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Biffone ! PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Berardi Bifo www.liberazione.it   
Domenica 19 Dicembre 2004 01:00

Il leader dell’Autonomia Debole scopre i disagi sociali e culturali dell’informatica. Peccato che dieci anni fa andava esaltando il ruolo democratico, internazionalista e rivoluzionario di Internet. Come sempre, con decenni di ritardo Approdano alle conclusioni dei loro “dirimpettai” e passano per profondi intellettuali…

Qualche anno fa mi trovavo a Vancouver per visitare il mio amico Andrew che lavorava alla Electronic Arts, un'azienda di produzione di videogames.

Andai a trovarlo in azienda, e mi portò a fare un giro per i reparti. Al collaudo c'erano alcune decine di ragazzi che otto ore al giorno collaudavano le nuove produzioni, giocando ininterrottamente davanti allo schermo. Il mio amico mi disse: «Sai, l'altro giorno ho dato un passaggio a uno di loro, e prima di salutarlo gli ho chiesto: “E questa sera che fai?”. Lui mi ha detto, tranquillo tranquillo: “Gioco con i miei videogames”. “Possibile? Dopo otto ore che lo fai per lavoro torni a casa e continui a giocare?”. Lui mi ha guardato con un sorrisetto triste e mi ha detto: “Beh, sai, nell'ultimo mese mi è arrivata una sola telefonata, era di un tizio che aveva sbagliato numero”».

Quando Andrew mi raccontò quella storia, per un attimo trattenni sbalordito il respiro: tutto mi appariva improvvisamente più chiaro. La prima generazione videoelettronica, quella che ha imparato più parole dalla macchina televisiva che dalla mamma non può essere ridotta a nessuna definizione univoca, come nessuna generazione, mai. Ho pensato al racconto di Andrew sentendo la notizia dei due ragazzi di Lecco. Alla loro storia e a come è stata raccontata.

E' difficile non rendersi conto del fatto che qualcosa è accaduto e sta accadendo nelle profondità dell'inconscio macchinizzato di coloro che oggi raggiungono la maggiore età. Sono cresciuti negli anni in cui i papà e le mamme erano sempre meno disponibili a occuparsi di loro perché l'orario di lavoro diventava sempre più lungo e flessibile in nome della competitività. Nella loro vita quotidiana si è aperto un abisso di tristezza e solitudine, riempito dalla competizione nel conformismo, dalle misere trasgressioni di chi non conosce altro che la miseria, e talvolta dalla violenza e dall'aggressività.

Ogniqualvolta leggo un episodio di cronaca di questo genere ciò che mi viene in mente è il deserto interiore: l'occupazione del tempo di vita da parte di quantità sempre più massicce di lavoro mal-salariato, l'intensificazione del ritmo degli impulsi mediatici a cui la mente infantile è esposta quotidianamente, la cancellazione progressiva dei luoghi che rendono possibile una qualche socialità.

I due ragazzi che a Lecco hanno ammazzato un benzinaio fanno parte di una galleria sempre più lunga, ormai quasi interminabile di automi irresponsabili. Quelli che uccidono finiscono sui giornali per qualche giorno, ma non sono che un piccolo segnale di una devastazione enormemente più ampia.

La mente della prima generazione videoelettronica sembra investita da un vero e proprio processo di mutazione psichica, percettiva, linguistica, comportamentale. La velocità del bombardamento videoelettronico rende impossibile una elaborazione discorsiva del vissuto emozionale. Il corpo della madre non esiste più per le carezze e il toccamento perché è risucchiato nel quotidiano caos della sopravvivenza metropolitana. E la scomparsa del corpo della madre distrugge, isterilisce l'affettività ed il piacer

 
I Miserabili PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 17 Dicembre 2004 01:00

Da un paese comunista ad un paese clericoliberalprogressista. Stessa etica e stessa disperazione : nasce la Corte dei Miracoli.

