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Glob
La Cina è davvero vicina PDF Stampa E-mail
Scritto da Youth Daily   
Lunedì 15 Novembre 2004 01:00

I cinesi avvelenati dai farmaci. Ogni anno oltre centonovantamila vittime. Cavie delle aziende farmaceutiche o candidati alla nevrosi occidentale ?

Ogni anno in Cina 190 mila persone muoiono e 2,5 milioni ricorrono alle cure ospedaliere per uso improprio dei farmaci, causato dall’assunzione di medicine scadute o di mix che i malati ingeriscono senza consultare il medico. Lo afferma l’agenzia di stampa China Youth Daily, denunciando l’assenza nel Paese di una regolamentazione nel settore farmacologico e la bassa qualità dei medicinali. “L’unico controllo che viene effettuato nelle farmacie – afferma Zhang Heyong, presidente dell’Associazione farmaci non prescritti cinese – riguarda la licenza per la vendita di medicine”. Un altro fenomeno diffuso è la vendita di farmaci senza la necessaria prescrizione medica, oltre alla produzione di medicine pirata o contraffatte che, secondo il presidente della Commissione di supervisione sui farmaci, Zheng Xiaoyu, è in continuo aumento. “Con le moderne tecnologie nel campo farmaceutico è difficile distinguere fra medicine legali e illegali”, ha dichiarato Xiaoyu, sottolineando che il mercato illegale “alimenta un giro enorme di affari ed è caratterizzato da bassi prezzi e altissimi guadagni”. L’epidemia di Sars, scoppiata nel 2002 e tenuta segreta a lungo dalle autorità, ha reso manifesto il fragile sistema sanitario cinese, quasi inesistente nelle campagne e molto costoso nelle città. I malati di Aids, soprattutto prostitute e drogati, subiscono spesso soprusi come detenzione arbitraria e condanne ai lavori forzati. Pesanti discriminazioni anche negli ospedali, che rifiutano di ospitare le persone infette. Da non sottovalutare anche la polemica sulle statistiche: nel 2001 il ministero cinese della Sanità aveva denunciato circa 800 mila persone con l’Aids, mentre sei mesi dopo le Nazioni Unite hanno dichiarato che la Cina aveva 1,5 milioni di malati.
 
Belgio: in un modo o nell’altro è sodomia. PDF Stampa E-mail
Scritto da La Padania   
Domenica 14 Novembre 2004 01:00

Fuorilegge il Vlaamsblock (secondo partito in Fiandre), tappeti rossi per i pedofili. Così nel centro nevralgico dell’Europa Atlantica

In attesa dell¹approvazione del mandato di cattura europeo, giungono interessanti notizie dal Belgio.

Il Vlaams Blok dichiarato razzista e messo fuori legge. E i maniaci escono di galera...

«C’è un giudice a Bruxelles!», avranno esclamato i sedicenti difensori della libertà, dell’anti-razzismo, della democrazia e così via: ma la verità è che in questa Europa la democrazia e la libertà di pensiero sono sempre più a rischio, minacciati da ogni lato e sottoposti a fuoco concentrico. “Sublime” esempio di questo concetto di democrazia è quel Belgio che ama chi violenta i bambini, ma in compenso detesta chi difende la propria identità e le proprie tradizioni. Non ci credete? Guardate cosa è successo a Bruxelles, là dove - per molti – c’è un giudice. Anzi troppi giudici.

Il Vlaams Blok, partito identitario e autonomista del Belgio fiammingo, è razzista. Chi aveva qualche dubbio in proposito, d’ora in avanti lo tenga per sé, o corre il rischio di finire indagato per apologia di reato o consimili. La conferma è arrivata qualche giorno fa direttamente dalla Corte di Cassazione belga, che ha ritenuto fondata la condanna della Corte di

appello di Gand pronunciata nell’aprile scorso contro tre associazioni satelliti del partito, colpevoli di aver violato la legge contro il razzismo e la xenofobia. I giudici della Cassazione, accogliendo così la tesi del pubblico ministero, hanno respinto il ricorso presentato dagli avvocati del Vlaams Blok che in 21 punti reclamavano soprattutto una limitazione della libertà di espressione. Durante la lettura della sentenza, il presidente Edward Forrier ha ribattuto punto per punto su tutti gli argomenti della difesa dichiarandoli non ricevibili o incompleti. «Con questa sentenza che ci obbliga allo scioglimento, oggi siamo stati condannati a morte», ha dichiarato il leader del Blok, Frank Vanhecke, il quale ha tuttavia annunciato la presentazione, già da domenica, di un nuovo partito. (.)

