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Una Repubblica fondata su PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Stella (facebook)   
Mercoledì 02 Ottobre 2019 00:02

Il magistrato antifascista Giorgio Agosti il 26 aprile del ‘45 era stato nominato questore di Torino.
Durante quelle prime giornate della “liberazione” in città presero a funzionare i tribunali del popolo, i tribunali di fabbrica, i tribunali di brigata e i tribunali di guerra.
Tutti illegittimi, sentenziarono centinaia di esecuzioni capitali.
Da quel 26 aprile fino alla prima decade di maggio si contarono millecentotrentotto eliminazioni di militari repubblicani, civili e presunte spie.
Cornelia Benissone, funzionaria del Pci di Torino, girava per le fabbriche a incitare gli operai a uccidere. “Dicevo ai lavoratori in delirio: non ci sono molti giorni per fare quello che bisogna fare; non possiamo permettere nessun indugio”.
Al poligono del Martinetto i plotoni di esecuzione si alternavano giorno e notte; i cimiteri erano stracolmi e allora si ricorse al Po: centinaia di cadaveri vi galleggiavano sospinti dalla corrente. Ne fu testimone la futura suocera del generale Dalla Chiesa, l’allora crocerossina Antonietta Setti Carraro che ne scrisse nel libro “Carità e tormento”.
Il nuovo questore lasciava fare, anzi incitava al massacro. Scriveva infatti in quelle stesse giornate: “A noi restano due cose da fare: creare il maggior numero di fatti compiuti” (leggi esecuzioni sommarie) e poi “Non bisogna disarmare ma tenere pronti gli uomini e le armi. Bisogna che le armi siano nascoste. Nascano una serie di cellule di GL (Giustizia e Libertà) che domani saranno l’ossatura di una nuova milizia di sinistra”.
“Dobbiamo fare, prima dell’arrivo Alleato, una San Bartolomeo di repubblichini”.
E ancora: “È un bisogno veramente fisico di fare pulizia con qualche migliaio di fucilazioni di massa”.
La giustizia di transizione veniva proposta non da un rivoluzionario stalinista, ma dalle farneticanti parole di un uomo di legge da un magistrato che aveva studiato nelle Università fasciste, che aveva sostenuto il concorso in magistratura e giurato fedeltà al Fascismo.
Rimase questore fino al 1948, poi si dimise dalla magistratura per remuneratissimi incarichi pubblici: dirigente della Società Idroelettrica Piemonte e poi dirigente dell’Enel.
Nato nel 1910 tirò le cuoia nel 1992.



 

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