Altri sette arresti sono stati eseguiti dai Carabinieri del Reparto Operativo di Roma nell'ambito dell'indagine che ha permesso di sgominare, lo scorso Ottobre, un'organizzazione criminale dedita alla riduzione in schiavitu' e allo sfruttamento di disabili costretti a mendicare nelle vie del centro di Roma. A finire in manette sono stati sette romeni che erano stati inviati nella Capitale dall'organizzazione con lo scopo di rintracciare i disabili, che nel frattempo avevano trovato ricovero nei centri di accoglienza del Comune, ricondurli in Romania e quindi riavviarli alla stessa attivita' in altri grandi citta' europee o, nel peggiore dei casi, farli sparire definitivamente. Le vittime sono state liberate nuovamente dai carabinieri, giusto in tempo prima che venissero ricondotte nel loro paese d'origine, nel corso di un blitz avvenuto in un appartamento sul litorale sud romano dove erano guardate a vista dagli arrestati.

 
Non era un Federasta PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere del Mezzogiorno   
Venerdì 17 Dicembre 2004 01:00

Checché ne dica Gianandrea Antonellis che parla persino di “supposta” (!) collaborazione con i regimi degli anni Trenta. Cosa s’inventerebbero per annacquare le idee e per inquadrare il pensiero non conforme dietro la restaurazione post/borghese...

La figura del discusso filosofo Julius Evola è stata in questi ultimi tempi riportata alla ribalta grazie ad una serie di discussioni e polemiche scaturite nel trentennale della sua scomparsa. Ma, va notato, non in “occasione” della ricorrenza, che anzi è stata palesemente dimenticata (tranne che dalla rivista “Margini” di Salerno): ciò significa che l’insegnamento del “maestro” Evola (considerato, naturalmente, “cattivo” da chi non ne condivide l’impostazione tradizionalista) suscita un interesse che va ben al di là della commemorazione d’ufficio.

Attualmente sono tre le case editrici che si occupano del filosofo: le Mediterranee, che hanno riedito i principali lavori di carattere filosofico ed ideologico; le edizioni di Ar, che stanno pubblicando tutti gli scritti apparsi su varie riviste e quotidiani (recentemente sono usciti quelli de Il Borghese, Totalità, La Destra, Corriere Padano, Meridiano d’Italia, La rivolta ideale e La Stampa); infine Controcorrente, che già aveva pubblicato Ultimi scritti (attualmente in stampa la terza edizione) e che ora edita i testi della Fondazione Julius Evola.

I quaderni della Fondazione finora usciti sono saggi monografici dedicati rispettivamente al federalismo (a cura di Giovanni Perez), allo stato organico (Alessandro Bàrbera) ed all’apolitia (Riccardo Paradisi), temi particolarmente attuali ai nostri giorni. Infatti da un lato è sempre più palese il distacco dei giovani (e non solo) dalla vita politica attiva, valutato generalmente come segno di una più vasta sfiducia nelle istituzioni democratiche; dall’altro il federalismo sembra diventato l’obiettivo di tutti i partiti politici, una svolta necessaria per dare credibilità ad un mondo politico (o meglio partitico) percepito come irrimediabilmente invecchiato.

Evola federalista? Parrà strano a chi lo ritiene (erroneamente) un teorico del totalitarismo, vista la sua (supposta) collaborazione con i regimi dittatoriali degli anni Trenta, ma il filosofo può essere considerato un precursore dell’idea federalista, laddove essa venga percepita nel suo significato originario (e non nell’uso strumentale fatto dai politici odierni, siano essi i leghisti o i loro avversari). I suoi scritti in proposito (presentati da Giovanni Perez in una scelta antologica che va dal 1926 al 1953) si riferiscono all’idea naturaliter federalista che sottendeva la cultura politica europea prima dell’avvento dei nazionalismi: l’impero romano prima e poi i suoi eredi, il Sacro Romano Impero e l’impero asburgico, trovandosi ad amministrare genti di diverse etnie e culture non potevano non tenere conto delle profonde differenze esistenti tra gli amministrati. Di qui l’attenzione alle singole comunità esistenti sui vasti territori sotto la tutela dell’aquila (a una o a due teste): si pensi soltanto alla posizione degli Ebrei, che a Praga beneficiavano di un proprio quartiere, di un proprio Municipio e di amministrazione separata (situazione che era percepita come un privilegio e non certo come una discriminazione).

