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Fuori gli Arditi! PDF Stampa E-mail
Scritto da “La mia Grande Guerra sul Carso” di Valentino Appoloni   
Sabato 27 Luglio 2019 02:08

«La trincea è una trincea non in prima linea, ma anche qui si sente l’odore della paura. Altre volte volevamo vino o cognac, ora vogliamo rinforzi. Si percepisce del movimento alle nostre spalle; scivola tra noi un soldato piuttosto malconcio. Ma lo sguardo è duro e reclama rispetto.
È un Ardito; si siede con calma, il posto non manca date le grosse perdite. Una granata esplode e un po’ di terra arriva su di noi. Lui resta impassibile; non posso non notare le gocce di sangue nero che zampillano sulla divisa scendendo da un orecchio. Ha appena combattuto in un settore vicino; li mandano a rattoppare la nostra fragile linea, spostandoli nei punti peggiori. Non sta fermo; verifica le sue armi, le bombe, i petardi, il pugnale. Siamo rispettosi e in soggezione; vorremmo offrirgli qualcosa ma ci dà l’idea di un uomo che basta a se stesso.
Quando ha rimesso nel fodero il pugnale, ci guarda come per far capire di essere pronto. Il cielo si rannuvola e tutto sembra farsi più scuro. La natura sembra dipingere un autentico giorno di passione e morte. Il cannoneggiamento si attenua, ma resta la sinfonia dei calibri minori.
Si sentono i passi di qualche uomo in avvicinamento.
“Fuori gli Arditi!”.
È il maggiore Scipioni a comandare. Il nostro amico si solleva e ci guarda per un attimo, come per dire con una lieve impazienza che era ora che lo chiamassero. Guardo intorno e vedo altre figure alzarsi; sono pochi quelli come lui rimasti dopo gli ultimi scontri.
“Fuori gli Arditi!”. L’ordine è ancora più perentorio. Li guardiamo mentre agilmente vanno verso la prima linea; scivolano via, passano tra buche e piccoli ripari. Abbiamo il cuore in gola e l’emozione aumenta quando sentiamo i primi spari. Cresce il fumo davanti a noi e purtroppo ci impedisce di vedere la battaglia.
Come combattenti antichi sono spariti nella mischia, come se fossero nati proprio per fare questo ... spero che qualcuno di loro sopravviva altrimenti sarebbe come perdere per sempre una stirpe senza eguali...».



 

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