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Storia&sorte
Il Natale Solare PDF Stampa E-mail
Scritto da Julius Evola   
Sabato 25 Dicembre 2004 01:00

Alle radici della festa cristiana vi è un più antico mistero di resurrezione e rinascita di un principio di “luce” e di nuova vita, ma anche di Imperiurn, nel senso più alto e augusto del termine

Fra gli altri, a due risaltati di non poco momento dovrebbe condurre la dottrina della razza sul piano spirituale: in primo luogo, con un ritorno alle origini, essa dovrebbe riportare alla luce i significati più profondi di tradizioni e di simboli, che si sono oscurati nei corsi dei millenni, sì da non sopravviverne che frammenti sparsi, decaduti in consuetudini e in feste convenzionali. In secondo luogo - e non senza relazione a ciò - la dottrina della razza dovrebbe ridestare la sensibilità per una conce­zione vivente del mondo e della natura, a limitare il potere di quella razionalistica, profana, scientista e fenomenicista, da cui l’uomo occidentale è stato sedottoormai da secoli. E, in ordine a questo senso vivente e spirituale delle cose e dei fenomeni, i migliori punti di riferimento possono essere dati soprattutto dalle concezioni « solari » ed eroiche, che le più antiche tradizioni arie ebbero in proprio. Ben pochi sospettano che le feste di questi giorni, che ancor oggi, nel secolo dei grattacieli, della radio, dei grandi movimenti di folle, si celebrano e nelle cosmopoli così come fra trincee, macchine di guerra e masse com­battenti, continuano una tradizione remota, riportandoci ai tempi ove, quasi all’aurora dell’umanità, s’iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria; una tradizione, in cui peraltro si espresse meno una particolare credenza degli uomini, che la gran voce delle stesse cose. Volendo qui dir qualcosa in proposito, va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale a dire, che in origine la data del Natale e quella dell’inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d’inverno. Il solstizio d’inverno cade, infatti, nel 25 dicem­bre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente « solare ». Ciò appare ancora in Roma antica: la data na­talizia in Roma antica era quella del risorgere del Sole, dio invitto - Natalis solis invicti -. Con essa, come giorno del sole nuovo - dies solis novi - nell’epoca imperiale prendeva inizio l’anno nuovo, il nuovo ciclo. Ma questo « natale solare » di Roma del periodo imperiale, a sua volta, rimanda ad una tradizione assai più remota d’origine nordico-aria. Del resto, Sol, la divinità solare appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la religione solare del periodo impe­riale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rinascenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ano. Già la preistoria italica preromana è ricca di tracce del detto culto solare: carri solari, dischi radiati, stelle radiate, croci d’ogni tipo, non escluse le croci uncinate incise p. es. in asce arcaiche rinvenute in Piemonte e nella Liguria. Per tal via può constatarsi il passaggio, nell’Italia anti­chissima, della stessa tradizione, che lasciò fin dall’età della pietra tracce consimili lungo tutti gli itinerari delle grandi migrazioni ano-occidentali e nordico-arie. Simboli, segni, jerogrammi, notazioni calendariche o astrali rudimentali, figurazioni su vasi, armi od ornamenti, enigmatiche dispo­sizioni di pietre rituali o di caverne, poi, più tardi, riti e miti sopravvissuti in civiltà più tarde, se studiati se­condo i nuovi punti di vista propri all’indagine spirituale e razziale del mondo delle origini, forniscono peraltro te­stimonianz
 
Natale di Federico PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Venerdì 24 Dicembre 2004 01:00

Poco più di otto secoli fa nasceva in Italia Federico II di Svevia, forse il più grande imperatore di tutti i tempi. Dopo aver vinto l’eresia e liberato la via per Gerusalemme venne scomunicato dal papa per gelosia

