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Al Qaeda: abbiamo l’atomica PDF Stampa E-mail
Scritto da Reuters   
Venerdì 12 Novembre 2004 01:00

Lo sapevamo già. L’avete usata su Hiroshima e Nagasaki…

Uno dei soliti comunicati fantasma della Spectre di Bush e Rumsfeld (al secolo Al Qaeda) annuncia. “abbiamo già la bomba atomica”.

Lo sapevamo già. L’avete usata su Hiroshima e Nagasaki…

 
Bontà sua PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos/Aki   
Venerdì 12 Novembre 2004 01:00

Frattini ci dice che non è possibile imporre il mandato europeo in uno stato che non l’abbia firmato. Garantista, non c’è che dire.

Nel caso in cui il mandato d'arresto europeo non sia adeguatamente sviluppo o non sia stato adottato dagli Stati, ''la commissione non ha diritto, in base all'attuale Trattato, di aprire una procedura di infrazione e se necessario portate uno Stato membro di anzi alla Corte di giustizia''.

 
Bush Laden PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 09 Novembre 2004 01:00

Bill Clinton spiega perché i democratici avrebbero perso: i matrimoni gay e il video holliwoodiano di Osama

L' ex presidente Bill Clinton all'Hotel Hilton di New York, dove si trovava per un convegno, ha spiegato perche' il senatore Kerry ha perso le elezioni.

Stando a Clinton, sono due le questioni che non hanno aiutato Kerry. La legalizzazione dei matrimoni gay e il video di Osama. Nel primo caso la risposta di Kerry a questa realta', sempre secondo le parole di Bill, e' stata troppo debole e confusa. Per quanto riguarda il video di Osama Bin Laden gli americani hanno scelto di non cambiare "il cavallo in corsa". Determinanti a questo proposito il voto degli ispanici che si sentono piu' sicuri con Bush e di quelle che una volta erano le "soccer Mom" e sono oggi le "Security Mom".

Clinton sottolinea che i Democratici sono stati bravia far registrare nuovi elettori, ma i Repubblicani

hanno fatto un incredibile lavoro per far votare quelli gia' registrati - che sono stati di piu'.

L' ex presidente ha dichiarato che e' colpa del partito se la gente pensa che i democratici non

abbiano piu' dei valori. Come la fede, la famiglia, il lavoro, la liberta'.

 
La globalizzazione degli ostaggi PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 09 Novembre 2004 01:00

Un altro “volontario” italiano si è fatto rapire, stavolta nelle Filippine. L’allargamento di questa pratica, oltre ai risvolti criminosi, comporta un état d’esprit che coinvolge gli organismi transnazionali nella ristrutturazione planetaria americana.

Un cooperante italiano della Organizzazione non governativa italiana, Movimondo, e' stato rapito nelle Filippine. A dare la notizia e' stata la stessa Movimondo. Il cooperante si chiama Andrea Cianferoni ed e' un agronomo toscano. L'ambasciata italiana a Manila ha riscontrato la fondatezza della segnalazione, ha riferito la Farnesina. Il ministero degli Esteri ha subito attivato l'Unita' di Crisi e tramite l'ambasciata ha fatto tutti i passi necessari con le autorita' locali per la soluzione della vicenda.
Andrea Cianferoni e' stato rapito in localita' di Lananorte, nell' isola meridionale di Mindanao, epicentro di una lunga e sanguinosa rivolta separatista musulmana. Il cooperante - un agronomo originario di Firenze e da due anni nelle Filippine dove sta lavorando ad un progetto di Movimondo - si era recato in quella zona a portare degli aiuti insieme a due impiegati filippini della Ong. Sono stati proprio questi ultimi a raccontare ai responsabili di Movimondo di essere stati bloccati durante il loro viaggio dai sequestratori che hanno preso in ostaggio l'italiano dopo averli lasciati liberi. L' ipotesi piu' accreditata tra gli inquirenti locali e' che Cianferoni sia stato oggetto di un sequestro a scopi estorsivi.
CHIESTO RISCATTO
I sequestratori del cooperante italiano rapito nelle Filippine hanno chiesto un riscatto. Lo si apprende da Movimondo, l'organizzazione nella cui lavora Andrea Cianferoni, che definisce ''irrisoria'' la cifra richiesta dai rapitori.

