Ritorno all'oro Stampa
Scritto da insiderover.com   
Venerdì 25 Ottobre 2019 00:05


Ma quelli che ce l'hanno con l'Euro si sono resi conto di che delirio perseguono o non ci arrivano proprio?

L’imperativo di Cina e Russia è smarcarsi dal dollaro il più in fretta possibile. L’esigenza è quanto mai impellente e risponde a due motivazioni: eludere e ridimensionare l’effetto di dazi e sanzioni a trazione statunitense ma soprattutto aggredire il potere monetario degli Stati Uniti, che di fatto è quello che controlla mezzo mondo. Come ha sottolineato Business Insider, Pechino ha fatto coincidere l’allontanamento dalla moneta americana con l’avvento del mastodontico progetto della Nuova Via della Seta. La mossa è astuta, perché la Belt and Road implica ingenti investimenti esteri per la realizzazione di infrastrutture; è attraverso strade, ponti, porti e aeroporti che la Cina riesce a stipulare contratti bilaterali con i partner del piano basandosi su valute locali e yuan. La strategia dell’ex Impero di Mezzo appare quanto mai chiara: creare un nuovo sistema economico non più incentrato attorno al dollaro. Per realizzare un’impresa simile, saranno decisive le scelte geopolitiche attuate da Xi Jinping da qui ai prossimi anni.

Il ruolo geopolitico dell’oro
È interessante notare come l’oro stia progressivamente ricoprendo il ruolo che negli anni passati apparteneva al dollaro. Dando un’occhiata ad alcune statistiche pubblicate da Bloomberg, notiamo come lo scorso dicembre la Cina abbia acquistato ben 5,9 tonnellate di oro fisico, portando il totale complessivo delle sue riserve auree degli ultimi nove mesi a 100 tonnellate. Dopo tre anni di relativa calma piatta – più o meno dal 2016 alla fine 2018 – Pechino ha avuto una fiammata nell’acquisto di oro in concomitanza proprio con l’avvento e l’inasprimento della guerra dei dazi con gli Stati Uniti. La spiegazione a questa nuova tendenza arriva direttamente dalla Banca centrale dell’Aja, che ha sottolineato come lo stock aureo rappresenterebbe la base per la ricostruzione del sistema, qualora questo collassasse in seguito a guerre commerciali di vario tipo. E considerando che le economie di Cina e Stati Uniti sono tra loro collegate, tale eventualità non è da escludere a priori. Inoltre l’oro ha un altro vantaggio: mentre bond e titoli vari perdono o acquistano valore a seconda delle contingenze, il valore di una barra dorata resta costante, crisi o non crisi.

Accumulare l’oro e vendere i titoli di Stato americani
La corsa all’oro sta riguardando anche le banche centrali di insospettabili Paesi europei, come Olanda, Austria e Germania. Tedeschi e austriaci hanno accelerato le pratiche di rimpatrio delle riserve auree situate nei caveau esteri, mentre gli olandesi hanno addirittura trasferito una buona parte dei propri lingotti in un complesso militare. Anche loro hanno smesso di fidarsi del dollaro? La spiegazione ufficiale è che le autorità devono controllare la qualità dell’oro. In realtà nessuno vuol farsi sorprendere da possibili scossoni. In tutto questo, la Cina ambisce a sostituirsi in tutto e per tutto agli Stati Uniti. Dai dati riportati da Il Sole 24 Ore, la banca centrale cinese lo scorso agosto ha aumentato le riserve auree per il decimo mese consecutivo. Più in generale, da dicembre la People’s Bank of China ha accolto 105,7 tonnellate di lingotti, con un incremento complessivo del 5,8%. Il Dragone può adesso contare complessivamente su circa 1942,4 tonnellate di oro. Accanto all’accumulo di oro c’è un altro fenomeno da registrare: la vendita dei titoli di Stato americani. Lo stock di debito statunitense in mani cinesi continua a calare, e luglio ammontava a 1110 miliardi di dollari, il minimo dall’aprile 2017.