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Storia&sorte
Confessioni di un massone PDF Stampa E-mail
Scritto da normanno.com   
Giovedì 04 Novembre 2004 01:00

Un professore universitario racconta la storia della massoneria che fu ostacolata ferocemente da Mussolini e Hitler, ma non da Castro. Anche Franco riuscì a fermarla; purtroppo il professore sorvola sui tragici scempi compiuti in Spagna dai massoni comunisti. In America la massoneria ha uno sviluppo alla luce del sole. I medio-borghesi sognano di farne parte. In Italia è oggi molto radicata. Tutt'ora, al grido di libertà, fraternità e uguaglianza, uccide popoli e nazioni.

Nel 2005, il Grande Oriente d’Italia (GOI) di Palazzo Giustiniani, la più antica, numerosa ed internazionalmente accreditata organizzazione massonica esistente in Italia, compie duecento anni dalla sua fondazione, avvenuta nella Milano napoleonica del 1805.
La storia della Massoneria, e di quella italiana in particolare, è l’argomento di questa nostra conversazione con il Prof. Santi Fedele, Ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Messina, componente del comitato scientifico per le manifestazioni culturali per il bicentenario del Grande Oriente d’Italia e di esso facente parte da un ventennio, come il docente del nostro Ateneo tende a precisare.

D. Prof. Fedele, anzitutto, perché Grande Oriente e perché di Palazzo Giustiniani?

R. Grande Oriente è la denominazione che nella tradizione delle Massonerie latine (Francese, Spagnola, Italiana ecc.) assume l’unione di tutte le logge esistenti in un determinato contesto nazionale, mentre nella tradizione anglosassone (Inghilterra, Scozia, Stati Uniti, Australia ecc.) si usa per indicare la medesima realtà il termine Gran Loggia.
La specificazione di Palazzo Giustiniani deriva dal nome dellostorico edificio (nel centro storico di Roma, a due passi dal Senato) che i massoni scelsero all’inizio del ‘900 come loro sede nazionale. Provvide a toglierlo loro il fascismo giunto al potere con un vero e proprio scippo legalizzato operato nel 1926, allorché l’acquisto venne dichiarato nullo non avendo a suo tempo lo Stato esercitato il diritto di prelazione su un bene di importante interesse artistico; diritto che venne esercitato rifondendo al GOI il prezzo indicato nell’originario atto di compravendita, ormai neppure lontanamente rispondente, in ragione della rapida svalutazione monetaria indotta dalla Prima guerra mondiale, al valore reale dell’immobile.

D. E dopo la caduta del fascismo, come andò a finire?
R. Nonostante un lungo contenzioso giuridico il GOI non riuscì a rientrare in possesso della sua storica sede, nel frattempo diventata dependance del Senato. Ma la nuova attuale sede di Villa Medici del Vascello, al Gianicolo, a qualche centinaio di metri dal monumento a quel Garibaldi che fu Gran Maestro onorario della Massoneria italiana, se non ha la centralità di Palazzo Giustiniani, gode però del fascino di essere legata alle memorie della tenace resistenza opposta nel 1849 dagli eroici difensori della mazziniana Repubblica romana alla forza soverchiante delle truppe francesi venute in soccorso del rovesciato potere temporale del Papa sulla Città Eterna.

D. A proposito di religione, un sacerdote cattolico americano mostrava tutta la sua sorpresa per il fatto che la Massoneria in Italia non gode della stessa considerazione di cui è circondata in America, dove invece è molto ben vista per il suo impegno di carattere sociale. Come mai questo fenomeno?

