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Scritto da wallstreeitalia.com   
Venerdì 09 Ottobre 2020 00:45


Ben al di sotto delle nostre possibilità

Presto andrà molto peggio.

L’Italia è stabile al 18° posto nella classifica stilata dal Global Attractiveness Index (GAI) che misura la “geografia dell’attrattività” di 144 economie del mondo prendendo a riferimento quattro macro-aree (apertura, innovazione, dotazione ed efficienza).
Al 1° posto si conferma la Germania, seguita da Stati Uniti e Singapore che guadagna tre posizioni rispetto al 2019. Il Giappone scende dal 3° a 4°posto e il Regno Unito dal 4° al 5°

Nello studio realizzato da The European House – Ambrosetti con Aviva Assicurazioni, Philip Morris e Toyota Material Handling Italia, l’Italia evidenzia delle criticità soprattutto nella macroarea efficienza.
Il Total Tax Rate, per esempio, secondo gli ultimi dati Eurostat, passa dal 53,1% al 59,1%, posizionando il Paese al 129° posto, in peggioramento.
Confermato il “nodo” della Crescita produttività totale dei fattori: nel 2019 la variazione negativa è pari a 0,27, 65° posto nella classifica 2020, in calo rispetto al 2019 (47°).
Il Paese presenta inoltre significativi margini di miglioramento sia in termini di sostenibilità, sia in termini di educazione: se si guarda ai risultati nelle aree del Pisa Test Score, l’Italia perde due posizioni e scivola al 28° posto.

Secondo lo studio dei Paesi più attraenti per gli affari, per l’Italia sono auspicabili la realizzazione di una riforma fiscale finalizzata a raggiungere una maggiore equità e semplificazione; un rilancio del Mezzogiorno (attraverso un vasto programma di perequazione infrastrutturale, edilizia e digitale e il potenziamento della formazione secondaria e terziaria); una strategia nazionale di lungo periodo (a-politica e a-partitica) per lo sviluppo di tecnologie verdi e la partecipazione attiva del Paese alla creazione di una “Circular Europe”.
Concentrandosi sulle previsioni di breve periodo, dallo studio emergono anche alcuni elementi che potrebbero influenzare l’attrattività dei Paesi già nel biennio 2020-2021: sarà chiave considerare la crescita delle disuguaglianze sociali, l’aumento della disoccupazione e gli impatti sulle finanze pubbliche e sui salari.
Sarà inoltre importante focalizzarsi su elementi quali la contrazione dei commerci internazionali e il ribilanciamento delle Global Value Chain (che potrebbe determinare un ripensamento delle supply chain e la diffusione di nodi logistici a livello regionale).

 

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