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Più total che global PDF Stampa E-mail
Scritto da apcom   
Venerdì 27 Febbraio 2009 01:00

Francesi nel gas nigeriano in accordo-competizione con la Russia

Il gruppo petrolifero francese Total è pronto a partecipare alla realizzazione del gasdotto trans-sahariano, che pomperà gas dalla regione del Delta del Niger, nel sud della Nigeria, fino ai terminal presenti sulla costa algerina. Un progetto che consentirà all'Europa di ridurre la sua dipendenza dalla Russia, sottolinea oggi il Financial Times, segnata da continue interruzioni nell'erogazione del gas. Il direttore generale della Total in Nigeria, Guy Maurice, ha sottolineato come il progetto rappresenti un investimento strategico a lungo termine per il Paese e che "Total è pronta a partecipare". Da parte sua, il colosso russo Gazprom ha già fatto sapere di voler partecipare all'opera da 15 miliardi di euro, sottoscrivendo già lo scorso settembre un memorandum di intesa con la Nigerian National petroleum Corporation per una collaborazione nell'esplorazione, nella produzione e nel trasporto. Tuttavia, il progetto rischia di incontrare grandi difficoltà, innanzitutto per le minacce alla sicurezza poste dai militanti che operano nella regione, quindi per le divergenze sulla divisione dei profitti tra i diversi Paesi.
 
Integrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 27 Febbraio 2009 01:00

Tutti copiano i difetti di tutti; la contaminazione culturale tanto cara alla Caritas è già un dato di fatto

Una donna romena di 34 anni è stata sequestrata e violentata per giorni a Cosenza da un connazionale e da un immigrato marocchino, che sono stati arrestati dai carabinieri. Ad abusare della donna è stato dapprima il marocchino, Said Echi Chercki, di 36 anni, che, dopo averla sequestrata mentre aspettava l'autobus, ha portato la romena, sotto la minaccia di un coltello,in un capannone, dove l'ha tenuta segregata per circa dieci giorni. Il marocchino ha condotto poi la donna alla stazione degli autobus. Qui la donna è stata avvicinata da un connazionale che con la scusa di aiutare la connazionale, il romeno Marin Tanase, di 34 anni, ha minacciato il marocchino. Il romeno poi, a sua volta, ha portato la donna in un altro capannone dove per altri cinque giorni l'ha sottoposta a violenze ed abusi sessuali. La donna, approfittando di un momento in cui Tanase si era allontanato, è riuscita a liberarsi ed ha denunciato le violenze subite ai carabinieri, che hanno identificato ed arrestato, grazie alla collaborazione della donna, i due presunti responsabili delle violenze, che sono stati condotti in carcere. Ha chiesto aiuto ai passanti, in entrambe le occasioni in cui è stata sequestrata, ma nessuno ha voluto aiutarla. E' quanto hanno riferito i carabinieri a proposito del doppio rapimento subito dalla romena di 34 anni violentata a Cosenza. I due sequestri della donna, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, sono avvenuti alla stessa stazione degli autobus, davanti a decine di persone. La donna, in entrambe le occasioni, quando è stata prelevata con la forza e trascinata via, ha gridato, chiedendo aiuto ai passanti, che sono rimasti indifferenti. La romena lavora come badante per una famiglia di San Benedetto Ullano (Cosenza), alle porte della città. Il marocchino ed il romeno accusati di averla violentata sono entrambi disoccupati ed hanno precedenti penali non specifici. I carabinieri sono giunti ai due arresti grazie alle indicazioni molto particolareggiate fornite dalla badante romena. La donna è stata portata in ospedale, ma dopo le cure prestatele è stata dimessa ed affidata ad un istituto di accoglienza.


 
Tradizione in estinzione PDF Stampa E-mail
Scritto da apcom   
Giovedì 26 Febbraio 2009 01:00

