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Lettere
Non dimenticare Trieste PDF Stampa E-mail
Scritto da www.adesonline.com   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Istituito un premio storico sulle genti giuliano/dalmate per commemorare Norma Cossetto, martire istriana delle bande di Tito. Il 30 ottobre è anche prevista una manifestazione nazionale per il cinquantennale del ritorno di Trieste all’Italia.

Trieste, 25 settembre 2004

L'ADES (Associazione Amici e Discendenti degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati) intende ricordare ed onorare la memoria di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana di ventitre anni, iscritta all’Università di Padova, seviziata ed uccisa nell’autunno 1943 da parte di elementi aderenti alle milizie armate del maresciallo Tito.
Al Premio possono partecipare tutti i Laureati o Laureandi delle Facoltà italiane che avranno discusso la Tesi e conseguito la Laurea nel periodo dall’ 01.01.2002 al 31.10.2004 su un argomento storico inerente le terre e/o la gente giuliano-dalmata.
Il Premio, organizzato con contributo della Legge 72/2001, vedrà l’assegnazione di un contributo ai tre migliori lavori nella seguente misura:
a) ammontare del primo premio € 1.500,00 (Millecinquecento)
b) ammontare del secondo premio € 1.000,00 (Mille)
c) ammontare del terzo premio € 500,00 (Cinquecento)
Copia della Tesi dovrà pervenire tramite raccomandata entro e non oltre il 31 ottobre 2004 a: A.D.ES. c/o Lega Nazionale Via Di Donota, 2 34121 Trieste (TS) alla attenzione della signora Livia Pisetta, inviando contestualmente per iscritto comunicazione per conoscenza a: ADES Telefax 06.233230159.
Il bando integrale la normativa completa del concorso si trovano all'indirizzo internet

http://www.adesonline.com/eventi_pub/mostra_evento_go.php?id=25

Lorenzo Salimbeni
Delegato ADES
per Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia

 
Quel "terzo regno" del socialismo nazionale europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Leonello Rimbotti   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

Moeller Van Den Bruck è stato una delle menti più geniali del movimento della Konservative Revolution. Il suo messaggio proponeva una volontà di rigenerazione morale e di rivincita sul materialismo che incarnava l'antico sogno del millenarismo, nonché una riscossa dei “popoli giovani” contro le plutocrazie decadenti. Un programma di scottante attualità

