Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Gennaio 2019  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
La bandiera bianca e nera PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Merlino   
Lunedì 07 Gennaio 2019 01:00

Ilse, al rientro dal suo viaggio a casa, mi ha portato da un negozio di Militaria di Wilhelmshaven, base storica della flotta germanica, una enorme bandiera della marina da guerra della Prussia. Bianca con la croce nera dei Cavalieri Teutonici. Strana vicenda. Era appesa alla parete del negozio, sporca e polverosa, arredo inutile di una memoria strappata. Con cinquanta euro se l’è presa e me ne ha fatto dono. Lei stessa, pur figlia di comandante di un U-boote, fra i pochi sopravvissuti alle bare d’acciaio in fondo all’Atlantico, agli ordini dell’Ammiraglio Karl Doenitz, poco o nulla conosce di quelli accadimenti e poco o nulla se ne cura. Damnatio memoriae. Di cui Roma fu consapevole e abbattutasi sulla Germania, al termine del secondo conflitto.
(Si legga, ad esempio, Der Fragebogen di Ernst von Salomon, edito in Italia con il titolo Io resto prussiano dalla Longanesi nel 1954. ‘Io sono prussiano. I colori della mia bandiera sono il nero e il bianco. Essi annunciano che i miei maggiori morirono per la libertà ed esigono da me che, non soltanto quando splende il sole, ma anche nei giorni scuri, io sia un prussiano’).                                                                                                                         Sul retro la stampigliatura ne certifica l’autenticità. Essa appartiene alla II Squadra navale. Durante la Grande Guerra, facente parte della Hochseeflotte, prese il largo nella notte del 30 maggio 1916 per ‘una missione di controllo del traffico’. Divenne nel pomeriggio del giorno successivo la battaglia dello Jutland. La più grande fra le corrazzate tedesche ed inglesi nelle acque del Mare del Nord, grigie come il cielo, e all’inizio ignare le une delle altre. Lungo la penisola danese si diedero battaglia per poi ritirarsi nei rispettivi porti, Wilhelmshaven e Scapa Flow, per non uscirne più. In mare rimasero i sommergibili alcune navi corsare unità leggere. (Eppure proprio il possesso di grandi navi era stata causa di rivalità fra i due Stati).                                     
Quando nell’ottobre del ’18 gli ammiragli Hipper e Scheer riuscirono a convincere l’alto comando di portare di nuovo in mare aperto la flotta, era troppo tardi. I marinai in rivolta, sulla spinta della Rivoluzione del ’17, avevano innalzato le bandiere rosse e processato gli ufficiali. Ultimo atto fu l’autoaffondamento delle 74 navi, internate dagli inglesi nella loro base di Scapa Flow nelle isole Orcadi. Il 21 giugno 1919. Nel timore, fondato, d’essere spartite tra i vincitori.
Oggi quella bandiera, bianca e nera, s’accompagna a capo del mio letto...

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.