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Il “principe” ed i cortigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Martedì 30 Novembre 2004 01:00

Ancora su Ledeen, il burattinaio di ieri e di oggi che tanto piace agli emuli nostrani dei neocons. Sono proprio questi ultimi ad avergli permesso recentemente di pubblicare in Italia un libro ricco di perle impedibili.

Michael Ledeen, Il “Principe” dei neocons. Un Machiavelli per il XXI secolo, Nuove Idee, Roma 2004

“I soldati della élite della Delta Force statunitense sono quasi dei superuomini. (…) Giorno per giorno vengono loro imposte lunghissime marce con zaini pesanti, soli, avendo a disposizione solo una mappa ed un compasso per trovare la strada” (p.17). Ci si potrebbe chiedere, di fronte a questo incipit del libro di Michael Ledeen (noto collaboratore dei servizi spionistici americani), quale sia l’utilità di un compasso nella ricerca di una strada. Se fosse incline a nutrire sospetti cospirazionisti, il lettore potrebbe pensare che “mappa e compasso” è un’espressione in codice che sta per “squadra e compasso”, tanto più che la forza d’élite in questione è stata battezzata col nome di un simbolo caro ai liberi muratori: il Delta, per l’appunto.

Nulla di tutto ciò. Quel “compasso” è il risultato di un banale errore di traduzione: nel testo americano si legge infatti compass, che non significa “compasso”, ma “bussola”. Non nascono invece da errori di traduzione altre frasi straordinarie che si possono trovare in questo libro, apparso nella collana “La Destra nel Mondo” diretta da Andrea Marcigliano. Ne citiamo qualcuna.

A pagina 55: “Kofi Annan (…) diede a Saddam il tempo di spostare le sue armi di distruzione di massa dai siti che gli americani volevano ispezionare”. Ecco perché non le hanno trovate, queste diaboliche armi! Saddam le ha spostate. Chissà che prima o poi i marines o i carabinieri non riescano a trovare qualcosa…

A pagina 124 scopriamo che “gli italiani del nord” sono in rivolta. “Guidati da figure carismatiche” (presumibilmente Bossi e Borghezio), “enormi masse di popolazione si muovono al grido di vendetta per antiche offese, reali o immaginarie”. Sic.

A pagina 180 apprendiamo che Atatürk avrebbe potuto rivendicare “la guida legittima del mondo islamico”. Chi abbia avuto occasione di leggere nel n. 1 di “Eurasia” l’articolo di Martin Schwarz su L’eredità di Shabbetay Zevi troverà assurda questa affermazione di Ledeen. Come avrebbe potuto, un dönme, avanzare legittimamente la pretesa di essere un capo islamico, o addirittura di guidare “il mondo islamico”??? La spiegazione di questo wishful thinking del pensatore della Destra americana ci viene in qualche modo fornita da lui stesso, nel paragrafo di Ringraziamenti che conclude il volume: “La mia comprensione di Mosè deve molto a Rabbi Augusto Segre, un eroe della resistenza italiana, uno dei rari professori incaricati in Vaticano, l’autore di una profonda biografia di Mosè, e l’uomo che ha unito in matrimonio me e Barbara a Roma venticinque anni fa, davvero una benedizione! Il nostro terzo figlio nacque il giorno in cui morì Augusto, ed io l’ho chiamato come lui. Il mio libro, con l’espressione di tutta la mia gratitudine, è dedicato alla sua memoria” (pp. 187-188).

A questo punto, e alla luce delle relazioni dell’Autore, potrà essere istruttivo considerare alcune prese di posizione di quest’ultimo. Se per lui Atatürk è stato un eroe della prima metà del Novecento (“trasformò completamente la sua patria, portandola lungo la strada della libertà”, p. 180), nella seconda metà del secolo appena trascorso gli eroi abbondano: sono “Ronald Reagan, Margaret Thatcher, re Juan Carlos, Lech Walesa, Lee Kwan Yu, Deng Xiaoping, Nelson mandela e Vaclav Havel” (p. 184). Ma il più grande degli eroi del nostro tempo merita una menzione a parte: “L’ultimo rappresentante della generazione eroica del 1970/’80, papa Giovanni Paolo II, è prossimo alla fine della sua missione politica e religiosa” (ibidem).