R. - Gli Stati uniti d'America nascono in un contesto storico-istituzionale, oltre che politico-ideale, profondamente imbevuto delle idealità massoniche. Il dato importante non è solo quello costituito dal fatto che George Washinghton e ThomasJefferson erano massoni o che altri 16 o 17 presidenti degli Stati Uniti d'America lo sono successivamente stati. La questione da tenere presente è che le stesse idee fondanti su cui si basa la costituzione americana, gli ideali di libertà, di uguaglianza, la stessa originale formulazione, tipica della Costituzione americana, del diritto dell'uomo alla felicità, hanno delle radici profondamente massoniche. Nella cultura politica che è
 
La vittoria mutilata PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Giovedì 04 Novembre 2004 01:00

4 novembre 1918, l’Italia vinceva la Prima Guerra Mondiale. L’incapacità della classe dirigente l’avrebbe privata del frutto della vittoria e l’avrebbe sprofondata nella guerra civile. Poi vennero Fiume e la Marcia

Ottantasei anni fa l’armistizio consegnava all’Italia di Vittorio Veneto la vittoria mutilata. Una classe politica incapace si lasciava scippare a Versailles, durante quel trattato insensato e liberticida che avrebbe condotto l’Europa alla seconda guerra civile di lì a vent’anni, il frutto del sacrificio.

Un’Italia umiliata andava allora a subire le violenze e le intemperanze dei socialisti neutralisti e degli emuli della rivoluzione russa ma sapeva rispondere. Con l’impresa di Fiume, con i Fasci di Combattimento, con la Marcia su Roma e con il Ventennio dell’Italia di Vittorio Veneto: quell’Italia che avrebbe saputo far fiorire il sangue delle trincee nelle quali la nazione si era unificata e il vero socialismo, quello del pane raffermo e della morte in agguato, aveva affondato le sue radici, non più classiste ma nazionali.

 
Sta bruciando Budapest PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Romualdi   
Mercoledì 03 Novembre 2004 01:00

Sessant’anni fa iniziava l’assedio della capitale magiara. Uomini risoluti, degni e coraggiosissimi si apprestavano all’ultima battaglia. Li comandava Ferenc Szalasi, fondatore delle Croci Frecciate

Autunno 1944, l’armata sovietica è alle porte dell’Ungheria, il Maresciallo Horty cerca di imitare Badoglio ma è preso d’anticipo: il 15 ottobre viene catturato da Skorzeny e i Magiari si apprestano alla resistenza estrema. Fenec Szalasi, il capo delle Croci Frecciate diventa capo del governo.

Assumendo il potere, Szalasi aveva indirizzato ad Hitler il seguente messaggio:

“Mi rivolgo a Lei, Eccellenza, nella mia qualità di Capo dello Stato e di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Ungheria, come alla Suprema Guida nel presente, titanico, scontro delle concezioni del mondo e al Führer designato della nascente comunità europea. Le annuncio che l’Ungheria è ormai schierata totalitariamente e senza alcuna riserva nel fronte ideale costituito dai patti Antikomintern e Tripartito e che l’esercito ungherese si batte deciso e risoluto a fianco del grande alleato germanico”.

Il 4 novembre, nelle fastose sale del Palazzo Reale, gli esponenti del nuovo regime, insieme con numerosi parlamentari e alti ufficiali, ma anche i rappresentanti della nobiltà coi caratteristici costumi, i Diszmagyar e le scimitarre, si erano dati convegno. Davanti ad un Szalasi pallido e commosso era stata condotta la Corona di Santo Stefano – millenario simbolo del reame d’Ungheria – e all’ombra delle alabarde della Guardia della Corona il nuovo Capo dello Stato aveva prestato giuramento. (…) Dal 4 novembre, da quando le armate russo-romene di Malinovskij avevano raggiunto il margine sud-orientale dei suoi sobborghi, Budapest era città di prima linea.

La città verrà difesa palmo per palmo in una battaglia che si protrarrà fino al 24 gennaio 1945.

Szalasi e le Croci Ferrate s’immoleranno nella strenua difesa. Szalasi venne impiccato il 12 marzo 1946 e salì sul patibolo con dignità esemplare (nella foto)

 
Poesia contro Usura PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Lunedì 01 Novembre 2004 01:00

Trentadue anni fa Ezra Pound trapassava in quella Venezia dove aveva pubblicato il suo primo libro di poesie e che aveva scelto per chiudervi la vita di arte e militia.

