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Ogni tanto l'Onu ha ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 12 Febbraio 2021 00:43


Ma quando ce l'ha non trae mai le conseguenze

Il ricorso a "tecniche di interrogatorio potenziate" o all'adozione di "misure eccezionali" durante gli interrogatori in Israele rischia di provocare confessioni forzate, che il divieto di tortura e maltrattamenti previsto dal diritto internazionale ha lo scopo di prevenire. E' quanto dichiarano gli esperti dei diritti umani dell'Onu che hanno rivolto un appello ad Israele perché garantisca il giudizio immediato per i responsabili di tortura e di altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti.
L'appello arriva dopo che il mese scorso il procuratore generale del Paese ha concluso le indagini sulle "tecniche di interrogatorio potenziate" messe in atto dall'Agenzia israeliana per la sicurezza contro Samer Al-Arbeed, un palestinese arrestato nel 2019 con l'accusa di coinvolgimento nell'esplosione di una bomba. Al-Arbeed, secondo le informazioni reperite dagli esperti Onu, era in buone condizioni di salute quando è stato arrestato il 25 settembre 2019 dopo un sospetto attacco nella Cisgiordania occupata avvenuto in agosto, in cui una ragazza israeliana di 17 anni è stata uccisa e suo padre e suo fratello sono rimasti feriti. Nel giro di 48 ore, riferiscono gli esperti Onu, Al-Arbeed è stato ricoverato in ospedale con ferite potenzialmente letali e ora è ''in condizioni fisiche e psicologiche irreparabili".
"Siamo allarmati dall'incapacità di Israele di perseguire, punire i responsabili della tortura e dei maltrattamenti subiti da Al-Arbeed. La lotta contro questi abusi non è a discrezione del governo o della magistratura, ma è un obbligo assoluto ai sensi del diritto internazionale", hanno insistito gli esperti.
"Consentire ai singoli agenti di usare l'argomento della 'necessità di difendersi', nell'ambito dell'azione penale contro di loro, è un grave difetto del sistema giudiziario israeliano che giustifica efficacemente l'interrogatorio coercitivo di persone sospettate di possedere informazioni sulle operazioni militari. Questa difesa errata garantisce di fatto l'impunità per misure investigative che equivalgono alla tortura", hanno aggiunto.

 

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