Secondo partito alle ultime elezioni regionali nel Nord del paese, con il 23% dei voti, il Vlaams Blok è già oggi primo per numero di consensi ad Anversa, la seconda città del Belgio, con il 34,4% dei voti, mentre un recente sondaggio gli ha dato il 26,9% dei suffragi in caso di elezioni.

Il Vlaams Blok no, ma i pedofili si. Tanto il primo non piace, tanto i secondi sembrano godere di particolari attenzioni, se è vero – come denunciato qualche giorno fa dal quotidiano Dernière Heure - che ogni anno ne vengono rimessi in libertà condizionata quasi una quarantina. Il popolare quotidiano belga cita le statistiche ufficiali delle scarcerazioni

autorizzate nel Paese l’anno scorso e racconta come delle quasi 700 scarcerazioni condizionate del 2003, ben 35 hanno riguardato condannati per «fatti contro la morale» ai danni di minori, circa il 5% del totale. Una cifra «più o meno costante nel corso degli anni» in un Paese che conta circa dieci milioni di abitanti. Le scarcerazioni, fa intendere la diffusa

 
Al Qaeda: abbiamo l’atomica PDF Stampa E-mail
Scritto da Reuters   
Venerdì 12 Novembre 2004 01:00

Lo sapevamo già. L’avete usata su Hiroshima e Nagasaki…

Uno dei soliti comunicati fantasma della Spectre di Bush e Rumsfeld (al secolo Al Qaeda) annuncia. “abbiamo già la bomba atomica”.

Lo sapevamo già. L’avete usata su Hiroshima e Nagasaki…

 
Bontà sua PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos/Aki   
Venerdì 12 Novembre 2004 01:00

Frattini ci dice che non è possibile imporre il mandato europeo in uno stato che non l’abbia firmato. Garantista, non c’è che dire.

Nel caso in cui il mandato d'arresto europeo non sia adeguatamente sviluppo o non sia stato adottato dagli Stati, ''la commissione non ha diritto, in base all'attuale Trattato, di aprire una procedura di infrazione e se necessario portate uno Stato membro di anzi alla Corte di giustizia''.

 
Bush Laden PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 09 Novembre 2004 01:00

Bill Clinton spiega perché i democratici avrebbero perso: i matrimoni gay e il video holliwoodiano di Osama

L' ex presidente Bill Clinton all'Hotel Hilton di New York, dove si trovava per un convegno, ha spiegato perche' il senatore Kerry ha perso le elezioni.

Stando a Clinton, sono due le questioni che non hanno aiutato Kerry. La legalizzazione dei matrimoni gay e il video di Osama. Nel primo caso la risposta di Kerry a questa realta', sempre secondo le parole di Bill, e' stata troppo debole e confusa. Per quanto riguarda il video di Osama Bin Laden gli americani hanno scelto di non cambiare "il cavallo in corsa". Determinanti a questo proposito il voto degli ispanici che si sentono piu' sicuri con Bush e di quelle che una volta erano le "soccer Mom" e sono oggi le "Security Mom".

Clinton sottolinea che i Democratici sono stati bravia far registrare nuovi elettori, ma i Repubblicani

hanno fatto un incredibile lavoro per far votare quelli gia' registrati - che sono stati di piu'.

L' ex presidente ha dichiarato che e' colpa del partito se la gente pensa che i democratici non

abbiano piu' dei valori. Come la fede, la famiglia, il lavoro, la liberta'.

