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Scritto da repubblica.it   
Giovedì 04 Gennaio 2018 00:17


sulla mano ormai riposa stanca

Cinquantanove anni e un sogno da bambino: creare il fiocco di neve perfetto. Il più grande del mondo: due centimetri e mezzo, da un capo all'altro. Kenneth Libbrecht, direttore del Dipartimento di fisica del California Institute of Technology, negli Stati Uniti, ci lavora dal 1990. Li forgia, li misura, li osserva. Un interesse bizzarro per un astronomo di formazione, impegnato nel progetto Ligo: il grande orecchio da Nobel che ascolta le onde gravitazionali. Eppure lui lo liquida così: "Nulla di strano, in entrambi i settori ottica ed elettronica giocano un ruolo fondamentale".
La scienza dei fiocchi di neve
Galeotto fu un viaggio nel suo paese d'origine, Fargo, nel Dakota del nord: "A un tratto ho visto venir giù dal cielo un cristallo a forma di piccola colonna", ricorda. "Sembrava un asse con due ruote, mi ha sbalordito". E incuriosito a tal punto che, da bravo scienziato, si è messo prima a studiare. Poi a sperimentare. Obiettivo: capire il modo in cui le molecole d'acqua si trasformano in quella sorta di stella a sei punte che caratterizza le decorazioni natalizie. La ratio dietro la magia. Perché fiocco non solo si nasce. Si diventa. "Si parla di cristallo di neve quando il vapore acqueo presente nell'aria si converte direttamente in ghiaccio - spiega il ricercatore -. La struttura varia in base ai cambiamenti di temperatura e umidità a cui va incontro all'interno delle nuvole".
Il come lo suggerisce un diagramma, elaborato dal fisico giapponese Ukichiro Nakaya negli anni Trenta: maggiore è l'umidità e più il cristallo sarà complesso. Con molte ramificazioni laterali, simili alle fronde di una felce. Viceversa, se il livello d'umidità è basso, ecco cadere dei semplici esagoni o dei blocchetti. Temperature alte son sinonimo di cristalli piatti, a sei lati. Man mano che il termometro scende, invece, ne vediamo di aghiformi, colonnari, e simili a stelle. Ma le conformazioni possibili sono decine. Ci son fiocchi allungati, altri schiacciati, cilindrici e triangolari.
Quelli migliori si trovano in Ontario, assicura Libbrecht, che fino ad oggi ha classificato 35 tipi di forme. Una passione diventata una carriera parallela, la sua. Che l'ha portato a scattare diecimila fotografie, alcune delle quali diventate dei francobolli postali, a cristalli di ghiaccio, naturali e artificiali. A scrivere ben otto libri. E a creare un sito, snowcrystals.com, che per gli appassionati è un cult. Se non bastasse, a ciò si aggiunge una massiccia produzione di fiocchi di neve. Al ritmo di let it snow, lascia che nevichi, ne ha sfornati migliaia. Dei piccoli capolavori, fragili ed effimeri. "Perfezione pura", dice di loro Alexey Kljatov, fotografo russo specializzato nell'immortalarli a distanza ravvicinata. "Per i più semplici bastano quindici minuti, ma a volte li lascio crescere per qualche ora", racconta Libbrecht.
La fucina è il suo laboratorio di Pasadena, dove un refrigeratore, più dei macchinari che controllano il clima e hardware pensati ad hoc, rimpiazzano Madre natura. Mentre una telecamera collegata a un monitor permette di osservare, secondo dopo secondo, il processo di formazione dei cristalli. Una delle creazioni di cui va più fiero? Un paio di fiocchi di neve "gemelli". Cresciuti alle stesse condizioni atmosferiche, fino a venir su non proprio uguali, ma quasi. Un successo, tra gli altri: "In questi anni ho capito come modificare la crescita dei fiocchi di neve elettricamente, nonché come disegnarli meglio di quanto mai fatto prima". Ora quel che resta da scoprire è "il funzionamento del sistema a livello molecolare". "Sembra semplice, ma la ragione per cui i fiocchi crescono in maniera diversa, a temperature differenti, rimane ancora per lo più un mistero", ammette il fisico.
Comprendere i segreti dietro l'auto-assemblamento dei cristalli complessi non è solo scientificamente rilevante di per sé. Può avere dei risvolti importanti nel mondo dell'hi-tech: per la produzione di semiconduttori, di laser e strumenti per le telecomunicazioni. Anche se Libbrecht confessa di non essere molto interessato alle applicazioni pratiche al momento. "Altri colleghi ne studiano le potenzialità industriali in maniera più diretta, io invece mi limito a creare dei bellissimi fiocchi di neve". Perché? "Sono come opere d'arte, di grande valore".

 

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