In tempi di rinata protesta giovanile paiono molto attuali anche le considerazioni evoliane sul ’68 (coeve alla conte

 
Tutto nella normalità PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 16 Dicembre 2004 01:00

Altre ondate di schiavi sulle coste siciliane. Passano inosservati : qualche riga solo quand’affogano. Nessuno che faccia notare come gli schiavisti siano quelli stessi che abbiamo armato e sostenuto contro i Serbi

Trecento migranti sono sbarcati la notte scorsa tra Porto Empedocle (Agrigento) e l'isola di Lampedusa, dove circa altri 90 extracomunitari sono in arrivo su un barcone avvistato all'alba nel Canale di Sicilia. Riprende dunque con intensita' il flusso migratorio, favorito dalle buone condizioni meteomarine. A Porto Empedocle sono approdati nella tarda serata 181 extracomunitari, in magggioranza asiatici, che hanno sostenuto di essere partiti dalla Turchia. Due di loro, sospettati di essere gli scafisti della traversata, sono stati fermati dalla Guardia di Finanza. Gli altri hanno trascorso la notte in un capannone industriale all'interno dello scalo marittimo perche' il centro di accoglienza di Agrigento e' chiuso per lavori di ristrutturazione. A Lampedusa sono giunti nella notte altri 119 immigrati, tutti uomini, alcuni dei quali adolescenti. Erano su un barcone che era stato avvistato da un elicottero a una ventina di miglia a Sud dell'isola ed era stato rimorchiato in porto dalle motovedette della Guardia Costiera. Le stesse motovedette sono salpate nuovamente all'alba quando e' stata segnalata a 58 miglia a Sud di Lampedusa una barca con a bordo circa 90 stranieri, tra i quali anche donne e bambini. Anche loro saranno condotti nel centro di accoglienza dell'isola dove dopo lo sbarco della scorsa notte si trovano 179 persone. Vi erano infatti gia' alloggiati 60 extracomunitari, arrivati il primo dicembre scorso. L'ultimo sbarco sulle coste della provincia di Agrigento era avvenuto martedi' all'alba, quando 50 immigrati erano approdati sulla spiaggia di Torre di Gaffe a Licata.

 
You can drive my car PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 15 Dicembre 2004 01:00

L’industria automobolistica responsabile del nostro degrado nei trasporti dal 1945 e complice di scelte politiche antinazionali, la Fiat, non è ancora del tutto della General Motors

"Durante l'incontro tra Fiat e General Motors tenutosi il 14 dicembre 2004, non e' stato raggiunto un accordo sui temi finanziari e industriali rilevanti relativi all'alleanza": lo scrive il Gruppo torinese in una nota ufficiale. "In proposito - si legge ancora - GM ha annunciato che intende notificare formalmente a Fiat la sua richiesta di avviare la procedura di 'mediation' secondo quanto previsto dalla Sezione 10.08 del Master Agreement. Tale procedura, che comporta un dialogo diretto tra i due amministratori delegati, ha lo scopo di permettere alle parti di risolvere la disputa prima di ricorrere ad altri mezzi, incluse le vie legali".

 
Sotto il segno della strage PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 09 Dicembre 2004 01:00

Il Senato degli Usa approva una riforma che dà ancor più poteri e meno vincoli giuridici ai famigerati e sanguinosissimi servizi segreti. Omicidi, stragi e strategia della tensione a livello planetario, senza che debbano renderne conto.