 
La globalizzazione degli ostaggi PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 09 Novembre 2004 01:00

Un altro “volontario” italiano si è fatto rapire, stavolta nelle Filippine. L’allargamento di questa pratica, oltre ai risvolti criminosi, comporta un état d’esprit che coinvolge gli organismi transnazionali nella ristrutturazione planetaria americana.

Un cooperante italiano della Organizzazione non governativa italiana, Movimondo, e' stato rapito nelle Filippine. A dare la notizia e' stata la stessa Movimondo. Il cooperante si chiama Andrea Cianferoni ed e' un agronomo toscano. L'ambasciata italiana a Manila ha riscontrato la fondatezza della segnalazione, ha riferito la Farnesina. Il ministero degli Esteri ha subito attivato l'Unita' di Crisi e tramite l'ambasciata ha fatto tutti i passi necessari con le autorita' locali per la soluzione della vicenda.
Andrea Cianferoni e' stato rapito in localita' di Lananorte, nell' isola meridionale di Mindanao, epicentro di una lunga e sanguinosa rivolta separatista musulmana. Il cooperante - un agronomo originario di Firenze e da due anni nelle Filippine dove sta lavorando ad un progetto di Movimondo - si era recato in quella zona a portare degli aiuti insieme a due impiegati filippini della Ong. Sono stati proprio questi ultimi a raccontare ai responsabili di Movimondo di essere stati bloccati durante il loro viaggio dai sequestratori che hanno preso in ostaggio l'italiano dopo averli lasciati liberi. L' ipotesi piu' accreditata tra gli inquirenti locali e' che Cianferoni sia stato oggetto di un sequestro a scopi estorsivi.
CHIESTO RISCATTO
I sequestratori del cooperante italiano rapito nelle Filippine hanno chiesto un riscatto. Lo si apprende da Movimondo, l'organizzazione nella cui lavora Andrea Cianferoni, che definisce ''irrisoria'' la cifra richiesta dai rapitori.

 
Commedia Onu, atto secondo PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 06 Novembre 2004 01:00

Ora si sa con certezza chi è la controparte della farsa - che forse prevede qualche risvolto tragico - con la quale s'intende rilanciare l'Onu nell'azione imperial/captal/narco/terrorista americana alle porte dell'Europa.

I colloqui faccia-a-faccia tra rappresentanti del governo di Kabul e dell'Onu con i miliziani che tengono in ostaggio i tre operatori stranieri delle Nazioni Unite sono iniziati. Lo ha rivelato un componente del gruppo terroristico alla Reuters.
Sabir Mohmin ha reso noto che il leader di Jaish-e Muslimeen (l'Esercito dei musulmani), un gruppo scissionista dei talebani, si sta incontrando in una localita' segreta con sei rappresentanti del governo centrale e delle Nazioni Unite per negoziare il rilascio dei tre: la nordirlandese Annetta Flanigan, la kosovara Shqipe Habibi e il diplomatico filippino Angelito Nayan, sequestrati il 28 ottobre a Kabul.
Gli uomini di Jaish-e Muslimeen minacciano di uccidere i tre ostaggi se non saranno rilasciati i detenuti di al-Qaeda e talebani rinchiusi nelle carceri afghane e a Guantanamo Bay; e hanno fissato un nuovo ultimatum per stanotte. "Per parte nostra, c'e' Akbar Agha, e dall'altra sei inviati del governo afghano e delle Nazioni Unite", ha detto Mohmin raggiunto con un telefono satellitare

 
Rigurgiti neocons PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Dopo il trionfo elettorale sul suo clone, Bush si prepara ai necessari rimpasti di governo. Fuori la “colomba” (?) Powell, dentro Wolfowitz. E poi c’è da premiare il fondamentalismo evangelico che tanto merito ha avuto nella rielezione del petroliere texano. Ne vedremo delle belle.