Per comprendere il particolare concetto che Ledeen ha dell’eroismo, è fondamentale sapere che per lui il paradigma dell’eroe novecentesco è rappresentato da Sir Winston Churchill, difensore della libertà dell’Europa c

 
In strada contro le multinazionali PDF Stampa E-mail
Scritto da Agr   
Lunedì 29 Novembre 2004 01:00

Si tratta di un indotto della Fiat, l’azienda che, imperando sulla Penisola, ne ha paralizzato i trasporti marittimi e ferroviari contribuendo a far retrocedere l’Italia economicamente e socialmente.

BELVEDERE MARITTIMO (Cosenza) - I lavoratori della Foderauto Bruzia di Belvedere Marittimo, nel cosentino, hanno occupato la strada statale 18, in entrambi i sensi di marcia. L'azienda produce rivestimenti per auto, in particolare per la Fiat, e occupa 300 dipendenti. La protesta e' per il blocco delle commesse disposto da una multinazionale.
 
Di moda il voto obbligato PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 29 Novembre 2004 01:00

Anche in Romania ci provano a far annullare il voto. E dire che è un derby tra pupazzi e non c’è assolutamente nulla in gioco. I resti della Romania sono già stati spolpati da un pezzo ed il suo allineamento con il Crimine Organizzato non è in discussione.

BUCAREST - Risultati ancora parziali nelle elezioni per le presidenziali e per le politiche in Romania, dove al 50% dello spoglio dei voti il premier Adrian Nastase e il partito socialdemocratico (Psd) sono in testa per le presidenziali con il 39% contro il 35% del suo sfidante il sindaco di Bucarest e candidato dell'opposizione ''Giustizia e verita''', Traian Basescu.
Ma alcuni osservatori dell'opposizione e di Ong locali hanno denunciato brogli e ritirato il proprio personale. Nastase guida anche i risultati delle politiche con il 35% dei voti, mentre Basescu ha avuto il 32% dei suffragi. Il risultato delle presidenziali indica che sara' necessario il ballottaggio tra Nastase e Basescu che si svolgera' domenica 12. Nelle politiche, l'ultranazionalista Corneliu Vadim Tudor ha avuto il 13% dei voti, dimezzando i suoi risultati del 2000. Intanto l'opposizione ha denunciato irregolarita' nello svolgimento del voto di ieri e ha chiesto l'apertura di un'inchiesta ufficiale. ''I nostri rappresentanti negli uffici elettorali di tutto il paese hanno osservato casi di brogli e hanno gia' mandato denunce ufficiali alla magistratura'', ha annunciato Ioan Onisei, rappresentante dell' Alleanza di opposizione . Anche il vicepresidente del partito ''Romania Grande'' (Prm), Lucian Bolcas, ha denunciato ''l'immensa truffa elettorale'' sottolineando che i rappresentati Prm hanno prove per dimostrare i brogli, documenti che verranno mandati alla procura nel corso della giornata di oggi.
ProDemocrazia, una organizzazione non-governativa romena per il rispetto delle liberta' civili, considerata imparziale e rispettata, ha ritirato i suoi osservatori: ''Abbiamo piu' casi di brogli che in tutte le altre elezioni della Romania post-comunista'', ha affermato alla radio privata Total Cristian Parvulescu, presidente della Ong, con situazioni che vanno ''dal turismo elettorale, con la Psd che ha mandato gli elettori a votare con autobus, agli abusi nell'uso dell'urna volante''.

E dire che è un derby tra pupazzi e non c’è assolutamente nulla in gioco. I resti della Romania sono già stati spolpati da un pezzo ed il suo allineamento con il Crimine Organizzato non è in discussione.

 
Ucraina: tra Eurasia e Occidente PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Vernole   
Lunedì 29 Novembre 2004 01:00

In Ucraina va in scena l’ennesimo scontro tra le ambizioni imperialistiche americane e la volontà imperiale russa ed eurasiatica. Per Mosca la questione ucraina riveste la massima importanza: potrebbe essere l’ultimo treno utile, prima di essere definitivamente inghiottita dall’espansione occidentalista.

“Sarà molto più difficile che [la Russia] accetti l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, in quanto ciò equivarrebbe a riconoscere che il suo destino non è più organicamente legato a Mosca … E se la Russia sarà disposta ad accettare questo nuovo stato di cose, ciò significherà che anch’essa sarà davvero propensa a divenire parte integrante dell’Europa, anziché scegliere una solitaria vocazione eurasiatica(1)”.