Arthur Moeller van den Bruck fu uno dei più alti risultati ideologici
conseguiti dallo sforzo europeo di uscire dalle contraddizioni e
dai disastri della modernità: fu uno dei primi a politicizzare il
disagio della nostra civiltà di fronte all'affermazione mondiale
del liberalismo e all'ascesa della nuova anti-Europa, come fin
da subito fu giudicata l'America dai nostri migliori osservatori. Di
qui una netta separazione del concetto di Occidente da quello di
Europa. Il rifiuto dell'Occidente capitalista e della sua violenta
deriva anti-popolare doveva condurre in linea retta ad una
rivoluzione dei popoli europei, ad un loro ringiovanimento, al loro
rilancio come vere democrazie organiche di popolo. Come tanti
altri ingegni dei primi decenni del Novecento, anche Moeller vide
subito chiaro ciò che ancora oggi molti nostri contemporanei
non riescono a distinguere: la perniciosità del liberalismo, la
mortifera distruttività delle tecnocrazie capitaliste, l'inganno di
fondo che dava e dà sostanza a quel centro di decomposizione
mondiale, che già allora erano gli USA: falsa democrazia,
impero della Borsa, libertà sì, ma unicamente per il dominio
delle sette affaristiche.
In una parola, per chiunque avesse occhi per vedere, era
evidente che un trucco liberale stava per gettare sui popoli del
mondo la sua rete di potere, gestita da minoranze
snazionalizzate e apolidi: "L'appello al popolo ­ scrisse Moeller
ne Il terzo Reich, il suo libro più famoso, pubblicato nel 1923 ­
serve alla società liberale soltanto per sentirsi autorizzata ad
esercitare il proprio arbitrio. Il liberale ha utilizzato e diffuso lo
slogan della democrazia per difendere i suoi privilegi servendosi
delle masse". Chiaro come il sole! Ottant'anni fa, e con tanta
maggiore profondità di analisi politica degli odierni cosiddetti
no-global, ci fu qualcuno che centrò in pieno l'obiettivo politico,
segnalando con forza quale razza di tarlo stesse corrodendo
dall'interno la nostra civiltà ben più lucidamente di tante
"sinistre" ­ ma anche di tante "destre" ­ di allora come di oggi,
antagoniste di nome, ma complici di fatto.
Il disegno politico di Moeller era preciso: instaurazione di un
socialismo conservatore; edificazione di una comunità solidale
fortemente connotata dai valori nazionali; avvento di una
"democrazia elitaria e organicista": il tutto, inserito in un quadro
di ripresa del ruolo mondiale dell'Europa, gettando uno sguardo
di simpatia verso la Russia, il cui bolscevismo Moeller ­ che fin
da giovane fu ammiratore della cultura russa e di Dostoewskij in
particolare ­ giudicava passibile di volgersi prima o poi in un
sano socialismo nazionale. Era, questa, l'impostazione
generale di quel movimento degli Jungkonservativen che faceva
parte della più vasta galassia della Rivoluzione Conservatrice, la
dinamica risposta tedesca alla sconfitta del 1918 e alle insidie
della moderna tecnocrazia cosmopolita, da cui prese corpo
infine il rovesciamento nazionalsocialista.
Il senso ultimo del messaggio ideologico di Moeller è dunque
duplice: da un lato, denuncia del dominio dell'economia sulla
politica, per cui in Occidente, come egli scrisse, "il rivolgere
l'attenzione alla fluttuazione del denaro ha sostituito la preghiera
quotidiana"; dall'altro lato, fortissimo impulso alla ripresa della
nazione, da incardinarsi su quel moderno corporativismo
antiparlamentare in cui lo scrittore tedesco vedeva la vera
rappresentanza del popolo, la vera partecipazione alla "comunità
di lavoro". L'occasione di una rinnovata riflessione sul pensiero
antagonista di Moeller viene adesso offerta dal libro di
A.Giuseppe Balistreri, Filosofia della konservative Revolution:
Arthur Moeller v

 
Emergenza: antifascismo in crisi! PDF Stampa E-mail
Scritto da www.einaudi.it   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

Einaudi pubblica un libello di Sergio Luzzato che lancia l’allarme: l’antifascismo è in crisi! Ed allora giù con le solite banalità: “i valori della Resistenza… i crimini del nazifascismo… il dovere della memoria… e bla bla bla…”. La verità è che ancora gli brucia perché Pansa ha smascherato al grande pubblico il vero volto della cosiddetta resistenza.

Sergio Luzzato, La crisi dell’antifascismo, Einaudi

L'antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato. Anche perché il Ventennio è finito da sessant'anni: chi può ancora vantare (o rimpiangere) di avere visto coi propri occhi Mussolini al balcone, un brigatista di Salò, o una staffetta partigiana? I protagonisti della lotta fascista e di quella resistenziale stanno scomparendo.
È come se fascismo e antifascismo non dovessero piú riguardare le nuove generazioni. Come se (cosí si affannano oggi a ripetere molti opinion-makers) l'antifascismo non fosse piú che un abito vecchio, fuori moda, da riporre in soffitta per sempre. E dopo la svolta del 1989, la fine del comunismo ha contribuito ad accelerarne l'usura.
Ma davvero l'antifascismo è inutile? Non serve forse, ancora, per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori della Repubblica?
Secondo Sergio Luzzatto, la cosiddetta crisi delle ideologie non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell'antifascismo e del comunismo. È responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del Novecento anneghi nel mare dell'indistinzione.

