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Lockdown sovranista PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Martedì 18 Agosto 2020 00:30


Il Covid sta uccidendo così le alternative interne al capital/imperialismo


La pandemia da Sars-Cov2 si è abbattuta pure sui leader sovranisti e sui loro piani. La rielezione di Donald Trump, prima del “cigno nero”, sembrava scontata. Boris Johnson si sarebbe dovuto occupare della Brexit e basta. Jair Bolsonaro è stato costretto ad affrontare un gigantesco imprevisto all’interno di una nazione che non può, per via delle condizioni economico-sociali del popolo, tutelarsi attraverso lo strumento del lockdown. Al netto delle critiche sulla gestione di questa situazione straordinaria da parte dei tre leader nominati, è innegabile che la pandemia abbia intaccato un percorso che sarebbe dovuto andare in un’altra direzione politica. La strada intrapresa dal sovranismo era un’altra.
I sovranisti, con le dovute differenze, erano per esempio impegnati a criticare alcuni effetti della globalizzazione. L’uscita dall’Ue del Regno Unito e la stipulazione di accordi bilaterali con gli Stati Uniti trumpiani avrebbero dovuto garantire un rimescolamento del quadro geopolitico, con un asse in grado di mettere in discussione il trionfo del multilateralismo diplomatico. Oggi sembra che quel disegno possa scomparire a novembre, con la ventilata sconfitta di Trump alle presidenziali. Nella stessa misura, i leader sovranisti avevano iniziato a gestire i fenomeni migratori, invertendo l’impostazione dei progressisti e privilegiando l’economia interna. La pandemia, in termini politico-mediatici, sembra aver restituito la palla tra i piedi dei progressisti. Trump, Johnson e Bolsonaro risultano, ad oggi, i tre presidenti più criticati nel consesso occidentale.
In questa storia dimora un paradosso: il Sars-Cov2 – affermano da più parti – ha messo in crisi il sistema economico derivante dalla globalizzazione. “Nulla sarà come prima”, afferma da tempo Ilaria Capua. Come se il mondo aperto e denso di spostamenti cui siamo stati abituati stesse per tornare indietro, in una condizione precedente. Eppure, i leader che vengono sottoposti a critiche con maggiore incidenza, sono proprio quelli che hanno criticato la globalizzazione nel corso dei loro mandati. Gli stessi leader che, a conti fatti, potrebbero presto inciampare: Trump potrebbe perdere le elezioni in favore di Biden; Johnson potrebbe avere delle difficoltà in più a realizzare il suo progetto d’autonomia; Bolsonaro potrebbe perdere il polso sociale della nazione che governa.
I dati sull’economia americana, prima dell’avvento del “cigno nero”, facevano registrare un trionfo a tutto tondo. Poi la pandemia ha ribaltato le statistiche sui tassi occupazionali. Tralasciando la narrativa di Trump sul virus, non si può non notare come il presidente che più di tutti ha messo in crisi alcune architravi della globalizzazione possa essere costretto a salutare per via di un virus destinato a sconvolgere la risalita dell’economia interna, che è stata il fiore all’occhiello di questi cinque anni targati tycoon. Sempre prima della pandemia, Boris Johnson, con la vittoria alle elezioni parlamentari, poteva dire di aver definitivamente convinto i britannici della bontà della Brexit, trattando con l’Ue in una posizione di forza. Non è più così. Anzi, ora è l’Ue che ha fretta di chiudere, magari al ribasso, con tutto quello che comporterebbe per “Bo-Jo”, in specie nel caso a vincere negli States fosse Biden. L’ordine promesso da Bolsonaro, infine, non può essere garantito con un problema sanitario di così vasta portata.
A scomparire, più che la globalizzazione, potrebbe essere la nota “ondata sovranista”. Come si deduce con facilità, molto di questo scenario dipende dall’esito delle presidenziali americane. Un colpo di reni di Trump spariglierebbe le previsioni sulla crisi del sovranismo in tempo di pandemia. Ma per ora le rilevazioni sono statistiche sono impietose: persino Trump, in alcuni suoi discorsi pubblici, sembrerebbe aver buttato la spugna. La sensazione è che, per paradosso appunto, i sovranisti stiano subendo gli effetti peggiori, da un punto di vista squisitamente politico, di un fenomeno alimentato da quel mondo globalizzato (si pensi alla velocità di trasmissione dovuta ai confini aperti ed alla mancanza di frontiere) che tanto hanno provato, almeno in parte, a scardinare.

 

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