BOSTON - Nel suo secondo mandato George W. Bush - legittimato da una vittoria netta e dal voto di 60 milioni di americani - cambierà sicuramente qualcosa sia nell'agenda politica che negli uomini incaricati di applicarla ma, al momento, non mostra troppa fretta. Anche nel quartier generale dei vincitori i "guru" elettorali lasciano il campo agli "strateghi" mentre Karl Rove analizza con i suoi uomini risultati e tendenze per offrire al presidente le migliori scelte e le migliori soluzioni per il futuro.

Dal 2 novembre sono uscite due Americhe che non sono quelle ipotizzate da Edwards in una troppo schematica divisione tra ricchi e poveri, ma che sono l'America delle due coste, con le sue università e i giornali liberal, e l'America delle sterminate praterie con i suoi ranch, i fucili, le chiese e i valori familiari. Il voto ha detto, senza ombra di dubbio, che quest'ultima è l'America della maggioranza e Bush ne dovrà tenere conto.

Il primo addio è stato anticipato dalla Cnn e sarà quello del ministro della Giustizia John Ashcroft previsto nel giro di quindici giorni. Per sostituirlo potrebbe essere chiamato il suo vice Larry Thompson, un nero, ma anche a Rudolph Giuliani la poltrona di "Attorney General" non dispiacerebbe. Il sindaco della tolleranza zero a New York, pur essendo un repubblicano moderato si è impegnato più del previsto durante la campagna elettorale e alla Casa Bianca (per la quale "Rudy" vorrebbe provare a correre nel 2008) hanno apprezzato i suoi ripetuti viaggi nella Florida di Jeb Bush.

Annunciato come partente da mesi è il segretario di Stato Colin Powell, anche se ieri il Washington Post metteva in dubbio l'addio dell'ex generale. Nell'America, che si è svegliata il 3 novembre più repubblicana e conservatrice, saranno in molti adesso ad andare a riscuotere il credito maturato in queste elezioni verso la Casa Bianca. Innanzitutto la destra cristiana.

I milioni di evangelici bianchi che si sono recati alle urne rappresentano un'armata che ha i suoi rappresentanti in Congresso e che si sente sottorappresentata. Alla Convention repubblicana di New York, in un momento in cui il partito cercava i voti dei moderati, gli esponenti della destra religiosa sono stati costretti a parlare la mattina davanti a una platea vuota, mentre repubblicani liberal come Schwarzenegger avevano il prime time televisivo.

Non è solo questione di apparenza, lo è soprattutto di sostanza e la prima cosa che gli evangelici pretendono è che Bush mantenga fede alla promessa di emendare la Costituzione vietando per legge i matrimoni tra omosessuali in tutti gli States come già hanno fatto 11 Stati.

Poi ci sono i "neocon". La presenza di Wolfowitz nella sala della Casa Bianca dove Bush attendeva i risultati con i familiari non è passata inosservata. Per il "falco" dell'amministrazione è pronta la poltrona di Condoleezza Rice - nel caso "Condy" dovesse andare al Dipartimento di Stato - ma non è escluso che possa essere proprio lui il successore di Powell. Il risultato elettorale ha rafforzato i "neocon" per i quali la sicurezza nazionale resta di gran lunga la prima questione.
Resta totalmente in piedi l'idea della democratizzazione dell'intero Medio Oriente con l'uscita di scena di Yasser Arafat che potrebbe aprire in tempi brevi nuove soluzioni al conflitto tra israeliani e palestinesi. Resta da decidere come premere su Iran e Corea del Nord, paesi verso i quali è al momento esclusa ogni operazione di tipo militare ma con cui nei prossimi quattro anni i conti andranno regolati.

E c'è la cosa più urgente, le elezioni in Iraq che si devono tenere a gennaio (primo passo altri 75 miliardi di dollari per finanziare la guerra e la lotta al terrorismo). Quanto ai difficili rapporti con l'Europa nell'am

 
Di male in peggio PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Mentre Frattini va a rafforzare il filo-atlantismo dell’UE in veste di commissario europeo, le porte della Farnesina si spalancano a Gianfranco Fini. Ora che l’amico di Sharon avrà in mano la nostra politica estera manderemo le truppe anche a fare i rastrellamenti nella striscia di Gaza?