In attesa di usare tutti tre o quattrocento parole. In inglese

E' stata presentata a Parigi la versione per internet del nuovo "Atlante delle lingue in pericolo nel mondo", promosso dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per la scienza e la cultura (Unesco). "Alcuni dati contenuti nella nuova edizione sono particolarmente inquietanti - si legge nella nota di presentazione, citata dall'agenzia Misna - su circa 6.000 lingue esistenti nel mondo, più di 200 si sono estinte nel corso delle ultime tre generazioni, 538 sono in situazione critica, 502 seriamente in pericolo, 632 in pericolo e 607 vulnerabili". Secondo l'Unesco, sono 199 le lingue ormai parlate da meno di 10 persone, altre 178 sono invece parlate da gruppi tra 10 e 50 persone. Alla redazione dell'Atlante hanno collaborato più di 30 linguisti, dimostrando che il fenomeno della scomparsa delle lingue si manifesta in tutti i continenti e in condizioni sociali ed economiche molto diverse tra loro. Nell'Africa sub-sahariana, dove vengono parlate circa duemila lingue diverse (un terzo del totale mondiale) è probabile che nei prossimi 100 anni ne scompaiano il 10%. Il direttore dell'Unesco, Koichiro Matsuura, ha detto che "la scomparsa di una lingua porta alla sparizione di numerose forme del patrimonio culturale immateriale, in particolare della preziosa eredità costituita dalle tradizioni e dalle espressioni orali, dai poemi alle leggende, fino ai proverbi e ai motti di spirito, della comunità che le parla. La perdita delle lingue avviene a detrimento del rapporto che l'umanità intrattiene con la biodiversità, perché esse veicolano numerose conoscenze sulla natura e l'universo".
 
Usa before PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Mercoledì 25 Febbraio 2009 01:00

Gli aiuti tedeschi all'industria automobilistica. Di proprietà della General Motors

Il governo tedesco è pronto a intervenire in aiuto della Opel con un prestito straordinario. Lo scrive il quotidiano Financial Times Deutschland (Ftd). Finora Berlino lavorava all'ipotesi di una garanzia pubblica per la casa automobilistica, ma secondo il giornale adesso l'Esecutivo della cancelliera Angela Merkel ritiene che un prestito sarebbe la soluzione più indicata poiché permetterebbe di intervenire con maggiore rapidità.

La Germania intende certamente proteggere i livelli occupazionali: al contempo però riesce anche a dare un aiuto ai piani di “stimolo” di Barack. Non dimentichiamo che la Opel è infatti uno dei marchi della General Motors, che sino a prova contraria ha sede a Detroit e non a Francoforte. Il “buy american” sarà così rispettato…

 
Pijatevela un po' PDF Stampa E-mail
Scritto da affaritaliani   
Lunedì 23 Febbraio 2009 01:00

Indonesia, pornografia, moralismo e costituzione.

E' stata respinta per "ragioni tecniche" la prima richiesta di revisione per vizio di costituzionalità della legge anti-pornografia adottata lo scorso ottobre e definita filo-islamica dalle minoranze religiose e da gruppi di intelletuali e artisti dell'Indonesia. La Corte Costituzionale ha dato risposta negativa alla richiesta della 'Persatuan Masyarakat Hukum Adat Minahasà, un'associazione di avvocati, artisti e studenti del nord del Sulawesi, una parte del paese a prevalenza cristiana. Per l'associazione la legge è contro la Costituzione perché "limita la cultura e le arti indonesiane". Ma i giudici hanno detto che non possono esaminare la petizione, perché non è chiaro se è stata avanzata da individui o da una associazione con personalità giuridica. Rico Pandeirot, l'avvocato che ha rappresentato l'associazione, ha assicurato che studierà i dettagli e presenterà nuovamente la richiesta entro 14 giorni. Altri gruppi, tra cui uno che risiede nell'isola a maggioranza indù di Bali, stanno lavorando a ricorsi contro la legge. Il testo della norma si basa su una vaga definizione di 'pornografià e i suoi critici temono che possa portare a interpretazioni troppo ampie e a criminalizzare pratiche culturali delle minoranze etniche e religiose dell'arcipelago, violando la Costituzione. In base alla nuova legge, infatti, anche il disegno di un artista che riproduce un corpo nudo potrebbe essere considerato pornografia. A preoccupare è anche un articolo che permette a gruppi civili di agire per prevenire la diffusione della pornografia. Questo è visto come una porta aperta per i gruppi islamici radicali, già molto attivi nel Paese. In Indonesia, un arcipelago di oltre 17mila isole, vivono 240 milioni di persone esponenti di oltre 45 gruppi etnici e di tutte le maggiori religioni del mondo. Oltre l'85 per cento degli abitanti è di credo musulmano.
 
Mezzaluna a stelle e strisce PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Mercoledì 29 Dicembre 2004 01:00

Nuove elezioni in Uzbekistan. Filoamericani ,al governo dal '92: i dissidenti catturati e incarcerati. Benvenuti in democrazia!

TASHKENT - Nuove elezioni, vecchi metodi in Uzbekistan. le urne ieri mattina si sono aperte alle sei (ora locale, le due in Italia). la popolazione era chiamata a eleggere i membri dei due rami del Parlamento.

È la prima volta che si vota per due Camere separate in un sistema che fino ad oggi è stato monocamerale.