Federico II di Svevia, Stupor Mundi, nasceva nell’italica Jesi il 26 dicembre (secondo alcuni il 25) del 1194. Ottocentodieci anni fa. Il padre Enrico VI, figlio del Barbarossa, destinò a lui l'eredità del regno in Italia meridionale che apparteneva a sua moglie Costanza d’Altavilla. Nel 1198, anno in cui scomparve anche Costanza, Federico a soli quattro fu incoronato Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua. E fu affidato alla tutela del Pontefice Innocenzo III. Per lui il Papa avrebbe voluto un destino tranquillo, lontano dalla vita politica. Ma nelle vene di Federico scorreva il sangue degli Hohenstaufen. Dopo aver completato l’opera di rinnovamento del Regno di Sicilia (il più avanzato al mondo come leggi e codici civili) ricostruì l’Impero ed intraprese la centralizzazione. Nel Sud, dove si stabilì prevalentemente, combatté i privilegi dei signorotti, le imposizioni vessatorie e assicurò la sicurezza e la viabilità. Nel 1224 istituì a Napoli la Prima Università statale della storia. Diede poi vita alla Scuola Medica di Salerno. Attualizzò e rinverdì il senso sacrale dell’Auctoritas ponendolo al centro dell’intero costrutto giuridico-filosofico ed intraprese un regno di pace e di equità dando particolare vigore alla lotta all’usura. Combatté vittoriosamente gli eretici e riuscì a liberare nuovamente l’accesso a Gerusalemme che i cristiani avevano perso. Il papa, geloso e folle di rabbia, lo scomunicò per aver difeso vittoriosamente la fede ! (Qualcosa di analogo sarebbe successo sette secoli dopo nei confronti di Charles Maurras il capo dell’Action Française scomunicato dal papa per aver difeso con successo il trono e l’altare). Mecenate, protettore delle arti e delle scienze, prestigioso e ammirato imperatore, Federico morì il 13 dicembre 1250. Alla sua morte il partito guelfo, ringalluzzito, perseguitò e annientò la sua discendenza dando prova di una rabbia vendicativa assai rivelatrice. Smantellando l’architettura armonica dell’Impero svevo il papato e i suoi alleati favorirono l’individualismo, il particolarismo e l’usura gettando le basi del leviatano mondialista contro il quale oggi alzano talvolta la voce. Ma come dice il detto popolare: “chi è causa del suo mal…”

 
L’ultimo Lord PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Domenica 19 Dicembre 2004 01:00

Cinquantanove anni fa veniva impiccato John Amery, coraggioso nazionalista inglese che si era opposto alla congiura internazionalista della combriccola Churchill

Il 19 dicembre 1945 veniva impiccato nella prigione di Wandsworth John Amery unico cittadino britannico insieme a William Joyce condannato a morte per tradimento. Figlio di un Segretario di Stato per le Indie, volontario in Spagna e iscrittosi in Francia al PPF aveva dato,come Pound, la sua voce all’Italia fascista, convinto com’era che la combriccola al potere rovinasse gli interessi e l’integrità della Gran Bretagna a vantaggio di un intreccio di lobbies internazionaliste. Il boia che lo impiccò ebbe a dire a fine carrirera di non aver mai incontrato un uomo altrettanto coraggioso di fronte alla morte.

 
Asso dei cieli PDF Stampa E-mail
Scritto da E.Ratier – P.Parment   
Sabato 18 Dicembre 2004 01:00

Ventidue anni fa saliva al cielo, per l’ultima volta, Hans Ulrich Rudel, asso degli assi della guerra aerea. Aveva cercato di trarre in salvo Adolf Hitler e nel dopoguerra aveva rifiutato sdegnosamente la “denazificazione”

Il 18 dicembre 1982 moriva a Rosenheim Hans Ulrich Rudel, asso dell’aviazione tedesca. Nato nel 1916, fu il soldato più decorato della Seconda Guerra Mondiale, cavaliere della Croce di Ferro con Foglie di Quercia in oro, spade e diamanti.

Nel settembre 1941 affondava un incrociatore sovietico e una nave da combattimento.

Catturato dai sovietici nel marzo 1944, riusciva ad evadere. Nel febbraio 1945 veniva nuovamente abbattuto perdendo la gamba destra. Alla guida di un aereo a pedali speciali avrebbe distrutto ancora 26 carri armati.  Nell’aprile, insieme all’altra eroina dell’aria Anna Reich riusciva a forzare l’accerchiamento di Berlino per cercare di portare in salvo Adolf Hitler che rifiutava avendo scelto di cadere con la città.

Il bilancio bellico di Rudel: 2530 missioni, 532 carri armati come preda.

Riiutandosi di negare le proprie convinzioni nel dopoguerra Rudel sfuggiva la “denazificazione” esiliandosi volontariamente in Argentina prima di tornare in Germania dove avrebbe continuato a militare nelle file nazionaliste. Il giorno del suo funerale, rompendo i divieti, numerosi caccia tedeschi sorvoleranno la sua tomba.

 

 
Caduto sul ring PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Mercoledì 08 Dicembre 2004 01:00

Non ce l’ha fatta il pugile colombiano Carlos Meza finito in coma in un incontro di pugilato: è deceduto nella notte. La società borghese lo ignora: è troppo occupata a commuoversi per vicende scialbe.

