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Scritto da Francesco Borgonovo x La Verità   
Giovedì 01 Febbraio 2018 00:29


e nessuna popolarità

«Il Fascismo non ebbe meriti», ha scompostamente sintetizzato qualche giorno fa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A smentirlo ci pensa il nuovo film «antifascista» di Luca Miniero, Sono tornato, in uscita giovedì.
Il tempismo è perfetto: arriva in piena campagna elettorale, mentre Laura Boldrini tuona contro i neofascisti pronti ad assaltare il Parlamento (benché tramite elezioni) e la paranoia alimentata ad arte sul frastuono degli stivaloni è all’apice. Tuttavia, la pellicola sortisce effetti inaspettati. La storia è semplice, in parte già nota. Sono tornato è l’italianizzazione del film tedesco Lui è tornato, tratto dal bestseller omonimo di Timur Vermes. Da questa nascita complicata scaturiscono i limiti dell’opera, che tutto sommato cerca di limitare le cadute di stile tipiche della cinematografia commerciale di casa nostra.
Il fatto è che, nella versione originale germanica, a tornare misteriosamente in vita è Adolf Hitler. Qui, invece, cade letteralmente dal cielo a Roma, nel bel mezzo di una partitella fra bimbi immigrati, Benito Mussolini (interpretato da Massimo Popolizio). A soccorrerlo è un’aspirante documentarista impersonato da Frank Matano. La facciamo breve: il Duce ritorna e, dopo un iniziale smarrimento, decide di riprendersi il Paese. Scambiato per un comico, gli viene offerto uno show televisivo, che fa il record di ascolti. Mussolini, commentando l’Italia del 2017 dal suo punto di vista, conquista il pubblico, prima sul web e poi sul piccolo schermo.
Il popolo lo adora, per strada la gente lo osanna, tutti sono d’accordo con lui. Lo ripudiano soltanto (e per un breve periodo) quando lo vedono infierire su un povero cagnolino. La morale è semplice: il Fascismo è sempre in agguato e la società europea non ha gli anticorpi democratici per impedirne la nuova ascesa. La solita solfa. Il fatto, però, è che il vero mostro del film non è, come si vorrebbe, Mussolini. Bensì il popolo italiano di oggi, abbrutito e livellato da una liberaldemocrazia fallimentare. Sono tornato ha un solo, grande argomento contro il Fascismo: il razzismo di Stato. Tolto questo, il Duce ne esce come un titano.
Qualche esempio. A un certo punto, Frank Matano va da Mussolini a lamentarsi perché al lavoro gli fanno giusto servire il caffè. Il Duce lo guarda, poi gli tira un ceffone spaventoso e gli dice: «Se ritenevi svilente l’incarico che ti hanno assegnato, perché non ti sei ribellato?». Matano ci pensa su, poi si ribella al capoufficio. E ottiene ciò che desidera, in più conquista la donna che ama. È solo un particolare, però rilevante. Oltre alle parole, poi, ci sono le immagini. Il Duce redivivo sfreccia in auto per le strade di Roma fra mendicanti, cantieri aperti e immondizia. Roba da brividi. Ma ecco che, girato l’angolo, appaiono gli edifici maestosi costruiti dal Fascismo. Tra quel passato e il presente non c’è gara.

 

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