Nacque a Halley nell’Idaho, il 30 novembre 1885

Morì il 1 novembre 1972 in quella Venezia dove aveva pubblicato a proprie spese il primo libro in versi con il titolo “A lume spento”. Lì decise significativamente di chiudere la sua parentesi terrena.

Grande poeta, uomo di militia e forse il più grande scopritore di talenti del XX secolo, Pound nel 1910 conosce il collezionista e magnate John Quinn, e lo persuade a comprare i quadri di Wyndham Lewis, le sculture di Gaudier-Brzeska (che morirà nel 1915 sul fronte francese), e i manoscritti di Thomas S. Eliot e di James Joyce.

Dal 1911 inizia a collaborare al settimanale londinese «New Age». Successivamente collaborerà alle riviste «Poetry» (di cui diverrà "foreign editor"), «Little Review», «Egoist» dove introdurrà l'opera di Joyce Eliot e Wyndham Lewis, «Dial», «The Exile».

Nel 1913 abbiamo  l'esperienza imagista, il contatto con la cultura cinese, e la traduzione di alcune poesie di Kabir in collaborazione con l'amico Kali Mohan Ghose

A questo incontro si debbono le sue traduzioni di antiche liriche cinesi condotte con gusto imagista, la conoscenza diretta di fondamentali testi confuciani, che Pound tradusse e che lo influenzarono dal punto di vista ideologico- poetico. Da qui soprattutto nasce la concezione globale della sua opera maggiore, i Cantos , concepito come poema ideografico. I Cantos sono una specie di ambiziosissima storia dell'umanità in cui le epoche e le civiltà più diverse e remote si sovrappongono e si intrecciano intorno a un singolare filo conduttore: la convinzione che la radice di ogni male, di ogni decadenza e corruzione, sia annidata nella pratica dell'usura e quindi nell'istituzione quattrocentesca delle banche e dei banchieri.

Nel 1925 si trasferisce a Rapallo dove resta fino al 1945.

Nel 1927 fonda la rivista «Exile», dove uscirà "Sailing of Byzantium" di Yeats.

Pound è venuto in Italia perché convinto che il regime mussoliniano abbia non pochi punti in comune con il sistema sociale da lui sognato, ispirato al "socialismo corporativo" di C.H. Douglas. Pound collabora così a riviste italiane, come «L'indice» di Genova diretto da Gino Saviotti, nel 1930- 1932. Tiene nel 1933 una serie di conferenze su "A Historic Background for Economics" presso l'Università Commerciale Luigi Bosconi di Milano. Incontra Mussolini. Organizza a Rapallo una stagione di concerti con musiche di Corelli, Bach, Debussy, Ravel: suonano tra gli altri Gerhart Münch, Olga Rudge, Luigi Sansoni. 

Nel 1939 va negli Stati Uniti, per la prima volta dopo il 1910: vuole parlare con Roosevelt per evitare il conflitto tra USA e Italia, ma il criminale non lo riceve. Tuttavia lo Hamilton College gli conferisce

 
Dalla Russia con Onore PDF Stampa E-mail
Scritto da L´Antico_Borgo_Oü   
Lunedì 01 Novembre 2004 01:00

Rimpatriati il 28 ottobre i resti di 577 soldati italiani caduti nella Campagna di Russia. Ora riposano nel Tempio Ossario di Cragnacco insieme a 9094 camerati d’arme.

Sono stati rimpatriati il 28 ottobrecon un velivolo C-130 dell'Aeronautica militare, i resti di 577 soldati italiani (soltanto tre identificati) caduti in Russia nel corso della seconda guerra mondiale. Le urne verranno quindi trasportate al Tempio Ossario di Cargnacco (Udine), dove riposano tutti i Caduti italiani in Russia. «Il lavoro di ricerca ed esumazione svolto dalle delegazioni di Onorcaduti — sottolinea la Difesa — è stato facilitato dall'opera dei “Memoriali militari”, l'organizzazione russa con la quale sono stati stipulati accordi di collaborazione nello specifico settore». Prima della partenza dall'aeroporto di Mosca, le salme dei Caduti italiani hanno ricevuto gli onori militari nel corso di una cerimonia solenne organizzata dalle Forze armate russe all'aeroporto di Chkalovsky. Prima della consegna di ieri la Russia ha già restituito (a partire dal 1991) i resti di 9094 italiani caduti in Russia durante la seconda guerra mondiale. 2732 di questi sono stati identificati con nome e cognome.

