Quinte colonne Stampa
Scritto da barbadillo.it   
Lunedì 19 Agosto 2019 00:18


I nostri servizi segreti in guerra

L’introduzione di Cristina Di Giorgi al saggio “Cesare Amè e i suoi agenti” edito da Idrovolante

Spie, segreti, avventure, imprese militari, sabotaggi, sconfitte evitate, ambasciate straniere, telegrammi, cifrari, stazioni radio in territorio nemico. Nel libro che state per leggere c’è tutto questo. E anche molto altro. Gabriele Bagnoli ha voluto infatti raccontare una pagina di storia d’Italia piuttosto poco conosciuta. Avvolta nel mistero insomma. Una definizione quanto mai appropriata, visto che il protagonista, o meglio, i protagonisti, sono Cesare Amè e gli uomini che, ai suoi ordini, hanno operato in qualità di agenti dell’intelligence tricolore su tutti i fronti in cui le truppe del nostro Paese hanno dato prova di sé nel corso del Secondo Conflitto Mondiale. Uomini coraggiosi che, guidati da un generale tanto astuto quanto lungimirante, si sono resi attori degni delle migliori spy stories. Eppure le loro vicende non sono il frutto della mente geniale di qualche romanziere. Sono storie vere di rischi corsi, scommesse vinte, battaglie perse. E in alcuni casi anche di sangue versato. E di decorazioni al valore più che meritate. L’autore di Cesare Amè e i suoi agenti ha letto, ricercato e studiato una immensa mole di documenti e materiale. Che ha riordinato e sintetizzato seguendo un ordine sia geografico sia cronologico: le storie delle spie italiane, infatti, sono raccolte per scenario di operazioni e per data. L’intenzione di Gabriele Bagnoli, in tutta evidenza, è quella di fornire al lettore la possibilità di avvicinarsi a questi uomini i cui nomi non sono stati quasi mai sotto la luce dei riflettori. Anche se ne avrebbero avuto, storicamente, militarmente ed eticamente parlando, tutti i diritti. Grazie a questo volume verrete forse per la prima volta a conoscenza di nomi che non avevate ancora incontrato sui libri di storia”.
L’autore stesso, in più parti del volume, ricorda come, “in altre parti del mondo, di tali eventi ne avrebbero tratto pellicole cinematografiche e film di successo: il maggiore Manfredi Talamo, il capitano Francesco De Martini, il tenente colonnello Fettarappa Sandri e i loro uomini, portarono a termine azioni segrete che sembrano, oggi, uscite dalla penna di Jan Fleming”. Vinicio Araldi, giornalista e scrittore, nel 1969, anno buio nella storia d’Italia, a cui si fa risalire l’inizio della strategia della tensione con l’orribile attentato stragista del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, scriveva in Guerra segreta in tempo di pace: “I nostri servizi di sicurezza, nati praticamente con lo Stato, sono stati considerati sempre tra i più efficienti. Raramente le loro gesta sono arrivate fino alla cronaca dei giornali e questo non certo per la loro inerzia, ma per la discrezione che ne ha circondato le gesta e per la quasi assoluta mancanza, nella loro storia, di clamorosi smacchi. Ciò anche in periodi, come quello bellico, nei quali l’attività istituzionale si è rivelata particolarmente impegnativa e si è svolta in condizioni di marcato svantaggio rispetto a quella di potenze tanto più forti e ricche”. Noi Italiani, purtroppo, abbiamo la memoria corta e tendiamo a dimenticarci, a scordarci, della nostra storia e di coloro che fecero grande questa nostra Italia. Gli uomini guidati dal generale Cesare Amè, operarono e agirono nell’ombra e, spesso, nell’ombra sono rimasti. Nel libro Cesare Amè e i suoi uomini sono narrate le loro storie e le loro avventure oltre le linee nemiche, tra i vicoli di Roma, dove avevano sede le ambasciate straniere, e nelle zone più remote del pianeta, passando dal Medio Oriente e arrivando fino a Shangai. Molti furono coloro che restarono uccisi e che vennero fatti prigionieri. Tanti altri, infine, assistettero impotenti alla sconfitta dell’Italia nel conflitto.