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Scritto da lastampa.it   
Lunedì 19 Marzo 2018 00:27


Isola di Poveglia

«Abbiamo passato anni a cercare il dialogo con un pezzo di Stato che non ci ha voluti ascoltare». Ora una sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto stabilisce che quel dialogo ci deve essere o quantomeno quel diniego deve essere motivato meglio. Una pronuncia che riapre anche le speranze delle associazioni che sognano di sottrarre l’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, ai flussi turistici e agli sbarchi di massa.
La vicenda è di quelle intricate che passano attraverso le aste del Demanio, i ricorsi al Tar e gli infernali ingranaggi della burocrazia. E’ il 2014: l’Agenzia del demanio indice un bando per la vendita dell’isola di Poveglia. Non indica una cifra minima e all’apertura delle buste ci sono solo due offerte. Una da 160 mila euro, frutto di una colletta tra cittadini e associazioni, e una da 513 mila euro proveniente da Luigi Brugnaro, all’epoca non ancora sindaco. Il Demanio stabilisce che la cifra è troppo bassa e non la aggiudica a nessuno dei contendenti, tenendosi Poveglia. 
L’isola rimane affidata a se stessa. Nei poco più di 7 ettari fortificati, nei secoli meta di pellegrinaggio, lazzaretto, stazione di controllo sanitario delle merci e casa di riposo, rimangono solo erbacce e mattoni. Dagli anni 2000 quell’angolo di laguna diventa anche meta del turismo dell’orrore dopo che una serie televisiva americana racconta la presenza di fantasmi che la abitano. Una mania che ha addirittura costretto la Polizia ad intervenire nella notte per riportare in terra ferma alcuni turisti a caccia di emozioni forti.
Dopo l’asta fallita, cresce però la voglia di riscatto civico. Quasi tutti i cittadini decidono di lasciare i soldi a “Poveglia per tutti” e vengono avviati alcuni progetti di cura. Iniziano gli eventi autogestiti, la pulizia delle erbacce e si comincia ad immaginare, e forse anche a sognare, a quanto sarebbe bello usare quei fondi per sistemare l’isola ed ottenerla almeno in concessione. Il dialogo con il Demanio appare però una strada in salita e la richiesta di una concessione porta ad un secco no. A quel punto l’associazione decide di passare per le carte bollate sostenendo che il diniego all’affidamento dell’isola non è sufficientemente motivato. A fine febbraio scorso il Tar riconosce le ragioni dell’associazione e apre un nuovo spiraglio di speranza.
«La sentenza non implica che debbano per forza darla in gestione – spiega Lorenzo Pesola, presidente di Poveglia per Tutti – ma sottolinea che il diniego non è stata ben motivato». Per l’associazione c’è però anche dell’altro tra le parole usate dai magistrati. «Sembra che nella decisione vengano recepite le istanze di un gruppo crescente di cittadini e volontari che in tutto il Paese desidera prendersi cura del bene pubblico ma non può farlo perché trova come interlocutore una burocrazia impreparata e culturalmente non aggiornata. Auspichiamo che questa sentenza apra una strada proprio in questa direzione».
Nell’associazione, che sogna un futuro in cui chi raggiunge Poveglia «non debba per forza essere anche un cliente» ci sono ormai cinquemila persone, un progetto per un ristorante e un ostello, attività culturali e naturalistiche. «Al momento abbiamo in cassa poco meno di 400 mila euro – prosegue Pesola – chiediamo di poter avere una concessione per provare a innescare un processo virtuoso e di ricerche che permetta di bloccare il degrado e di farla rinascere. Lo Stato immagina come unica alternativa la possibilità di farne un albergo ma a Venezia di nuove strutture ricettive non se ne sente affatto la mancanza».
Da quando la sensibilità per l’isola di Poveglia è cresciuta sono sbarcate circa ottomila le persone. Attualmente non è più possibile attraccare. Le strutture dell’ex casa di riposo sono infatti pericolanti e chi si avventura tra i rovi e le macerie corre il rischio di farsi male. Un’ordinanza dell’ex Magistrato alle acque, ora ministero dei Trasporti, interdice qualsiasi tipo di sbarco e l’avvicinamento a meno di venti metri dal perimetro dell’isola. Un provvedimento del 6 febbraio scorso che potrebbe lasciare Poveglia ancora più isolata dal resto della laguna. Dopo questa sentenza del Tribunale amministrativo regionale qualcosa però potrebbe cambiare.

 

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