Alle elezioni però partecipano solo i partiti favorevoli al presidente Islam Karimov, al potere fin dallo sfaldamento dell?Unione sovietica alla fine del 1991.

Le forze dell'opposizione sono state tutte escluse, mentre i dissidenti sono in prigione o in esilio. Le forze di sicurezza, secondo le organizzazioni per il rispetto dei diritti dell'uomo, fanno ricorso sistematicamente alla tortura.

L'Uzbekistan è un alleato degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo e

il presidente Karimov ha permesso l?uso del territorio del suo Paese alle forze americane durante la guerra contro i Talebani.

Proprio nei giorni scorsi, per prendere le distanze da Mosca, karimov aveva criticato «l?eccessivo impegno» del presidente Putin nelle elezioni in Ucraina a fianco di Yanukovic. Un?intromissione che ha causato più guai che vantaggi per il candidato filorusso alla presidenza dell?Ucraina, ha aggiunto.

 
Libero purché nascosto PDF Stampa E-mail
Scritto da I.S.   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Un cantante rock, arrestato perché in possesso di “simboli nazisti” è stato assolto a Praga perché “non li ostentava”. Della serie: sei libero di pensarla liberamente purché tu ti nasconda.

Un cantante di rock “neonazista”, denis Gerasimov, arrestato all’aeroporto di Praga lo scorso febbraio in possesso di “simboli nazisti” e di compact-dic “neonazissti” è stato assolto in quanto i simboli non erano ostentati.

 
L’Ucraina al voto coatto PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Un solo verdetto delle urne è consentito agli ucraini. Gli americani, che intendono strangolare la Russia e infiacchire ulteriormente l’Europa, li intimano di votare per Yushenko

KIEV - Gli ucraini hanno cominciato a votare stamane alle 8:00 ora locale, le 7:00 in Italia, nel ballottaggio bis decretato per scegliere il loro presidente tra i due Viktor in lizza : l'oppositore filo occidentale Yushenko e il premier filorusso Yanukovic. I circa 33 mila seggi nel Paese si sono aperti in un clima di relativa calma e senza incidenti. La sfida elettorale si ripropone dopo l'annullamento per brogli del 21 novembre scorso, deciso dalla Corte suprema sull'onda della pacifica sollevazione popolare di massa lautamente finanziata dagli Usa dei seguaci di Yushenko ribattezzata poi 'rivoluzione arancione'.
Il nuovo ballottaggio si svolge sotto il controllo di circa 12.000 commissari politici, eufemisticamente chiamati “osservatori stranieri”. Il precedente ballottaggio, che aveva visto la vittoria di Yanukovic, non era piaciuto all’oligarchia dominante alla Casa Bianca che ha preteso la ripetizione delle votazioni, nella speranza che, con l’ausilio dei suoi commissari politici – già segnalatisi provetti maghi nelle elezioni presidenziali americane (più voti che votanti in molte sezioni elettorali per Bush), l’esito stavolta cambi.

 
E l’Italia si adegua subito PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniela Minerva (L’Espresso)   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Privatizzazione della sanità: l’ultima frontiera della rapina globale made in U.S. L’Italia, ovviamente, si uniforma di corsa. Sulla tua pelle.