ROMA - ''Il vice premier gia' si occupa di politica estera: non credo che, nell'eventualita' ci fosse l'impegno nuovo, sara' qualcosa del tutto nuovo''. Lo ha detto il vice premier Gianfranco Fini a proposito della sua probabile nomina alla Farnesina. Quanto al governo e al rapporto con il premier Berlusconi, il leader di An ha ribadito: ''Abbiamo cominciato insieme questa legislatura e la finiremo insieme: con la speranza di governare anche la prossima. Tra di noi c'e' una collaborazione quotidiana: io sono leale e ricordo che siamo tutti sulla stessa barca, si illude chi pensa a delle divaricazioni''. Quanto alle divergenze sul fisco, conclude Fini, ''una soluzione la dobbiamo trovare e la troveremo: sono fiducioso che lo faremo in tempi brevi''.

 
Da Mercurio a Bush PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere.it   
Venerdì 05 Novembre 2004 01:00

Anche gli dei non sanno più scegliersi i messaggeri giusti. Già, perché il presidente USA sarebbe nientedimeno che il messaggero di Yawhe, secondo i fondamentalisti protestanti americani. Che, per la cronaca, sono più o meno 80 milioni di persone. Più dell’attuale popolazione italiana.

WASHINGTON - Dal pulpito della sua chiesa evangelica di Leesburg in Virginia, presso Washington, il reverendo Jerry Falwell, il leader della «Maggioranza morale», sorride alle telecamere. Rivolto ai fedeli radiosi ringrazia Dio della «vittoria dei nostri valori» e della rielezione di George Bush, «il tuo messaggero», a presidente degli Stati uniti. «Noi evangelici - dichiara - siamo 80 milioni di persone. Ci avevano detto il falso: che l'America avrebbe votato sulla economia e sul terrorismo. E invece ha votato come voleva Dio, su di noi, sulla fede, sulla difesa della famiglia dai matrimoni gay e l'aborto». Leesburg è a 50 km da Washington e nei suoi pressi si nasconde il rifugio antiatomico della Casa Bianca, ma è come se fosse a 5 mila. Appartiene all’America profonda, dalle messianiche certezze, quella che ricopre i 4 quinti del territorio nazionale e sulla mappa politica è disegnata in rosso, il colore dei repubblicani, ma sarebbe meglio rappresentata dal vessillo dei crociati. «Un bastione del cristianesimo e della conservazione - dichiara Michael Walzer, il maestro del pensiero politico neoliberal -, una delle fondamenta del bushismo».

TRIONFO NEOCON - Mentre Falwell parla al pubblico, Gary Bauer tiene una conferenza stampa post-elettorale a Washington. Bauer è un «neocon» che 12 anni fa si candidò alla presidenza e oggi dirige la «Unione per la preservazione del matrimonio». Trasmette l'identico messaggio di Falwell. È la questione morale che ha prodotto il trionfo di Bush, sostiene: il no alle unioni «contro natura» e alla ricerca sulle cellule staminali, il sì alle preghiere e al giuramento nelle scuole. «Noi sappiamo distinguere tra il giusto e l'ingiusto e tra il normale e l'anormale», afferma Bauer. «E l'America è in gran parte con noi. Undici Stati hanno tenuto un referendum sui matrimoni gay: non ne è passato uno». Bauer attribuisce il successo del presidente in Ohio, uno Stato chiave che avrebbe potuto fare eleggere Kerry, al referendum: «L'Ohio è il gemello della Pennsylvania. Il referendum in Ohio c'è stato, e ha vinto Bush. In Pennsylvania no, e ha vinto Kerry». Né Falwell né Bauer, osserva Walzer, esagerano la loro influenza alle urne. Le chiese evangeliche non hanno solo oltre 80 milioni di seguaci. Hanno anche decine di tv e quotidiani e centinaia di radio e di riviste: uno dei loro leader, Pat Robertson, predicatore e proprietario della catena televisiva «Christian network», è una superpotenza mediatica, una sorta di Rupert Murdoch biblico. E hanno tra le migliori scuole e università del Paese, le preferite da Bush, che instillano nel loro popolo e in milioni di altre persone un cristianesimo aggressivo, dedito a una guerra di religione sotterranea contro i cattolici, i musulmani e gli ebrei. Tutto il Sud e il Midwest, dalla Virginia al Texas e dalla Florida al Michigan, sono un loro feudo. «Il divario culturale è enorme» spiega Walzer. «Il popolo evangelico disprezza Washington, New York, Boston, le roccaforti del liberalismo, e individua in Hollywood la moderna Gomorra». Lamenta Bauer dei democratici: «Con la loro ossessione p