 
Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Boco   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

Il profeta dell’Europa unita da Dublino a Vladivostok: autocratica, armata, anti-imperialista, comunitaria. Il destino rivoluzionario di una Grande Nazione: Eurasia.

Le tesi di Jean Thiriart vengono oggi riscoperte, il concetto di Eurasia, che può apparire ai più come una novità assoluta, in realtà era già presente negli scritti di Jean Thiriart posteriori al crollo del Muro di Berlino, o ad esso appena precedenti, ma noi osiamo credere che fosse già una possibilità tenuta in considerazione anche negli anni della militanza politica di Jeune Europe 1. Unici ostacoli al tempo erano l’imperialismo sovietico ed il dogmatismo leninista-marxista, superati trent’anni dopo.
Il concetto di Europa in Thiriart assume sin dall’inizio un’accezione rivoluzionaria.
Era una presa di coscienza a cui tutti i veri rivoluzionari europei venivano chiamati: unico nemico oggettivo e globale venivano considerati gli Stati Uniti d’America.

Eurasia vs U$A

Nell’articolo L’Europa come Stato e l’Europa come Nazione si faranno contro gli USA viene affrontato il tema per niente secondario, e pertinente con quanto si dirà in seguito, dell’indipendenza dell’Europa -e quindi dell’Eurasia di cui oggi dibattiamo- dal controllo statunitense sul suolo continentale.
Leggiamo dal testo: “L'Europa ufficiale non perviene a costituirsi poiché essa è impastoiata nella contraddizione esplicita di fare una nazione che già in partenza si riconosce essere alla dipendenza di un'altra.”
Tema quanto mai attuale, così come attuale risulta la configurazione politica dell’Impero europeo.
Chi oggi dubita dell’asservimento delle cricche di Bruxelles agli interessi d’Oltreoceano e a quelli del portafoglio? Siamo nel 2004 e le cose non sono certo migliorate, pure con la formazione, a parole, della Comunità Europea. Oggi più che mai è necessario riscoprire, rivedere ed attualizzare l’opera di Jean Thiriart.
Da quanto detto sopra la conclusione che sia un dovere dell’Europa farsi contro gli USA. Poiché chi ritiene che il modello americano debba essere importato sul nostro continente agisce contro i nostri interessi e a favore di chi dal ’45 non si trova sul nostro suolo per il nostro bene, ma per conseguire i propri scopi politici, economici e soprattutto geopolitici a lungo termine.
E da qui la sentenza lapidaria: “Chi collabora con gli Americani è un traditore dell'Europa.”
Eppure Thiriart aveva ben presenti i pericoli insiti in una opposizione radicale nei confronti degli USA, ebbe a dire:”una nazione si forgia nella lotta e si tempra col sangue. I rischi sono grossi ma bisogna correrli.”2
Prendendo ispirazione dal Risorgimento italiano, ed in particolare dalle cosiddette “Soluzioni garibaldine”, Thiriart propone quindi un’azione di liberazione armata dall’occupante statunitense.
“Un rivoluzionario europeo deve quindi fin d'ora contemplare come un'ipotesi di lavoro un'eventuale lotta armata insurrezionale contro l'occupante americano.”3
D’altra parte non rappresenta una novità, per chi abbia una qualche conoscenza della vicenda thiriartiana, il progetto di formare delle Brigate Europee, che per svariate contingenze non videro mai la luce.
Già nel 1967 scrisse: “Nel quadro di un’azione planetaria contro le usurpazioni dell’imperialismo degli Stati Uniti, cioè nel quadro di un

 
Nasce EURASIA, Rivista di Studi Geopolitici PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni All’Insegna Del Veltro   
Giovedì 05 Agosto 2004 01:00

Riscoprire l’unità spirituale dei popoli d’Eurasia per contrastare le nefaste teorie americanomorfe dello “scontro di civiltà” e del “melting-pot”; analizzare la geo-economia per capire le strategie di potere mondialiste; studiare la geostrategia per impostare una vera difesa continentale. Questi e molti altri gli obbiettivi dell’ambiziosa rivista che sta per vedere la luce. Un progetto decisamente da seguire.

