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Contro l'eroticamente corretto PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 21 Luglio 2017 01:04


Adriano Scianca, magistralmente

 

Tra i difetti che gi dèi hanno evitato di assegnarmi c'è l'invidia, un sentimento al quale sono totalmente estraneo così come i Germani (nello specifico i Goti) lo erano alla paura prima d'imbattersi nelle note del bardo Assurancetourix.
Se mi avessero affibbiato questa pecca che - mi dicono - sarebbe diffusissima, avrei avuto ben pochi oggetti sui quali riversarla. Probabilmente questa convinzione la nutro perché la megalomania mi è stata invece concessa ampiamente in dono, anche se, fortunatamente, senza la mitomania che sovente l'accompagna.
Oltre, ovviamente all'esagerato autore de Il Sole dell'Impero, Adriano Scianca avrebbe sicuramente avuto l'onore di essere oggetto della mia intensa invidia perché nemmeno la megalomania sarebbe bastata a fugarla.
Raramente - o forse mai - mi sono imbattuto in qualcuno in grado di analizzare e sintetizzare in modo altrettanto completo, ricordando nella struttura mentale e operativa il rigore accademico e dialettico di de Benoist e la centratura profonda di Julius Evola.
Più Adriano scrive, più affina questa completezza nonché la capacità di trasmetterla e di essere uno dei rari(ssimi) - posto che ce ne siano altri - intellettuali che non scivolano intorno alle cose di cui parlano, perdendosi, chi nella pesantezza razionalistica, chi nell'estetismo, chi nella sensualità psichica generalmente evirata o comunque penzolante.

La sua ultima fatica  gli deve essere costata parecchio. Si è infatti dovuto sorbire una mole infinita di deliri da parte dei profeti e delle profetesse gender e antimaschi per poterli conoscere appieno e presentarli così come sono, in modo da annientarli scientificamente.
In Contro l'eroticamente corretto Adriano spiega quello che sta oggi sabotando la civiltà occidentale e lo fa sia da un punto di vista filosofico, sia da quello sociologico, ma, ancora e specialmente, da quello delle chiavi profonde. E, soprattutto, non propone alcun quadrato in difesa dello stadio ultimo o penultimo della nostra degenerescenza, che sarebbe inutile e sciocco come lo sono tutte le reazioni, bensì pone tutti davanti a una problematica. Maieuticamente egli non c'interroga sul Mito ma sul come lo viviamo; ci pone coraggiosamente la domanda a cui dobbiamo trovare da soli la risposta, quella della ri-centratura, senza la quale siamo spappolati, disorientati e dissolti.

Non sbaglia, Adriano, nel mettere a fuoco la questione "sessuale" (e "sessuata") come centrale perché - in un modo che né Freud né Reich hanno minimamente compreso - in quella polarità risiede la fonte prima della differenziazione, della declinazione e, anche, dell'aderenza a tutte le cose.
Per i futuristi, giustamente, le sole autenticità della vita erano l'Eros, l'Arte e la Guerra. Le quali alla fin fine sono la stessa cosa.
Il crollo vorticoso che, generazione dopo generazione, contraddistingue la moderna umanità dipende dall'aver preso le distanze da questa tri-unità e, giorno dopo giorno, le cose peggiorano perché ciò che è corretto nega sia la guerra, sia l'arte, sia l'eros e produce omuncoli e femminelle che si prendono per maschi,
Magistrale, lo Scianca, nell'illustrarlo.
Da leggere assolutamente anche se  - e qui interviene un difetto da cui gli dèi invece mi hanno per nulla esentato: il disprezzo per la stupidità saccente e per la democrazia - so che ben pochi di quelli che poi penseranno di averlo com/preso vi saranno davvero riusciti.
Nessun problema: l'Olimpo riconoscerà i suoi.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Luglio 2017 07:46
 

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