Prendiamo un bambino di quattro anni che tossisce ininterrottamente per 365 giorni l'anno. Il pediatra, ospedaliero, ipotizza una qualche forma allergica e, alla vigilia dell'autunno, gli prescrive un certo numero di accertamenti. Ma il presidio pubblico della civilissima Asl Emilia-Romagna gli dà appuntamento nell'aprile dell'anno dopo. Aspettare e passare l'inverno con gli aggravi sintomatici inevitabili con le altrettanto inevitabili malattie da raffreddamento? No, bastano 350 euro, e in una settimana il pediatra avrà le analisi utili per procedere con la terapia e, chissà, il bimbo potrà smettere di tossire almeno un po'. Oppure, prendiamo una colf ecuadoregna incinta nel bailamme della sanità capitolina di inizio estate. Serve un'ecografia. Sei mesi: ovvero, quando il bimbo potrebbe essere già nato. Con 120 euro si fa subito.
Non basta? Seguiamo allora nel suo peregrinare una signora di 63 anni affetta da un tumore metastatico del colon. Ha una tempra da leone e sono tre anni che passa da una terapia all'altra, tenendo a bada il suo male e facendo la vita di sempre (a parte i periodi della chemio). Ma l'oncologo ha impiegato tutte le armi che aveva a di sposizione e dopo un po' nella guerra contro il cancro le armi si spuntano. La scienza, però, ne mette in campo sempre di nuove: arriva l'Erbitux, l'ultimo nato nella celebratissima famiglia delle nuove terapie anticancro. Ma costa precisamente 5 mila euro a ciclo. La casa che lo commercializza, la Roche, conosce lo stato pietoso in cui versano le casse delle Asl e, come di consueto, lo fornisce gratuitamente solo all'interno di protocolli clinici di sperimentazione in cui la signora non rientra. Biasimereste l'oncologo che sa quanto il farmaco potrebbe servire alla signora e si offre di somministrarlo in una clinica privata se lei se lo compra? La signora e il suo medico si arrangiano come possono, ma poi lei chiama il Tribunale per i diritti del malato per raccontare la sua storia e, se non altro, indignarsi.
Già queste sembrano tre storie di quotidiana indignazione. Di diritti negati, di cittadini vessati: le solite, insomma, quando si racconta la sanità italiana. Ma non è così. Perché vicende come queste non sono usata malasanità, ma esempi di una trasformazione importante del nostro sistema sanitario nazionale che, sotto i colpi delle riforme e dei tagli, si sta modificando in un sistema misto: a compartecipazione, in cui a fronte di uno Stato che spende meno ci sono i cittadini che si pagano le prestazioni. Lo documenta con grande precisione il 'Rapporto Ceis Sanità 2004', redatto da un gruppo di lavoro coordinato dall'Università di Roma Tor Vergata che snocciola le cifre di questa privatizzazione silenziosa. Inevitabile, forse, a fronte del principio che si va lentamente affermando anche negli ambienti più affezionati al servizio pubblico che 'chi può permetterselo collabori alla spesa sanitaria', ma inevitabilmente iniqua perché non avviene all'interno di un sistema che accetta il principio e lo regola, stando bene attento all'equità, ma procede a caso, in maniera sgangherata e forzata, generando sacche inedite di povertà.
Così, nel 'Rapporto Ceis' leggiamo che "l'equità sociale del sistema sanitario italiano risulta decisamente bassa nei confronti internazionali. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi nell'impatto sui bilanci delle famiglie della spesa sanitaria sostenuta direttamente". Che, come mostra il grafico qui sotto, oggi copre oltre il 27 per cento dei costi del siste

 
La forza sulla ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Venerdì 24 Dicembre 2004 01:00

La Fallaci si riprende il Corriere della Sera ? Sarebbe lei la grande elettrice di Paolo Mieli alla testa del famoso quotidiano che è la voce doc delle oligarchie che invasero ed occuparono l'Italia

Uno dei grandi elettori occulti di Paolo Mieli alla direzione del Corriere è stata Oriana Fallaci. E ieri, sulla prima pagina del giornalone milanese, ce n'era un segno di riconoscenza alquanto tangibile, con l'autorevole perorazione delle ragioni di Oriana firmata da Ernesto Galli della Loggia, ché «certo, molte delle opinioni della Fallaci sono, forse, in parte o del tutto sbagliate, sono presentate e argomentate in modo spesso sommario e asseverativo, ma hanno un merito grande: sono opinioni vere, forti».
Il fatto è che la Fallaci in Rcs conta più di qualcosa: la sua penultima fatica pamphlettistica ha venduto un milione di copie, e anche se il cofanetto natalizio apocalittico, con appendice, non sembra avviato allo stesso successo editoriale, non c'è casa editrice che non si terrebbe cara cara una tale macchina da soldi.
Negli ultimi tempi l'ombrosa Oriana, che passa ormai molto tempo in Italia, non aveva un buon rapporto col Corriere di Folli. Anzi, ce l'aveva pessimo. Aveva percepito nella freddezza del direttore una sostanziale indisponibilità della sua testata a usarla come polemista principe sui temi del terrorismo e del rapporto col mondo islamico, un imbarazzo istituzionale per le sue posizioni così radicali.
E aveva reso esplicita la sua irritazione in occasione del lancio di ³Apocalisse², organizzandone una gestione mediatica fatta apposta per far dispetto al Corriere. Aveva infatti acconsentito a una conversazione con tre giornali, tra i quali non c'era il Corriere, ma c'era il suo diretto concorrente, la Repubblica (gli altri due erano la Stampa e il Foglio, il cui direttore Giuliano Ferrara si è di recente sdebitato con il celebre autodafè «lo stronzo ero io»).
Al giornale di Folli sarebbe stata consentita, ovviamente, l'anticipazione, ma senza colloquio. Poi le cose sono andate diversamente. Perché i reciproci sospetti sulla rottura dell'embargo avevano portato la Stampa e il Foglio a uscire un giorno prima, e la Repubblica a non uscire per niente. Il risultato è stato che il giornale della Fallaci, il Corriere, è arrivato un giorno dopo, e alquanto sotto tono. Da notare che per la Stampa il giornalista invitato era Pierluigi Battista, appena qualche settimana dopo nominato da Mieli vicedirettore del Corriere.
Dal canto suo, Mieli aveva colto l'orgoglio e la rabbia della Fallaci, e da buon difensore degli interessi della Rcs si era adoperato a mitigarli con un'assidua frequentazione (ha pranzato varie volte con lei) e con un'assidua perorazione delle sue buone ragioni presso i vertici della Rcs.
Non c'era quindi solo l'intuizione di un giornalista sanguigno come Feltri nell'editoriale-commiato che ha dedicato qualche giorno fa a Folli: avevi in casa una bomba per battere in traccia Repubblica - ha scritto su Libero rivolgendosi all'ormai ex direttore del Corriere - e non l'hai fatta detonare: se scatenavi la
 