Washington, 9 dic. - Il Senato statunitense ha approvato la piu' ampia riforma dei servizi segreti dell'ultimo mezzo secolo. La legge, che tra l'altro prevede la creazione di un super-direttore dell'intelligence, passa ora alla firma del presidente George W. Bush.
La riforma dei servizi era stata varata anche dalla Camera dei rappresentanti e la firma di Bush e' l'ultimo passo prima dell'entrata in vigore. Per gli Stati Uniti e' una svolta storica, 54 anni dopo il National Security Act varato nel 1947 "per impedire una nuova Pearl Harbor", come ha ricordato durante il dibattito il presidente della commissione per i Rapporti con il governo Susan Collins. L'Intelligence Reform Act "ci aiutera' a prevenire un altro 11 settembre", ha sottolineato. La riforma tiene conto dei suggerimenti arrivati dalla commissione che ha indagato sulle stragi compiute da al Qaeda a New York e Washington nel 2001. In primo luogo, i commissari hanno denunciato una mancanza di coordinamento tra le 15 agenzie governative e proprio per questo e' stata creata la figura del Direttore nazionale dell'intelligence, un superministro che sovrintendera' alle operazioni dei servizi.

 
Farsa Continua PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 07 Dicembre 2004 01:00

Si riunisce a Buenos Aires la Conferenza internazionale della Convenzione di lotta al cambiamento climatico. Ma gli Usa, che il clima lo cambiano realmente, non partecipano. Una pagliacciata che ci riporta ai tempi della Società delle Nazioni

Parte oggi la maratona salva-clima di Buenos Aires: nella capitale Argentina fino al 17 dicembre si riunisce la 10/a Conferenza delle Parti firmatarie della Convenzione di lotta al Cambiamento Climatico ratificata da 189 nazioni. Un decennale doc con il Protocollo di Kyoto che entrera' definitivamente in vigore il 16 febbraio 2005 grazie alla firma della Russia, fondamentale per dare il via al documento internazionale che detta le norme per l'abbattimento dei gas serra (-6,5% di emissioni di Co2 per l'Italia al 2012 rispetto alle emissioni del '90).

Ecco in linea di massima le tappe della Conferenza di Buenos Aires: dopo l'elezione di componenti dell'ufficio di presidenza si procedera' all'ammissione ai lavori delle organizzazioni non governative e verra' anche stabilita la data dell'11/a Conferenza e il luogo che la ospitera' con il calendario provvisorio delle attivita' e delle riunioni degli organi della Convenzione 2005-2009.

Quindi la terza fase dedicata ai resoconti e alle relazioni degli organi sussidiari della Convenzione poi i lavori dedicati alla preparazione della conferenza delle parti firmatarie del Protocollo di Kyoto e all'integrazione tra gli obiettivi generali della Convenzione sul Cambiamento climatico e quelli del Trattato. Al termine dell'esame dell'esercizio finanziario e alla nomina del nuovo segretario esecutivo si riunira' il segmento ad alto livello, quello del quale fanno parte i rappresentanti ministeriali dei governi firmatari, al termine del quale sara' approvata la relazione finale.

Da considerare la profonda inutilità del tutto, visto e considerato che la stragrande maggioranza dei fattori d’inquinamento è prodotta dagli Stati Uniti che rifiutano di sottoscrivere qualsiasi accordo perseguendo la logica liberista e gangsterista nella quale si sono edificati: distruggere tutto, grande libido, senza pensare al domani.

 
Giù le mani dall’Ucraina! PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Martedì 07 Dicembre 2004 01:00

Putin non ci sta: l’Occidente deve smetterla di fare pressioni sull’Ucraina e su tutto lo spazio ex-sovietico. Nonostante tutto e tutti, Mosca continua il suo percorso verso l’indipendenza.

