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Le Corbusier come Céline PDF Stampa E-mail
Scritto da difenditalia.blogspot.com   
Mercoledì 11 Dicembre 2019 00:45


La borghesia progressista non riesce a rimettersi dal fatto che erano fascisti

 

Il falso mito creato dall’antifascismo, vuole il Fascismo relegato nella provincialità e nella mediocrità culturale, ma il mito negativo quando è falso, inciampa sempre e fatica a rimanere dritto sulla schiena.
In questo caso di “pietre d’inciampo” ce ne sono decine, da Ezra Pound a Giovanni Gentile, ma se ne aggiunge una in più: Le Corbusier, sì proprio lui, il geniale architetto.

Le Corbusier è lo pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, nacque in Svizzera nel 1887 ma emigrò a Parigi nel 1917. Morì a Roquebrune-Cap-Martin, il 27 agosto del 1965. Naturalizzato francese, fu architetto, urbanista e designer. Viene considerato il maestro del Movimento Moderno e fu tra i primi a concepire l’urbanistica e l’architettura come l’incontro fra le linee e i bisogni sociali dell’uomo medio.
Le Corbusier, uno degli architetti più influenti e apprezzati nella storia dell’architettura, aveva simpatie fasciste e guardava con ammirazione anche Adolf Hitler.
Le posizioni del celebre architetto a favore dei regimi fascisti che dominarono l’Europa all’inizio del Novecento sono state rese, infatti, ufficiali da qualche anno.
Il geniale architetto era un fascista, quindi.
L’occasione che ha riportato a galla il passato di Le Corbusier è stata la pubblicazione di due libri nel 2015, nei quali gli schieramenti politici dell’architetto francese vengono resi noti.
Si tratta dei volumi Un Corbusier di François Chaslin, pubblicato da Seuil, e Le Corbusier, un Fascisme français di Xavier de Jarcy, edito da Albin Michel.
In realtà, le idee fasciste di Le Corbusier, erano già note in alcuni circoli intellettuali parigini, ma duro da ammetterlo, hanno sempre preferito tacere o fuorviare.
Non è, dunque, un caso che tra gli amici più stretti di Le Corbusier c’erano Pierre Winter, medico-scrittore e leader del Partito fascista rivoluzionario, e altri esponenti della destra filo-fascista francese.

Dalle parole ai fatti, l’architetto fu l’autore di una serie di pubblicazioni fasciste e alla metà degli anni ‘40 partecipò più di una volta ai raduni.
«Hitler può coronare la sua vita con un’operazione grandiosa: la pianificazione dell’Europa» - da una lettera alla madre.
Da dire però che Le Corbusier cercò lavoro nella Unione Sovietica di Stalin, ma non trovò apprezzamento. Si rivolse invano anche a Mussolini, che guardava con rispetto per quello che stava facendo in Italia. Questo era il suo lavoro, gli urbanisti lavorano con gli stati ed i loro governi.
Ebbe successivamente un ruolo nel governo fascista di Vichy, alla fine del 1940 appoggiò apertamente il governo di Pétain, nel sud della Francia dove si instaurò il regime pro-asse, venne nominato consigliere del governo per l’urbanizzazione.

Le Corbusier non poté non sostenere le posizioni nazionaliste dei regimi totalitari.
Le sue antipatie per gli ebrei, hanno radici lontane quando da giovane veniva sfruttato lavorando per gli industriali orologieri ebrei svizzeri.
Nel 1940, scrisse in una lettera: «Gli ebrei passano un brutto momento. Un po’ mi dispiaccio. Ma sembra che la loro cieca brama di denaro abbia corrotto il paese».
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Le Corbusier tenne accuratamente nascoste le sue posizioni riguardo ai regimi totalitari che erano appena usciti sconfitti. Per lui, riabilitato dalla Francia democratica, da allora in poi si aprì una nuova stagione di successi come architetto e urbanista che lo portarono a diventare uno degli architetti più noti al mondo, ma sembra mai aver rinnegato la sua ideologia.
Gli intellettuali di sinistra dovranno farsene una ragione.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Dicembre 2019 12:50
 

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