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Sia benedetto il governo fantoccio PDF Stampa E-mail
Scritto da AsiaNews   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Il Vaticano invita la comunità internazionale ad aiutare il governo del pupazzo filo-americano Allawi per “dire ‘basta’ al terrorismo”. Come se il finto governo “democratico” fosse un freno al terrorismo. Come se Allawi non fosse stato tirato in ballo in alcuni dei rapimenti più controversi. Come se fare dell’Iraq un protettorato americano aiutasse a pacificare l’area.

Città del Vaticano - Autobombe e decapitazioni ed in genere una
situazione di violenza che pare senza sbocchi hanno spinto il Vaticano a
prendere posizione in modo finora inusuale a favore del governo Allawi.
"Forse il giudizio della storia sull'intervento in Iraq sarà severo. Però
va considerato un fatto: questo figlio è nato. Sarà anche illegittimo, ma
ora c'è e ora bisogna educarlo ed allevarlo". La frase del cardinale
segretario di Stato, Angelo Sodano, apparsa in un'intervista data alla
Stampa dalla sede delle Nazioni Unite, è apparsa contemporaneamente ad una
presa di posizione dell'Osservatore romano e ad un'altra intervista dello
stesso segretario di Stato alla Radiovaticana. Una contemporaneità che
difficilmente può essere casuale e che dovrebbe trovare la sua ragion
d'essere proprio nelle affermazioni del giornale vaticano, che di fronte
al dilagare della violenza che distrugge prima di tutto il popolo iracheno
"non è il momento di dietrologie, dei 'se' e dei 'ma'. L'attuale
situazione
dell'Iraq richiede uno sforzo da parte di tutta la comunità
internazionale".

"Di fronte allo 'sconvolgente dilagare del terrorismo' - scrive oggi il
quotidiano - è urgente individuare strumenti efficaci che facciano da
argine alle violenze. È ora di dire 'basta' al ricatto; alla scellerata
sequela di ultimatum e di decapitazioni; di attentati e di ritorsioni".

Una situazione di instabilità a favore della quale la Santa Sede sembra
vedere quanto meno l'interesse dei Paesi vicini. "I terroristi - ha detto
infatti il card. Sodano - sanno che se una democrazia prendesse piede a
Baghdad metterebbe in difficoltà i Paesi vicini, come l'Iran e l'Arabia
Saudita, dove ancora si va in prigione per il possesso di un crocefisso".

Di qui la scelta della Santa Sede di sostenere il governo Allawi, che
trova
conferma in una anticipazione data dallo stesso card. Sodano: il Vaticano
accoglierà un ambasciatore di quel governo. "Ora bisogna aiutare il
governo
Allawi", ha detto Sodano. "L'attuale situazione dell'Iraq - si legge
sull'Osservatore romano - richiede

 
La nuova Pearl Harbour PDF Stampa E-mail
Scritto da www.aljazira.it   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Sono sempre più i saggi documentati che mettono in dubbio la versione ufficiale sull’undici settembre. Complottismo? Che bisogno ce ne sarebbe quando già nel 2000 i neoconservatori stessi auspicavano l’accadimento di un “evento catastrofico e catalizzante, quale ad esempio una nuova Pearl Harbour” per rilanciare la politica di dominio USA?

Dopotreanni, qualcosa è cambiato nella ricezione tributata dall'opinione pubblica mondiale alle teorie alternative sull'11 settembre. Il grande successo di alcune indagini indipendenti e l'istituzione di una commissione d'inchiesta da parte del Congresso americano - commissione di fronte alla quale recentemente né George W. Bush né Condoleezza Rice hanno potuto negare l'esistenza di chiari segnali precedenti all'11 settembre - sono le cause prime di questo mutamento: l'idea che "qualcosa non vada" nella ricostruzione ufficiale dell'amministrazione americana è ormai di pubblico dominio.

Il successo di "11 settembre, la nuova Pearl Harbour" di David Ray Griffin - che negli Stati Uniti ha avuto tre edizioni in un mese, ingresso nella top ten di amazon.com e che in Inghilterra è stato prefatto nientemeno che da Michael Meacher, ex ministro della Corona -è il risultato piùpalesedi questo mutamento. Non è scritto da un polemista di professione, bensì dal condirettore del Center for Process Studies che, partendo da una posizione di assoluto scetticismo sulle cosiddette "teorie del complotto", ne vaglia le principali e giunge a trovare in alcune di esse elementi indubitabilmente probanti.

