va riservato, ovunque in Europa, alle imprese della galassia del turismo, per le quali si aspetta una Spoon River di chiusure e fallimenti da qua a fine anno.
Dati come quelli sui fallimenti che i Paesi europei rischiano gettano un’ombra sull’intero complesso di misure messe in campo nel contesto comunitario dai Paesi per garantire con la liquidità a pioggia un po’ di respiro ai loro settori economici. Non a caso il Paese che rischia meno fallimenti è la Germania, dove l’incremento potrebbe contenersi al 12% e dove, soprattutto, lo Stato ha provveduto a una serie di misure volte a dare ristoro anche oltre la fine della pandemia, con un programma che ha nella riduzione dell’Iva il suo cardine. Anche gli altri Stati dovranno mettere in campo misure incisive per dare un segnale di svolta: e tra questi annoveriamo l’Italia, dove tra una passerella e l’altra il governo Conte II cerca di coprire la sua totale assenza di idee.

 

 

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