 
Commedia Onu, atto secondo PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 06 Novembre 2004 01:00

Ora si sa con certezza chi è la controparte della farsa - che forse prevede qualche risvolto tragico - con la quale s'intende rilanciare l'Onu nell'azione imperial/captal/narco/terrorista americana alle porte dell'Europa.

I colloqui faccia-a-faccia tra rappresentanti del governo di Kabul e dell'Onu con i miliziani che tengono in ostaggio i tre operatori stranieri delle Nazioni Unite sono iniziati. Lo ha rivelato un componente del gruppo terroristico alla Reuters.
Sabir Mohmin ha reso noto che il leader di Jaish-e Muslimeen (l'Esercito dei musulmani), un gruppo scissionista dei talebani, si sta incontrando in una localita' segreta con sei rappresentanti del governo centrale e delle Nazioni Unite per negoziare il rilascio dei tre: la nordirlandese Annetta Flanigan, la kosovara Shqipe Habibi e il diplomatico filippino Angelito Nayan, sequestrati il 28 ottobre a Kabul.
Gli uomini di Jaish-e Muslimeen minacciano di uccidere i tre ostaggi se non saranno rilasciati i detenuti di al-Qaeda e talebani rinchiusi nelle carceri afghane e a Guantanamo Bay; e hanno fissato un nuovo ultimatum per stanotte. "Per parte nostra, c'e' Akbar Agha, e dall'altra sei inviati del governo afghano e delle Nazioni Unite", ha detto Mohmin raggiunto con un telefono satellitare

 
Rigurgiti neocons PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Dopo il trionfo elettorale sul suo clone, Bush si prepara ai necessari rimpasti di governo. Fuori la “colomba” (?) Powell, dentro Wolfowitz. E poi c’è da premiare il fondamentalismo evangelico che tanto merito ha avuto nella rielezione del petroliere texano. Ne vedremo delle belle.

BOSTON - Nel suo secondo mandato George W. Bush - legittimato da una vittoria netta e dal voto di 60 milioni di americani - cambierà sicuramente qualcosa sia nell'agenda politica che negli uomini incaricati di applicarla ma, al momento, non mostra troppa fretta. Anche nel quartier generale dei vincitori i "guru" elettorali lasciano il campo agli "strateghi" mentre Karl Rove analizza con i suoi uomini risultati e tendenze per offrire al presidente le migliori scelte e le migliori soluzioni per il futuro.

Dal 2 novembre sono uscite due Americhe che non sono quelle ipotizzate da Edwards in una troppo schematica divisione tra ricchi e poveri, ma che sono l'America delle due coste, con le sue università e i giornali liberal, e l'America delle sterminate praterie con i suoi ranch, i fucili, le chiese e i valori familiari. Il voto ha detto, senza ombra di dubbio, che quest'ultima è l'America della maggioranza e Bush ne dovrà tenere conto.

Il primo addio è stato anticipato dalla Cnn e sarà quello del ministro della Giustizia John Ashcroft previsto nel giro di quindici giorni. Per sostituirlo potrebbe essere chiamato il suo vice Larry Thompson, un nero, ma anche a Rudolph Giuliani la poltrona di "Attorney General" non dispiacerebbe. Il sindaco della tolleranza zero a New York, pur essendo un repubblicano moderato si è impegnato più del previsto durante la campagna elettorale e alla Casa Bianca (per la quale "Rudy" vorrebbe provare a correre nel 2008) hanno apprezzato i suoi ripetuti viaggi nella Florida di Jeb Bush.

Annunciato come partente da mesi è il segretario di Stato Colin Powell, anche se ieri il Washington Post metteva in dubbio l'addio dell'ex generale. Nell'America, che si è svegliata il 3 novembre più repubblicana e conservatrice, saranno in molti adesso ad andare a riscuotere il credito maturato in queste elezioni verso la Casa Bianca. Innanzitutto la destra cristiana.

I milioni di evangelici bianchi che si sono recati alle urne rappresentano un'armata che ha i suoi rappresentanti in Congresso e che si sente sottorappresentata. Alla Convention repubblicana di New York, in un momento in cui il partito cercava i voti dei moderati, gli esponenti della destra religiosa sono stati costretti a parlare la mattina davanti a una platea vuota, mentre repubblicani liberal come Schwarzenegger avevano il prime time televisivo.