 
Luis Thaler PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Lunedì 01 Novembre 2004 01:00

Altoatesino, reduce di Russia, assassinato dai partigiani. Al tramonto di Ognissanti come ogni anno una toccante cerimonia nel Cimitero degli Eroi, a Brunico

Presso il Cimitero di Guerra di Brunico (Soldatenfriedhof Bruneck) in occasione di Ognissanti (1° novembre) viene tenuta una cerimonia commemorativa dei Caduti al tramonto del sole. Il Cimitero, che durante il periodo estivo viene abbellito con piante e fiori, cambia abito e le tombe vengono ricoperte con rametti freschi di abete e su ogni tomba vengono posti due ceri. Il mantenimento e la cura del Cimitero è affidato al Comitato delle Signore di Brunico. In tale Cimitero degli Eroi, come viene chiamato, riposano le salme di 914 soldati di diverse nazionalità e religioni, combattenti nelle due guerre del Novecento. In questo camposanto riposa la spoglia mortale dell’SS-Sturmbannführer (Maggiore) Luis Thaler (28 novembre 1909-2 maggio 1945), Comandante delle Unità di Riserva delle Unità Armate Italiane delle SS a Rodengo-Saiano presso Brescia, in precedenza appartenente al Reggimento SS Germania e ufficiale istruttore e di collegamento a Ferrara. Il Thaler, reduce di Russia, aveva un arto artificiale a seguito di mutilazione. Dopo aver inutilmente cercato di ricongiungersi a una colonna tedesca in ripiegamento, si consegnò al CLN di Adro il 30 aprile 1945 e, a seguito di un processo sommario, venne fucilato da partigiani lungo il muro esterno di Villa Fenaroli a Rodengo-Saiano: le sue ultime parole furono “Viva la Germania! Viva Adolf Hitler!”. La moglie e la figlia sono decedute negli anni ottanta in un incidente stradale. La tomba è facilmente riconoscibile in quanto sormontata da una riproduzione di una croce di ferro, sostenuta ai lati da un paio di grossi rami infissi nel terreno.

 
Festeggiato Ezra a Casa Pound PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Domenica 31 Ottobre 2004 01:00

Il 30 ottobre del 1885 nasceva il poeta Ezra Pound che, nemico giurato dell’usura avrebbe scelto la militia con Benito Mussolini. Una performance artistica ha avuto luogo a Casa Pound in occasione dell’anniversario

Il 30 ottobre del 1885 nasceva in America il poeta Ezra Pound che, nemico giurato dell’usura avrebbe scelto la militia con Benito Mussolini. Creatore di una geniale e “visionaria” teoria economica anti/usura, autore di poesie dal valore infinito, in primo luogo i Cantos, scopritore di talenti, tra cui James Joyce, Pound pagò durante l’intera vita con coerenza, coraggio e dignità il suo impegno controcorrente. Una performance artistica ha avuto luogo a Casa Pound in occasione dell’anniversario della nascita del poeta. Pittura di Maurizio Pio Rocchi e danza di Alessandra Ragonesi.

 
Martire a sedici anni PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Venerdì 29 Ottobre 2004 01:00

Il 29 ottobre 1975 veniva ucciso, a colpi di canne mozza, il giovanissimo Mario Zicchieri da individui forsennati e criminali che speravano di farsi così arruolare dalle Brigate Rosse.

Il 29 ottobre 1975 veniva ucciso a Roma, nel quartiere Prenestino, a colpi di canne mozza, il sedicenne Mario Zicchieri da individui forsennati e criminali che speravano di farsi così arruolare dalle Brigate Rosse. Era il tempo in cui «uccidere un fascista non è reato» e questa pratica era permessa quotidianamente a coloro che, accecati dall’odio e dalla stupidità, allucinati da modelli partigiani, passavano il loro tempo ad accanirsi sui più giovani e sui più deboli. Mal gliene incolse perché non soltanto non furono capaci di spezzare l’ostinazione dei giovani fascisti né di resistere al loro contrattacco, ma si lasciarono trascinare nel labirinto degli opposti estremismi perdendo del tutto di vista la «fantasia al potere» e qualsiasi slancio d’innovazione reale. Ciechi e fuorviati del tutto.