Personalmente, al pari di Griffin, sono poco propenso ad avvalare le teorie del complotto. Non ho mai creduto per esempioa quelleche attribuivano ad Israele tutti i mali del mondo arabo.Però, come dice Griffin "Sembra ampiamente diffusa la convinzione che si possa rigettare a priori un'accusa una volta stabilito che essa rientri nell'ambito delle "teorie di complotto". Dichiarare di ripudiarle sembra quasi un requisito indispensabile per essere ammessi nel forum della discussione pubblica. Qual è la logica sottesa a questo convincimento? Non può essere il rifiuto letterale della pura e semplice idea che esistano delle macchinazioni. La accettiamo ad esempio ogni qualvolta crediamo che due o più persone abbiano preso accordi in segreto per raggiungere uno scopo illecito come rapinare una banca, frodare la clientela o alterare i prezzi. Saremmo più onesti, quindi, se seguissimo quanto affermato da Michael Moore: "Personalmente, non sono uno che vede complotti ovunque, a meno che non siano palesemente evidenti".

Nonvoglio soffermarmi sugli avvertimenti pre-11 settembre che sono stati ignorati, le indagini pima e dopo che sono state ostacolate, o sulle domande rimaste tuttora senza risposta su quella tragica giornata, tutti argomenti trattati nei minimi dettagli da Griffin. E come lui, non credo necessariamente in una pianificazione attiva da parte dell'amministrazione americana negli eventi drammatici di quel giorno. Ma mi chiedo - dopo aver letto il libro - se non ci fosse stato in qualche modo, una specie di "partecipazione passiva" ovvero una specie di "lasciar accadere" che è comunque un' accusa molto grave, considerato il numero elevato di vittime. Per questo, in questa sede, vorrei almeno soffermarmi sul titolo dell'opera: "11 settembre, la nuova Pearl Harbour".

Si sa che a costringere gli Stati Uniti ad intervenire nella Seconda Guerra Mondiale era l'attacco giapponese a Pearl Harbour. La guerra contro il Giappone ha obbligato gli Stati Uniti - in virtù del patto dell'Asse

 
Una tragedia della società multietnica PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Un lavoratore marocchino, in Italia da quasi quindici anni, ha ucciso di botte l’unica figlia femmina che non riusciva a vivere secondo i costumi dell’altra sponda del Mediterraneo.

Un marocchino di cinquantasei anni, residente in Italia da una quindicina, ha ucciso a botte l’unica figlia femmina. Lo sradicamento della famiglia aveva creato una lacerazione ed un’impossibilità di capirsi. Per l’uomo l’Italia è probabilmente una jungla di perdizione e la figlia avrebbe dovuto invece crescere secondo i costumi lasciati in Marocco. Per la giovane, praticamente nata in Italia, l’adolescenza è stata presumibilmente un dramma, un’oscillazione difficile tra due dimensioni mai assunte pienamente, una schizofrenia.

È il caso di intere generazioni di figli d’immigrati, condannati allo sradicamento e all’infelicità.

Sono altre centinaia di migliaiaoggi le anaologhe vittime del sistema dominante, quello del Crimine Organizzato, fondato sull’antifascismo, che ha come pilastri il narcotraffico, l’ipnosi mediatica, lo spettacolo del terrore, lo sfruttamento di popoli e materie prime, il traffico di esseri umani. E come complici tutti i soloni di ogni colore. Primi tra tutti quelli politicamente corretto
 
Viva la pappa col pomodoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Da Londra arriva l’ennesima conferma che la dieta mediterranea aiuta a vivere meglio. Nonostante ciò il “fascino” del pagliaccio colorato di McDonald’s penetra nelle abitudini alimentari degli italiani,sempre più impegnati con problemi di obesità. Ascoltiamo dunque Rita Pavone…

La dieta mediterranea aiuta a vivere piu' a lungo. Lo confermano due studi pubblicati dal Journal of the American Medical Association. Una ricerca dimostra che un regime alimentare controllato e basato sugli ingredienti della dieta mediterranea (frutta, vegetali, pesce e olio di oliva) abbassa del 23% il rischio di decesso negli ultra settantenni. Il secondo studio rivela che pazienti diabetici sottoposti a una dieta mediterranea hanno migliorato le loro condizioni generali di salute

 
Il cancro americano PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Una nuova arma da guerre spaziali nelle mani americane: nei satelliti geostazionari. Quale che sia il livello di fondatezza della notizia, appare sempre più evidente quanto oppositori alla Gheddafi o alla Bin Laden siano solo fantocci manovrati dal Pentagono.

