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Scritto da ilsole24ore   
Venerdì 20 Settembre 2019 00:23


Steineriana

Il quartier generale si erge in un boschetto ai margini della cittadina olandese di Zeist. Lo statuto si ispira ai principi antroposofici di Rudolf Steiner. Il clima aziendale è decisamente informale. Eppure Triodos Bank è tutt’altro che naïf: con asset per 15,5 miliardi di euro, è nella top five europea delle banche etiche.
Triodos, in greco, significa «tre vie»: che per la banca vuol dire un approccio basato sulle persone, il pianeta, i profitti. Erano tempi ben lontani dai report di sostenibilità e dall’emergenza clima, quando nel 1968 un gruppo di visionari e appassionati di Steiner si mise in testa di rivoluzionare alla base le regole della finanza tenendo assieme i valori e le risorse: erano l’economista Adriaan Deking Dura, l’esperto tedesco di diritto tributario Dieter Brüll, lo studioso di organizzazioni Lex Bos e il banchiere Rudolf Mees (scriverà «L’ecologia del denaro»). Tre anni dopo nacque la fondazione filantropica e nel 1980 la banca vera e propria che lanciò il primo fondo green d’Europa. «Le nuove idee del 1968 influenzarono i fondatori - racconta al Sole Dick van Ommeren, per la prima volta in Italia da quando è managing director di Triodos Investment Management - Quello che resta è la visione del denaro come strumento per avere un impatto positivo sulla società».
Oltre che essere compliant rispetto agli Esg, la banca (715mila clienti in sei paesi europei) pubblica i dettagli dell’impatto generato. E adotta talvolta policy inusuali, come la scelta di non emettere carte di credito. «Dipende dai paesi, ma in genere preferiamo non stimolare i sovraconsumi e quindi il rischio di indebitamento», precisa Dick van Ommeren. La banca, che è una BCorp (società benefit certificata), ha una visione improntata alla sostenibilità. La nuova sede di Triodos Im è del tutto smontabile e riciclabile, sono aboliti i classici bonus legati a obiettivi e la parità di genere è quasi raggiunta, almeno nei numeri (49,3% di donne). Ma la distanza maggiore rispetto ad altre realtà sta altrove. «Ogni singola decisione che riguarda l’agire dell’azienda viene presa considerando l’impatto, dalle scelte minori come cambiare le fotocopiatrici al portafoglio investimenti» racconta van Ommeren. Triodos Im, che opera in Italia in collaborazione con Erasmus Capital Partners, gestisce globalmente 4,6 miliardi di euro. Ha un portafoglio di fondi a impatto sociale che investono nell’inclusione finanziaria nei Paesi in via di sviluppo, nelle rinnovabili, nel cibo bio.
In Italia sta raccogliendo capitali, attirando un investitore come Luca Rancilio, che dopo aver venduto la storica azienda di macchine da caffè, si dedica all’impact investing. «Siamo molto interessati a investire in tutto il Sud Europa e in Italia in particolare» aggiunge van Ommeren. Triodos Im ha investito in Italia a seguito di un accordo con SolarAccess e Heineken Netherlands per l’installazione pannelli solari sul tetto del Birrificio Heineken a Massafra. Per ogni investimento Triodos ingaggia un’analisi articolata che tiene conto, del rischio, del ritorno e dell’impatto in una prospettiva positiva di lungo periodo. «Rispetto alle aziende in cui investiamo valutiamo tutte le dimensioni. Per esempio abbiamo riconosciuto che Tesla poteva avere un ruolo di game changer rispetto ai temi della sostenibilità ambientale. Poteva essere molto interessante per noi. Ma abbiamo valutato che mancavano alcuni requisiti finanziari». Il processo non è rigido ed è in continua evoluzione. «Raccogliamo tanti dati sulle aziende in cui investire, abbiamo cominciato a usare l’intelligenza artificiale. Ma poi quello che importa è il dialogo serrato. Per esempio abbiamo chiesto a Yamaha Corp che tipo di legno usava per costruire gli strumenti musicali. Ci hanno spiegato che per esigenze di qualità dovevano adottare un legno particolare, non certificato. Abbiamo comunque investito nella loro realtà. Tempo dopo hanno adottato un legno certificato. Il dialogo è fondamentale». Perché avviene tra persone.

 

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