Carta da visita

Lo scopo di questa nuova rivista di studi geopolitici è quello di promuovere, stimolare e diffondere la ricerca e la scienza geopolitica nell’ambito della comunità scientifica nazionale ed internazionale, nonché di sensibilizzare sulle tematiche eurasiatiche il mondo politico, intellettuale, militare, economico e dell’informazione. La prospettiva di EURASIA non corrisponde solo a quella delle relazioni internazionali in senso stretto, ma è anche quella, più fondamentale, che concerne l’influenza esercitata sulle “rappresentazioni” geopolitiche passate e attuali, nonché sugli scenari futuri, dai rapporti culturali e spirituali tra i popoli che abitano la massa continentale eurasiatica.

Infatti, pur non rappresentando nessun particolare indirizzo accademico, né adottando alcuno specifico e preferenziale approccio metodologico per l’indagine e l’interpretazione degli avvenimenti geopolitici, la rivista EURASIA ha l’ambizione di porre all’attenzione degli addetti ai lavori l’importanza della riscoperta dell’unità spirituale dell’Eurasia, così come essa da sempre si esprime nelle molteplici e variegate forme culturali. Il riconoscimento di tale realtà costituisce infatti un fattore innovativo e decisivo per l’avanzamento della scienza geopolitica del XXI secolo, in alternativa alle pilotate, restrittive, “ideologiche”, e dunque a-scientifiche, teorie dello “scontro di civiltà” o del “melting-pot”, che tanta confusione e danno hanno ingenerato sia nell’ambito della indagine scientifica che in quello delle applicazioni pratiche.

È per tali motivi che nella rivista saranno presenti, o

 
Patetika intervista Patetika PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Giovedì 05 Agosto 2004 01:00

Oriana Fallaci, la nuova musa dell’odio e dell’arroganza si è intervistata da sola. Megalomania senile ? L’ex staffetta partigiana, la matura pasionaria sessantottina innalza un peana alla sua perfetta patria d’adozione

Oriana Fallaci torna in edicola, con il Corriere della Sera, a partire dal 6 agosto. Si tratta di un volume, in vendita a quattro euro oltre al prezzo del giornale, che contiene l’autointervista di una donna che scrive la verità su se stessa e sugli altri.
I TEMI - Nel libro si affronta il cancro morale che divora l’Occidente e quello fisico con cui lei sta lottando. L’antioccidentalismo, il filoislamismo, il parallelo tra l’Europa del 1938 e l’Eurabia d’oggi, il nuovo nazifascismo che avanza, sono solo alcune delle altre questioni toccate in questo libro.
Inoltre le atrocità di Abu Graib, i tagliatori di teste e le loro vittime, i no-global, gli «incappucciati», i «pacifisti guerraioli», i collaborazionisti in buona e cattiva fede. Nonché il muro antikamikaze d’Israele e l’antisemitismo nell’Unione Europea.
Il punto di partenza di questo nuovo dialogo con sé stessa e i propri lettori trae origine proprio dall'impatto e dal successo de La Forza della Ragione che, in meno di quattro mesi, ha venduto più di ottocentomila copie e si avvia quindi a raggiungere il milione di copie toccato da La Rabbia e l’Orgoglio.

 
Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Leonello Rimbotti   
Martedì 03 Agosto 2004 01:00

La Konservative Revolution tedesca ha rappresentato l’emergere di una visione del mondo nuova e moderna, che ha osato sfidare l’Occidente liberale attingendo alle sorgenti della più autentica cultura europea. Al di là della produzione filosofica di eccellente valore, però, essa ha spesso manifestato nei suoi esponenti maggiori un rifiuto snob ed intellettualistico di fronte all’attuazione concreta delle sue stesse idee.