Non è solo questione di apparenza, lo è soprattutto di sostanza e la prima cosa che gli evangelici pretendono è che Bush mantenga fede alla promessa di emendare la Costituzione vietando per legge i matrimoni tra omosessuali in tutti gli States come già hanno fatto 11 Stati.

Poi ci sono i "neocon". La presenza di Wolfowitz nella sala della Casa Bianca dove Bush attendeva i risultati con i familiari non è passata inosservata. Per il "falco" dell'amministrazione è pronta la poltrona di Condoleezza Rice - nel caso "Condy" dovesse andare al Dipartimento di Stato - ma non è escluso che possa essere proprio lui il successore di Powell. Il risultato elettorale ha rafforzato i "neocon" per i quali la sicurezza nazionale resta di gran lunga la prima questione.
Resta totalmente in piedi l'idea della democratizzazione dell'intero Medio Oriente con l'uscita di scena di Yasser Arafat che potrebbe aprire in tempi brevi nuove soluzioni al conflitto tra israeliani e palestinesi. Resta da decidere come premere su Iran e Corea del Nord, paesi verso i quali è al momento esclusa ogni operazione di tipo militare ma con cui nei prossimi quattro anni i conti andranno regolati.

E c'è la cosa più urgente, le elezioni in Iraq che si devono tenere a gennaio (primo passo altri 75 miliardi di dollari per finanziare la guerra e la lotta al terrorismo). Quanto ai difficili rapporti con l'Europa nell'am

 
Di male in peggio PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Mentre Frattini va a rafforzare il filo-atlantismo dell’UE in veste di commissario europeo, le porte della Farnesina si spalancano a Gianfranco Fini. Ora che l’amico di Sharon avrà in mano la nostra politica estera manderemo le truppe anche a fare i rastrellamenti nella striscia di Gaza?

ROMA - ''Il vice premier gia' si occupa di politica estera: non credo che, nell'eventualita' ci fosse l'impegno nuovo, sara' qualcosa del tutto nuovo''. Lo ha detto il vice premier Gianfranco Fini a proposito della sua probabile nomina alla Farnesina. Quanto al governo e al rapporto con il premier Berlusconi, il leader di An ha ribadito: ''Abbiamo cominciato insieme questa legislatura e la finiremo insieme: con la speranza di governare anche la prossima. Tra di noi c'e' una collaborazione quotidiana: io sono leale e ricordo che siamo tutti sulla stessa barca, si illude chi pensa a delle divaricazioni''. Quanto alle divergenze sul fisco, conclude Fini, ''una soluzione la dobbiamo trovare e la troveremo: sono fiducioso che lo faremo in tempi brevi''.

 
Da Mercurio a Bush PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere.it   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Anche gli dei non sanno più scegliersi i messaggeri giusti. Già, perché il presidente USA sarebbe nientedimeno che il messaggero di Yawhe, secondo i fondamentalisti protestanti americani. Che, per la cronaca, sono più o meno 80 milioni di persone. Più dell’attuale popolazione italiana.

WASHINGTON - Dal pulpito della sua chiesa evangelica di Leesburg in Virginia, presso Washington, il reverendo Jerry Falwell, il leader della «Maggioranza morale», sorride alle telecamere. Rivolto ai fedeli radiosi ringrazia Dio della «vittoria dei nostri valori» e della rielezione di George Bush, «il tuo messaggero», a presidente degli Stati uniti. «Noi evangelici - dichiara - siamo 80 milioni di persone. Ci avevano detto il falso: che l'America avrebbe votato sulla economia e sul terrorismo. E invece ha votato come voleva Dio, su di noi, sulla fede, sulla difesa della famiglia dai matrimoni gay e l'aborto». Leesburg è a 50 km da Washington e nei suoi pressi si nasconde il rifugio antiatomico della Casa Bianca, ma è come se fosse a 5 mila. Appartiene all’America profonda, dalle messianiche certezze, quella che ricopre i 4 quinti del territorio nazionale e sulla mappa politica è disegnata in rosso, il colore dei repubblicani, ma sarebbe meglio rappresentata dal vessillo dei crociati. «Un bastione del cristianesimo e della conservazione - dichiara Michael Walzer, il maestro del pensiero politico neoliberal -, una delle fondamenta del bushismo».

