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Come eravamo e come saremo PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 19 Febbraio 2018 00:06


L'altro ieri e domani, al netto delle cazzate "colte" su presunti Neanderthal

Sono rimaste scolpite del fango di uno stagno, accanto ai resti di un ippopotamo, le impronte di un gruppo di bambini che 700.000 anni fa avevano accompagnato i genitori in una battuta di caccia. E' il primo fotogramma dell'infanzia nella preistoria. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la scoperta si deve ai ricercatori dell'università Sapienza di Roma dell'università di Cagliari, coordinati da Margherita Mussi.
Il più piccolo ancora non camminava, ma era in piedi e si dondolava. Gli altri bambini di due e tre anni si muovevano intorno ai genitori, impegnati nel macellare la carcassa dell'ippopotamo, con schegge in pietra. Le loro tracce, scoperte in Etiopia, sono come una "foto di vita preistorica", ha rilevato il primo autore, Flavio Altamura.
L'istantanea mostra come i bambini dell'Homo heidelbergensis, antenato comune a noi e ai Neandertaliani, si addestrassero alla sopravvivenza. "Per la prima volta - ha detto Mussi - ci sono impronte di bambini molto piccoli, che indicano la loro presenza costante anche quando gli adulti scheggiavano e macellavano".
Infatti "gli adulti del gruppo stavano procedendo con tutte le normali attività quotidiane e stavano fabbricando anche gli strumenti di pietra per macellare le prede che avevano cacciato", ha detto Matthew Bennett, dell'università britannica di Bournemouth. Secondo l'esperto i piccoli partecipavano a queste attività potenzialmente pericolose ed erano probabilmente autorizzati a maneggiare gli strumenti di pietra. Ciò indica, quindi, che il comportamento dei genitori era molto diverso da quello dei genitori iperprotettivi delle moderne società occidentali. "Oggi i genitori - ha rilevato - seguono i bambini in tutto, mentre in passato i bambini venivano lasciati liberi di fare esperienza".
È stato possibile ricostruire tutta la scena della famiglia, impegnata nelle sue attività quotidiane, perché l'intero sito di Melka Kunture è disseminato di scaglie in pietra e schegge già pronte, oltre che dei resti dell'ippopotamo. Inoltre, tutte queste tracce si sono conservate intatte, arrivando fino a noi, perché erano state ricoperte dalle ceneri di un vulcano poco distante.

 

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