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Storia&sorte
1914: Chiudiamo le scuole PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Papini   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Diffidiamo de' casamenti di grande superficie dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi.

. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto- contro la morte - contro lo

straniero - contro il disordine - contro la solitudine - contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a se stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.
Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore. Lì vi sono condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbrutimento, alla pazzia migliaia e milioni d’uomini che tolsero un po' di ricchezza a’fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non mi intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de’loro giudici e carcerieri .Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivo verso qualcun di noialtri.

Ma che cosa hanno fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovinetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore al giorno nelle vostre bianche galere a far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello ? Gli altri potete chiamarli - con morali e codici in mano - delinquenti ma quest’altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza ? Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista : le ragioni della civiltà, la educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere...
Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e ma 

Il mondo intellettuale prova ad onorare Giovanni Gentile PDF Stampa E-mail
Scritto da www.noreporter.org   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Meglio tardi che mai. Augurandoci che per alcuni relatori non sia l'occasione per ardite obliquità nella lettura storica e ideologica di un uomo retto e cristallino

In occasione del sessantesimo anniversario dell'omicidio del filosofo Giovanni Gentile (15 aprile 1944-2004), l'Associazione Filosofica ''G. Gentile'', gia' ''Istituto Studi Gentiliani'' organizza il 7 maggio a Roma un Convegno con mostra sul tema: ''Nel sessantesimo anniversario dell'assassinio di Giovanni Gentile sta emergendo una necessaria ricerca filosofica e storica del suo pensiero"....

Ci auguriamo che l'opera filosofica, la riforma scolastica, la rettitudine morale, la coerenza politica, l'esempio stoico pagato con il sacrificio supremo, non vengano infangati da equilibrismi animati da pragmatismo salottiero. Che, insomma, l'occasione sia colta in pieno per rendere omaggio alla verità, inchinandosi all'uomo e all'opera che non sono strumentalizzabili.

 
Sicilia 1943, nello sbarco lo zampino della Piovra PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

Un nuovo saggio di Alfio Caruso ricostruisce i retroscena dell’operazione militare che portò alla caduta di Mussolini

La scena del racconto si apre agli inizi degli Anni Trenta all’Hotel Drake di Chicago, dove è in corso la convention per la nomina del candidato democratico alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti: attorno ai protagonisti, i rivali Albert Smith e Franklin Delano Roosevelt, si aggirano tanti comprimari e una serie di supporter, figure di secondo piano, che sembrano stare lì soltanto per fare numero. Tra questi, due personaggi di origine italiana, un tale Charlie Lucky Luciano, all’anagrafe Salvatore Lucania, e Frank Costello, nome vero Francesco Castiglia. No, non è l’inizio di uno dei tanti film sulla mafia italo-americana, ma una delle scene da cui parte Alfio Caruso, giornalista che negli ultimi anni è diventato uno dei migliori divulgatori italiani di storia, per raccontare lo sbarco in Sicilia. Il libro, che esce oggi da Longanesi con il titolo Arrivano i nostri , è un’occasione per conoscere non soltanto la vicenda militare, ma gli intrighi diplomatici, i compromessi con la malavita, il ruolo della massoneria, del Vaticano, in quella che non è soltanto una delle più importanti pagine di storia della Seconda guerra mondiale, ma la svolta decisiva che porterà alla caduta del fascismo e, per il modo in cui fu condotta, avrà lunghi strascichi nell’Italia repubblicana.
Già autore di Italiani dove morire , sull’eccidio di Cefalonia, e di Tutti i vivi all’assalto , sulla ritirata di Russia, Caruso mette in questo nuovo saggio la passione del siciliano che conosce profondamente la sua terra d’origine e una sapienza da giallista che abbiamo già conosciuto in romanzi come Tutto a posto o Il gioco grande .
La trama è appassionante, ma i fatti sono tutti veri. Ecco, per esempio, come la malavita organizzata riesce a entrare e ad avere un ruolo importante nel grande gioco della guerra. La mattina del 9 febbraio 1942 il grande transatlantico Lafayette , che doveva essere adibito al trasporto di truppe in Europa, sta bruciando nel porto di New York. L’ombra del sabotaggio tedesco minaccia da vicino gli Stati Uniti. I moli dai quali partono le navi in soccorso dell’Inghilterra sono insicuri. Bisogna rendere il porto più sicuro e, nell’attesa di riorganizzare il servizio segreto, ecco che entrano in campo i padrini di Cosa nostra, anche se il boss dei boss, Luciano, è in galera, dove sconta una condanna per sfruttamento della prostituzione. Non importava, i funzionari del terzo distretto del Naval Intelligence, da cui dipendevano gli Stati di New York, del New Jersey e del Connecticut, in particolare il capitano Haffenden, si convinsero che senza Cosa nostra nessuno sarebbe riuscito a garantire la sicurezza nei porti. La coincidenza tra il patto con gli uomini d’onore e la cattura di otto sabotatori nazisti convinse gli agenti segreti che avevano visto giusto. Così, quando vennero riorganizzati i servizi segreti americani, l’Oss, alcuni uomini, come Earl Brennan, tenevano i contatti con la nobile e sparuta schiera del fuoriuscitismo italiano, Salvemini, Sforza, Pacciardi, Cianca, Sturzo, tanto per fare alcuni nomi, altri più spregiudicati trattavano con i fuoriusciti di rango minore o, addirittura, innominabili. Ma per quelle minute informazioni sul territorio, utili allo sbarco, questi personaggi umili, a volte fuorilegge, si rivelarono preziosi.
Il racconto di Caruso, come nei gialli che si rispettano, salta dall’America all’Europa, dalla Sicilia al Vaticano, dove, come ha raccontato Ennio Caretto su questo giornale, gli Stati Uniti potevano contare su un amico di altissimo rango, il discreto e acuto monsignor Montini, futuro Paolo VI. Naturalmente c’è anche la storia militare, fatta delle ombre sul comportamento degli alti ranghi della nostra Marina, degli eroismi dei nostri soldati, che nei giorni in cui già si respirava un clima da «tutti a casa» morirono per difendere le coste sicilia
 