 
L’Asse che verrà PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Vernole   
Domenica 01 Agosto 2004 01:00

Una lettura del fondamentale saggio “Parigi, Berlino, Mosca: geopolitica dell’indipendenza europea” di Henry De Grossouvre (Fazi Editore, Roma 2004), un lavoro che lascia ben sperare sulle possibilità della formazione di un blocco eurasiatico rivoluzionario.

Pubblicato per la prima volta nell’aprile 2002, il libro di De Grossouvre ha conosciuto un’inattesa notorietà l’anno successivo, quando l’aggressione anglo-americana all’Iraq ha dato vita a un ipotetico asse geopolitico Parigi-Berlino-Mosca (le capitali europee più decise nel «no» alla guerra), al punto che l’autore ha deciso tra l’ottobre e il novembre 2003 di redarre tre capitoli supplementari presenti in questa edizione italiana.
Henri de Grossouvre propone anche un sito www.paris.-berlin-moscou.org che ha l’ambizione di sviluppare dibattiti sulle questioni di sicurezza e difesa europee e di favorire la cooperazione euro-russa e franco-tedesca.
Già questo basterebbe a giudicare positivamente l’opera del geopolitico francese, che vanta peraltro recensioni favorevoli da parte del generale Pierre Marie Gallois (ex consigliere di De Gaulle sulle questioni nucleari), nonché da parte del ministro degli Esteri di Parigi Dominique de Villepin.
In effetti sono numerosi gli spunti interessanti contenuti nel libro.
Innanzitutto un’analisi fredda e puntuale sulla necessità dell’asse geopolitico Parigi-Berlino-Mosca quale nocciolo duro dell’indipendenza europea, traguardo indispensabile per liberarsi sia dall’egemonia statunitense che dai meccanismi perversi della globalizzazione, pur non mancando qua e là considerazioni quasi di ordine metafisico relativamente al “Destino dell’Eurasia”.
Si passa così dalla volontà di superare politicamente la dicotomia “destra-sinistra”, alla necessità di rivedere l’Alleanza Atlantica (1), uno strumento utile ormai soltanto alle ambizioni imperialistiche di Washington, che nasconde dietro lo slogan della «guerra al terrorismo» la volontà di controllo dei tracciati degli oleodotti petroliferi.
Che gli Stati Uniti siano in crisi viene sviscerato dalle cifre: oggi imperversa una guerra economico-commerciale tra l’Unione Europea che detiene il 32% del PIL mondiale e gli USA con il loro 28% (ricordiamo che la loro quota di PIL nel 1946 era del 40%, un declino ammesso dallo stesso CFR statunitense) e ben simboleggiata dal ruolo spionistico antieuropeo di Echelon. (2)
Al contrario le direttrici geopolitiche dell’asse Parigi-Berlino-Mosca s’intersecano perfettamente, in quanto ognuno di questi paesi svolge il ruolo di cardine geografico in una porzione d’Eurasia: la Francia sull’ovest e sul sud, la Germania sull’Europa centrale e orientale, la Russia sull’estremo est, il Caucaso e l’Asia centrale.
In particolare lascia ben sperare la politica eurasiatica di Vladimir Putin, la cui tattica della «mano tesa» verso gli americani nasconde in realtà il progetto di un’Europa indipendente e sovrana (3), così come emerge chiaramente dal suo discorso pronunciato al Bundestag ad appena due settimane dagli attentati dell’11 settembre 2001. (4)
Essa si nutre dei proficui rapporti bilaterali economico-militari stretti tra Mosca e Teheran, Mosca e Nuova Dehli, Mosca e Pechino, nonostante la minaccia delle sanzioni statunitensi.
Anche se la Russia possiede le più grandi riserve di gas naturale del pianeta e rappresenta il terzo produttore mondiale di petrolio, ancora più strategica potrebbe risultare la cooperazione euro-russa nel settore spaziale (5) e in quello dei trasporti, grazie al lancio congiunto di “Soyuz” e alla nascita -annunciata dal ministro russo Sergej Frank- di una “Unione dei Trasporti Eurasiatici”.
Promettente è in proposito il progetto relativo alla costruzione di un corridoio di trasporto Parigi-Berlino-Minsk-Mosca, il cui elemento chiave sarebbe rappresentato dalla ferrovia Brest-Parigi-Berlino-Minsk-Mosca.
Quali dovrebbero essere secondo De Grossouvre -oltre a quelle sopra enunciate- le misure concrete volte a stabilire un’alleanza strategica euro-russa?
Essenzialmente sei:
1) Allestimento in Russia di un polo tecnologico franco-russo-tedesco;
2) Accord

