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Scritto da Andrea Lombardi   
Giovedì 05 Aprile 2018 00:06


Sempre partigiani e impuniti

Nicola Bonservizi (1890-1924) partecipò alla Grande Guerra come tenente di artiglieria. Dopo la guerra collaborò alla rivista Utopia, che Benito Mussolini aveva fondato quando era uscito dal Partito Socialista. Nel 1920 fu invece inviato a Parigi come corrispondente dall’estero del Popolo d’Italia, il quotidiano anch’esso fondato da Benito Mussolini. A Parigi Nicola Bonservizi fondò il primo Fascio di Parigi e la rivista Italie Nouvelle, organo ufficiale dei fascisti italiani che risiedevano in Francia. La rivista era scritta sia in italiano, sia in francese.
Nicola Bonservizi, circa la sua missione a Parigi per fondare i Fasci all’Estero scrisse sul Popolo d’Italia:
«I “Fasci”, che non affondano le radici in alcune più o meno belle teorie, ma nella realtà viva della patria, non possono senza negarsi, non tenere nel massimo conto e gli italiani che sono all’estero e gli apprezzamenti che dell’Italia si fa all’estero, l’azione politica che gli altri paesi spiegano nei nostri riguardi e nei riguardi dei massimi problemi internazionali d’ogni natura. Basta fare questa considerazione per vedere delinearsi nettamente il compito dei Fasci all’estero. Da una parte debbono provocare i maggiori contatti possibili tra italiani, cementare, fare blocco degli italiani, tener alto in essi il sentimento della patria, difendere i loro interessi sia personali che collettivi, indirizzarli, aiutarli, proteggerli, valorizzarli; d’altra difendere il nome e gli interessi superiori dell’Italia di fronte agli stranieri, diffonderne l’arte e la scienza, esaltarne il valore, la forza, il genio. Come? Creando un potente centro di attrazione, d’informazione e di propaganda; un centro dinamico verso il quale tutti gli italiani sentano la necessità fisica, direi quasi, di orientarsi e dal quale parte per gli stranieri la voce dell’Italia e per l’Italia la voce degli stranieri. Non è possibile fare della politica estera, regolare cioè la propria nazionale azione nel mondo, senza saper esattamente cosa sono, cosa vogliono, dove e come dirigono i loro sforzi gli stranieri, i paesi stranieri. Senza una carta topografica dell’economia, della politica, delle aspirazioni, della volontà, della vita materiale e spirituale del mondo, non si fa della politica estera, ma della stucchevole e stupida retorica. I Fasci all’estero, debbono provvedere l’Italia di questa carta».
La sera del 20 marzo il comunista Ernesto Bonomini, residente in Francia, ferì a morte Nicolò Bonservizi mentre si trovava seduto al tavolo di un ristorante a Parigi a colpi di rivoltella. La vittima si spense poi il 26 dello stesso mese. La salma fu trasferita in Italia dove fu attesa da Mussolini per le onoranze funebri.
«Fascista di purissima fede, di coraggio indomito, che ha santificato la causa con la vita e con la morte. Egli praticò la vera, la saggia, la santa disciplina, che consiste nell’obbedire quando ciò dispiace, quando ciò rappresenta sacrificio»
Nel frattempo Ernesto Bonomini, arrestato dalla polizia francese fu condannato a otto anni di lavori forzati, la pena fu poi in parte condonata trasformandola in semplice carcerazione.

 

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