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Scritto da Giacinto Reale   
Giovedì 28 Settembre 2017 00:00


Doppi giochi e viltà

Il libro di Luciano Mecacci, “La ghirlanda fiorentina” (Milano 2014) descrive in molte pagine (forse troppe, per un non “tecnico” della materia) l’ambiente intellettuale fiorentino durante la guerra, nella convinzione che lì sia maturata - forse prima ancora che nel PCI - la volontà di uccidere Gentile, salvo poi affidarne la realizzazione (non è roba da intellettuali, si sa) agli uomini di mano dei GAP.
Nell’insieme, scrittori, professori universitari e filosofi non ci fanno una bella figura: falsi, viscidi, tutti pronti a chiedere raccomandazioni al Gentile ministro o notabile del regime, salvo poi rinnegarlo dopo morto.
Non è un caso se poi quasi tutti questi “campioni” aderirono al PCI, perché nella “morale” (sic!) di quel Partito e della sua ideologia trovarono alibi ai propri comportamenti.
Emerse fra tutti Ranuccio Bianchi Bandinelli, archeologo e storico dell’arte, che ebbe un momento di grande notorietà quando fu - in orbace - la guida di Hitler durante la visita del Führer in Italia.
Arrestato nel ’44 (e poi scarcerato) ebbe l’impudenza di scrivere una lettera di affettuose condoglianze al figlio di Gentile (che era stato suo protettore e si era interessato anche per la sua liberazione), nonostante fosse stato - secondo la testimonianza di Bilenchi - uno di quelli che ne avevano decretato la morte.
Rivoltante doppiezza, benissimo messa in luce in questo brano di una lettera che a Bianchi Bandinelli indirizzò Pompeo Biondi, avvocato e professore universitario fiorentino di simpatie liberali:
«….tra il tuo mondo ed il mio resterà sempre una sostanziale differenza. Se comanderanno i comunisti, tu ti farai un dovere di farmi accoppare, non prima di esserti levato la soddisfazione di avermi inflitto alcune meditate malvagità; mentre io - se mai vi fosse bisogno, e bisogno non vi sarà mai - cercherei di salvarti la pelle ed anche la cattedra (come già ti salvarono la cattedra di Firenze proprio Beppino… e Giovanni Gentile, cui desti il compenso che sai)»
Una insospettabile testimonianza di quella “doppiezza” comunista che - durante la RSI e dopo - fece mondi molti ex fascisti dalle loro colpe, a patto di abiure e tradimenti.

 

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