L’esercito americano avrebbe messo di recente in orbita dei satelliti militari ultrasegreti annunciati come «satelliti d’osservazione» che sarebbero, in realtà, delle armi utilizzate per assassinare i leaders politici o religiosi considerati “nemici degli Usa”. Questi satelliti geostazionari sono dotati di cannoni ad alta precisione che emettono delle onde altamente cancerogene. Possono essere diretti con una precisione impressionante (con approssimazione di un paio di metri) sui luoghi di residenza del nemico da eliminare. In pochi mesi costui morrà di tumore senza che nessuno possa sospettarne la vera causa.

 
Un’altra tangentopoli dei servizi segreti PDF Stampa E-mail
Scritto da agi   
Giovedì 23 Settembre 2004 01:00

Verrebbero ordinate via mail le armi per le varie Spectre (Al Qaeda, Jihad, Hamas) . Un sistema di arricchimento per i mediatori dei servizi segreti che controllano ed alimentano il terrorismo che, con il narcotraffico, rappresenta il collante del sistema multinazionale a gestione americana.

Orvieto, 23 set. - Un annuncio pubblicitario sulla vendita di armi, bombe e quanto necessario per un vera guerra, apparso su un sito Internet in lingua inglese (www.shadowerew.com) ora non piu' attivo, ha fatto scattare una indagine da parte della Polizia postale di Orvieto che sta ricostruendo la pista di alcune e-mail spedite dall'estero. Tra gli elementi inquietanti apparsi sul sito, oltre al contenuto di quanto in offerta (sembra anche plastico, impianti elettrici, sistemi di puntamento elettronico, missili terra-aria) anche una lista di "clienti" conosciuti nel mondo dove il terrorismo e' presente e dove si combatte, tra cui Al Qaeda, Al Jihad, Hamas ed altri. Il sito e' stato visionato da esperti dell'intelligence italiana per verificarne l'attendibilita' e per cercare di risalire al provider che ha depositato il nome dello stesso. L'indagine va avanti nel massimo riserbo; non si escludono sviluppi in modo particolare all'estero.

 
Più che Dio poté la tecnica PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 22 Settembre 2004 01:00

Per impedire ai fedeli di utilizzare i cellulari, nelle chiese messicane è stata introdotta una strumentazione che ostacola le sonerie. Produzione degli israeliani: non deicidi ma fratelli maggiori ?

CITTA' DEL MESSICO,22 SET- Alcuni preti messicani hanno installato strumenti che rendono inutilizzabili i cellulari nei luoghi di culto. Prodotti dall'azienda israeliana Netline Communications Technologies, gli apparecchi hanno le dimensioni di altoparlanti da collocare all'entrata e sull'altare delle chiese evitando i continui ed insopportabili squilli durante le messe.

 
Uno al cerchio, uno alla botte. PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Martedì 21 Settembre 2004 01:00

Kofi Annan invita gli USA a “rispettare la legalità internazionale” e li bacchetta per Abu Ghraib. Non dimentica, però, di raccomandare il “rispetto dei diritti umani” in tutto il mondo (citando in modo sospetto il Sudan), il che non significa altro che favorire quella globalizzazione forzata dei valori che è alla base dell’imperialismo “etico” statunitense. Malgrado qualche buona iniziativa, è evidente che l’ONU non riesce ad uscire dalla retorica occidentalista. Decisamente, questa non è la soluzione.

NEW YORK - "I governi rispettino la legalità sul fronte internazionale e quello interno dei diritti umani e dei diritti civili". Il monito di Kofi Annan risuona durante l'inaugurazione della cinquantanovesima assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo che il segretario dell'Onu, la scorsa settimana aveva criticato come "illegale" l'invasione dell'Iraq. Parole a cui George W. Bush replica rivendicando la legittimità della guerra in Iraq ("abbiamo fatto rispettare le giuste richieste della comunità internazionale"), chiedendo ai Paesi dell'Onu di contribuire di più al superamento della crisi e definendo "spietati nemici" gli assassini di Eugene Armstrong, un ostaggio americano in Iraq.