Dalla padella nella brace PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Mercoledì 22 Dicembre 2004 01:00

Quindici anni fa una congiura oligarchica in Romania metteva fine al regime e alla vita di Ceaucescu. Dal comunismo al liberal/comunismo, il Paese è retrocesso in un inferno socioculturale. La versione di un protagonista di quei drammatici eventi

All'epoca in cui era ambasciatore a Tunisi, l'ex vice primo ministro romeno Gelu Voican Voiculescu rievocò per noi le giornate del dicembre 1989, che culminarono con la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie Elena, al termine di un processo sommario organizzato dallo stesso Voican Voiculescu.

La biografia dell'ex vice primo ministro è tutta particolare. Originario di una famiglia che ha dato alla Romania il principe Mihai Sturdza, ministro degli Esteri nel governo nazional-legionario, Gelu Voican Voiculescu si scontra ben presto con il regime nazionalcomunista. A diciotto anni, nel 1959, è espulso dall'Istituto di Ricerche Petrolifere della Facoltà di Geologia in quanto "esponente della reazione interna in contatto con la reazione esterna"; è accusato di portare un crocefisso al collo, di non partecipare ai corsi di dottrina marxista-leninista, di praticare un genere di pittura decadente, di essere incline al misticismo, di nutrire disprezzo nei confronti dell'educazione comunista e così via. "Questi capi d'imputazione furono sufficienti perché venissi espulso dall'università, con grandissimo scandalo, allorché si fece un'epurazione su vasta scala nel mondo studentesco. Il regime di Gheorghiu Dej doveva far fronte a un epifenomeno della rivolta d'Ungheria, manifestatosi da noi con un ritardo di due o tre anni rispetto al 1956. Si cercò di reprimere ogni tentativo di contestazione che potesse verificarsi nelle file studentesche, perch‚ si sapeva che gli studenti rappresentavano un'avanguardia. Ebbene, con queste misure la gioventù fu costretta al silenzio. Nella seduta che decretò la mia espulsione ebbi l'improntitudine di affrontare le autorità accademiche, strappando un applauso ai presenti, sicché‚ nella prosecuzione pomeridiana della seduta, fu ammesso in sala soltanto il personale di servizio".

Viene considerato "un pericoloso agitatore nei ranghi della gioventù" e la Securitate nel 1965 intesta un fascicolo a suo nome. Nel 1969 i servizi segreti lo ritengono implicato nelle manifestazioni studentesche del Natale precedente.. Nel 1970 viene arrestato e messo sotto inchiesta per tradimento dal Consiglio della Sicurezza dello Stato.

"Fui accusato -racconta- di divulgazione di segreti di Stato, spionaggio economico, espatrio clandestino. In realtà, trovandomi in Ungheria, avevo cercato di andare in Austria. Ma la frontiera romena non la avevo passata illegalmente. Venni perciò assolto per mancanza di prove; le accuse concernenti la sicurezza dello Stato non rimasero in piedi. Nel corso di una perquisizione, avevano trovato quello che definivano materiale interessante: grafici astrologici, simboli alchemici ecc.; tutto ciò venne lungamente sottoposto a inutili tentativi di interpretazione, perché si pensava che fosse un codice segreto..." Rimesso in libertà tre mesi più tardi, nel 1977 è sospettato di aver avuto a che fare con gli scioperi dei minatori della Valle del Jiu, ma viene assolto per mancanza di prove. Tuttavia viene sottoposto a un più stretto controllo: durante una sua assenza, viene applicato un microfono all'interno di una parete di casa sua. Nuovo arresto nel 1985: è accusato di aver diffuso testi fotocopiati di contenuto anticomunista.

 
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