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Riconquista Europea PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Lunedì 11 Marzo 2019 01:09


I primi nove mesi

Il 14 giugno scorso a Roma si teneva la prima riunione del Progetto “Riconquista Europea” che vedeva la partecipazione di numerosi soggetti politici e culturali  dell’area in senso ampio, autonomo e trasversale.
Scopo dell’iniziativa era dibattere e mettere a fuoco il concetto stesso di Europa e di come approcciare da un’ottica NR la tematica, sottraendola alle letture “sovraniste” attualmente in voga nel dibattito politico e culturale.
Ciò attingendo semplicemente alla radice mitica dell’Europa, proiettandola attraverso la sua Storia millenaria, attraverso le esperienze delle Rivoluzioni nazionaleuropee ed attingendo alle numerose esperienze che dal dopoguerra in poi hanno attualizzato il pensiero di un‘Europa, forte, autonoma ed Imperiale.
In questo senso, i partecipanti all’incontro del 14 giugno avevano convenuto sulla necessità di lanciare iniziative, articoli, convegni e quant’altro potesse rilanciare  e chiarire l’Idea di Europa aderendo ad una logica di diffusione attraverso i siti Internet,i profili social e le Riviste collegate.

Il bilancio a quasi un anno dal lancio del Progetto può dirsi lusinghiero in termini di diffusione: grazie al lancio di articoli a cadenza bisettimanale firmati da molti esponenti del pensiero NR, rilanciati dai siti collegati ed un’intensa attività sui social, nonché presenze a Convegni ed iniziative, il tema dell’Europa è diventato di nuovo oggetto di una più corretta prospettiva che non sia l’infantile riduzionismo  della questione Europa all’Unione Europea di Bruxelles.
Non solo, molte realtà politiche e culturali dell’area sembrano interessate a riposizionare l’Europa fuori dalla fuorviante dicotomia ”sovranismo” versus un non meglio precisato “globalismo “ed a riprendere in mano il vessillo europeo in termini propositivi e di avanguardia.
Il momento politico attuale impone di rompere una volta per tutte con il piccolo nazionalismo patriottardo incapace di cogliere le opportunità storiche del presente e del futuro, chiuso com‘è in un ‘ottica antieuropea e pregna di infantilismo politico e storico.
Il Sovranismo è un equivoco concettuale, politico e culturale che non appartiene all’area NR e che deve essere qualificato per quello che è: un utile strumento di divisione dell’Europa a tutto vantaggio degli USA e di ogni altra potenza extraeuropea interessata a comprimere ogni possibilità di Autonomia Europea in campo economico, militare, culturale.
L’Europa ha 2500 anni di Civiltà che le hanno permesso di sopravvivere ad invasioni, guerre, colonizzazioni  culturali: oggi tutto questo non è più.
Occorre, quindi, ri-prendere quello Spirito  alternativo ai modelli psicologici, sociali e culturali made in USA che hanno devastato le menti ed i cuori delle generazioni europee dal dopoguerra e che oggi albergano sia a Roma che a Bruxelles.
Per quanto ci riguarda, il fatto che l’attuale Unione Europea sia la scimmia di quello che intendiamo per Europa ci è chiaro come il Sole, ma riteniamo comunque come Thiriart che “prima si Fa l’Europa, poi il resto verrà”, come Mazzini in modo realistico e rivoluzionario disse  nel 1861 a proposito della nascente Nazione italiana, seppur a guida Sabauda.
Compito, semmai, delle elites  è quella di Cavalcare la Tigre, di fare in modo che l’attuale insufficiente processo di unificazione europea si rafforzi, prenda corpo, in campo militare, di politica estera e commerciale, per renderla gravida di contenuti  rivoluzionari che saranno facilitati dal processo di Autonomia europea dalla Superpotenza nordamericana.
Sostenere invece gli  attuali Stati nazionali, deboli e divisi tra loro, vuol dire perpetuare solo l'attuale condizione di impotenza e di debolezza dei singoli  litigiosi Stati membri dell’Unione Europea, non a caso dipendenti da potenze extraeuropee, a tutto vantaggio del globalismo americano, di cui Trump e Bannon sono i nuovi interpreti, stavolta da destra.
Piaccia o meno, l’unica alternativa reale al globalismo è l’Europa unita ed indipendente, non gli  attuali staterelli nazionali.
È un dovere storico, se si ama l’Italia, di vederla protagonista nell’Europa che verrà, con l’apporto di Roma e non di chiudersi in una sterile adorazione del “cortile di casa” che ci vedrebbe espulsi dalla Storia, eterni servitori degli USA.
È tempo di scelte nette ed inequivocabili, di separare il grano dal loglio e di riprenderci quello che è nostro. Da sempre.

 

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