E' morto nella notte il pugile colombiano Carlos Meza, finito in coma tre giorni fa a causa dei colpi subiti nell'incontro di boxe della categoria supergallo con il sudamericano Ricardo Córdoba, vinto da quest’ultimo alla 12esima ripresa per ko tecnico. Secondo quanto reso noto dalle autorità mediche dell'ospedale Santo Tomas, Meza, 26 anni, è deceduto a causa di un'emorragia cerebrale.

 
Tora ! Tora ! Tora ! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 07 Dicembre 2004 01:00

Il 7 dicembre 1941 il Giappone, costretto alla guerra dal ricatto americano, si lanciava all’attacco bombardando dal cielo la base navale di Pearl Harbour.

Il 7 dicembre 1941 il Giappone, costretto alla guerra dal ricatto americano, si lanciava all’attacco bombardando dal cielo la base navale di Pearl Harbour. Per la coraggiosa nazione nipponica, strangolata dalla piovra statunitense, iniziava la lotta per la vita: uno scontro mortale che avrebbe contrapposto due visioni del mondo assolutamente diverse e inconciliabili. L’una, quella americana, fondata sull’usura, sul bluff, sul cinismo e sul gangsterismo, rappresentava, nel peggior modo possibile, l’archetipo del mercante. L’altra, forgiata come le sue Katana sull’onore e sulla fedeltà, sul coraggio e sul sacrificio era la più sublime espressione dell’archetipo del guerriero: il Samurai.

Lo scontro fu impari né l’Impero del Sole mai aveva supposto altrimenti. Di fronte ad un popolo in armi, a guerrieri decisi che avrebbero conteso ogni metro di terra all’invasore usuraio facendolo tremare e rendendolo letteralmente pazzo, la cieca, informe e difforme rabbia dell’omuncolo d’affari indusse quest’ultimo ad utilizzare l’atomica contro le città di Hiroshima e Nagasaki suggellando, con quell’atto d’infamia, di viltà e di sordida ferocia, l’inferiorità ontologica prima che culturale del modello vincente, quello stesso che ai nostri giorni ha ridisegnato l’intera mappa mondiale sulla base dell’economia del Crimine Organizzato.

In quest’anniversario nel quale non si può non festeggiare la grandezza giapponese non possiamo neppur dimenticare che, ben dopo l’olocausto atomico consumato in Giappone, gli americani incontrarono più volte soldati nipponici come Onoda che erano sopravvissuti per venti o trent’anni in atolli sperduti del pacifico dove ancora tenevano le posizioni e da dove accolsero i marines sparando loro addosso.

Nel nome e nel segno dei kami kazé: il vento divino che sospinge, nel sacrificio supremo e gioioso, i fiori di ciliegio.

Banzai !

 
Quelle strane basi sarde PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Sabato 04 Dicembre 2004 01:00

Un giovane commette una rapina in un campo militare e scompare nel nulla. I genitori indagano e sono uccisi a fucilate. In Sardegna ci sono da sempre misteri: da basi militari a disposizione della Gladio a cupole massoniche.

NUORO Padre e madre di Marco Ferrai, il giovane scomparso a settembre dopo una rapina alla base militare di Capo Bellavista, sono stati uccisi ieri a Tortolì. L’agguato è scattato in un frutteto dove Nino Ferrai e Mariangela Bangoni, entrambi di 63 anni, sono stati colpiti con un fucile caricato a pallettoni. Il figlio era scomparso il 21 settembre scorso e il padre si era rivolto, un mese dopo, alla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” per un appello. Poi aveva indagato personalmente. E probabilmente il genitore si era avvicinato alla verità. Ieri la spietata esecuzione.

 
La Terra degli Avi PDF Stampa E-mail
Scritto da Pino Tosca   
Giovedì 02 Dicembre 2004 01:00

Il 1° agosto 1927, in tutte le edicole di Romania usciva il primo numero di una rivista quindicinale dalla testata strana e affascinante, Pamantul Stamoscesc, La Terra degli Avi.

Il 1° agosto 1927, in tutte le edicole di Romania usciva il primo numero di una rivista quindicinale dalla testata strana e affascinante, Pamantul Stamoscesc, La Terra degli Avi. Questa pubblicazione rivendicava di essere “Organ al Legiunarii Archanghelul Michal”, “Organo della Legione dell’Arcangelo Michele”. Era il primo tentativo editoriale di Corneliu Codreanu, il capitano che, col suo esempio di vita e di lotta, ha affascinato diverse generazioni di tutta l’Europa.