“La sovranità dell’Ucraina rappresenta per la geopolitica russa un fenomeno a tal punto pernicioso che, in linea di principio, può facilmente innescare un conflitto armato. L’Ucraina, come Stato autonomo e non privo di qualche ambizione territoriale, costituisce un enorme pericolo per tutta l’Eurasia. Sotto il profilo strategico l’Ucraina non deve essere che una proiezione di Mosca verso Sud e verso Occidente(2)”.

“I risultati delle elezioni non possono essere accettati come legittimi(3)”.

“Il presidente russo Vladimir Putin si congratula con il vincitore delle elezioni Victor Yanukovic(4)”.

Se qualcuno non capisse le reali motivazioni del tam tam mediatico di questi giorni sulle elezioni ucraine, dovrebbe forse correre a leggere il noto saggio di Zbigniew Brzezinski, “La grande scacchiera”, dove

 
Scream Lao PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 26 Novembre 2004 01:00

La Cina è sempre più vicina. Al paradiso occidentale, intendiamo: anche lì si ammazzano gli studenti come negli Stai Uniti

Pechino, 26 nov. - Dramma nella notte in una scuola cinese: uno sconosciuto e' entrato in un dormitorio scolastico e ha ucciso a pugnalate otto ragazzini che dormivano. Il tragico episodio e' solo l'ultimo di una serie di violenze avvenute nelle scuole cinese. Il dramma e' accaduto in una scuola secondaria di Pingdingshan, nella provincia centrale dell'Henan. Secondo l'agenzia Xinhua, il killer e' riuscito a fuggire, e' ancora alla macchia ed e' stata scatenata una caccia per acciuffarlo. Non sono chiari i motivi del gesto. Per la Cina si tratta del sesto episodio di violenza in una scuola in appena quattro mesi, un'ondata di violenza che ha indotto molti istituti di Pechino e di altre citta' ad assumere vigilantes privati per proteggere gli studenti. Appena mercoledi' scorso era stata eseguita la condanna a morte nei confronti di un autista di bus che a settembre, a Shandong, era riuscito a entrare in una scuola elementare e a colpire 24 ragazzini con un coltello da cucina e a rapire una bimbetta di 9 anni.

 
Gli assassinapopoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Kelebek   
Venerdì 26 Novembre 2004 01:00

Sicari economici, così chiamano se stessi i destabilizzatori delle sovranità nazionali che operano per l’affermazione dell’imperialismo globale americano. Le confessioni di uno di loro edite negli Usa.