TRIONFO NEOCON - Mentre Falwell parla al pubblico, Gary Bauer tiene una conferenza stampa post-elettorale a Washington. Bauer è un «neocon» che 12 anni fa si candidò alla presidenza e oggi dirige la «Unione per la preservazione del matrimonio». Trasmette l'identico messaggio di Falwell. È la questione morale che ha prodotto il trionfo di Bush, sostiene: il no alle unioni «contro natura» e alla ricerca sulle cellule staminali, il sì alle preghiere e al giuramento nelle scuole. «Noi sappiamo distinguere tra il giusto e l'ingiusto e tra il normale e l'anormale», afferma Bauer. «E l'America è in gran parte con noi. Undici Stati hanno tenuto un referendum sui matrimoni gay: non ne è passato uno». Bauer attribuisce il successo del presidente in Ohio, uno Stato chiave che avrebbe potuto fare eleggere Kerry, al referendum: «L'Ohio è il gemello della Pennsylvania. Il referendum in Ohio c'è stato, e ha vinto Bush. In Pennsylvania no, e ha vinto Kerry». Né Falwell né Bauer, osserva Walzer, esagerano la loro influenza alle urne. Le chiese evangeliche non hanno solo oltre 80 milioni di seguaci. Hanno anche decine di tv e quotidiani e centinaia di radio e di riviste: uno dei loro leader, Pat Robertson, predicatore e proprietario della catena televisiva «Christian network», è una superpotenza mediatica, una sorta di Rupert Murdoch biblico. E hanno tra le migliori scuole e università del Paese, le preferite da Bush, che instillano nel loro popolo e in milioni di altre persone un cristianesimo aggressivo, dedito a una guerra di religione sotterranea contro i cattolici, i musulmani e gli ebrei. Tutto il Sud e il Midwest, dalla Virginia al Texas e dalla Florida al Michigan, sono un loro feudo. «Il divario culturale è enorme» spiega Walzer. «Il popolo evangelico disprezza Washington, New York, Boston, le roccaforti del liberalismo, e individua in Hollywood la moderna Gomorra». Lamenta Bauer dei democratici: «Con la loro ossessione p

 
Usa: zero batte zero PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 03 Novembre 2004 01:00

Bush sembra aver vinto di stretta misura la sfida con lo sfidante democratico. Sarà probabilmente riconfermato come amministratore unico dell’imperialismo al servizio del Crimine Organizzato

Tutto può ancora succedere; tuttavia la riconferma di Bush sembra scontata. Una vittoria striminzita per l’inquilino della Casa Bianca (249 grandi elettori contro 242) ma più consistente di quella che aveva ottenuto quattro anni fa contro Al Gore.

Lo scontro fra le due nullità che si contendevano il titolo di primo amministratore della macchina imperialistica al servizio del capitalismo cannibale - altra dicitura di quel Crimine Organizzato che domina il mondo dal 1945 - sembra essersi conclusa con la vittoria di colui che aveva dalla propria l’apparato di potere. I democratici hanno immediatamente attaccato l’Amministrazione accusandola di brogli, particolarmente in Ohio dove la vittoria del presidente uscente non sembra chiara.

Kerry aveva tutte le carte in regola, nella società dello spettacolo, per sostituire Bush: dalla sigla JFK che richiama in modo subliminale al mitizzato Kennedy, all’appoggio della totale congerie degli uomini dello spettacolo. Persino alcuni dei falchi di Bush, ad esempio Perle, avevano dato segni di aperture sospette verso i potenziali nuovi occupanti della Casa Bianca.

Intendiamoci, se avesse vinto Kerry, le cose non sarebbero migliorate ma, probabilmente, peggiorate.

La politica dello sfidante democratico non si discostava da quella del presidente in carica se non per delle sfumature, o meglio per delle verniciature.

Gli Usa non possono fare altra politica da quella che conducono oggi: una politica di sopravvivenza e di egemonia; l’una e l’altra vanno di pari passo per quel colosso di argilla che vive del lavoro del sud, del danaro degli altri paesi del nord, della sua potenza militare al servizio di una cupola mafiosa che coordina un perfezionato sistema criminale, articolato e concentrico.

