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Napoleone PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Sabato 05 Maggio 2018 01:42

 


il Grande

 

Il 5 maggio 1821, dalla sua cattività in Sant'Elena, esalava l'ultimo respiro Napoleone Bonaparte.
Senza ombra di dubbio tra i più grandi uomini della storia, l'Empereur ha diviso gli animi ed è stato amato o odiato incommensurabilmente. Nei suoi confronti furono formidabili i tentativi di damnatio memoriae come non si conoscevano dai tempi di Nerone e quali si sarebbero reiterati nei confronti di Adolf Hitler.
In comune i tre ebbero una forte popolarità, la capacità di mobilitare e di elevare la gente comune e l'ostilità dei partiti reazionario e progressista. Rispettivamente Senato e Chiesa per Nerone, monarchici e giacobini per Napoleone, destra e comunisti per il Cancelliere.

Secondo lo storico Gérard, la destra – categoria figlia della Rivoluzione Francese e delle divisioni parlamentari – si suddivide in legittimista, orleanista e bonapartista.
Fu infatti Napoleone, che si era rifiutato di reprimere la chouannerie, cioè la guerriglia monarchica, e che avrebbe offerto all'ultimo comandante legittimista, Cadoudal, un alto grado nell'esercito, a saldare tra loro la verticalità reazionaria e il pragmatismo orizzontale delle altre “destre” e a inaugurare il cesarismo moderno, in poche parole il fascismo, che da quel modello prese molto, e consapevolmente.
Il giudizio – o meglio il pregiudizio – a destra nei confronti di Napoleone è determinato dalla propaganda codina assunta senza spirito critico e con la classica chiave di interpretazione inerte, mortifera, piatta, assurdamente dogmatica, degli spiriti assenti da ogni aderenza.
Esattamente come per Nerone, per Hitler e per lo stesso Mussolini, costoro ne fanno un intruso, un parvenu, che mette in discussione l'ordine stabilito dall'alto.
Poco importa se quest'ordine era già stato messo in discussione, non aveva più – e spesso non aveva mai avuto – caratteristiche “tradizionali”; poco conta che proprio i “tradizionalisti” messi alla prova immediatamente dopo la scomparsa dell'odiato “tiranno” si sarebbero dimostrati acceleratori di sovversione e uomini di compromessi.

Così, tanto per esempio, si dimentica che Napoleone mosse guerra all'Usura, i cui principali esponenti vennero poi nobilitati nella Restaurazione, o che nel Congresso di Vienna l'ordine proclamato fu quello del dominio dei Rothschild sull'Europa nel nome della Santa Finanza.
Il richiamo concettuale a un ordine ben diverso mascherò la natura intrinseca della reazione anti-napoleonica e dei suoi padrini-padroni.
Napoleone fu immenso come stratego, come condottiero, come combattente, come uomo di cultura, come riformatore, come legiferatore; ebbe una larghezza di vedute e una magnanimità rarissime nella storia, forse solo comparabili a quelle di Mussolini.
E, mentre suscitò il nazionalismo italiano, il polacco e – in modo contraddittorio – il tedesco; mentre sfidò il potere del mercantilismo inglese; mentre adombrò l'idea europea; egli fu il rettificatore della linea di sovversione che aveva travolto la Francia.
Lo storico inglese Andrew Roberts nel suo Napoleone il grande, dice correttamente:
“Meritocrazia, uguaglianza di fronte alla legge, diritti di proprietà, tolleranza religiosa, educazione laica, finanze solide, amministrazione efficiente, vennero recuperate dal vortice rivoluzionario, protette, codificate e consolidate. (…) Napoleone non era un dittatore totalitario, e non aveva alcun interesse a controllare ogni aspetto della vita dei suoi sudditi. Pur avendo un potere eccezionale, non lo usava in modo spietato o vendicativo. Possiamo contare sulle dita di una sola mano il numero delle persone che Napoleone fece giustiziare per motivi politici.”

Ma quel che più conta è che “Napoleone riuscì a fondere insieme elementi dell'ancien régime e delle armate rivoluzionarie, e a creare una nuova cultura militare fondata sull'onore, il patriottismo e un'assoluta devozione personale a lui, che conduceva le sue truppe tra le sabbie d'Egitto, i grandi fiumi d'Europa e le ghiacciate distese della Russia”.
L'Empereur che annullò l'ordinamento civile dei preti, che restaurò beni della Chiesa, firmò il primo Concordato e trasformò la piazza del regicidio in piazza della Concordia, istituì soprattutto una nuova nobiltà, di merito e di eroismo, senza con ciò abrogare la vecchia o pretendere di schiacciarla.
I “restauratori” fecero tutt'altro e i raggi della Tradizione non si sprigionano dai loro sepolcri imbiancati ma accompagnano luminosi l'opera dell'Empereur.
A loro e ai loro seguaci che hanno sulle spalle il fallimento susseguito a una presa di potere determinata dagli eserciti nemici, esattamente come sarebbe accaduto qui da noi nel '45, non restano che il rancore, l'acidità e la maldicenza.
Anche questo dimostra chi è dalla parte della vera Tradizione e chi ne è la scimmia.
Con buona pace di chi ragiona con schemi pietrificati, ovvero non ragiona.

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Maggio 2018 16:22
 

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