Il ruolo dei "sicari economici" nella distruzione delle nazioni
Negli USA è stato pubblicato un libro clamoroso di John Perkins che denuncia come gli ambienti finanziari utopico-sinarchisti abbiano utilizzato la Banca Mondiale, il FMI e una rete di sicari finanziari privati per aggredire e rovinare intere nazioni, risalendo fino al tempo in cui Kermit Roosevelt Jr. (nipote del presidente Theodore, da non confondere con il presidente Franklin Delano Roosevelt) orchestrò il rovesciamento del governo nazionalista di Mossadeq in Iran, nel 1953.
Il libro è intitolato "Confessioni di un sicario economico: come gli USA usano la globalizzazione per rubare migliaia di miliardi ai paesi poveri". Il 9 novembre Perkins è stato intervistato da Amy Goodman di Democracy Now!. Presentandosi in pratica come un "sicario economico" pentito, ha spiegato: "Essenzialmente fummo addestrati per costruire l'Impero Americano, come abbiamo poi fatto. Si trattava di creare una situazione in cui il massimo delle risorse possibile affluisse nel nostro paese, alle corporations e al governo, e in questo riuscimmo molto bene. Abbiamo costruito il più grande impero della storia ... Diversamente da ogni altro impero, questo è stato creato soprattutto attraverso la manipolazione economica, con l'inganno, con la frode, irretendo la gente nel nostro stile di vita, attraverso i sicari economici. Fui molto addentro a tutto questo."
Perkins spiega di essere stato reclutato alla National Security Agency (NSA), ma di aver ufficialmente lavorato per imprese private. "Il primo vero sicario economico risale ai primi anni Cinquanta, fu Kermit Roosevelt Jr., il nipote di Teddy, che rovesciò il governo iraniano, un governo democraticamente eletto ... Ci fu qualche piccolo spargimento di sangue, ma nessun intervento militare; furono solo spesi milioni di dollari e Mossadeq fu rimpiazzato dallo scià d'Iran.
"A quel punto capimmo che quest'idea del sicario economico era proprio un gran successo. Non ci dovevamo preoccupare della minaccia della guerra con la Russia se procedevamo in tal modo. L'unico problema allora fu che Roosevelt era un agente della CIA, dunque un dipendente del governo. Se fosse stato pescato con le mani nel sacco saremmo finiti in un mare di guai. Sarebbe stato estremamente imbarazzante. Fu così che si arrivò alla decisione di impiegare organizzazioni come la CIA e la NSA per il reclutamento di gente che potesse assolvere al compito di sicario economico, come me, e mandarla poi ad operare entro imprese private, studi di consulenza o d'ingegneria, imprese di costruzione, ecc. di modo che se fossimo stati scoperti non sarebbe stato possibile stabilire un collegamento con il governo".
Perkins ha lavorato con l'impresa Chas. T. Main di Boston con l'incarico di "estendere crediti ad altri paesi, prestiti ingenti, di gran lunga superiori a ciò che essi avrebbero potuto pagare. Il prestito aveva un'unica condizione. Diciamo che per ottenere un miliardo di dollari, un paese come Indonesia o Ecuador doveva solo girare il 90% di quel prestito ad un'impresa statunitense, per costruire infrastrutture, come la Halliburton o la Bechtel. Quelle erano le maggiori. Loro poi andavano lì per costruire gli impianti di elettrificazione, porti o autostrade, cose che però servivano solo alle famiglie più ricche di quel paese. E alla povera gente veniva addossato quel debito enorme, che non avrebbe mai potuto ripagare".
Quando i sicari economici erano in difficoltà nel portare a compimento la propria missione, entravano di scena gli "sciacalli", cioè coloro che assassinavano i politici che si rifiutavano di collaborare. Questo è ciò che capitò al presidente panamense Omar Torrijos, spiega Perkins: "Torrijos aveva firmato un Trattato del Canale con Carter ... ma poi continuò a negozi

 
Archetipo: il mercante PDF Stampa E-mail
Scritto da Umanità Nova   
Martedì 23 Novembre 2004 01:00

Il ciclone Bolkestein: un vento iperliberista spira sull'Europa e il Diomercato distrugge ogni vestigia di sovranità

La Commissione Europea ha annunciato una nuova Direttiva tesa a «ridurre i vincoli alla competitività» (IP/04/37, 13 gennaio 2004). Dietro questi propositi si nasconde un nuovo attacco irresponsabile della Commissione contro quel che resta del «modello europeo», agonizzante dopo le privatizzazioni che si sono succedute e le ripetute rimesse in causa dei diritti sociali. Si tratta di un progetto di Direttiva "relativa ai servizi per il mercato interno", preparato dall'ultraliberista commissario europeo Bolkestein. Il testo del progetto, il comunicato stampa e una valutazione generale della Direttiva si trovano sul sito: http://www.europa.eu.int/comm/internal_market/fr/services/services/index.htm. L'obiettivo è imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attività di servizio che non sono già coperte da altre normative europee. Ciò significa che la logica del profitto s'imporrà ovunque. Chi ha familiarità con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) e dell'Accordo generale sul commercio dei servizi (Agcs/Gats), riconoscerà in questo progetto di Direttiva i principi e le procedure già stabilite da quegli accordi. Ancora una volta l'Unione europea non protegge dalla globalizzazione neoliberista; ne prende, anzi, la guida.

Oggetto della Direttiva
Il progetto di Direttiva stabilisce «un quadro giuridico generale per eliminare gli ostacoli alla libertà di insediamento dei fornitori di servizi e alla libera circolazione dei servizi in seno agli Stati membri». La Direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: «Ogni attività economica che, secondo l'art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica». Chiaramente sono presi in considerazione tutti i servizi eccetto quelli erogati direttamente e gratuitamente dai poteri pubblici: l'istruzione e la cultura, la sanità e le cure sanitarie. Un promemoria della Commissione (Memo/04/03, 13 gennaio 2004) presenta una lista incompleta dei servizi presi in considerazione dalla Direttiva, che vanno dai servizi giuridici alle professioni artigianali, l'edilizia, la distribuzione, il turismo, i trasporti, i servizi sanitari e di copertura delle cure sanitarie, i servizi ambientali, gli studi di architettura, le attività culturali, il collocamento.

