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Scritto da facebook   
Venerdì 04 Maggio 2018 00:32


Forse fu peggio di Pertini

È giovane, serio, preparato, disponibile.
Ha ventisei anni, arriva da Alessandria, la patria di Longo e Audisio. È arrivato in bicicletta, un fazzoletto azzurro al collo che dichiara la sua militanza democristiana. Si chiama Oscar Luigi Scalfaro ed è un giovane magistrato che ha appena iniziato la carriera, antifascista, voglioso di dimostrare quanto valga.
Un posto per lui c’è: vicepresidente accanto all’avvocato Rusca - del tribunale del popolo presieduto dall’avvocato Davì; come giurati: Del Mastro, professor Marella, Terraní, dottor Cristina, dottor Graziosi, De Giuli, dottor Secondi, Egidio Re, Carnaghi, Remo Galli, Aldo Mitino.
Un tribunale del popolo non è un’istituzione che vada tanto per il sottile, spesso è soltanto una tappa frettolosa prima del poligono di tiro e del cimitero. La provincia di Novara si distingue nella repressione: si parlerà di ottocentocinquanta fascisti o presunti tali uccisi nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione. Di questi, ottantadue risultano sepolti nel cimitero novarese (cinquantadue nel solo mese di maggio), messi a morte «in una festosa cornice di linciaggio»; alcuni arrivano davanti al tribunale del popolo con i tratti del viso poco riconoscibili per il trattamento subito in istruttoria. Ma questo particolare non turba la coscienza dei giudici popolari, nemmeno quella del giovane magistrato Oscar Luigi Scalfaro, che un giorno si limiterà a dire: «C’erano delle leggi da applicare».
E in nome delle «leggi da applicare», allorché a Novara le Corti d’assise straordinarie, volute dal governo, prendono il posto dei tribunali del popolo, Scalfaro non esita un istante a entrare nel pool dell’accusa. A Novara i processi si celebrano in chiave spettacolare con tanto di altoparlanti in piazza, per consentire di seguire il dibattimento anche a chi non ha trovato posto in aula. E nel giro di otto mesi Scalfaro, grazie alla sua eloquenza, strappa altrettante condanne a morte (Enrico Vezzalini - pluridecorato, capo della provincia di Novara durante l’amministrazione della Repubblica Sociale Italiana, Arturo Missiato, Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno, Raffaele Infante, Giovanni Pompa), un bel record non c’è che dire, meritandosi per l’ultima queste parole di elogio dai giornali: «Il pubblico ministero Scalfaro parla con vigoria ed efficacia che lo fanno ascoltare senza impazienza dal pubblico che partecipa alle considerazioni dell’egregio magistrato con frequenti assensi. Il pubblico ministero, dopo la chiarissima requisitoria, conclude domandando la pena di morte per lo Zurlo, e il pubblico esprime la sua soddisfazione e consentimento».
L’imputato in questione è il fascista Francesco Zurlo. Scamperà alla morte non grazie a Scalfaro, ma soltanto perché dopo la sentenza le Corti d’assise straordinarie vengono abolite e si ritorna a una giustizia ordinaria, con il conseguente annullamento della sua condanna a morte.

 

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