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Londra ha problemi PDF Stampa E-mail
Scritto da wallstreeitalia.com   
Martedì 13 Ottobre 2020 00:15


Economici. Una montagna

Si prospettano tempi duri per il governo britannico, già alle prese con la crisi economica più grave della sua storia. Nel caso in cui non dovesse trovare un accordo con l’UE sulla Brexit, Londra rischia di trovarsi di fronte ad una montagna di risarcimenti da pagare nei confronti dei gruppi industriali che hanno siti produttivi nel Paese.
Le prime minacce sono arrivate da Toyota e Nissan, che, come riporta il quotidiano finanziario Nikkei, chiederanno un risarcimento alla Gran Bretagna per coprire le spese derivanti da un no deal.
I due colossi nipponici, infatti, si stanno preparando a pagare una tariffa del 10% sulle auto esportate dal Regno Unito all’UE e chiedono che il governo inglese paghi i costi aggiuntivi derivanti da un’uscita senza accordo.
Ciò porterebbe le due aziende, che in Europa vendono quasi la metà degli esemplari prodotti nel Regno Unito, a dover sborsare cifre elevatissime: la Society of Motor Manufacturers and Traders, che raccoglie tutti i principali produttori di veicoli britannici, ha calcolato che i costruttori dovrebbero pagare complessivamente quasi 5 miliardi di euro di dazi ogni anno, rendendo di fatto non competitivi i prezzi dei modelli prodotti oltremanica.
D’altro canto il no deal non sembra poi così remoto alla luce dei problemi emersi nelle ultime settimane.
Grane per Londra, con no-deal batosta da 110 mld sulle auto europee
La situazione, comunque, preoccupa tutto il settore automotive: il mese scorso l’Acea, l’associazione dei produttori europei, ha spiegato che un “mancato accordo” sulla Brexit tra Londra e Bruxelles costerà al settore al settore automobilistico pan-europeo circa 110 miliardi di euro di perdite commerciali nei prossimi cinque anni, mettendo a rischio posti di lavoro in un comparto che sostiene 14,6 milioni di persone, pari a uno su 15 dei posti di lavoro dell’Ue e del Regno Unito.
Senza un accordo in vigore entro il 31 dicembre, entrambe le parti, sostiene Acea, sarebbero costrette a commerciare secondo le cosiddette regole non preferenziali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), tra cui una tariffa del 10% sulle automobili e fino al 22% su furgoni e camion.
Tali tariffe – di gran lunga superiori ai piccoli margini della maggior parte dei produttori – dovrebbero quasi certamente essere trasferite ai consumatori, rendendo i veicoli più costosi, riducendo la scelta e incidendo sulla domanda.
Inoltre, i fornitori automobilistici e i loro prodotti saranno colpiti dalle tariffe. Ciò renderà la produzione più costosa o porterà ad un aumento delle importazioni di componenti da altri paesi competitivi.


 

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