L'uomo che sapeva troppo PDF Stampa E-mail
Scritto da Robert Fisk   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

E' stato narcotizzato, rapito ed imprigionato per 18 anni dopo che aveva rivelato i segreti nucleari di Israele al mondo intero. Il prossimo mese Mordechai Vanunu dovrebbe finalmente essere liberato, ma quanta libertà gli sarà concessa?

Un qualsiasi israeliano che avesse comprato il quotidiano Yedoth Ahronoth il 16 febbraio, avrebbe senz'altro creduto che dal carcere di Ashkelon fossero in procinto di rilasciare una persona decisamente malvagia. Ogni volta che un kamikaze si faceva esplodere, il detenuto esultava. Ancor peggio, diceva il giornale, quest' uomo - a cui, un tempo, erano stati affidati i segreti nucleari di Israele - una volta rilasciato, avrebbe messo ancora più in pericolo il proprio paese. Vengono citate le parole di un ex detenuto "Mi ha detto che lui ha ancora altro materiale e che rivelerà altri segreti?"

Dovrebbe sorprendere, quindi, il fatto che lo stesso detenuto, che si dice festeggi il massacro di innocenti mentre si prepara a tradire di nuovo il proprio paese, abbia ricevuto una bella sfilza di premi e riconoscimenti dai gruppi pacifisti europei, il premio per la pace Sean McBride e la laurea ad honorem dall'Università di Tromso. Nel 2000, la Chiesa dell'Umanesimo si è così rivolta a lui: "Sei un uomo onesto, coraggioso, dagli alti principi morali e possa il grande sacrificio che hai fatto servire a proteggere non solo quelli che vivono in Israele, ma tutti i popoli del Medio oriente e, forse, del mondo intero". Lo stesso uomo è stato anche candidato al premio Nobel per la pace.

Mordechai Vanunu, o si ama o si odia. Pare. Non è possibile rimanere indifferenti nei confronti dell'ex-tecnico nucleare israeliano, perché lui è l'uomo che, nel 1986, raccontò al Sunday Times tutta la storia sull' impianto segreto israeliano di armi nucleari a Dimona, nel deserto del Negev. completa di dati relativi al numero di bombe a fissione nucleare - allora 200 - e, fatto ancor più disturbante, di prove fotografiche. Raccontò che Israele aveva lavorato ad un progetto termonucleare e sembrava che avesse già a disposizione un bel numero di bombe termonucleari pronte all'uso. Da Londra fu poi attirato a Roma da una ragazza e poi rapito, narcotizzato e rispedito in Israele da agenti dei servizi segreti israeliani. Fra sole sei settimane, però, dopo 18 anni di carcere, 12 dei quali trascorsi in isolamento, il più famoso informatore del mondo, dovrebbe essere rilasciato. Israele , per non parlare del mondo intero, è con il fiato sospeso.

