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E il battaglione avanzò PDF Stampa E-mail
Scritto da Ernest Hemingway   
Martedì 13 Novembre 2018 00:00


Arditamente

...Si sporse dal camion, ne acciuffò uno e gli diede uno scossone afferrandolo per la gola. «Figlio d’un cane bastardo. Figlio di tuo zio», ringhiò, sbattendogli la testa contro I sponda del camion. «Perché scappate?». Il soldato lo guardò muto, poi disse asciutto:«Gli austriaci. Hanno sfondato in montagna. Han rotto le linee sull’Asolone e stanno scendendo sulla strada. Ci ammazzeranno tutti».
«Dovresti essere ammazzato tu», disse Pickles in inglese e lo scaraventò con un ceffone nella fiumana.
«Questo accorcia il percorso!», gridò agli uomini del camion. «Arditi, oggi si mangia carne!».
Gli uomini della fila del camion stavano calandosi giù con l’ordine di schierarsi sulla strada. La strada qui era intagliata nella roccia e non c’era spazio per manovrare. Una valle veniva a finire in strada duecento metri più avanti di una curva, e lì gli austriaci erano penetrati e avevano tagliato la strada principale della montagna. Stavano penetrando a cuneo sulla strada anche in un’altra parte. Tà tà tà tà!… Le mitragliatrici martellavano la curva in cui gli austriaci sciamavano giù per la valle e sulla scarpata di fianco alla strada.
«È molto semplice», disse il maggiore al battaglione, con voce chiara e un po’ blesa. «Dobbiamo cacciarli indietro. Su per la valle e oltre la cresta. È molto semplice, bisogna cacciarli indietro. Siamo gli Arditi». E la sua voce si alzò a tono di comando: «Battaglione Savoia!».
E il battaglione avanzò.


Non dietro uno sbarramento, non in ordine regolare, non a passo cadenzato, ma urlando, bestemmiando, correndo, urtandosi, spingendosi per essere primi all’urto. Un battaglione contro un esercito. Quando la prima mitraglia li investì, come un manicotto d’acqua su una fila di formiche di una stradetta laterale, non si scomposero. Fu colpito il maggiore, cadde, si rialzò, fu abbattuto ancora, ma continuò a trascinarsi carponi e ad aggrapparsi con le mani su per il pendio, muovendosi a piccoli scatti come un bambino. E allora gli austriaci vennero giù dalla montagna come un’onda verde e grigia e il maggiore sparì travolto da una marea di piedi, e lui da sotto tagliava e scarnificava gambe. E allora vidi Pickles.
Puntò dritto nel più folto di essi. Con un coltello per mano. Ammassate e scioccate dal contrattacco, le truppe si erano come inceppate. Vidi Pickles dare uno strattone alla cordicella al collo e usare la pesante pistola automatica come una fionda, mentre con la sinistra giocava come un fulmine d’estate facendo guizzare il pugnale. Gli Arditi attaccavano a testa bassa, balzavano, pugnalavano, lanciavano «signorine», dovunque c’era spazio, nella massa grigia dei nemici. Pickles si apri un varco verso il maggiore caduto, gli fece spazio attorno. Fu allora che gli austriaci, compatti, incominciarono a ritirarsi su per la vallata. Gli Arditi non li distinguevi più. Si vedevano solo vortici di austriaci e potevi esser certo che là in mezzo c’era un Ardito. Ma furono bloccati, e allora dalla strada si riversò la fanteria, e in ordine sparso e alla baionetta li caricò su per la vallata. I mitraglieri di un battaglione misero su i treppiedi e sgranarono nastri dopo nastri contro gli austriaci in ritirata e incalzati dalla fanteria su per le pendici.

 

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