ANKARA - «La comunità internazionale non deve interferire con gli affari interni dell’Ucraina e delle altre repubbliche dell’ex Unione sovietica». Dalla Turchia, dove si trova in visita di Stato, il presidente russo Vladimir Putin torna a prendersela contro «la possente pressione politica dell'America e di Bruxelles» denunciata subito dopo il verdetto della Corte suprema dell'Ucraina.
A Mosca proprio non va giù il nuovo ballottaggio ordinato dai giudici tra i due Viktor (Yanukovic e Yushenko) per la poltrona di presidente. Spiazzato davanti a un verdetto tutto a favore del filo-occidentale Yushenko, il Cremlino si era sfogato con toni da guerra fredda, argomentando che sarebbe stato molto più coerente ripartire da zero, con elezioni ex-novo e con la possibilità di nuove candidature.
E oggi, dopo aver incontrato il presidente turco Ahmet Necdet Sezer, Putin è ritornato sulla questione spiegando esplicitamente di riferirsi, oltre che all’Ucraina, anche a tutto "lo spazio post-sovietico". In tutta questa aerea, qualsiasi intervento esterno - ha continuato Putin - potrebbe «creare una destabilizzazione».

NUOVA LEGGE ELETTORALE - In ogni caso, ha aggiunto oggi Putin, la Russia lavorerà «con qualsiasi leader eletto» in Ucraina.
Intanto Yushenko ha ribadito oggi che il parlamento deve approvare una nuova legge elettorale, che garantisca da brogli, entro mercoledì.

 
Se l’immigrazione entra in crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Panebianco   
Martedì 07 Dicembre 2004 01:00

Un articolo del Corriere della Sera che attesta l’avvento dei primi seri dubbi ad un’intellighentia prigioniera delle sue utopie e dei disastri che comportano. Al servizio (in)conscio del sistema delle multinazionali.

La settimana scorsa il Corriere ha pubblicato una approfondita indagine sui problemi che la Francia incontra nell’integrazione degli immigrati musulmani. Contemporaneamente, le cronache continuano a dare conto degli sforzi del governo Blair di abbandonare quella politica del «multiculturalismo» che la Gran Bretagna ha perseguito per anni e che non ha dato i frutti sperati. Francia e Gran Bretagna avevano adottato politiche opposte. Si parlava, addirittura, di due modelli di integrazione, quello «assimilazionista» francese e quello «multiculturalista» britannico (e, più in generale, anglosassone). Due diverse politiche, ciascuna delle quali coerente con le tradizioni costituzionali di Francia e Gran Bretagna. La politica assimilazionista francese puntava a un’integrazione fondata su uno scambio: la concessione della «cittadinanza repubblicana», con i suoi diritti di libertà, in cambio di una privatizzazione del credo religioso, del divieto di far valere entro l’arena pubblica le appartenenze religiose.
La politica multiculturalista britannica, all’opposto, concedeva generosamente spazi pubblici, sotto forma di «diritti collettivi», alle minoranze etniche o religiose. Nella prospettiva multiculturalista ciò avrebbe dovuto portare a un’armonica coesistenza fra i diversi gruppi all’interno di una società politica liberale e tollerante.
Tanto il modello assimilazionista quanto

 
Ora votate come vogliono loro PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 03 Dicembre 2004 01:00

Ucraina: dichiarato illegale il voto che non piace agli americani. Si torna alle urne e, stavolta, dovranno votare altrimenti. Come già è avvenuto due volte in Europa negli ultimi 12 anni…

Nel dichiarare illegale e dunque nullo l'operato della Commissione Elettorale Centrale, che aveva proclamato vincitore il premier filo-russo Viktor Yanukovich a spese del leader dell'opposizione Viktor Yushchenko, la Corte Suprema di Kiev ha invalidato i risultati del ballottaggio delle presidenziali tenutosi il 21 novembre scorso in Ucraina, e ha ordinato che si torni a votare: la data della nuova consultazione e' stata fissata dai giudici per il 26 dicembre.

 
Il “principe” ed i cortigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Martedì 30 Novembre 2004 01:00

Ancora su Ledeen, il burattinaio di ieri e di oggi che tanto piace agli emuli nostrani dei neocons. Sono proprio questi ultimi ad avergli permesso recentemente di pubblicare in Italia un libro ricco di perle impedibili.