Con l’andare del tempo la memoria e il senso sacro della morte non sono stati affatto scalfiti e i suoi camerati, molti dei quali hanno oggi l’età nella quale fu reciso il suo fiore di ciliegio, ricordano Mario e gli rendono onore

 
Auguri ! PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Mercoledì 27 Ottobre 2004 01:00

Ottantadue anni fa la Marcia su Roma. Il Movimento si faceva Stato, il Popolo e la Nazione si realizzavano nella Rivoluzione che non sarebbe fallita. Una guerra mondiale condotta dal Crimine Organizzato non avrebbe potuto cancellarne il ricordo, l'insegnamento, l'orientamento per il futuro.

Ottantadue anni fa la Marcia su Roma. Il Movimento si faceva Stato, il Popolo e la Nazione si realizzavano nella Rivoluzione che non sarebbe fallita. Una guerra mondiale condotta dal Crimine Organizzato non avrebbe potuto cancellarne il ricordo, l'insegnamento, l'orientamento per il futuro. Quando tutti gli altri avrebbero fallito senza appelli, la rivoluzione italiana di Mussolini e dei suoi sarebbe restata l'unico fenomeno d'attualità proiettato nell'avvenire.
 
Profeti e patrie PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Martedì 26 Ottobre 2004 01:00

Eduardo non sarà ricordato nella sua Napoli come in altre città

ROMA - In occasione del ventennale della morte di Euardo De Filippo (31 ottobre) si annunciano varie iniziative, ma Napoli brilla per la sua avarizia nei confronti del suo grande artista. E' previsto solo un ricordo del sindaco, che ha invitato Luca De Filippo, in Comune alle ore 12 del 2 novembre. Nessun convegno, o mostra o celebrazione. Il Mercadante lo ha gia' ricordato con 12 recite di 'Sabato, domenica e lunedi'. Ma per il resto nulla di speciale.
A Roma, invece, il Senato della Repubblica ricordera' Eduardo senatore a vita con un convegno di un'intera giornata (9 novembre), che si terra' alla Biblioteca del Senato. Verra' riesaminata la sua opera e la sua figura particolarmente dal punto di vista del suo rapporto con il potere. Partecipano autorevoli specialisti, (Ferruccio Marotti, Antonella Ottai, Paola Quarenghi, Maurizio Giammusso ed altri) e importanti testimoni (Luca De Filippo, Regina Bianchi, Valeria Moriconi ed altri).
In libreria, intanto, arriva fra pochi giorni una nuova edizione di 'Vita di Eduardo' di Maurizio Giammusso (edizioni Elleu), esaurita da tempo dopo essere stato l'unico libro di teatro che raggiunse la classifica dei best seller della saggistica. Sulla base prevalente dell'epistolario di Eduardo (circa 15 mila lettere nell'arco di 60 anni) ricostruisce l'opera e la personalita', i successi e gli affetti, le tragedia familiari e i rapporti di amicizia (Toto', Pirandello, Magnani, De Sica, Zeffirelli, Carmelo Bene).
 
Siculi ben prima che picciotti... PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 25 Ottobre 2004 01:00

Si torna a parlare di archeo/antropologia. Reperti antichi confermano le fonti di Tucidide sull' "Isola Magica" del mediterraneo

I reperti più antichi confermano la presenza in Sicilia di identità etniche appartenenti a tre diversi gruppi: Elimi , Sicani e Siculi. Secondo quanto riporta lo storico Tucidide, la Sicilia orientale era popolata dai Siculi, il centro dai Sicani e l'occidente dagli Elimi, essendo non indoeuropei questi ultimi due e sicuramente indoeuropei i primi.

 
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