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Ottant'anni fa il capitalismo dichiarò la Seconda Guerra Mondiale PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 03 Settembre 2019 01:29


Un breve riassunto

 

Ottant'anni fa, il 3 settembre 1939, iniziava la Seconda Guerra Mondiale. Veniva dichiarata alla Germania da Francia e Inghilterra: casus belli l'integrità territoriale della Polonia.
Due giorni prima le truppe germaniche avevano attraversato il confine perché la città tedesca di Danzica, sottratta alla madre patria dal Trattato di Versailles e tenuta sotto il controllo polacco, era teatro di assassinii e di torture di matrice etnica. Milizie terroristiche massacravano i tedeschi. Gli odi sul Mar Baltico erano divampati alla fine della Grande Guerra perché tedeschi e polacchi si erano ferocemente contesi il territorio mediante milizie irregolari. Su quell'odio fece leva l'Inghilterra.
L'ultimatum anglofrancese non aveva senso. Berlino aveva preteso esclusivamente di salvaguardare l'incolumità dei tedeschi di Danzica e la costruzione di un'autostrada e di una linea ferroviaria per collegare il porto baltico con la madre patria. Londra e Parigi pretesero che i tedeschi tornassero indietro e abbandonassero tutto: il che era irragionevole.

Dell'integrità territoriale polacca non importava né in Inghilterra né in Francia. Non mossero un dito contro la Russia sovietica che il 17 settembre occupò a sorpresa metà Polonia. Non mossero un dito quando si venne a sapere che i russi avevano sterminato decine di migliaia di ufficiali e sottufficiali polacchi per decapitare la nazione delle sue élites. Non mossero un dito neppure più tardi, quando Stalin, dopo aver lasciato che i tedeschi schiacciassero la coraggiosa rivolta di Varsavia, a cui concessero in via eccezionale l'onore delle armi, chiese che i capi della rivolta, riparati a ovest, gli fossero consegnati e li gettò in galera perché anticomunisti. Non mossero un dito quando Stalin pretese che la metà della Polonia da lui occupata divenisse territorio sovietico. Non mossero un dito quando pretese che il resto della Polonia, arricchito di regioni strappate alla Germania, venisse affidata a un manipolo di comunisti mentre il governo in esilio, a Londra, veniva liquidato dagli stessi alleati che voltarono vigliaccamente le spalle al Corpo Polacco che guidato dal generale Anders, si era comportato valorosamente dal Medio Oriente alla campagna d'Italia.

In realtà Danzica venne usata come scusa e come trappola. Fu l'effetto di manovre infide da parte di servizi segreti che non necessariamente perseguivano la causa della propria nazione, qualunque essa fosse. La regia di tutto fu inglese ma non favorì la nazione britannica bensì quelle élites Wasp che nel secolo precedente avevano partorito l'ideologia mondialista e che dai primi del Novecento pensavano opportuno affidare la gestione del progetto ai più muscolosi Stati Uniti.

Il guerrafondaio per antonomasia, Winston Churchill, era un politico fallito, anche economicamente, che era stato tenuto in piedi dai capitali Wasp d'oltre Oceano e che quindi operò per trasferire la potenza britannica ai nuovi padroni. I quali, impossessatisi dell'industria americana grazie alla crisi del '29 macchinavano fin dal 1933 per scatenare il conflitto. Era l'obiettivo principale del CFR, l'organismo privato di politica internazionale che aveva spinto, nel 1932, Roosevelt alla presidenza.
Il nuovo colonialismo che soppiantava il vecchio fu una delle cause della guerra e gli inglesi vennero gettati allo sbaraglio dagli americani di cui, del resto, erano debitori dal 1916. Senza la finanza Usa e le sue clausole capestro la macchina di guerra dell'Intesa si sarebbe inceppata. La guerra continuò finché non s'inceppò quella tedesca. Poi vennero la Società delle Nazioni e il Trattato di Versailles.

Decretare la fine dell'odiata Europa come centro del mondo e la sua divisione fu una delle cause della guerra. Gli anglofrancesi vennero manovrati mentre s'illudevano di manovrare.

Le politiche economiche e finanziarie dell'Italia fascista e della Germania nazionalsocialista minacciavano in modo diverso il sistema usuraio e furono una delle cause principali della guerra.

La rivoluzione al tempo stesso conservatrice e progressiva che era partita da Roma si era allargata non solo all'Europa ma in diversi angoli del mondo. Essa aveva risvegliato popoli asiatici, latino-americani e nord-africani nel sogno dell'autonomia, dell'emancipazione, dell'anticolonialismo.
Dall'Asse emerse l'ideale pan-asiatico che metteva in discussione la dominazione occidentale. Berlino faceva l'occhiolino alle minoranze oppresse in Usa, afro/americani compresi.

Esistono poi altre ragioni, spirituali, sacrali, simboliche, metapolitiche ma qui le tralasciamo.

Quello che esplose ottant'anni fa fu veramente uno scontro di civiltà. Chi prevalse - e ci è chiaro di che pasta fosse e sia - doveva inventarsi un pretesto e giustificarlo con la sola lingua che ha: biforcuta.

I vincitori intanto continuano la guerra contro i popoli

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Settembre 2019 07:41
 

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