Michael Ledeen, Il “Principe” dei neocons. Un Machiavelli per il XXI secolo, Nuove Idee, Roma 2004

“I soldati della élite della Delta Force statunitense sono quasi dei superuomini. (…) Giorno per giorno vengono loro imposte lunghissime marce con zaini pesanti, soli, avendo a disposizione solo una mappa ed un compasso per trovare la strada” (p.17). Ci si potrebbe chiedere, di fronte a questo incipit del libro di Michael Ledeen (noto collaboratore dei servizi spionistici americani), quale sia l’utilità di un compasso nella ricerca di una strada. Se fosse incline a nutrire sospetti cospirazionisti, il lettore potrebbe pensare che “mappa e compasso” è un’espressione in codice che sta per “squadra e compasso”, tanto più che la forza d’élite in questione è stata battezzata col nome di un simbolo caro ai liberi muratori: il Delta, per l’appunto.

Nulla di tutto ciò. Quel “compasso” è il risultato di un banale errore di traduzione: nel testo americano si legge infatti compass, che non significa “compasso”, ma “bussola”. Non nascono invece da errori di traduzione altre frasi straordinarie che si possono trovare in questo libro, apparso nella collana “La Destra nel Mondo” diretta da Andrea Marcigliano. Ne citiamo qualcuna.

A pagina 55: “Kofi Annan (…) diede a Saddam il tempo di spostare le sue armi di distruzione di massa dai siti che gli americani volevano ispezionare”. Ecco perché non le hanno trovate, queste diaboliche armi! Saddam le ha spostate. Chissà che prima o poi i marines o i carabinieri non riescano a trovare qualcosa…

A pagina 124 scopriamo che “gli italiani del nord” sono in rivolta. “Guidati da figure carismatiche” (presumibilmente Bossi e Borghezio), “enormi masse di popolazione si muovono al grido di vendetta per antiche offese, reali o immaginarie”. Sic.

A pagina 180 apprendiamo che Atatürk avrebbe potuto rivendicare “la guida legittima del mondo islamico”. Chi abbia avuto occasione di leggere nel n. 1 di “Eurasia” l’articolo di Martin Schwarz su L’eredità di Shabbetay Zevi troverà assurda questa affermazione di Ledeen. Come avrebbe potuto, un dönme, avanzare legittimamente la pretesa di essere un capo islamico, o addirittura di guidare “il mondo islamico”??? La spiegazione di questo wishful thinking del pensatore della Destra americana ci viene in qualche modo fornita da lui stesso, nel paragrafo di Ringraziamenti che conclude il volume: “La mia comprensione di Mosè deve molto a Rabbi Augusto Segre, un eroe della resistenza italiana, uno dei rari professori incaricati in Vaticano, l’autore di una profonda biografia di Mosè, e l’uomo che ha unito in matrimonio me e Barbara a Roma venticinque anni fa, davvero una benedizione! Il nostro terzo figlio nacque il giorno in cui morì Augusto, ed io l’ho chiamato come lui. Il mio libro, con l’espressione di tutta la mia gratitudine, è dedicato alla sua memoria” (pp. 187-188).

A questo punto, e alla luce delle relazioni dell’Autore, potrà essere istruttivo considerare alcune prese di posizione di quest’ultimo. Se per lui Atatürk è stato un eroe della prima metà del Novecento (“trasformò completamente la sua patria, portandola lungo la strada della libertà”, p. 180), nella seconda metà del secolo appena trascorso gli eroi abbondano: sono “Ronald Reagan, Margaret Thatcher, re Juan Carlos, Lech Walesa, Lee Kwan Yu, Deng Xiaoping, Nelson mandela e Vaclav Havel” (p. 184). Ma il più grande degli eroi del nostro tempo merita una menzione a parte: “L’ultimo rappresentante della generazione eroica del 1970/’80, papa Giovanni Paolo II, è prossimo alla fine della sua missione politica e religiosa” (ibidem).

Per comprendere il particolare concetto che Ledeen ha dell’eroismo, è fondamentale sapere che per lui il paradigma dell’eroe novecentesco è rappresentato da Sir Winston Churchill, difensore della libertà dell’Europa c

 
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