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Il Federico europeista PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi x kulturaeuropa.eu   
Martedì 28 Aprile 2020 01:18


Il politico che non ti aspetti

Poeta, ribelle, filosofo, Nietzsche aveva una visione politica?
A questa domanda risponde egregiamente Francesco Ingravalle nel suo saggio per le Edizioni di Ar, intitolato appunto Friedrich Nietzsche politico. Sottotitolo: Lo Stato nella prospettiva del “radicalismo aristocratico”.
Con il rigore che gli è proprio, l'Ingravalle ha scandagliato l'intera opera del tedesco, cosa che gli ha consentito di esprimere la concezione nicciana dello Stato. O meglio: la sua concezione ideale e all'opposto la considerazione che egli nutriva per le istituzioni del suo tempo.
In totale contrasto con Hegel, critico nei confronti dello Stato bismarckiano nel quale intravedeva l'eccesso di burocratizzazione, la tendenza alla massificazione e l'assenza di una meta superiore, Nietzsche osserva che nell'era borghese le gerarchie platoniche sono capovolte.
“La potenza (per Nietzsche) – rileva Ingravalle – è soprattutto governo di sé, filosofema, questo, strutturalmente analogo alla enkráteia platonica, cioè al governo del nous sul thymós e sull'epithymetikón, al governo della sapienza sull'istinto combattivo e l'impulso desiderante; la prepotenza economica, invece, è il governo dell'epithymetikón che usa sia il thymós, sia il nous come mezzi per soddisfarsi. Il nous diviene, quindi, quella razionalità strumentale tanto famigliare alla nostra società tecnologica e il  thymós ne diventa veicolo di attuazione violenta”.
Per il nostro radicale aristocratico, lo Stato, concepito nella polarizzazione armonica tra Apollo e Dioniso, dovrebbe perseguire esattamente l'opposto. Gli uomini di spirito e di cultura dovrebbero detenere il comando, fiancheggiati dagli uomini d'arme e foraggiati dagli uomini di produzione.
Definendosi cesarista, Nietzsche prende come recente esempio Napoleone Bonaparte.
Ma quello che più sorprenderà è che egli intravede il declino dei popoli europei e ritiene che tutte le guerre tra di loro siano delle assurde guerre civili. Ritiene lo Stato-nazione un elemento stonato e frenante e dichiara che il futuro dell'Europa è nella sua unità. Ma è convinto che non si sottrarrà al suo declino senza l'avvento di un'aristocrazia radicale a modo suo sovranzazionale e schiettamente europea, espressione dello spirito.
Un Francesco Ingravalle letteralmente monumentale in questo saggio particolarmente scorrevole che ci fa scoprire un Friedrich Nietzsche inesplorato.

 

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