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Poi venne l'impeachment PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 02 Marzo 2018 00:14


Il quadro che non t'aspetti del Presidente americano

L’aborto per i casi di gravidanza interrazziali, Ted Kennedy pedinato, l’avallo di Reagan per azzerare l’inchiesta sul Watergate, l’intolleranza per il tennis di Spiro Agnew e il disprezzo verso gli ebrei, senza contare la determinazione ad avere «belle donne» nelle liste elettorali ed a «decapitare Van Thieu» se avesse rifiutato l’accordo-suicida per il Vietnam del Sud: è questo il Richard Nixon che esce da 150 ore di nastri a 30 mila pagine di documenti inediti declassificati dalla Biblioteca presidenziale di Yorba Linda, in California, con una decisione destinata ad arricchire di dettagli il controverso profilo del «comandante in capo» meno amato dagli americani.

Il 23 gennaio 1973 è il giorno nel quale la Corte Suprema emette la sentenza sul caso «Roe contro Wade» contro le leggi che criminalizzano l’interruzione della gravidanza. Nixon è nello Studio Ovale quando lo viene a sapere, decide di non rilasciare dichiarazioni ma i commenti personali ne svelano il pensiero: ritiene che «più aborti» porteranno a «eccessi di permissività» e a «danni per la famiglia» ma riesce comunque a vedere un aspetto positivo nella sentenza «perché in alcuni casi è necessario» come «quando c’è una gravidanza frutto dell’unione fra bianchi e neri o quando c’è una violenza carnale». L’equiparazione fra figli birazziali e stupri svela un’intolleranza verso gli afroamericani che sembra archeologia nella nazione che ha eletto Barack Obama alla Casa Bianca ma i documenti aggiungono dettagli anche sull’intolleranza di Nixon nei confronti di un’altra minoranza: gli ebrei. Nel febbraio 1973 il presidente parla al telefono con Billy Graham, il leader più carismatico degli evangelici che si lamenta per l’«opposizione degli ebrei alla crociata della fede dei campus». Commenta Nixon: «C’è molto antisemitismo e questo continuerà a rafforzarlo». Graham annuisce e Nixon aggiunge: «Gli ebrei desiderano la morte, è un problema che hanno da secoli».

Sul fronte della politica l’inizio del 1973 - il periodo al quale fanno risalgono molti dei documenti declassificati - coincide con la prima fase del Watergate, quando Nixon licenzia il procuratore speciale Archibald Cox spingendo alle dimissioni il ministro della Giustizia Elliot Richardson ed il vice William Ruckelshaus. E’ un azzeramento dell’inchiesta con cui Nixon si illude di archiviare lo scandalo che lo sommergerà. I nastri ora svelano che nel blitz passato alle cronache come «Saturday Night Massacre» ebbe a fianco Ronald Reagan, all’epoca governatore della California. «E’ quanto di meglio potesse avvenire - Reagan disse a Nixon - nessuno di costoro avrebbe mai dovuto essere al proprio posto». L’avallo di Reagan, che sarebbe poi divenuto presidente ed è uno dei leader più amati dai conservatori, per il «massacro del sabato sera» obbliga a ripensare alcune biografie. A conferma della volontà di Nixon di archiviare in fretta il Watergate c’è anche una conversazione con il consigliere Charles Colson, sull’ipotesi di concedere la clemenza ad uno dei cospiratori: Howard Hunt jr.

Se c’è un filo comune nei documenti declassificati è aggressività e disprezzo di Nixon, verso gli amici come per gli avversari. Amici come Spiro Agnew, suo vicepresidente, al quale rimprovera brutalmente l’«eccesso di tempo passato a giocare a tennis». Avversari politici come Ted Kennedy, che nel 1969 ordina di far pedinare come un potenziale criminale a seguito dell’incidente d’auto a Chappaquick nel quale morì Mary Jo Kopechne, assistente dell’ex ministro della Giustizia Robert Kennedy. Lo stesso vale per i più fedeli alleati internazionali: Vietnam del Sud e Israele. Nel gennaio del 1973 esercita forti pressioni su Nguyen Van Thieu, presidente del Vietnam del Sud, per fargli accettare un accordo sul cessate il fuoco che apre le porte al ritiro dei soldati americani, senza i quali è inevitabile la vittoria dei vietcong. Thieu solleva delle obiezioni e Nixon non le sopporta, al punto da dire al consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger: «Per fargli firmare questo trattato sono disposto a tagliargli la testa, se necessario». Thieu firma e due anni dopo Saigon cade nelle mani del Nord comunista ma Nixon ha avuto ciò che desiderava: ritirare le truppe dal Vietnam per dedicarsi all’apertura alla Cina. Nel caso di Israele le pressioni di Nixon riguardano l’arsenale atomico: tre pagine dattiloscritte svelano l’irritazione per il fatto che lo Stato Ebraico «non ha firmato il trattato di non proliferazione mentre tutti gli Stati arabi, tranne Algeria e Arabia Saudita, lo hanno fatto». «Israele deve firmare perché crediamo che stia lavorando attivamente all’atomica» si legge nel documento.

Fra le rivelazioni ce n’è anche una destinata a imbarazzare i democratici, i cui leader del Congresso il 24 aprile del 1970 danno luce verde all’invasione della Cambogia. «Saremo al suo fianco, sosteniamo ciò che sta facendo» dice John Stennis, capo della commissione Forza Armate, rispondendo a Nixon che gli ha appena svelato il piano di allargare il conflitto. In una conversazione con George H. W. Bush, all’epoca capo del partito repubblicano ed anch’egli destinato alla Casa Bianca, si parla invece di donne. Il tema sono le imminenti candidature. «Ne ho viste due molto attraenti nel Parlamento del South Carolina, andate a cercarle, e cerca di capirmi, non sto dalla parte delle donne, ma in certi casi una donna può vincere e un uomo no».


 

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