La platea, composta da 64 capi di Stato, 25 capi di governo e 86 ministri degli Esteri, apre i lavori con una deroga al protocollo: prima del segretario generale dell'Onu prendono la parola dal podio i leader dei paesi dei Caraibi devastati dalla furia dell'uragano Jeanne. Poi tocca ad Annan che cita i luoghi dove "il dominio della legge è stato messo a rischio in varie parti del mondo": dal Darfur, in Sudan, all'Uganda; dal Medio Oriente a Beslan. Annan ricorda la tragedia della scuola in Ossezia, dove centinaia di bambini sono stati "massacrati brutalmente", ma invoca anche il rispetto dei diritti civili in Cecenia.

Infine l'Iraq, paese dei "civili massacrati a sangue freddo, dei lavoratori umanitari, dei giornalisti e altri non combattenti presi in ostaggio e messi a morte nel modo più barbaro", ma anche il paese che ha visto gli "ignominiosi abusi dei prigionieri di guerra" iracheni. "Nessuna causa, nessuna rivendicazione, per quanto legittima in sé, può giustificare questi atti" insiste Annan. Per il segretario dell'Onu il diritto internazionale viene "calpestato senza ritegno in tutto il mondo e gli abusi commessi nel carcere di Abu Ghraib ne sono un esempio". "Ancora una volta - continua Annan - vediamo calpestate le leggi fondamentali sul rispetto delle vite innocenti dei civili e soprattutto dei bambini". Bush però insiste. La risposta da dare al terrorismo
non è ritirarsi, ma vincere, dice il presidente degli Stati Uniti. "Il mondo ha bisogno di una nuova definizione di sicurezza". Infine la bacchettata finale: l'Onu faccia "di più" per la stabilizzazione dell'Iraq, perché "non vogliamo accettare che la democrazia sia un valore esclusivamente dell'Occidente" conclude il presidente americano.

(21 settembre 2004)

 
IL CENTRO WIESENTHAL SCEGLIE BERLUSCONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianna Pontecorboli   
Venerdì 17 Settembre 2004 01:00

Per la nota organizzazione sionista Berlusconi potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanità.

