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I liberatori stupravano anche le alleate PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Strazza x storiain.net   
Venerdì 10 Luglio 2020 00:17


Una delle pagine più angoscianti e meno conosciute della Seconda Guerra Mondiale riguarda i casi di violenza sessuale commessi dall’esercito americano in Inghilterra prima dello sbarco in Francia.
Fu infatti in Gran Bretagna che per la prima volta i comandi americani dovettero affrontare l’incresciosa questione degli stupri commessi dai propri reparti.
Prima dello sbarco in Normandia quasi un milione e mezzo di soldati americani stazionò sul suolo britannico comportando tutta una serie di problemi. Tra questi anche i numerosi casi di violenza sulle donne, commessi soprattutto da truppe di colore.
Si deve precisare che, a differenza della maggior parte degli stupri di guerra, questi avvennero nei confronti di una popolazione, quella inglese, alleata, non nemica. Pertanto, le motivazioni “politiche” o “sociologiche”, in genere presenti, in questo caso sono del tutto assenti, prevalendo invece quelle collegate alle pulsioni sessuali e all’alcool.
Dei crimini di violenza sessuale commessi da militari americani, non solo in Gran Bretagna ma anche in Francia e Germania, si è occupato il criminologo statunitense J. Robert Lilly che ha scandagliato i procedimenti giudiziari apertisi davanti la giustizia militare.
Secondo i dati raccolti da questo studioso, e tenendo conto che non tutti gli episodi vennero denunciati, pare che in Gran Bretagna si siano verificati «poco meno di duemilacinquecento stupri».
La maggior parte dei soldati rinviati a giudizio in Inghilterra e nel Galles non erano in forza alla fanteria ma ai servizi logistici, i cui compiti consistevano nel rifornire i reparti di beni e servizi. E, proprio per un certo razzismo presente nell’esercito americano, il personale di tali reparti logistici era quasi interamente costituito da militari neri di leva.
Certo non si può escludere un’influenza “razzista” nella selezione dei condannati ma pare che la ragione principale per cui il 64% degli imputati di violenza carnale fosse di colore sia stata dovuta proprio alla composizione di tali reparti, nonostante i militari neri rappresentassero solo il 10% della forza complessiva dell’esercito americano in Europa.
La differenza tra bianchi e neri si dovette anche riscontrare nelle condanne in Gran Bretagna. Mentre, infatti, i soldati di colore condannati a morte furono il 91%, i militari bianchi rappresentarono soltanto il 9%. Nella pena dell’ergastolo, invece, la differenza risulta più sfumata: il 52% di neri, il 40% di bianchi, l’8% di non accertati.
Naturalmente non si possono escludere altre motivazioni sulla preponderanza dell’elemento nero nel coinvolgimento nelle violenze sessuali, come una maggiore privazione sessuale per mancanza di occasioni di incontro o il “significato” di possedere sessualmente una donna bianca per soldati che in Patria non avevano tale possibilità. Pur tuttavia, al di là delle supposizioni, anche i dati statistici non offrono appigli certi.
Uno dei primi casi di violenza carnale esaminati dalla giustizia militare americana avvenne il 4 giugno 1943 e coinvolse la signorina K. di ventitré anni che, uscendo da una festa, venne prima importunata e poi violentata dal soldato “di colore” I.P. appartenente alla 434ª compagnia del genio. Il militare fu riconosciuto colpevole ma, per mancanza di unanimità nella giuria, non venne condannato alla pena capitale ma ai lavori forzati a vita, pena poi ridotta a dieci anni.
Spessissimo le vittime furono minacciate con armi e costrette alla violenza. Nel pomeriggio del 14 maggio 1944: «La signorina N., domestica, portava un secchio di latte. Stava pedalando sulla sua bicicletta, quando il soldato di prima classe C.G., un nero di ventiquattro anni, compagnia A del 354° reggimento genio, comparve all’improvviso e le disse “Buon giorno”. La ragazza gli rispose con lo stesso saluto. L’altro le gridò: “Un momento!” e le afferrò la bicicletta costringendola a fermarsi. La ragazza protestò ad alta voce contro quel modo di fare, ma G. estrasse un coltello e glielo premette alla gola. Costretta a lasciare la sua bicicletta, N. posò a terra il secchio del latte e G. tentò di spingerla dietro un covone di fieno. La ragazza all’inizio lasciò fare passivamente per timore che l’uccidesse, ma poi incominciò a dibattersi e a gridare, fino a quando G. le disse: “O vieni o ti ammazzo”. Ed estrasse la pistola: “Se continui a far rumore sai quello che ti capiterà”. Dopo aver sospinto la ragazza a terra […] la violentò».
Il 3 dicembre 1944 fu stuprata anche una donna incinta, la signora B., sposata e al nono mese di gravidanza. Uscendo per andare al cinema la donna venne bloccata da due “soldati di colore”, il caporale R.L.P. e il soldato J., entrambi appartenenti al 1698° battaglione genio da combattimento, compagnia A. Nonostante avesse dichiarato loro di essere sposata e incinta i militari la buttarono a terra e la trascinarono lontana dalla strada: «Continuarono a trascinarla sul terreno per portarsi più lontano nel campo, e arrivarono fin presso il limite dell’aia, dove il più piccolo di statura stuprò la donna, mentre il più grosso la manteneva ferma, coricata supina. Si scambiarono quindi i ruoli e dopo la seconda aggressione il soldato più grande allungò un coltello al suo compagno. La signora B. continuava a dibattersi malgrado avesse già subito due stupri e riuscì ad afferrare il coltello, ma lo tenne per poco. Le venne intimato di starsene ferma e zitta fino a quando loro non si fossero portati fuori vista: “Non dire nulla a nessuno, altrimenti noi torneremo… per ammazzarti”».
I due militari, ritenuti colpevoli, vennero condannati all’impiccagione.
In alcuni casi la violenza era associata all’omicidio. Il 28 settembre 1943 l’aggressione di due donne ebbe come epilogo l’assassinio di una e lo stupro dell’altra da parte dello stesso soldato. Il 22 agosto 1944 una ragazzina di meno di sedici anni fu violentata e ammazzata da due militari nel Kent. Il 25 settembre di quello stesso anno, nell’Irlanda del Nord, una bambina di soli sette anni venne stuprata e strangolata da W.H., soldato bianco di ventidue anni, originario dell’Ohio, poi condannato a morte e giustiziato.
Il problema delle violenze sessuali di militari americani a danno della popolazione locale si sarebbe ripresentato in Francia dopo lo sbarco in Normandia.

Per saperne di più

Lilly J.R., Stupri di guerra. Le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna, Francia e Germania. 1942-1945, Milano, Mursia, 2004.
Schrijvers P., The Crash of Ruin. American Combat Soldiers in Europe during WW II, New York, New York University Press, 1998.
Strazza M., Senza via di scampo. Gli stupri nelle guerre mondiali, Consiglio Regionale della Basilicata-CRPO, Potenza 2010.

 

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