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Dopo il vaccino PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Venerdì 11 Dicembre 2020 00:14


Esaurito il mega business daranno il via libera alle terapie?

La ricerca scientifica ha sfornato una nuova arma che potrebbe essere in grado di sconfiggere il virus Sars-CoV-2. Si tratta del Molnupiravir, un farmaco antivirale di tipo sperimentale creato per fronteggiare il virus dell’influenza ma in grado di bloccare la trasmissione del coronavirus nei furetti.
A dimostrarlo sono stati gli scienziati della Georgia State University, guidati dal dottor Richard Pempler. Il team di ricercatori ha somministrato, per due volte al giorno e per via orale, il farmaco ad alcuni furetti infettati dal Covid-19 e la sperimentazione ha dimostrato che la molecola ha impedito la progressione della malattia verso una forma più grave ed ha inoltre impedito la trasmissione del virus entro 24 ore.
Joseph Wolf, coautore dello studio, ha dichiarato che (le sue parole sono riportate da AdnKronos) “quando abbiamo messo nella stessa gabbia gli animali infettati e poi trattati insieme a furetti non trattati nessuno è stato infettato, mentre nello studio di controllo tutti i contatti dei furetti che avevano ricevuto il placebo sono risultati infettati”. Bisognerà ovviamente confermare l’efficacia del farmaco sull’uomo e per farlo sono in corso delle ricerche giunte alla fase 2/3 della sperimentazione.

Il ruolo dei furetti
I furetti sono animali molto sensibili ai contagi di virus umani dato che presentano una struttura delle vie aeree superiori piuttosto simile alla nostra. I furetti possono così rivelarsi degli ottimi alleati e su alcuni di loro è stato sperimentato, in Australia, un vaccino contro il Covid-19. Questi animali riescono ad affrontare la malattia con facilità ed il decorso di quest’ultima è tendenzialmente benigno e blando. Il virus Sars-CoV-2, come dimostrato da uno studio cinese pubblicato sulla rivista Science, si replica efficacemente nei gatti e nei furetti e male nei cani, nei suini, nelle galline e nelle anatre. I furetti, in parole povere e loro malgrado, sono dei candidati ideali per la valutazione di farmaci antivirali e dei vaccini. La speranza è che questi piccoli animali non facciano la fine dei visoni, con cui condividono l’appartenenza alla famiglia dei mustelidi. Milioni di visoni sono stati sterminati in Danimarca, nelle ultime settimane, perché il governo locale temeva che potessero dare vita ad una mutazione del virus Sars-CoV-2 in grado di rendere meno efficaci i futuri vaccini per gli esseri umani. Tra gli animali allevati per la pelliccia si era infatti sviluppata una mutazione del virus.

Una situazione di stallo
L’attenzione della comunità internazionale si è focalizzata, negli ultimi mesi, sulla grande corsa al vaccino anti-Covid e le buone notizie, in questo ambito, non mancano affatto ed i primi candidati vaccini, previa autorizzazione, dovrebbero essere somministrati, in Italia, da fine gennaio. Si è parlato, seppur con minor frequenza, dei potenti ed efficaci anticorpi monoclonali, a cui stanno lavorando il professor Rino Rappuoli ed i suoi colleghi nei laboratori della Gsk Vaccines in Toscana, che dovrebbero essere disponibili da marzo. L’interesse nei confronti del trattamento clinico dei pazienti affetti da Covid-19 è, invece, decisamente scarso.
Il sito di Ars Toscana ricorda che attualmente non esiste nessuna terapia che si sia dimostrata sicuramente efficace nella cura dell’infezione da Sars-CoV-2 e chiarisce che le classi di farmaci attualmente impiegate a livello clinico sono le seguenti.
Tra gli antivirali c’è il Remdesivir, già utilizzato nell’ambito dell’epidemia di Ebola in Africa e utilizzato in pazienti con malattia moderata e severa, l’idrossiclorochina (Plaquenil), di cui si può sfruttare l’azione immunomodulante ed il Lopinavir/Ritonavir, molto diffuso in Italia e somministrato ai pazienti meno gravi. Ci sono poi i cortisonici, utili nel ridurre lo stato di iper-infiammazione, alcuni anticorpi monoclonali impiegati da anni in reumatologia come il Tocilizumab e l’Anakinra e le terapie di supporto come l’ossigenoterapia e la ventilazione meccanica. Gli strumenti a disposizione sono armi valide ma non ancora risolutive per curare al meglio i malati, garantirne un pronto recupero ed evitare il sovraffollamento degli ospedali.


 

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