 
"+Enzo Re" di A.Messeri+ PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Pini   
Sabato 31 Luglio 2004 01:00

Quando le figure dei padri sono troppo luminose, quelle dei figli rischiano di sbiadire. Tra i molti e sventurati figli di quelli che Dante definisce "ultimo imperadore de li Romani", infatti, soltanto due o tre sono ancora presenti nella nostra memoria, e ciò grazie alla poesia.

Soprattutto Manfredi, perché il suo ricordo è tenuto vivo dai celeberrimi versi del Purgatorio dantesco; ma anche Corradino, la cui tragica fine sul patibolo di Napoli ispirò tra l'altro la musa di Aleardo Aleardi; infine Re Enzo, al cui nome Giovanni Pascoli intitolò una incompiuta serie di Canzoni. Di Re Enzo, la monografia di Antonio Messeri è soprattutto una biografia. Nominato legato generale dell'Impero per tutto il Regnum, Enzo fu dal 1239 al 1249 il braccio destro del grande Staufen. Per dieci anni, impegnandosi in una lotta senza tregua, contrastò le schiere guelfe dell'Emilia, della Toscana e delle Marche, dovunque l'autorità imperiale fosse minacciata. Nel 1249, però, la catastrofe: a Fossalta Enzo cadde prigioniero dei Bolognesi, i quali lo tennero in ostaggio in quella gabbia dorata che è il palazzo detto ancor oggi "di Re Enzo". Oltre che una biografia, il libro del Messeri è anche uno spaccato di vita ducentesca, mentre le frequenti citazioni dei brani poetici composti dal principe prigioniero contribuiscono a restituirci il quadro della cultura letteraria che andava formandosi in quegli anni. Sono dunque molteplici le ragioni per cui la pubblicazione di questo saggio va considerata utile e opportuna, finché non si avranno a disposizione più approfonditi ed ampi lavori sull'argomento. Antonio Messeri, Enzo Re, Edizioni all'insegna del Veltro, pp. 80, € 8,00
 
Una ignorata tragedia di Mircea Eliade PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Venerdì 23 Luglio 2004 01:00

Mercoledì 12 febbraio 1941, nella sala "Comedia" del Teatro Nazionale di Bucarest (diretto all'epoca dal romanziere Liviu Rebreanu) andava in scena la prima di Iphigenia, dramma in tre atti e cinque quadri che Eliade aveva scritto alla fine dell'autunno 1939. L'opera fu diretta dal regista Ion Sahighian e musicata da N. Buicliu; la parte della protagonista venne affidata ad Aura Buzescu. Tra febbraio e marzo, si ebbero dieci rappresentazioni, alle quali Eliade non poté esser presente, perché si trovava all'estero da diversi mesi. Le notizie che pervennero all'autore circa il successo del dramma non furono esaltanti: "Mi si disse -scrive Eliade nelle sue Memorie- che mancavo di 'vigore drammatico', il che probabilmente è vero. Se Iphigenia ha qualche merito, bisogna cercarlo altrove".

