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Berlin, oh mein Berlin, Berlin! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 02 Giugno 2020 00:11


Parte di lì la grande offensiva contro il padre e il gene

Il 1967, l'anno della Guerra dei Sei Giorni, rappresentò un decisivo momento di passaggio cui fece seguito il Sessantotto tedesco, particolarmente inquietante per la psicosovversione che lo caratterizzò.
Il casus belli fu causato il 2 giugno dall'uccisione durante una manifestazione di protesta contro la visita dello Scià a Berlino ovest dello studente democratico Benno Ohnesorg da parte di un agente di polizia, Karl-Heintz Kurras. Gli archivi della Stasi ci diranno molto più tardi che costui è un agente dell'Hva che ha ricevuto l'ordine di uccidere qualcuno per far alzare la tensione.
Cosa che accadrà puntualmente producendo la contestazione studentesca berlinese che anticipava quelle del sessantotto. Sempre dagli archivi comunisti scopriremo che la contestazione era stata preparata certosinamente per dieci anni (dal 1957!) e che a tale scopo vi erano agenti attivi ad ovest (come Ulrike Meinhoff) tra i quali anche dei falsi profughi dall'est (come Rudi Dutschke). In tutta Berlino Ovest la Stasi possedeva una rete di agenti, strada per strada.
La contestazione sospinta dalla Stasi trovò sponda nella Cia. La scuola di Francoforte si pose alla testa dell'ideologia degli studenti imponendo le sue versioni di velenoso marxismo psicoanalitico. Tra i nuovi profeti “filosofi” sappiamo con certezza che il santone Herbert Marcuse era regolarmente e apertamente stipendiato dai servizi americani fin dai tempi dell'Oss, da cui venne originata la Cia.
Chiusa a tenaglia da questa doppia matrice sovversiva, la Germania rischiò forse di cadere nel comunismo con l'avvento a cancelliere di Willy Brandt, militante comunista durante Weimar. Egli aveva abbandonato la Germania dopo avere assassinato due SA e, come molti altri della sinistra internazionalista, era entrato nel partito socialdemocratico a guerra perduta.
Tra i vertici dell'Hva, la Scuola di Francoforte e il nuovo Cancellierato c'erano diverse affinità storiche, emotive, ideologiche e programmatiche. Peraltro, essendo quasi tutti di origini ebraiche, erano animati da un'ostilità netta nei confronti del passato tedesco e dalla convinzione che proprio il modo di pensare dei tedeschi dovesse essere stravolto in quanto colpevole in sé.
A questo quadro corrisponde la prima informativa di Giannettini, ma poi la situazione evolve.
Un accordo firmato nel 1971 a Oreanda, frazione di Yalta, in Crimea, tra Brandt e il premier russo Breznev risulterà decisivo per gli anni a venire. Il cancelliere tedesco accettava infatti di abbandonare la gestione della sinistra occidentale – quella denunciata nel Dossier San Marco - che inquietava il Cremlino, ma così facendo, disarmava di fatto la rete Gehlen che aveva fino ad allora fornito comunque informazioni capitali sul Patto di Varsavia e concedeva che ad occuparsi dell'estrema sinistra europea, al posto dei tedeschi fossero gli israeliani, fautori della lotta armata ovunque. Il che a ben vedere si sposava perfettamente con i piani della Stasi, peraltro, favoriti in Germania Ovest proprio dall'Amministrazione Brandt.
Il bacino principale in cui pescare per le azioni sovversive, Giannettini lo indicava nell'Internazionale Trozkista (...)

Da Orchestra Rossa
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