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Fascisti Immaginari PDF Stampa E-mail
Scritto da Miro Renzaglia   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

Recensione del libro "Fascisti Immaginari" di Lanna & Rossi Ed. Vallecchi.

Prendete la destra dalla parte sbagliata e vi troverete, inevitabilmente, nei vicoli ciechi dei cacciatori di teste rosse; degli autoconvocati addetti all’ordine altrui; dei bombaroli ferrovieri istruiti dagli appositi servizi; dei liberi muratori spiritati da geometri materazzari; dei golpisti tutti compresi nei meandri delle loro voglie maniacali di colonnelli e simili alabardieri; degli orditori di trame senza bandolo e senza ma(ta)sse… Godrete (?), così, il panorama macabro che ha fatto di molti stereotipi l’unica verità. E di ogni possibile variante e alternativa un dettaglio insignificante. Cinquant’anni di depistaggi logici (prima che giudiziari) hanno edificato il più grande museo dell’errore a una tribù colpevole, a priori, di essersi assunta la responsabilità della sconfitta in una guerra che, in buona parte, non aveva neanche combattuto (per limiti anagrafici…); a posteriori, di non essersi arresa in massa all’evidenza, tutta storico-progressista, della civiltà che trionfa sulla barbarie e, in mezzo, di domicilio coatto con i residuati di fogna inizialmente descritti…

Chi glielo andava a spiegare agli “Hazet 36, fascista dove sei?” che, “a destra” (?) c’erano (ed erano tanti, anzi: forse, erano i più…) quelli che Guccini, De André e Gaber bisogna ascoltarli bene; quelli che il nucleare? mai!; quelli che i comunisti rivoluzionari so’ camerati che sbajano; quelli che sto con Settembre Nero; quelli che un brindisi alla vittoria del popolo vietnamita; quelli che per un socialismo europeo; quelli che il jazz è più fascista di Wagner; quelli che la rivoluzione è una cosa seria che si fa con allegria, insieme al popolo e… alla luce del sole; quelli che “l’usura crea guerre a serie”; quelli che Lama l’hanno buttato fuori dall’università gli indiani metropolitani e i fasci: uniti nella lotta; quelli che se devi morì’ fallo ‘n piedi; quelli che l’affitto è usura; quelli che er vero delinquente è chi fonda le banche, no chi le rapina; quelli che “voglio una vita spericolata”, come Vasco; quelli che “ma come un’aquila può diventare aquilone?”; quelli che ma è proprio vero che ‘sti pariolini so’ fascisti?; quelli che viva el Che, un rivoluzionario come noi; quelli che la socializzazione prima di tutto; quelli che ha fatto bene Cristo a prendeli a mazzate i mercanti der tempio; quelli che a Valle Giulia ce stavo pur’io, e nun ero né communista né puliziotto… Eh? chi glielo faceva capire agli antifascisti militanti che la realtà antropologica di questa tribù era diversa dalle superficiali rappresentazioni che più gli convenivano? Adesso non hanno più alibi: Fascisti immaginari è così documentato (basta scorrere la bibliografia) che chi non prende atto di aver limitato la propria indagine agli stereotipi più minoritari e sulfurei, o è affetto da cecità congenita o vuole perpetuare senza fine, senza scopo, senza attenuanti il culto della sua ignoranza… 

 

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