Il desiderio del rabbino Abraham Cooper, da quasi trent’anni braccio destro di Simon Wiesenthal al Simon Wiesenthal center di Los Angeles e’ molto semplice. Berlusconi, spiega, potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanita’. ‘’Abbiamo bisogno’’, dice,’’ di un paese che prenda l’iniziativa per avviare il processo’’.
L’idea che il centro californiano persegue e’ nata alla fine dello scorso anno da un gruppo di accademici americani, Da dicembre , il Simon Wiesental, l’organizzazione ebraica nata per assicurare alla giustizia i criminali nazisti, ne ha fatto ufficialmente una delle sue battaglie.
‘’La nostra ragione e’ duplice’’,spiega il rabbino Cooper,’’ la prima e’ un segno di solidarieta’ da parte di tutti i paesi con l’affermazione che questo tipo di comportamento e’ inaccettabile e criminale. La seconda e’ di dare alle vittime, alle famiglie delle vittime e anche agli stati un meccanismo legale per perseguire chi promuove queste azioni’’.
La legge internazionale come e’ ora, puntualizza il rabbino, e’ diretta contro quei gruppi che possono essere legati direttamente ai governi che li sponsorizzano. Ma questo, nella situazione attuale, non e’ piu’ il caso. ‘’Non e’ il modo di operare di Al Qaeda, ne’ di quegli sceicchi che dal Qatar mandano in giro il loro messaggio attraverso Internet o Al Jazeera. Eppure sono loro che creano la cultura dell’odio ’’dice.
Per promuovere l’iniziativa, il centro Simon Wiesenthal si muove attivamente ormai da mesi, i suoi rappresentanti hanno incontrato il Papa in Vaticano , il rappresentante dell’Unione Europea, Xavier Solana, i ministri degli esteri di 18 diversi paesi.
‘’Il Papa si e’ mosso molto in fretta e ci e’ stato molto utile’’, racconta Abraham Cooper,’’ Lo abbiamo incontrato, credo, all’inizio di dicembre e proprio il giorno dopo ha ricevuto in Vaticano un gruppo di cristiani e musulmani e ha detto loro in termini molto semplici che questo tipo di azioni non puo’ essere giustificato invocando il nome di Dio’’.
In quasi un anno, pero’, la strada verso una risoluzione dell’Onu si e’ scontrata contro tutta una serie di ostacoli tanto ambigui e sfuggenti quanto difficili da sormontare.
‘’Quello che ci serve e’ uno stato, abbiamo tentato con l’America Latina, siamo in contatto con la Turchia, il primo ministro ci ha giusto scritto, abbiamo scritto perfino a Bush e Kerry, anche se non crediamo che gli Stati Uniti siano il paese giusto, la Turchia o un paese europeo sarebbero meglio. Speravamo, considerando anche che tante vittime sono musulmane, che qualcosa si sarebbe mosso, ma per ora non e’ancora successo ‘’, ammette il rabbino,’’Ci vuole una volonta’ politica, la determinazione a tracciare una linea. D’altra parte, dopo quello che e’ successo in Russia, se la comunita’ internazionale non trovera’ un accordo quando si riunira’ tra qualche giorno all’Onu, vuol dire che ci avviamo a gran velocita’ a un nuovo oscurantismo’’.
A legare le mani della comunita’ internazionale, secondo l’opinione del centro Simon Wiesenthal, e’ soprattutto quella che Cooper definisce ‘’la tirannia della maggioranza’’ all’interno del Palazzo di Vetro, la percezione, in altre parole, che il blocco dei paesi islamici finirebbe per bloccare l’idea. ‘’ Non credo che sia una percezione giusta’’, asserisce il rabbino,’’solo negli ultimi giorni una parte significativa dell’opinione pubblica araba si e’ schierata contro quello che e’ successo nella scuola russa. E poi questa questione non ha niente a che fare con il conflitto israelo-palestinese, la piaga e’ cominciata in Sri Lanka e ora fa sempre piu’ vittime musulmane in tutto il mondo’’. La soluzione, comunque, potrebbe venire da un’Italia sdegnata e coraggiosa. ‘’Se Berlusconi o un altro importante politico italiano sollevasse

 
Bush vs Putin PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 15 Settembre 2004 01:00

Bush, che pure si considera difensore del cristianesimo, sembra aver dimenticato la parabola biblica della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave nel proprio. Il presidente statunitense continua infatti a dirsi preoccupato per la democrazia russa. Ma non è lo stesso presidente eletto con i brogli elettorali della Florida? Non è a capo di un paese governato da un’oligarchia di miliardari che fanno solo i propri sporchi interessi alle spalle dei popoli del mondo?

WASHINGTON - George W. Bush è preoccupato per il futuro della democrazia in Russia. Dopo Colin Powell, anche il presidente Usa ha puntato il dito contro la revisione istituzionale anticipata da Vladimir Putin sulla scia della recente strage di civili nella scuola di Beslan in Ossezia del Nord.

Bush ha ipotizzato che le decisioni del Cremlino possano indebolire la democrazia del Paese. "Mentre i governi combattono i nemici della democrazia", ha sottolineato il presidente americano, "debbono però appoggiarne i principi".

Il presidente Usa ha avuto commenti critici sulla centralizzazione del potere prevista dal presidente russo che non solo vuole creare un'agenzia nazionale anti-terrorismo, come si progetta di fare negli Usa, ma intende anche sospendere le elezioni dirette dei governatori. Per Bush, che ha reiterato di essere "fianco a fianco" con Putin nella lotta contro il terrorismo, "le grandi democrazie hanno un equilibrio di poteri" tra governi centrali e locali. Di qui la preoccupazione che i provvedimenti annunciati "possano minare la democrazia in Russia", facendo venire meno l'equilibrio.

In precedenza, il portavoce di Bush Scott McClellan, pur insistendo sul fatto che gli Stati Uniti appoggiano la Russia nella lotta contro il terrorismo, aveva espresso inquietudini per la sorte della democrazia in Russia, come aveva già indicato ieri il segretario di Stato americano Colin Powell. Oggi il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, ha respinto le critiche di Powell, sostenendo che Washington non ha il diritto di imporre il suo modello di democrazia a nessuno.

