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Scritto da insideover.com   
Martedì 02 Marzo 2021 00:15


L'India ci dà i punti sulla pandemia

Mentre l’Europa è impegnata con affanno a lottare contro il coronavirus, in India improvvisamente, dallo scorso autunno, i contagi hanno iniziato a calare senza particolari misure restrittive. Questa circostanza ha sorpreso anche gli studiosi. Quali potrebbero essere i fattori che hanno determinato l’improvvisa attenuazione dell’emergenza?

Il coronavirus in India
In India, secondo Paese più popoloso al mondo con 1 miliardo e 353 milioni di abitanti, il coronavirus ha ucciso qualcosa come 156.567 persone. E questo nonostante le misure restrittive attuate nel corso della prima ondata. Qui però il picco è arrivato molto dopo. Mentre durante l’estate scorsa l’abbassamento della curva ha fatto tirare all’Europa un sospiro di sollievo con una sorta di “liberi tutti”, l’India si trovava a lottare contro i contagi e i decessi. L’apice è stato raggiunto a settembre, in concomitanza dell’arrivo della seconda ondata che ha colpito il Vecchio Continente. In quel periodo in Italia, che conta circa 60 milioni di abitanti, si registravano tra i mille e i duemila casi al giorno mentre nella Nazione dell’Asia meridionale si è arrivati anche a centomila contagi quotidiani. Per quanto riguarda il numero dei morti, in quel periodo il nostro Paese ne contava una quindicina al dì e l’India più di mille. Ad inizio ottobre v’è stata un’inversione di tendenza: le infezioni al virus sono iniziate a scemare gradatamente fino ad abbassarsi notevolmente.
Ad oggi in India il numero dei contagi che si registrano quotidianamente non supera quota dodicimila e i decessi non vanno oltre i 120 casi. Una situazione simile all’Italia che, pur avendo un minor numero di abitanti, conta circa tredicimila contagi al giorno e più di 120 vittime. Ma quali misure avrebbe adottato l’India per difendersi dal coronavirus in modo più incisivo rispetto al nostro Paese? Il nodo cruciale che non si riesce a decifrare sta proprio lì: l’abbassamento della curva si è registrato proprio in assenza di misure restrittive. In India, a partire dal mese di giugno, non ci sono stati più lockdown e il divieto agli spostamenti territoriali è stato applicato solo su poche zone. La mascherina rimane un obbligo e le scuole sono state aperte regolarmente.

Un sistema immunitario più forte unito all’età media della popolazione
Al vaglio di questo mistero che attrae gli scienziati ma anche le Nazioni che vorrebbero trovare l’antidoto contro il coronavirus, ci sarebbe l’analisi del sistema immunitario degli indiani. La popolazione indiana infatti nel corso della sua storia recente è venuta a contatto con diverse malattie, quali il colera, il tifo e l’epatite. Epidemie alle quali gli abitanti sono sempre riusciti a sopravvivere, segno di un sistema immunitario abituato ad essere molto sollecitato. A questo fattore si aggiunge anche la considerazione sul fatto che la popolazione è molto giovane. Più della metà degli abitanti hanno tra i 25 e i 30 anni, la fascia che generalmente prende il virus in forma asintomatica, mentre solo il 7% delle persone ha raggiunto il 65esimo anno di età. I due fattori rappresentano un’ipotesi che non viene confermata ma che, allo stesso tempo, non viene sottovalutata.
A confermarlo su InsideOver è Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università degli studi di Firenze:  “Come tutte le domande di questo tipo e di questi tempi – dichiara il professore – bisognerebbe avere la sfera di cristallo per azzeccare la risposta in modo certo. Non avrei dubbi sulla diversa composizione per età della popolazione italiana, una delle più anziane al mondo, rispetto a quella indiana certamente più giovane. Che poi l’attivazione del sistema immunitario in una situazione di esposizione a numerose infezioni, come mediamente dovrebbe essere frequente in India, abbia un ruolo di ‘innalzamento’ dell’attivazione delle difese, ritengo sia estremamente probabile. Ma dire -conclude Paolo Bonanni – quanto questo contribuisca alla riduzione dei casi gravi e delle morti, mi pare impresa da indovini più che da scienziati, in quanto difficilmente misurabile”.

Il fattore clima
C’è un altro aspetto preso in considerazione dagli studiosi per esaminare lo strano caso indiano. Il Paese asiatico da un punto di vista climatico, può considerarsi prettamente tropicale. Soprattutto nelle aree più popolose, le temperature medie raggiungono in estate punte molto elevate e la catena dell’Himalaya a nord impedisce di avere inverni molto rigidi. Caldo e umidità contraddistinguono buona parte del territorio dell’India. Quando lo scorso anno l’epidemia ha iniziato a correre in Italia, diversi studiosi hanno ipotizzato un legame tra le temperature e la circolazione del virus osservando come nelle regioni meridionali l’emergenza coronavirus era meno marcata rispetto a quelle settentrionali.
Possibile quindi che il clima in India abbia inciso sull’improvviso ridimensionamento dell’epidemia? A tal proposito uno studio dell’American Institute of Physics pubblicato a giugno, ha confermato come le alte temperature facciano seccare più rapidamente i droplets, ossia le goccioline che veicolano nell’aria il virus. In tal modo vengono ridotte le possibilità di contagio. C’è però un altro fattore da considerare: maggiore è lo smog, più semplice è la circolazione delle particelle infette nell’aria. Se da un lato l’India ha un clima caldo e umido, dall’altro buona parte delle sue metropoli risultano tra le città più inquinate al mondo. Dunque il fattore climatico può spiegare solo parzialmente la diminuzione dei contagi.

L’India ha già raggiunto l’immunità di gregge?
Molte le ipotesi in campo, poche le certezze. Eppure il caso indiano non può passare inosservato. Uno “spegnimento” naturale dell’epidemia è una circostanza importante da studiare per comprendere come lottare contro l’attuale emergenza globale. Per questo è stata valutata anche la possibilità del raggiungimento anticipato dell’immunità di gregge. Tra dicembre e gennaio è stata condotta sulla popolazione della capitale New Delhi un’indagine sierologica. Su un campione di 28.840 cittadini, il 56% è risultato avere sviluppato gli anticorpi contro il Sars Cov 2. Un’indagine condotta su scala nazionale, ha mostrato come almeno il 20% della popolazione adulta indiana appaia immune al virus.
C’è dunque la possibilità che l’ondata di contagi che ha investito il Paese asiatico lo scorso anno, abbia generato una modesta ma significativa immunità di gregge. Da qui l’improvviso calo dei casi riscontrati di coronavirus da parte delle autorità indiane. Tuttavia anche su questo campo è difficile arrivare ad ottenere certezze. Mancano dati più specifici e ricerche più approfondite. Gli studiosi stanno comunque continuando a monitorare la situazione. Capire cosa è successo in India potrebbe indicare molti aspetti sul comportamento del virus.

 

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