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Alfred Herrhausen: l’ultima vittima di Yalta PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Recupero   
Martedì 04 Dicembre 2018 00:41


Ventinove anni fa lo uccisero per impedirgli di rivoluzionare l'Europa

La mattina del 30 novembre del 1989 un boato scosse Bad Homburg, ricco sobborgo di Francoforte. Non si trattava di un incidente, era un vero e proprio attacco terroristico. Una bomba telecomandata esplose al passaggio dell’automobile di Alfred Herrhausen, banchiere tedesco a capo della Deutsche Bank, uccidendolo sul colpo. Ma chi era Alfred Herrhausen? E perché è utile ricordare la sua figura? Andiamo con ordine. Il muro “antifascista” di Berlino era caduto da pochi giorni. La Germania si stava faticosamente riunificando. Herrhausen, non era solo un banchiere ma anche il più fidato consigliere economico del cancelliere Helmut Kohl. Inoltre, guidava la più importante banca del paese. La Deutsche Bank, all’epoca, non era soltanto un grande istituto di credito. Essa era presente nei consigli d’amministrazione delle più grandi aziende tedesche ed aveva una forte vocazione industriale. Non c’era spazio per la speculazione finanziaria e per i derivati nell’istituto di Francoforte. La caduta del muro aveva apriva nuove prospettive. La tenaglia di Yalta sembrava essersi spezzata. Ed è proprio qui che entra in gioco il protagonista di questa storia. Herrhausen aveva in mente un piano molto chiaro che spiegò in un’intervista al Wall Street Journal: "Entro dieci anni la Germania Est doveva diventare il complesso tecnologicamente più avanzato d'Europa e il trampolino di lancio economico verso l'Est. In questo quadro “Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, e anche la Bulgaria avranno un ruolo essenziale nello sviluppo europeo". Tutto ciò poteva venire alla luce solo se il Fondo Monetario e la Banca Mondiale avessero concesso ai Paesi dell'Est usciti dal comunismo una moratoria di qualche anno sul debito, in modo da concentrare le risorse sulla ricostruzione piuttosto che sul pagamento delle rate dei prestiti. La reazione del Fmi fu durissima. Ci fu chi parlò di quarto Reich. Insomma, anche se il muro era caduto, gli Usa (spalleggiati da Londra) non volevano porre termine alla loro egemonia sul Vecchio Continente. La Germania rimase sola. Eppure gli altri stati europei avrebbero potuto guardare con favore a questo progetto: le nazioni che appartenevano all’ex blocco sovietico potevano assorbire il surplus commerciale tedesco.
I vantaggi per l’Italia, e non solo, sarebbero stati notevoli. Se Berlino guadagnava posizioni ad Est, Roma poteva rafforzare il suo ruolo nel Mediterraneo. C’erano le premesse giuste per un nuovo “asse ghibellino”. Il crollo del comunismo lasciava anche presagire lo sviluppo di una nuova cooperazione con Mosca. Washington non poteva accettare tutto questo. E allora iniziarono una serie di fatti che rimisero in riga “l’alleato teutonico”.  Herrhausen il 4 dicembre 1989 sarebbe dovuto essere a New York a perorare, davanti all'establishment finanziario, la fondazione di una banca per lo sviluppo a Varsavia che finanziasse la ricostruzione e l'integrazione dell'Est con l'Ovest europeo. Ma quel giorno per lui non arrivò mai. Fu una dose di esplosivo a sbarrargli la strada.  I colpevoli di quel delitto rimasero impuniti. Sul banco degli imputati finì la Rote Armee Fraktion, (il più importante gruppo terroristico di estrema sinistra tedesco). A dire il vero, pochi presero per buona questa pista, dato che la maggior parte dei membri di quest’associazione o si trovava in galera o era morto. Sempre alla Raf fu addebitato l’omicidio di un altro uomo chiave della politica tedesca: Detlev Karsten Rohwedder. Era il capo della Treuhandanstalt, la holding che controllava fondi, industrie e società commerciali dell'ex Germania orientale. Casualmente anche lui era scettico sul processo di privatizzazione. Morì dentro il suo studio di Duesseldorf freddato da tre colpi d’arma da fuoco. Dopo quest’ultimo avvertimento in perfetto stile mafioso la Germania si rese conto che forse la guerra non era finita.

 

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