Gli "ostacoli"
Gli "ostacoli" sono rappresentati dalle legislazioni e regolamenti nazionali, considerati dalla Commissione europea «arcaici, obsoleti e in contraddizione con la legislazione europea». Occorre «riformare» per «modernizzare». Ma questi "ostacoli" sono spesso disposizioni prese dai poteri pubblici per la migliore prestazione del servizio dal punto di vista dell'utilizzo dei fondi pubblici, dell'accesso di tutti, delle garanzie fornite per la sua qualità, del diritto al lavoro, delle tariffe, della trasparenza. Gli "ostacoli" presi di mira dalla Commissione europea sono dunque decisioni che i poteri pubblici hanno preso per evitare che il settore dei servizi diventi una giungla. Ecco perché la Commissione europea intende rimettere in causa «il potere discrezionale delle autorità locali» (IP/02/1180 del 13 luglio 2002), ossia delle istituzioni elette e controllate democraticamente. La Direttiva proposta è una vera e
 
Bush Laden contro la resistenza irakena PDF Stampa E-mail
Scritto da Michel Chossudovsky   
Domenica 21 Novembre 2004 01:00

Altro che scontro di civiltà: il clero wahabita saudita – punto di riferimento di tutti i fondamentalisti islamici del pianeta – non solo non sostiene, ma addirittura condanna la resistenza irakena contro gli occupanti statunitensi.

16 novembre 2004 - Il "fondamentalismo islamico" associato con il clero wahabita dell'Arabia Saudita viene presentato con disinvoltura alla pubblica opinione degli USA come una minaccia per la sicurezza dell'America.



Viene detto che gli insorti in Iraq sono sostenti da ricchi donatori sauditi ed associazioni di beneficenza islamiche. Secondo i media occidentali, le stesse organizzazioni e fondazioni religiose dell'Arabia Saudita e degli stati del golfo che hanno sostenuto i talebani ed al Qaeda, compreso il "nemico numero uno" Osama bin Laden, adesso sostengono i "terroristi" in Iraq.



Questi resoconti distorcono la natura del movimento di resistenza iracheno. La campagna di propaganda dell'amministrazione consiste nel ritrarre quelli che combattono contro l'occupazione USA come dei "terroristi islamici".



Il fatto che conta è che il "fondamentalismo islamico", compresa la sua serie di fondazioni e associazioni di beneficenza fuori dell'Arabia Saudita, non sostengono il movimento di resistenza in Iraq. Infatti, è proprio il contrario.



Il capo della commissione suprema degli ulema e muftì dell'Arabia Saudita, Shaykh Abd-al-Aziz Bin-Abdallah Al al-Shaykh, recentemente ha emesso una fatwa (decreto religioso islamico) che proibisce ai giovani sauditi di unirsi al movimento di resistenza iracheno:



In precedenza, l'ambasciatore saudita a Londra, principe Turki al-Faysal, ha fatto delle dichiarazioni rigettanti la dichiarazione emessa da ulema sauditi che esprimeva simpatia verso i difensori di Al-Fallujah. Egli ha veementemente criticato questi ulema.



E qui entra in gioco Shaykh Abd-al-Aziz Bin-Abdallah Al al-Shaykh, capo della commissione suprema degli ulema e muftì dell'Arabia Saudita, emettendo una fatwa (decreto religioso islamico) con il quale proibisce la lotta in Iraq contro gli occupanti ed avverte i giovani sauditi dall'unirsi ai loro fratelli che resistono con il pretesto che andare in Iraq non serve a niente ed è denso di rischi.
(Editoriale di Al-Quds al-Arabi, Londra 14 novembre 2004).



Questa decisione del muftì saudita e della commissione degli ulema non dovrebbe essere una sorpresa. Il "fondamentalismo islamico" è stato coerentemente utilizzato per sostenere gli interessi della politica estera degli USA.



L'intervento militare USA in Afghanistan negli anni '80 è stato sostenuto dai missionari wahabiti provenienti dall'Arabia Saudita, che addestrarono i talebani ("diplomati") nelle madrassas sponsorizzate dagli USA in Pakistan ed Afghanistan. La dottrina wahabita non si sarebbe diffusa nel modo nel quale lo è stata senza l'appoggio dei servizi segreti USA.



Dagli anni '80 la CIA ha fornito addestramento alla guerriglia in Pakistan, che veniva integrato con gli insegnamenti dell'Islam.



