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Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 14 Marzo 2018 00:14


Sa di essere lui l'ago della bilancia

Aveva detto che se ne andava a sciare e che comunque in direzione non sarebbe venuto. Chiunque della stampa lo abbia sentito dopo la sconfitta elettorale, si è visto rispondere: "Non esisto, occupatevi degli altri partiti...". E invece Matteo Renzi, pur dimissionario dalla segreteria Pd e comunque assente dalla direzione nazionale di oggi, c'è, eccome. Si fa intervistare da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. E poi scrive pure una enews, a ridosso della direzione Pd del pomeriggio. Di fatto, 'brucia' la riunione convocata per formalizzare le sue dimissioni e per stabilire il percorso da qui all'assemblea di aprile. Annuncia battaglia.
Nella enews, pubblica la risposta ad un elettore ammalato di sla, conosciuto a Milano nel tour elettorale. Eccola: "
Caro Paolo, io non mollo. Mi dimetto da segretario del PD come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri. E quando penso che in Italia ci sono persone come te, innamorate della vita e talmente coraggiose da non aver paura di sfidare malattie devastanti, ti dico che sono orgoglioso di averti conosciuto. E di lottare insieme a te. Abbiamo perso una battaglia, caro Paolo, ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto. Lo faremo insieme, con il nostro sorriso e con la nostra libertà. Io non mollo, ma soprattutto non mollare tu! Ti abbraccio e ti voglio bene, Matteo.
A tutti quelli che mi hanno scritto chiedendomi di non mollare rispondo nello stesso modo. E dico innanzitutto grazie per questi bellissimi anni di lavoro insieme. Il futuro prima o poi torna.
Nell'intervista al Corsera, ribadisce che il posto Pd è all'opposizione, nega di voler andar via dal Pd: "Me ne vado dalla segreteria, non dal partito". Parla di "viltà" e "piaggeria", sparge veleni, cominciando a togliersi vari sassolini dalle scarpe.
"Da oggi comincia la guerra", ci dice una fonte renziana scrutando i movimenti delle truppe in cui sono divisi i Dem. Dietro, c'è la consapevolezza che l'area di maggioranza, finora militarizzata intorno al segretario fiorentino, si stia sfaldando. E come sempre succede in questi passaggi complicati per il Pd, i riflettori sono puntati sulle truppe di Franceschini, terra di mezzo e 'tesoretto' di ogni maggioranza interna. Non tanto per i numeri: i franceschiniani sono stati ridotti dall'ultimo congresso, sia in direzione, che in assemblea. Quanto perché, una volta dimesso Renzi, il ministro dei Beni Culturali e i suoi potrebbero fare scouting tra gli stessi renziani e in altre aree, per dire tra i parlamentari del vicesegretario Maurizio Martina, che oggi dovrebbe ricevere l'incarico di traghettare il partito fino all'assemblea di aprile, che eleggerà un segretario (ipotesi Delrio per ora è la più gettonata dall'attuale maggioranza, sempre se resterà tale).
Dal punto di vista renziano, l'obiettivo di queste manovre dovrebbe essere quello di eleggere capigruppo più moderati. Vale a dire più aperti ai richiami alla responsabilità di Sergio Mattarella: oggi il presidente ne ha fatto un altro, il secondo nel giro di quattro giorni. Insomma, manovre per spostare pian piano il Pd da una posizione di opposizione dura e pura ad una più flessibile di governo ed evitare così il ritorno al voto.
Si vedrà. Ma ciò che è ancor più chiaro oggi è che Renzi non starà a guardare. Combatterà. Per ora dentro il Pd. E chissà che dal suo cilindro non esca un accordo con il centrodestra, escluso quello con il M5s. Non passa giorno senza che Renato Brunetta ripeta l'appello al Pd. Oggi lo fa su Radio Capital: "Il centrodestra potrebbe anche dire 'diamo una presidenza delle Camere al Partito democratico', nella linea di un percorso da costruire, di un appoggio esterno ad un prossimo governo...".
Per ora Renzi sembra aver già messo da parte la sconfitta. E torna alla lotta, come faceva quando doveva scalare il partito o il governo. Nella enews scrive dei suoi propositi da senatore Dem:
Avevo promesso ai miei concittadini di lavorare ad una proposta di legge sui temi delle botteghe, dell'artigianato, dei piccoli negozi di vicinato. Nei prossimi giorni riunirò le associazioni di categoria fiorentine per farmi aiutare a valorizzare i punti più importanti, dalla burocrazia alla sicurezza, dalle tasse alla gestione del web. Se, tra gli amici del popolo delle E-News, qualcuno ha voglia di dare una mano, aspetto volentieri i contributi su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Ma soprattutto sottolinea che adesso il tono è cambiato:
Visto che non ho più ruolo istituzionale posso permettermi di tornare ai vecchi tempi quando le E-News erano ricche di consigli di lettura o di visione. Il consiglio di questa settimana settimana è vedere The Post. Non solo perché un film diretto da Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks vale la pena a prescindere. Ma anche perché il tema del rapporto tra stampa e potere è fondamentale e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. "La libertà di stampa è fatta per i governati, non per i governanti": concetto bellissimo che vale per il mondo del 2018, non solo per quello di mezzo secolo fa. E infatti quanto bisogno abbiamo di giornalisti che facciano scoop con le vere notizie – togliendo ogni alibi al potere – e non si limitano a rincorrere il chiacchiericcio quotidiano... Un film bellissimo, da vedere. Fossimo ai tempi del liceo mi piacerebbe farci un cineforum con qualche giornalista e qualche politico. Tema fantastico per le assemblee studentesche, insomma. E non solo per quelle. Nel frattempo voglio che sia chiaro che continueremo il nostro impegno contro le Fake News ringraziando fin da adesso i tanti amici che vorranno darci una mano con segnalazioni dal mondo della rete. Anche in quella battaglia non si molla.
Un sorriso, oggi doppio (nonostante il tempo fuori).

Matteo


 

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