Succubo dell’arroganza dei neocons, Bush non ha fatto altro che esacerbare le contraddizioni, fino a spingere gli uni nelle braccia degli altri importanti paesi subalterni che stava rapinando (Francia, Germania) e potenze che sta minacciando (Russia, Cina), incrinando persino, sia pure in minima parte, quell’alleanza oggettiva che lega gli Usa all’Iran da mezzo secolo e che non si è infranta con la caduta dello Scià ma ha soltanto trovato un intermediario particolare: Israele.

Kerry, se una volta eletto avesse fatto la politica promessa, nei prossimi mesi avrebbe smussato qualche angolo, ridotto le frizioni nel nord del pianeta, e ci avrebbe coinvolti tutti, via Onu, a partecipare più attivamente al disastro ecologico e umano che si perpetra sotto la bandiera stelle e strisce.

Tutto sommato dovremmo essere più soddisfatti che continui Bush, allora. Sempre che continui. Perché, come insegna l’esperienza, i presidenti una volta eletti spesso cambiano politica. Che Bush faccia esattamente quello che sbandierava Kerry non è dunque affatto escluso.

In ogni caso, con la vittoria di zero su zero, l’essenziale permane. Buon incubo, abitanti del mondo !

 

Bin Laden ha scelto Kerry PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Sabato 30 Ottobre 2004 01:00

Lo sceicco saudita irrompe nella campagna elettorale americana per invitare gli statunitensi a “cambiare politica”, senza peraltro evitare di sconfinare nel ridicolo definendo Saddam Hussein un “ex agente USA”; ma lo è stato ufficialmente proprio Osama: è geloso ?

ROMA - L'ombra di Al Qaeda si staglia sulle elezioni americane. A tre giorni dal voto negli Usa, Osama Bin Laden riappare in un video, diffuso dalla tv del Qatar Al Jazeera: si rivolge direttamente al popolo americano e replica a uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del presidente George W. Bush: "La sicurezza degli Stati Uniti non è nelle mani né di Bush né di Kerry, ma nelle vostre", perché "la continuità politica negli Stati Uniti porterà a un peggioramento della situazione".

Il video. Tunica bianca e ocra, copricapo bianco, il terrorista saudita, che è sembrato in buone condizioni di salute, ha letto un testo preparato. E ha rivendicato, per la prima volta in maniera diretta, gli attentati dell'11 settembre, elencandone ragioni e conseguenze. Con una nuova minaccia: "Vi parlo del miglior modo per evitare altre aggressioni, perché la continuazione della politica americana porterà ad un nuovo 11 settembre". Un intervento di circa dieci minuti, girato "di recente" secondo fonti dell'amministrazione Usa. Dopo la messa in onda, uno speaker di Al Jazeera ha letto altri passaggi che non erano stati trasmessi.

L'origine dell'attacco agli Usa. "Abbiamo attaccato l'America per difendere la libertà della nazione islamica" ha detto Bin Laden, precisando che un attentato, che poi si tradusse nelle stragi di New York e Washington, fu ideato anche come reazione all'appoggio dato dagli Usa a Israele: "Ci pensammo fin dal 1982, dopo l'invasione israeliana del Libano", ha precisato. "Sono sorpreso - ha detto ancora - del vostro atteggiamento, dopo quattro anni dall'11 settembre: Bush vi imbroglia, e nasconde la vera ragione di quanto accaduto".

E cita un episodio immortalato anche nel film Fahrenheit 9/11 diretto da Michael Moore: "Non era mai accaduto che il comandante in capo del paese lasciasse cinquantamila cittadini nelle due Torri, ad affrontare qull'orrore da soli, perché pensava fosse più importante ascoltare un bambino che parlava della sua capretta" ha detto, con riferimento a un episodio preciso: quando cioè Bush, l'11 settembre 2001, in visita ad una scuola, fu informato dell'attacco alle Twin Towers ma continuò imperterrito ad ascoltare le poesie recitate dagli alunni.

La sicurezza negli Usa. "La sicurezza del vostro paese - ha detto Bin Laden rivolgendosi agli americani - non è né nella mani di Bush né in quelle di Kerry, ma nelle vostre". Il leader di Al Qaeda ha detto che il suo messaggio è finalizzato a scongiurare un nuovo 11 settembre, che tuttavia potrebbe verificarsi, perché "Bush vi ha mentito per anni, e sta procedendo sulla strada sbagliata. "La continuazione dell'attuale politica americana - ha aggiunto - porterà ad un peggioramento della situazione".