Al Qaeda era una creatura dei servizi segreti USA che è stata messa assieme con il sostegno dei servizi segreti pakistani e sauditi:



"E' stato il governo degli Stati Uniti a sostenere il dittatore pakistano Generale Zia-ul Haq nel creare migliaia di scuole religiose dalle quali sono emersi i germi dei talebani". ((Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA), Dichiarazione della RAWA sugli attacchi terroristici negli USA, Centre for Research on Globalisation (CRG), http://globalresearch.ca/articles/RAW109A.html , 16 settembre 2001)



La "jihad", in questo caso, è stata montata per conto di Washington per destabilizzare il governo secolare afgano che al tempo era appoggiato dall'Unione Sovietica. L'Arabia Saudita operò intimamente con Washington nel reclutamento dei mujahideen (guerrieri santi) per combattere contro l'Unione Sovi

 
Strade dell'est PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 19 Novembre 2004 01:00

Finalmente la Grande Europa; siamo infine una grande famiglia, che inizia dal marciapiede

POTENZA - I Carabinieri del Ros stanno eseguendo stamani oltre 30 arresti, a conclusione di indagini coordinate dai pm di Potenza - Vincenzo Montemurro ed Henry John Woodcock - che hanno portato a sgominare un' organizzazione ''transnazionale'', dedita al trasferimento in Italia di ragazze dai Paesi dall' Est da avviare alla prostituzione.
Nell' ordinanza di custodia cautelare (per molti in carcere, per altri agli arresti domiciliari) - emessa dal gip di Potenza, Alberto Iannuzzi - i reati contestati agli indagati sono associazione per delinquere finalizzata all' ingresso in Italia di extracomunitari, sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le ragazze giunte in Italia venivano poi costrette a prostituirsi in locali notturni di Lombardia, Trentino-Alto Adige e Abruzzo: gli investigatori hanno accertato anche contatti fra alcuni degli appartenenti all' organizzazione arrestati oggi e una cosca mafiosa calabrese.
Durante l' operazione ''Iena'' i Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale stanno eseguendo 33 ordinanze di custodia cautelare, 20 in carcere e 13 agli arresti domiciliari. I militari, inoltre, hanno sequestrato sette locali pubblici nelle province di Brescia, Trento e Pescara: sono i locali nei quali le ragazze, giunte in Italia dai Paesi dell' Est convinte che avrebbero migliorato la loro condizione, venivano avviate, secondo l'accusa, alla prostituzione. L' arrivo in Italia delle ragazze e' cominciato anche prima dell' approvazione, avvenuta alla fine di luglio del 2002, della legge cosiddetta Bossi-Fini sull' immigrazione, ed era pianificato proprio per sfruttare le possibilita' previste dalle norme italiane.
Le indagini coordinate da Montemurro, che e' sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Potenza, e Woodcock hanno fatto emergere anche collegamenti fra il capo dell' organizzazione sgominata oggi e la cosca Piromalli-Mole' della 'ndrangheta calabrese, in provincia di Reggio Calabria, che attraverso una propria societa' attestava fittizie assunzioni delle donne da avviare alla prostituzione, ottenendo cosi' i permessi di soggiorno.

 
Lady Petrolio PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 16 Novembre 2004 01:00

Colin Powell si dimette: al suo posto, come Segretario di Stato la donna/falco delle multinazionali petrolifere. Cosa cambierà, in peggio, ovviamente ? Lo scopriremo solo vivendo…