Rivelerà altri segreti su Dimona, sempre che ne abbia ancora da raccontare dopo 18 anni di prigionia, o maledirà il paese di cui è cittadino, per quanto cittadino che si è convertito al Cristianesimo prima dell'arresto e che vuole emigrare negli Stati Uniti? Sarà diventato un uomo piegato, ansioso di porgere le scuse per il terribile tradimento del proprio paese? Oppure, come sperano i suoi amici, i suoi sostenitori ed i suoi genitori adottivi americani, diventerà un apostolo della pace, uno dei più grandi detenuti politici della sua generazione, l'uomo che ha cercato di liberare il mondo dalla minaccia della distruzione nucleare?

Il governo israeliano è ancora incerto su come affrontare il rilascio di Vanunu il 21 aprile. Adesso stanno considerando, e forse hanno già deciso in proposito, "certi strumenti di supervisione" e "misure appropriate" per far tacere Vanunu. Nella seconda metà di gennaio, il primo ministro Ariel Sharon ha incontrato Menachem Mazuz, procuratore di stato di Israele, ed il ministro della difesa Shaul Mofaz, per discutere sull'opportunità di rifiutare il passaporto a Vanunu. Vanunu sarebbe quindi libero di andare ad abbronzarsi sulle spiagge di Tel Aviv ma non potrebbe andarsene in giro per il mondo a fare pubblicità alla potenza nucleare di Israele. Un segno di come il governo israeliano sia spaventato all'idea del rilascio di quest'uomo è rappresentato dal fatto che Sharon abbia invitato a questa riunione anche Yehiel Horev e la sua cosìddetta "Unità di sicurezza del Ministero della Difesa", i servizi segreti interni ed esterni del paese (Shin Beth e l'egualmente sopravvalutato Mossad), ed un rappresentante del Comitato Israeliano per l'Energia Atomica.

Horev, adesso lo s

 
Depistaggi su Ustica, tutti assolti gli imputati PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere.it   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

Intervenuta prescrizione per due generali dell'Aeronautica. Assolti altri due ufficiali. Il Pm: «L'accusa ha comunque retto»

ROMA - Si chiude il processo sui presunti depistaggi nell'inchiesta sulla strage di Ustica (27 giugno 1980). La terza sezione della Corte d'Assise di Roma ha prosciolto per intervenuta prescrizione del reato due dei generali dell'aeronautica imputati di attentato agli organi costituzionali, mentre ha assolto gli altri due. La Corte, dopo 3 giorni di camera di consiglio, ha disposto il non doversi procedere nei confronti dell'ex capo di stato maggiore della Difesa Lamberto Bartolucci e per il suo vice Franco Ferri. Assoluzione, invece, per Corrado Melillo, ex capo reparto, e Zeno Tascio, ex responsabile del Sios dell'Aeronautica militare.

LA PUBBLICA ACCUSA - «L'impianto accusatorio ha retto, è stato riconosciuto che alcune cose non sono state fatte». È il primo commento del pubblico ministero Erminio Amelio, uno dei tre componenti dell'accusa, insieme con Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, quest'ultimo assente dall' aula. «Rispettiamo la sentenza e ci auguriamo - ha proseguito Amelio - che sia un passo verso altre indagini. La sentenza dimostra che alcune cose non sono state dette alle autorità. La prescrizione, infatti non è intesa in questo caso come impedimento ma come turbativa alle prerogative del governo». L'accusa, che aveva chiesto la condanna soltanto per i generali Bartolucci e Serri, valuterà in seguito se presentare appello nei confronti della sentenza.

