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Cina potenza PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Martedì 16 Marzo 2021 00:28


Aumenta ancora il bilancio militare


La Cina ha annunciato una crescita del 6,8% del budget destinato alla Difesa per il prossimo anno finanziario, che rappresenta un ulteriore aumento rispetto a quello dell’anno precedente, che era pari al 6,6%. Pechino quindi spenderà 1,35 trilioni di yuan (208,58 miliardi di dollari) per le sue forze armate – che sono in fase di una progressiva e alquanto rapida modernizzazione – secondo i dati diffusi dal Ministero delle Finanze cinese.

Il primo ministro cinese Li Keqiang ha ribadito, infatti, che gli sforzi per rafforzare l’Esercito di liberazione popolare continueranno e pertanto risulta necessario continuare ad aumentare gli investimenti nel settore della Difesa. In particolare si tratta di rafforzare l’addestramento e la preparazione militare su tutta la linea, nonché a migliorare l’approccio del Paese agli sforzi scientifici, tecnologici e industriali legati alla Difesa.

L’annuncio di un altro aumento di bilancio arriva al termine di un anno ricco di eventi per l’Esercito di Pechino. Le forze armate cinesi nel 2020 si sono affrontate direttamente con le truppe indiane lungo il contestato confine del Kashmir, ma soprattutto hanno intrapreso una campagna di espansione territoriale nei mari contigui a quelli territoriali, nella fattispecie il Mar Cinese Meridionale, senza dimenticare l’impulso dato al suo strumento navale – essenziale per la volontà di Pechino di diventare una potenza globale – ed il programma missilistico che ha visto l’introduzione in servizio di nuovi vettori tra cui anche alcuni dotati di nuove testate ipersoniche (Hgv – Hypersonic Glide Vehicle). Senza dimenticare la posture più aggressiva che la Cina sta tenendo verso Taiwan che ha provocato un maggiore coinvolgimento statunitense non solo tramite le solite operazioni di libertà di navigazione sui mari (Fonop) ma portando alla riapertura ufficiale dei canali diplomatici Washington-Taipei, che erano stati formalmente chiusi nel 1979 quando gli Stati Uniti adottarono la filosofia “One China” cessando di riconoscere l’indipendenza dell’isola considerata “ribelle” da Pechino.

Ad assumere maggiore rilevanza nel piano di miglioramento delle forze armate cinesi, oltre all’attenzione data all’addestramento e alla ricerca accademica, è il piano di costruzioni navali. Pechino, già da qualche mese, ha ottenuto il primato mondiale nel numero di unità della sua flotta militare, se pur questo non significhi che la sua Marina Militare (la Pla Navy) sia da considerarsi la più potente del mondo: attualmente è ancora quella statunitense ad esserlo grazie alla tipologia di vascelli in servizio come le portaerei a propulsione nucleare o alla flotta di sottomarini lanciamissili balistici e da attacco. Risulta però indicativo riportare un dato: la Cina, nel periodo 2005-2020, ha fatto segnare un incremento, al netto delle dismissioni, di unità navali pari a +117, mentre gli Stati Uniti nel medesimo periodo di riferimento e in base agli stessi criteri, registrano un aumento di sole cinque unità.

Un esempio molto chiarificante da questo punto di vista riguarda i cacciatorpediniere. I vascelli Type 055 sono la principale unità di superficie della Pla Navy, e ciascuno è dotato di 128 celle del sistema di lancio verticale (Vls) in grado di sparare missili da crociera terra-aria, anti-nave e da attacco terrestre. Per fare un paragone gli Arleigh Burke versione Fligth IIA hanno 96 celle del sistema Vls Mk-41 ma sono in grado di utilizzare missili antimissili balistici, come dimostrato anche da un recente test in cui un missile Standard ha colpito un veicolo di rientro di un Icbm. La Cina sta costruendo almeno otto di questi cacciatorpediniere da 10mila tonnellate in due diversi cantieri navali, insieme alla sua terza portaerei e a tre nuove portaelicotteri anfibie, due delle quali sono in fase di prove in mare, senza considerare poi l’ingrandimento dei cantieri navali destinati alla costruzione di sottomarini, che permetteranno di produrne in numero doppio rispetto al passato.

Il budget cinese per la Difesa sembra piccolo rispetto a quello statunitense per il 2021, che è pari a 740,5 miliardi di dollari, ma bisogna considerare un fattore che diminuisce di molto la differenza tra i due stanziamenti. Le spese di procurement militare, negli Stati Uniti, sono molto alte perché risentono, detto banalmente, del “costo della vita” statunitense: acquisire un sistema d’arma come un cacciatorpediniere, un sottomarino, un missile balistico o un singolo carro armato, costa molto di più negli Usa, a parità di livello, per via dei costi supportati dal sistema industriale che l’ha prodotto. La Cina, da questo punto di vista, è avvantaggiata perché non deve affrontare gli stessi costi di sviluppo e produzione proprio perché può contare su un sistema di ricerca e industriale (intendendo con questo termine anche i salari delle maestranze) più “economico”. Pertanto, quando si parla di bilanci statali, non bisogna solo guardare ai numeri tali e quali sono, ma leggerli nel contesto economico del Paese di riferimento.

 

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