WASHINGTON - La colomba (ah ah ah !!!) si sottrae alle grinfie dei falchi. E non e' ancora volata via che un falco ne prende il posto. Il segretario di Stato Colin Powell ha presentato le dimissioni al presidente George W. Bush, che le ha accettate e ha gia' deciso di designare al suo posto Condoleeza Rice, consigliere per la sicurezza nazionale.
Powell restera' in carica fino a che il suo successore non sara' stato designato da Bush e confermato dal Senato: questione di settimane. Al piu' tardi, tutto sara' fatto per l'insediamento del Bush 2, il 20 gennaio.
Alla guida del Dipartimento di Stato andra', dunque, la Rice, nera come Powell, donna come Madeleine Albright, vicinissima a Bush. La designazione lascia intravedere una linea di politica estera piu' aggressiva, ancora meno disposta al compromesso: salvo poi essere smentiti dai fatti.
Insieme a quelle di Powell, la Casa Bianca ha ieri accolto le dimissioni di altri tre ministri: quelli dell'istruzione Rod Paige, dell'energia Spencer Abraham, dell'agricoltura Ann Veneman. Nessuno dei tre lascia un segno indelebile, anche se nessuno dei tre aveva demeritato. Con i ministri della giustizia John Ashford, gia' sostituito da Alberto Gonzales, e del commercio Don Evans, sono sei i capi di dicastero del Bush 1 fattisi da parte, a due settimane appena dalle elezioni del 2 novembre.
E altri stanno per consegnare la lettera di commiato: quelli della sanita' Tommy Thompson, del commercio internazionale Robert Zoellick, della sicurezza interna Tom Ridge lo hanno pubblicamente anticipato. Il rimpasto, ''inevitabile'', come lo aveva definito il presidente Bush, sta assumendo proporzioni piu' ampie del previsto.
CAMBIAMENTO DI REGIME AL DIPARTIMENTO
- La decisione di Powell di andarsene non e' una sorpresa, perche' il segretario di Stato, un moderato, era spesso apparso fuori linea con i 'falchi' dell'Amministrazione, durante il primo mandato del presidente Bush.
Powell aveva sempre avallato le scelte dell'Amministrazione, anche quando poteva non condividerle, fino a impegnare - accadde il 5 febbraio 2003 - la propria credibilita' alle Nazioni Unite, per convincere il Consiglio di Sicurezza dell'Onu che l'Iraq aveva armi di distruzione di massa.
Non era vero, s'e' poi scoperto: l'intelligence statunitense si sbagliava. Ma Powell non ha mai manifestato rammarico: forse anche per questo, dicono fonti dentro il Dipartimento di Stato, lascia avendo consumato un po' dell'enorme capitale di credibilita' personale con cui era arrivato.
Fra i risultati conseguiti, Powell ricorda, inoltre, ''l'avere portato all'attenzione del mondo il problema della proliferazione, l'avere riaffermato le alleanze degli Stati Uniti, l'avere aggiustato l'atteggiamento americano verso il mondo del dopo Guerra Fredda e l'avere preso grosse iniz

 
La Cina è davvero vicina PDF Stampa E-mail
Scritto da Youth Daily   
Lunedì 15 Novembre 2004 01:00

I cinesi avvelenati dai farmaci. Ogni anno oltre centonovantamila vittime. Cavie delle aziende farmaceutiche o candidati alla nevrosi occidentale ?

Ogni anno in Cina 190 mila persone muoiono e 2,5 milioni ricorrono alle cure ospedaliere per uso improprio dei farmaci, causato dall’assunzione di medicine scadute o di mix che i malati ingeriscono senza consultare il medico. Lo afferma l’agenzia di stampa China Youth Daily, denunciando l’assenza nel Paese di una regolamentazione nel settore farmacologico e la bassa qualità dei medicinali. “L’unico controllo che viene effettuato nelle farmacie – afferma Zhang Heyong, presidente dell’Associazione farmaci non prescritti cinese – riguarda la licenza per la vendita di medicine”. Un altro fenomeno diffuso è la vendita di farmaci senza la necessaria prescrizione medica, oltre alla produzione di medicine pirata o contraffatte che, secondo il presidente della Commissione di supervisione sui farmaci, Zheng Xiaoyu, è in continuo aumento. “Con le moderne tecnologie nel campo farmaceutico è difficile distinguere fra medicine legali e illegali”, ha dichiarato Xiaoyu, sottolineando che il mercato illegale “alimenta un giro enorme di affari ed è caratterizzato da bassi prezzi e altissimi guadagni”. L’epidemia di Sars, scoppiata nel 2002 e tenuta segreta a lungo dalle autorità, ha reso manifesto il fragile sistema sanitario cinese, quasi inesistente nelle campagne e molto costoso nelle città. I malati di Aids, soprattutto prostitute e drogati, subiscono spesso soprusi come detenzione arbitraria e condanne ai lavori forzati. Pesanti discriminazioni anche negli ospedali, che rifiutano di ospitare le persone infette. Da non sottovalutare anche la polemica sulle statistiche: nel 2001 il ministero cinese della Sanità aveva denunciato circa 800 mila persone con l’Aids, mentre sei mesi dopo le Nazioni Unite hanno dichiarato che la Cina aveva 1,5 milioni di malati.
 
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