 
Un altro colpo alle teorie sull’evoluzione tanto in voga. PDF Stampa E-mail
Scritto da progettoeditoriale.com   
Venerdì 30 Aprile 2004 01:00

UNA CARTA GEOGRAFICA DEL 1513 RIPORTA CON ASSOLUTA ESATTEZZA IL PROFILO DELL’ANTARTIDE ANTECEDENTE ALLA GRANDE GLACIAZIONE AVVENUTA 3000 ANNI PRIMA. IL POLO SUD FU AVVISTATO E SCOPERTO SOLO 300 ANNI DOPO.

ll 9 novembre del 1929, durante i lavori di ristrutturazione del palazzo di Topkapi, dimora per secoli dei Sultani di Costantinopoli, nella zona degli harem, fu rinvenuta un’antica mappa geografica, disegnata su pelle di gazzella, firmata dall’Ammiraglio Piri Reis e datata 1513.


Nel 1953 l’Istituto Idrografico della Marina Militare degli Stati Uniti si rese conto dell’eccezionalità della scoperta: la “carta” riportava, con assoluta esattezza, il profilo dell’Antartide antecedente alla grande glaciazione avvenuta oltre 6.000 anni prima della nostra era. Per comprendere l’eccezionalità della carta basta pensare che il Polo Sud fu avvistato e scoperto solo 300 anni dopo, nel 1818.

Inoltre sulla mappa venivano indicate, con una precisione, “impensabile” per quei tempi, distanze longitudinali incalcolabili fino alla metà del ‘700.


Un vero mistero, reso ancor più fitto dagli studi del capitano Arlington Mallery esperto geologo della Difesa Americana, del professor Charles Hapgood, membro della Royal Geographic society e docente all’Università del New Hampshire, nonché del MIT, l’Istituto di Tecnologia del Massachussets, avanguardia nel mondo della ricerca scientifica e sperimentale.

Infatti dalle rilevazioni geosismiche più volte effettuate emerge che le planimetrie combaciavano in maniera sorprendente con i territori disegnati sulla carta, in assoluta mancanza però, per quei tempi sconfinatamente lontani, delle sofisticate tecnologie moderne, necessarie per rendere possibile questa mappatura nel 1513.

 

Sergio Ramelli: a 29 anni dall'assassinio PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Giovedì 29 Aprile 2004 01:00

Il 29 apr. 1975 moriva, dopo 47 giorni di coma, Sergio Ramelli (18 anni).

Ucciso, sotto casa a colpi di chiave inglese, da un gruppo di universitari di Medicina. Non conoscevano nemmeno la loro vittima, colpirono solo in nome dell'odio politico.Ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, che in Italia aveva (ed ha ancora oggi) importanti complicità, potenti connivenze e forti leve di potere. Per la cronaca: Sergio non era un teppista, un picchiatore o "attaccabrighe" e forse proprio per questo è stato scelto come vittima. Era un ragazzo mite che per sua sfortuna pensava con la sua testa. La sua colpa? Essere un iscritto del Movimento Sociale Italiano. La mortefu solo la fine di un intenso periodo di soprusi, minacce e violenze.
 
È nato Alessandro Pavolini PDF Stampa E-mail
Scritto da www.gabrieleadinolfi.it   
Giovedì 29 Aprile 2004 01:00

Proprio nel giorno dell'anniversario dell'esemplare martirio del bisnonno

Roma 28 aprile ore 11,00

È nato Alessandro Pavolini
pronipote di Alessandro Pavolini.

Auguri ai familiari e ai fedelissimi

 
Ramiro Ledesma Ramos:itinerario di un non conformista PDF Stampa E-mail
Scritto da Asslimes.com   
Giovedì 29 Aprile 2004 01:00

Ramiro Ledesma Ramos, intellettuale e politico nazionalrivoluzionario spagnolo degli anni trenta.

«Noialtri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza».
Ramiro Ledesma Ramos, citato in Fascismo rojo, Colectivo Karl-Otto Paetel, Valencia, 1998.

Ramiro Ledesma Ramos nasce ad Alfarz de Sayago (Zamora) il 23 maggio 1905, figlio di un maestro elementare senza molte risorse, ma con una vasta formazione culturale. Ad appena sedici anni, si trasferisce a Madrid dove lavorerà come funzionario delle Poste, ricevendo diversi incarichi nel corso di alcuni anni, fino ad inserirsi definitivamente nella capitale. La sua origine sociale, dalla classe medio-bassa, lo segnerà profondamente; egli si sente lontano dalle lotte sociali del decennio degli anni venti.