Bush. Bin Laden accusa il presidente Usa di essere simile ai regimi "militari e corrotti" del Medio Oriente: "Abbiamo visto le difficoltà di Bush nell'avere a che fare con i suoi seguaci. Abbiamo visto una somiglianza tra il governo di Bush e quello dei nostri regimi militari e reali corrotti, di chi governa con arroganza e prende il denaro senza averne diritto. Abbiamo visto questa somiglianza fin dalla prima visita di Bush padre nella regione. Dopo una decina di anni, suo figlio ci toglie la libertà attraverso una legge nazionale, con la scusa di combattere il terrorismo".

 
Oggi le comiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 30 Ottobre 2004 01:00

Lo show-man preferito da Hollywood interviene via video nella campagna elettorale americana. Egli, o meglio il suo ologramma (ma è vivo o è morto da tempo ?) ci racconta come avrebbe deciso, già nel 1982, quell’abbattimento delle Torri che il copione di Guerre Stellari gli attribuisce. Lo hanno messo in onda per aiutare Bush o Kerry che è anche peggio ?

A quattro giorni dalle presidenziali negli Stati Uniti, e' tornato a farsi vedere e a farsi sentire Osama bin Laden. Non e' una sorpresa pero'. Molti si aspettavano che alla vigilia di un cosi' importante appuntamento elettorale il capo di al Qaeda battesse un colpo. Tunica bianca e oro, copricapo bianco, lunga barba sale e pepe, Osama bin Laden e' apparso ieri sera in un nuovo filmato trasmesso dalla televisione al Jazira. Gia' dal destinatario del messaggio, gli americani, appare chiaro che bin Laden abbia voluto entrare a pie' pari nel dibattito pre-elettorale. Osama si e' rivolto ai cittadini statunitensi e ha chiarito che la sicurezza e' nelle loro mani: non importa se alla Casa Bianca continuera' a sedere George W. Bush o arrivera' John Kerry. L'importante e' la linea politica che Washington scegliera', quella sara' la garanzia che non vi saranno nuovi attentati. "Nonostante il fatto che siamo entrati nel quarto anno dopo l'11 settembre, Bush vi sta ancora mentendo e vi nasconde la vera ragione" degli attentati, ha assicurato bin Laden. Cio' "significa che quelle ragioni restano ancora valide per ripetere cio' che accadde allora". Questo significa che l'America e' ancora minacciata. Bin Laden ha rivelato di avere avuto per la prima volta l'idea di colpire i grattacieli americani quando, nel 1982, vide l'aviazione israeliana bombardare torri nel Libano che lo tato ebraico stava invadendo. Il piano, poi, fu studiato nei minimi particolari. Il capo di al Qaeda ha ricordato che il presidente americano continuo' tranquillamente a leggere favole davanti a una scolaresca quando fu informato dell'attacco alle Torri Gemelle di New York, scena immortalata anche nel film 'Fahrenheit 9/11' di Michael Moore. "Non era mai accaduto che il comandante in capo del Paese lasciasse 50mila cittadini nelle due Torri ad affrontare qull'orrore da soli perche' pensava fosse piu' importante ascoltare una bambina che parlava della sua capretta", ha detto bin Laden. L'obiettivo chiaro del messaggio di bin Laden, subito trasmesso dai tre grandi network americani, e' influenzare le elezioni americane.

 

 

Osama Bin Laden è lo show-man preferito da Hollywood che lo mette in scena in filmati truccati anche male (ringiovanisce ed invecchia in continuazione) e assai mal doppiati. Oggi interviene via video nella campagna elettorale americana. Egli, o meglio il suo ologramma (ma è vivo o è morto da tempo ?) ci racconta come avrebbe  deciso, già nel 1982, quell’abbattimento delle Torri che il copione di Guerre Stellari gli attribuisce. Lo hanno messo in onda per aiutare Bush o Kerry che è anche peggio perché proseguirà la campagna di Bush ammantandola di una patina di “intelligenza” e trascinandoci tutti nella crisi ?

 
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