 
Usa: zero batte zero PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 03 Novembre 2004 01:00

Bush sembra aver vinto di stretta misura la sfida con lo sfidante democratico. Sarà probabilmente riconfermato come amministratore unico dell’imperialismo al servizio del Crimine Organizzato

Tutto può ancora succedere; tuttavia la riconferma di Bush sembra scontata. Una vittoria striminzita per l’inquilino della Casa Bianca (249 grandi elettori contro 242) ma più consistente di quella che aveva ottenuto quattro anni fa contro Al Gore.

Lo scontro fra le due nullità che si contendevano il titolo di primo amministratore della macchina imperialistica al servizio del capitalismo cannibale - altra dicitura di quel Crimine Organizzato che domina il mondo dal 1945 - sembra essersi conclusa con la vittoria di colui che aveva dalla propria l’apparato di potere. I democratici hanno immediatamente attaccato l’Amministrazione accusandola di brogli, particolarmente in Ohio dove la vittoria del presidente uscente non sembra chiara.

Kerry aveva tutte le carte in regola, nella società dello spettacolo, per sostituire Bush: dalla sigla JFK che richiama in modo subliminale al mitizzato Kennedy, all’appoggio della totale congerie degli uomini dello spettacolo. Persino alcuni dei falchi di Bush, ad esempio Perle, avevano dato segni di aperture sospette verso i potenziali nuovi occupanti della Casa Bianca.

Intendiamoci, se avesse vinto Kerry, le cose non sarebbero migliorate ma, probabilmente, peggiorate.

La politica dello sfidante democratico non si discostava da quella del presidente in carica se non per delle sfumature, o meglio per delle verniciature.

Gli Usa non possono fare altra politica da quella che conducono oggi: una politica di sopravvivenza e di egemonia; l’una e l’altra vanno di pari passo per quel colosso di argilla che vive del lavoro del sud, del danaro degli altri paesi del nord, della sua potenza militare al servizio di una cupola mafiosa che coordina un perfezionato sistema criminale, articolato e concentrico.

Succubo dell’arroganza dei neocons, Bush non ha fatto altro che esacerbare le contraddizioni, fino a spingere gli uni nelle braccia degli altri importanti paesi subalterni che stava rapinando (Francia, Germania) e potenze che sta minacciando (Russia, Cina), incrinando persino, sia pure in minima parte, quell’alleanza oggettiva che lega gli Usa all’Iran da mezzo secolo e che non si è infranta con la caduta dello Scià ma ha soltanto trovato un intermediario particolare: Israele.

Kerry, se una volta eletto avesse fatto la politica promessa, nei prossimi mesi avrebbe smussato qualche angolo, ridotto le frizioni nel nord del pianeta, e ci avrebbe coinvolti tutti, via Onu, a partecipare più attivamente al disastro ecologico e umano che si perpetra sotto la bandiera stelle e strisce.

Tutto sommato dovremmo essere più soddisfatti che continui Bush, allora. Sempre che continui. Perché, come insegna l’esperienza, i presidenti una volta eletti spesso cambiano politica. Che Bush faccia esattamente quello che sbandierava Kerry non è dunque affatto escluso.

In ogni caso, con la vittoria di zero su zero, l’essenziale permane. Buon incubo, abitanti del mondo !

 

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