Autodidatta, egli non avrà una famiglia a sostenerlo, né un nome che lo introduca nella Madrid della dittatura primoriveristea. Studia e legge intensamente tutto quello che gli capita sotto mano, in particolare la filosofia francese. Rapidamente, sforzandosi di superarsi, egli comincia ad interessarsi ai filosofi tedeschi dei quali apprende la lingua sui loro stessi libri. La sua abilità nella lingua di Goethe giungerà ad un tale livello che egli tradurrà in spagnolo diversi lavori di filosofia che saranno pubblicati a Madrid. Questo aspetto sarà senza alcun dubbio una delle specificità che farà sì che, quando si lancerà nell’arena politica, egli non possa condividere la visione meridionale del fascismo, preferendo la sobrietà del nazional-socialismo che, in tutta onestà e verità, è difficile da classificare in questa corrente ideologica.

Ancora adolescente, egli aveva manifestato delle propensioni letterarie. Aveva scritto tra il 1923 e il 1925 diversi testi minori. El vacio (Il Vuoto), El joven suicida (Il Giovane suicida), e El fracaso de Eva (Il Fallimento di Eva) sono i titoli di alcuni di questi lavori, conservati, ma mai pubblicati. Il suo primo libro esce nel 1924, pubblicato dalle edizioni Reus di Madrid grazie ad un contributo finanziario di suo zio; è un romanzo autobiografico, El Sello de la muerte (Il sigillo della morte).È un testo con chiari riferimenti esistenziali e tradizionalisti, conseguenza del suo pensiero (Ramiro studia Nietzsche, Bergson, Kierkegaard) che lo condurrà a rompere con il movimento positivista e razionalista dell’epoca. Queste letture e la sua visione filosofica segneranno la sua traiettoria politica futura, lontana sia dal naturalismo che dal tradizionalismo spagnolo. Si afferma sempre che questo romanzo è il risulta

 
Il Fascismo e la casa PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

In un articolo del 1938 del celebre architetto Giuseppe Pagano, riguardante il sacrosanto diritto di ogni cittadino ad avere una dimora dignitosa.

«Ad ogni famiglia una dimora abitabile». Così si esprimeva Carlo Teodori nel 1938, con la pubblicazione dell'opuscolo "Il Fascismo e la casa", così gli fa eco Giuseppe Pagano, celebre, stimato, rivoluzionario architetto razionalista (autore, tra gli altri importanti progetti da lui realizzati, della quasi totalità dei padiglioni dell'Esposizione Internazionale di Torino, del 1928, dell'Istituto di Fisica nella Città Universitaria di Roma, del 1932-35, dell'Università Commerciale Bocconi a Milano, del 1937-41), in un articolo comparso durante lo stesso anno sulla rivista "Casabella-Costruzioni", da lui diretta. Lo scottante problema del diritto alla proprietà di una casa decorosa, condizione imprescindibile affinché l'uomo possa esplicare appieno le proprie potenzialità, nel costante miglioramento di se stesso e della società in cui vive, viene qui brillantemente affrontato e risolto, con inaspettata modernità. Le posizioni assunte dal Pagano ci rivelano quanto moderna fosse la dialettica politica e sociale ai tempi del regime. Tanto moderna e radicale da apparire, a distanza di 65 anni dalla pubblicazione del documento, assolutamente fresca ed innovativa. Tanto moderna e radicale da rivelare in tutta la sua accomodante e servile inerzia la politica economica e sociale di quest'Italia post-bellica, certo non disposta, nella sua pavidità, ad urtare gli ingenti interessi che gravitano attorno alle speculazioni edilizie. A costo di lasciare il proprio popolo su una strada.