Il testo dattiloscritto del dramma, custodito alla Biblioteca del Teatro Nazionale, fu pubblicato da Mircea Handoca nel 19742;  ma già nel 1951 era uscita in Argentina, a cura di un gruppo di esuli romeni, un'edizione ciclostilata del testo, cui Eliade aveva apportato lievi modifiche formali3.  L'edizione argentina recava una dedica "alla memoria di Haig Acterian e Mihail Sebastian" e conteneva una prefazione dell'Autore, nella quale si legge:  "Pubblico con gioia, ma anche con una stretta al cuore, quest'opera giovanile, che piaceva tanto, quando fu scritta, ai miei amici Haig Acterian, Mihail Sebastian, Constantin Noica ed Emil Cioran.  Due degli amici migliori  -Acterian e Mihail Sebastian-   non sono più tra noi.  Dedico loro questo testo, che tutti insieme abbiamo amato nel crepuscolo della nostra giovinezza".

            Mihail Sebastian non si era recato alla prima di Iphigenia.  "Avrei avuto l'impressione di assistere a una riunione di cuib4", scrive nel suo Diario il drammaturgo ebreo.  Questo sospetto gli viene confermato da una telefonata di Nina Mares, la moglie di Eliade, la quale gli dice che l'opera ha avuto un grande successo e che proprio per questo teme che possa essere vietata dalle autorità.  Da una ventina di giorni, infatti, il generale Antonescu ha instaurato la dittatura militare e sta cercando di liquidare il Movimento Legionario.   Mihail Sebastian si reca dunque ad assistere a una successiva rappresentazione del dramma, ed annota:  "Grande insuccesso, uno dei più grandi insuccessi del Nazionale!"  Ma aggiunge anche: "Sembrava molto più interessante di quanto, per quel che ricordo, non mi era sembrata quando l'avevo letta.  In compenso, lo spettacolo è grossolano, privo di stile, privo di nobiltà"5.

            In quegli stessi giorni, Petru Comarnescu (1905-1970) affidava anche lui alle pagine del proprio Diario una annotazione sul lavoro teatrale di Eliade;  ma il giudizio di Comarnescu risulta alquanto diverso da quello di Sebastian.  "Ifigenia di Mircea Eliade, -scrive-  rappresentata al Teatro Commedia (il Nazionale è in restauro in seguito al terremoto), è molto debitrice ad Euripide e Racine, a parte il sogno di Ifigenia e la sua posizione, con cui Eliade vuole ricordare Codreanu.  Montaggio grandioso, interpretazione di bravi attori, come Aura Buzescu (Ifigenia) e Mihai Popescu (Achille).  Hanno stili diversi di recitazione.  Aura Buzescu è statica e lirica, Mihai è irruente, impetuoso, esplosivo, esteriore"6.

            Norman Manea, un autore che a detta del suo contribule Heinrich Böll "più di ogni altro [più di Kafka, Musil e Schulz] merita di essere

 
Guarda lassù, la nostra bandiera PDF Stampa E-mail
Scritto da Quaderni di Geopolitica   
Martedì 13 Luglio 2004 01:00

Queste parole riecheggiarono tra i piloti nipponici al sorgere del sole di 7 dicembre ’41 immediatamente prima dell’attacco alla base imperialista di Pearl Harbour. Diamo uno sguardo alla geopolitica giapponese che fu all'origine di quello scontro di civiltà

Una pubblicazione da non perdere.

Karl Haushofer, Lo sviluppo dell'idea imperiale nipponica, pp. 64,Euro 6,00
Con una Introduzione di Carlo Terracciano,
un saggio di Robert Steuckers sulla vita e le opere di Haushofer,
un saggio di Castrese Cacciapuoti sull'ideologia trifunzionale nei miti giapponesi.

 
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