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Nuovi schiavi sbarcano e il governo è alla deriva PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 29 Luglio 2020 00:10


Soluzioni alla rinfusa, come per l'economia e per il covid


Sbarchi a ripetizione, arrivi continui dalla Tunisia, hotspot pieni zeppi oltre una capienza da paese civile e fughe in massa dai centri di accoglienza. Il sistema di sorveglianza sembra sempre di più una gruviera e rende la situazione sul fronte dei migranti ogni giorno più delicata. Una nuova emergenza, anzi, la solita, purtroppo non affrontata a dovere dal Conte II in questi primi undici mesi di governo. E dal Ministero dell’Interno non si fa in tempo a metterci una pezza che la falla si apre su un altro fronte. Così, mentre la ministra Luciana Lamorgese era in visita a Tunisi per cercare di gettare le basi a una strategia condivisa prima di tutto per fermare i traffici di esseri umani e le partenze dei migranti, oggi altri barchini hanno raggiunto Lampedusa (le persone ospitate nell’hotspot sono 726 a fronte dei 95 posti disponibili) e oltre duecento persone - tra quanti sono scappati dal Cara di Caltanissetta in mattinata e nel pomeriggio dalla tensostruttura allestita dalla Protezione Civile a Porto Empedocle dove erano stati collocati per la quarantena - sono fuggite eludendo sorveglianza e controlli. Evidentemente non stringenti al punto da evitare défaillance.

In serata, Lamorgese parlando con il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, ha fatto sapere come intende affrontare la situazione. La ministra ha garantito che dal punto di vista sanitario la situazione è sotto controllo (test sierologici e tamponi eseguiti sui migranti sono risultati tutti negativi)e che, come anticipato da HuffPost, nei prossimi giorni al largo di Lampedusa arriverà una navesulla quale i migranti sbarcati dovranno trascorrere le due settimane di quarantena obbligatoria.
Lamorgese ha inoltre sottolineato che da Lampedusa e da Porto Empedocle sono stati intensificati i trasferimenti verso altre strutture e che, entro domani, verrà completato lo spostamento di circa 520 migranti. Il che, come è accaduto nelle settimane passate in varie parti d’Italia, senza i controlli necessari, rischia poi di aprire un altro fronte di emergenza sui territori nei quali i migranti verranno trasferiti.
Infine a controllare i centri di accoglienza saranno inviati militari dell’operazione “Strade sicure”,  i cui compiti però non potranno andare oltre la vigilanza. E già c’è chi si interroga sulla reale efficacia dell’iniziativa.

Insomma, la sensazione, a guardare quanto accade e le soluzioni attuate via via, è che al Governo - e segnatamente al Viminale - manchi una strategia complessiva e adeguata alle necessità del momento. Prevedibili, fosse solo volendo considerare le previsioni meteo di inizio stagione: il caldo, si sa, incrementa i viaggi della disperazione via mare. Ed era immaginabile il riesplodere dell’emergenza - quasi una costante di questi tempi - a Lampedusa e in Sicilia cui difficilmente la “nave quarantena” affittata dal Viminale con procedura d’urgenza darà soluzione definitiva.
E dunque lasciata a sé stessa, priva di una gestione complessiva nonostante gli annunci e le dichiarazioni di buone intenzioni, la situazione - acuita in questo momento dal timore per la diffusione del contagio da Covid - rischia di arrivare al collasso. Assai critica l’opposizione, con il leader della Lega, Matteo Salvini che ha rilanciato il refrain degli ultimi giorni “L’Italia è in pericolo”, le deputate di Forza
Italia Mara Carfagna e Mariastella Gelmini che hanno sottolineato: “Il governo
ha il dovere di assicurare sorveglianza e sicurezza nei Cara” mentre da Fratelli
d’Italia il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha espresso preoccupazione anche per “il possibile trasferimento in massa dalla Tunisia verso l’Italia”. E il caso potrebbe trasformarsi in affare di Governo con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, sia pure ringraziando la Lamorgese “per il lavoro che sta svolgendo”, ha prima parlato di “regole uguali per tutti, migranti e italiani”, di “questione di salute pubblica” e poi affondato il colpo: “Lo Stato ha il dovere di occuparsi di questo genere di problemi”.

Il messaggio, affidato a Facebook, ha raggiunto la ministra poco dopo il suo rientro da Tunisi, dove ha incontrato il presidente della Repubblica, Kais Saied, e il ministro dell’Interno uscente, Hichem Mechichi, consegnando loro le“forti preoccupazioni italiane” per l’incremento degli arrivi via mare dalla Tunisia, primo Paese di provenienza dei migranti - dal 1 gennaio a oggi 4354, pari al 36 per cento delle nazionalità dichiarate (fonte Viminale) - sbarcati illegalmente in Italia, in gran parte a Lampedusa.
Parola d’ordine “bloccarli alla partenza” anche perché riuscire a fermare i barchini e i gommoni che nel giro di qualche ora dalla costa tunisina raggiungono quella italiana “è tecnicamente impossibile”, fanno notare dal Viminale. Questione serissima “che rischia di diventare troppo onerosa per le casse dello Stato” e che, basandosi sui buoni rapporti consolidati da tempo e sulle intese commerciali con l’Italia, “va affrontata con le armi della crisi economica”, in atto nel Paese da tempo e tra le cause principali dell’ondata di partenze che potrebbe abbattersi sul nostro Paese. “La Tunisia conti sull’Italia per avviare la ripresa, ma si impegni a contrastare l’attività dei trafficanti”, il senso dell’intervento della Lamorgese, che ha ottenuto dal presidente Said rassicurazioni “su una intensificazione dei controlli alle frontiere marittime”. L’Italia è pronta ad offrire pieno supporto anche mediante formule più efficaci di collaborazione per sorvegliare le imbarcazioni dei trafficanti in partenza dalla costa africana. Che vuol dire pure fornire strumenti tecnologici e stanziare risorse per formare la gendarmeria tunisina, tra le ipotesi al vaglio del ministero per definire i possibili accordi fuori dall’Italia. Mentre nel Paese si vive l’ennesima emergenza migranti. Nuova, anzi la solita.

 

 

 

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