Il Fascismo e la casa

Al problema dell’abitazione umana l’architettura pone la sua più appassionante attenzione. Dello stesso problema dell’abitazione umana l’urbanistica si occupa con dedizione totale. Analogo interessamento sulla stessa questione viene rivolto da diversi studiosi di problemi sociali. L’economista, il legislatore, l’igienista, il sociologo considerano giustamente il problema dell’abitazione umana come un argomento capitale della società moderna. Ma non tutti questi studiosi sentono con la stessa intensità la gravità e l’importanza di questo argomento. Vi sono architetti, urbanisti, igienisti e sociologi che sfiorano il problema soltanto alle sue prime difficoltà e si accontentano di soluzioni particolari. Per essi il problema ideale è rappresentato dalla demolizione delle case esteticamente ed igienicamente insufficienti per sostituirle con altrettante più adatte alle esigenze contemporanee. Questo modo di vedere è molto ottimistico ed incompleto, anche se può rappresentare un pratico compromesso con la immediata realtà. In ogni caso la soluzione non è né assoluta né integrale; in molti casi anzi si risolve in una ingiustizia, demolendo nei centri urbani delle vecchie case minorate ed abitate da classi meno abbienti, per sostituirle con presuntuosi falansteri da affittare a classi borghesi più ricche. In ogni caso il sociologo più illuminato vede in questa trasformazione immobiliare una questione di lucro piuttosto che un’azione morale guidata verso il benessere dell’uomo civile. Combattuto tra un de

 
Mussolini e la Spada dell'islam PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

In uno scritto sull'”espansionismo islamico” su un periodico del cattolicesimo integralista abbiamo letto quanto segue: "Una menzione a parte merita la moschea di Roma, la cui prima richiesta di edificazione pervenne a Mussolini dallo Scià di Persia."

Si ama ripetere la risposta di Mussolini per cui sarebbe bastata l'autorizzazione a costruire una chiesa alla Mecca e il permesso sarebbe stato tosto accordato, ma una celebre foto di Mussolini che lo ritrae mentre brandisce la spada dell'Islam getta molta acqua su questa leggenda. Sembra invece che il personaggio non si fosse punto opposto all'edificazione di una moschea a Roma e che solo il deciso intervento di Pio XII, rimasto 'costernato' alla notizia, avesse fatto naufragare simili velleità". L'informazione, desunta da un articolo del "Turkish Daily News" del 25 ottobre 2000 (che viene citato in nota), concorda in sostanza con quanto ci ebbe a dire nel 1978 un funzionario del Centro Islamico Culturale d'Italia, il principe afghano Hassan Amanullahi: il Duce gli avrebbe dichiarato che l'idea di erigere una moschea a Roma lo trovava entusiasta, ma la presenza del potere clericale rappresentava un ostacolo insormontabile. (Il principe Amanullahi contrapponeva la posizione filoislamica di Mussolini a quella di Almirante, che a quell'epoca si era dichiarato contrario all'edificazione della Moschea di Monte Antenne, perché riteneva che sarebbe diventata un covo di “estremisti palestinesi”).

Secondo Franco Cardini, prefatore di uno studio di Enrico Galoppini sui rapporti del Fascismo con l’Islam, l'interesse di Mussolini per l'Islam potrebbe avere "le sue più lontane ed autentiche radici nelle celebri pagine di elogio dell'Islam vergate da Nietzsche" (1).

L'ipotesi di Cardini ci richiama alla memoria una lettera dello stesso Mussolini in cui è attestato il simultaneo interesse dello scrivente per Nietzsche e per l'Islam. Nell'aprile del 1913 infatti il direttore dell'"Avanti!" rispondeva a un invito della scrittrice anarchica Leda Rafanelli dicendole che tra breve le avrebbe fatto visita e che insieme avrebbero letto "Nietzsche e il Corano" (2).

Leda Rafanelli (Pistoia 1880 – Genova 1971), come ricorda anche Renzo De Felice, era "una scrittrice libertaria seguace della religione musulmana" (3), la quale si era convertita all'Islam durante una permanenza in Egitto, più o meno nello stesso periodo in cui operava al Cairo un altro ex anarchico entrato a sua volta in Islam: quell'Enrico Insabato che diventerà consulente del governo fascista per le questioni islamiche. Fu dunque la Rafanelli, a quanto risulta dalle lettere di Mussolini pubblicate da quest'ultima dopo la guerra, la prima fonte informata e attendibile da cui Mussolini attinse le sue conoscenze in fatto di Islam.

Un'altra donna, ben più autorevole della Rafanelli, vent'anni più tardi parlerà anch'essa dell'Islam con Mussolini. Sarà la "Sceriffa di Massaua", Haleuia el-Morga<

 
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