La madre di tutti i depistaggi Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 12 Dicembre 2019 01:31

Cinquant'anni fa la prima strage degli anni di piombo

Il 12 dicembre 1969 un ordigno piazzato nella Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, causava 17 morti e 88 feriti. L’esplosione essendosi verificata oltre l’ora di chiusura, gli attentatori probabilmente non avevano programmato morti. Invece quella divenne la « madre di tutte le stragi ».

Lo divenne non soltanto perché fu la prima del dopoguerra italiano, dopo le tante commesse dai partigiani e prima ancora dagli anarchici, ma perché un’operazione congiunta tra ultrasinistra e ministero dell’interno dal titolo Storia della strage di Stato accusava i fascisti di aver infiltrato la sinistra e di avere commesso la strage per avviare la « strategia della tensione » (termine coniato dai servizi inglesi che in quella storia non erano innocenti) e preparare in tal modo un clima da colpo di Stato. Una teoria divenuta presto un dogma malgrado la sua infondatezza e il fatto evidente che i colpi di Stato non siano stati preceduti da questo genere di provocazioni se non nell’immaginazione di Costa Gavras nel suo Z, l’orgia del potere.
Era la solita campagna menzognera e travisante del fronte rosso, abituato fin dagli anni venti ad attribuire i suoi delitti sempre ad infiltrati. Con questa logica si sarebbe parlato in seguito di « sedicenti Brigate Rosse » e addirittura di un loro « fascismo ».

L’anarchico Valpreda, amico degli insurrezionalisti Lazagna e Feltrinelli, fu il primo ad essere incriminato. Poi si aprirono svariate piste nere, coinvolgendo addirittura Pino Rauti. Per sostanziare questa pista un PM giunse perfino a fare ritrattare le confessioni di alcuni anarchici di certi attentati in Lombardia che vennero poi addebitati al gruppo Freda.
Al termine di processi infiniti si è giunti all’assurdo giuridico di una sentenza che attribuisce appunto a Freda il massacro, benché quest’ultimo sia stato processato per una quindicina di anni e sia stato riconosciuto non colpevole in Cassazione!

Quello che comunque sbalordisce è il fatto che sia stata costantemente ignorata la pista-Feltrinelli benché quest’ultimo sia morto mentre commetteva un attentato esplosivo. Nei suoi riguardi c’erano notevoli indizi, come la pubblica « premonizione » del cognato alla vigilia o le confessioni di alcuni rossi milanesi di essere stati contattati per deporre bombe nelle banche.
Il giro di Feltrinelli sarà ancora attivo nel sequestro Sossi, nell’attentato alla Questura di Milano e nella strage di Brescia. Anche nella strage dell’Italicus gli autori avevano collegamenti con la Rete Feltrinelli, in particolare con le basi cecoslovacche del gruppo.
Le Brigate Rosse, al termine di un’inchiesta interna, attribuiranno Feltrinelli la responsabilità organizzativa e morale della strage.

Intendiamoci: di tutte le stragi degli anni di piombo questa, che pure diversi elementi probanti attribuiscono alla sinistra milanese, è quella su cui si hanno minori prove. Tutte le altre stragi indiscriminate, ovvero commesse nella folla, di cui sono stati accusati i fascisti, sono state tutte commesse - alcune volontariamente, altre per un errore tecnico, altre per un sabotaggio intervenuto - dalle reti dell’Orchestra Rossa.
Solitamente con vantaggio da parte di protettori di ogni genere (logge, servizi italiani, tedesco/orientali, inglesi, francesi e israeliani).
Si è convenuto che sia meglio liquidarle come stragi fasciste pur non essendovi elementi a carico, né organizzazioni atte a compierle, né una tradizione bombarola che invece è lunga e nutrita dall’altra parte.