 
Cecenia: i soliti intrighi dei soliti noti PDF Stampa E-mail
Scritto da Jeffrey Steinberg   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

I neoconservatori americani sono dentro fino al collo nelle vicende cecene. L’istigazione del fondamentalismo islamista in funzione anti-russa ( e con un occhio, tanto per cambiare, agli oleodotti) fa parte di una strategia ormai collaudata. Qualcuno, però, preferisce ancora parlare di scontri di civiltà: in effetti è molto più comodo che cercare i veri responsabili.

Criticando espressamente i paesi occidentali in un discorso dell'8 Settembre, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto che essi "hanno responsabilità dirette per la tragedia del popolo ceceno perché danno asilo politico ai terroristi. Quando i nostri partner occidentali dicono che dobbiamo rivedere la nostra politica, che essi chiamano tattiche, io li inviterei a non interferire negli affari interni della Russia". Lavrov faceva così riferimento alle decisioni di Stati Uniti ed Inghilterra di dare asilo politico a due leader separatisti ceceni, Ilyas Akhmadov e Akhmed Zakayev, che oggi vivono rispettivamente a Washington e a Londra. I due hanno avuto legami con Aslan Maskhadov e Shamil Basayev, i dirigenti di due fazioni indipendentiste cecene. Ma questa decisione di autorità inglesi e americane di ospitare e proteggere gente vicina alla recente ondata di terrore che ha scosso la Russia è solo la punta dell'iceberg. L'EIR ha iniziato una ricerca sulla strategia degli ambienti liberal-imperialisti, in Inghilterra e negli USA, che mirano a sottrarre alla Russia tutta la regione caucasica ricca di petrolio. Si tratta di una strategia che procede a tutto vapore dal 1999 e che s'inquadra più generalmente nel contesto del Piano Bernard Lewis, che diventò operativo negli anni Settanta, con cui ci si riproponeva di minare tutta la regione meridionale dell'allora Unione Sovietica, trasformandola in un "Arco di crisi". I punti focali del piano di destabilizzazione a lungo termine, che contava di fare leva soprattutto sull'istigazione del fondamentalismo islamico, erano l'Afghanistan e la Cecenia.

Brzezisnski, Haig e Solarz

Chi segue regolarmente l'EIR non si meraviglierà del fatto che tra gli architetti delle provocazioni oggi in atto nel Caucaso spicchi Zbigniew Brzezinski, il consigliere di sicurezza nazionale di Carter che per primo adottò i piani geopolitici messi a punto da Lewis all'Arab Bureau di Londra, che contavano di usare il radicalismo islamico contro il comunismo sovietico. "L'arco di crisi" di Brzezinski e Lewis fu ereditato in blocco dall'amministrazione Reagan-Bush nel 1981. Questo fu in parte dovuto ai buoni uffici del direttore della CIA William Casey e dall'allora capo dei servizi francesi Alexandre de Maranches. La promozione dei mujhaiedeen diventò un progetto curato dalla banda dei neo-con che si trasferì al Pentagono ed al Consiglio di Sicurezza nazionale con Reagan, con i soliti noti in testa: Douglas Feith, Michael Ledeen e Richard Perle. Nel 1999 un centro di coordinazione delle destabilizzazioni che i neo-con giustificano in nome dei diritti umani, la Freedom House fondata da Leo Cherne, lanciò un organismo chiamato American Committee for Peace in Chechnya (ACPC). L'obiettivo dichiarato: interferire negli affari interni della Russia ricorrendo alla scusa secondo cui "la guerra russo-cecena" deve essere risolta "pacificamente". A guardare la lista dei presunti pacifisti dell'ACPC si resta però perplessi. I fondatori sono infatti Brzezinski, Alexander Haig (segretario di stato che disse "ci sono io al comando" quando Reagan fu vittima dell'attentato del 1982), e l'ex deputato Stephen Solarz. Tra i membri: Elliot Abrams, Kenneth Adelman, Richard Allen, Richard Burt, Elliot Cohen, Midge Decter, Thomas Donohoue, Charles Pairbanks, Frank Gaffney, Irving Louis Horowitz, Bruce Jackson, Robert Kagan, Max Kampelman, William Kristol, Michael Ledeen, Seymour Martin Lipset, Joshua Muravchik, Richard Perle, Richard Pipes, Norman Podhoretz, Arch Puddingto

 
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