Se mi dovessero chiedere “secondo te chi era Codreanu?” non avrei dubbi sulla risposta. Un Santo, era un Santo. Sì, potrei anche rispondere: un eroe, un condottiero, un martire. Ma sarebbero tutte definizioni troppo riduttive e schematiche, Codreanu è uno dei tantissimi santi non canonizzati dalla Chiesa e, forse, destinati a rimanere tali. Ma per me, cattolico romano, lui, Corneliu, cristiano ortodosso, santo lo era davvero. Anche se non aveva fatto i famosi tre miracoli (due da vivo e uno da morto), previsti dalla Congregazione, lui santo lo era lo stesso. Nonostante che molti ex-fascisti paganoidi o "nazional-bolscevichi" abbiano fatto tutte le possibili acrobazie alchemiche per tramutarlo in musulmano, in neo-pagano dell'antica Dacia, in neo-cataro dell'Est Europa. Operazioni di confusionarismo illimitato, destinate al registro nazionale del Ridicolo. Coma ha raccontato sua moglie lleana prima di morire alcuni anni or sono quando, dopo due anni dalla sua uccisione, furono dissotterrati i suoi resti, gettati in una fossa comune, questi furono ritrovati intatti, immacolati, ad eccezione del volto, su cui gli sgherri del Re Carol avevano versato acido solforico e calce viva. Sì, è vero: è questa una delle caratteristiche della santità. Ma sarebbe mortificante se, solo per un fatto "miracolistico", Codreanu divenisse il nostro primo e intramontabile punto di riferimento, dopo Gesù Cristo. Vi è di più, molto di più. Quest'anno, ricorrono i sessantanni da quando, il 29 novembre 1938, Corneliu Codreanu veniva strangolato, insieme con altri tredici legionari, da poliziotti di regime. Dissero poi che li avevano uccisi nel tentativo d’evasione. Una balla colossale di un copione (maldestro, oltre che criminale) di quella strategia poliziesca che, purtroppo, sarà riedito tante volte nella storia. L’ltalia stessa lo ha sperimentato nel 1943 alla pineta di Fregene (con Ettore Muti) e nei cosiddetti "anni di piombo" italiani (con le "strane" morti, di Giancarlo Esposti, Riccardo Minetti, Giorgio Vale e Nanni De Angelis). Ricordiamo Codreanu, quindi. Ma ricordiamolo non per la sua morte, non per il suo martirio, ma per la sua vita, per il suo esempio esistenziale, per ciò che ha insegnato a tanti giovani del dopoguerra, per come questa figura tragica ed eroica ha saputo cambiare il cuore di generazioni intere. Migliaia di ragazzi che avevano identificato nell'attivismo politico l'unico metodo di una sfida personale alla società borghese, prima o poi (a meno che non fossero deficienti o analfabeti) dovevano fare i conti con la sua apparizione sulla terra. Egli ci ha insegnato che la politica ha un senso solo in funzione di una metapolitica. Egli ci ha fatto capire che quello che chiamiamo attivismo politico o è pura testimonianza di una crociata o è tempo perso ed impiegato male. lon Motza, il capo legionario che morirà combattendo in Spagna, aveva scritto sul primo numero de La Terra degli Avi: Dall'Icona e dall' Altare siamo partiti...Noi non facciamo e non abbiamo fatto

 
Addio Capitano PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Martedì 30 Novembre 2004 01:00

Il 30 novembre 1938 Corneliu Zelea Codreanu, fondatore e capo della Guardia di Ferro veniva assassinato dai suoi carcerieri che lo strangolavano, insieme ad altri Legionari , nella foresta di Jaliva.

Il 30 novembre 1938 Corneliu Zelea Codreanu, fondatore e capo della Guardia di Ferro veniva assassinato dai suoi carcerieri che lo strangolavano, insieme ad altri Legionari , nella foresta di Jaliva.

 
Età d’argento PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Senesi   
Martedì 23 Novembre 2004 01:00

Theodor Kittelsen (Kragerø 1857 - Oslo 1914) : alla radice del nostro imaginario, un magnifico trascrittore di favole per l’infanzia, dalla Norvegia delle vastità e del silenzio, immolato sul rogo dall’eterodossia del conformismo.

viene riconosciuto sia in Norvegia che all’estero come uno dei maggiori illustratori di favole e si ritiene che sia stato l’autore di molte delle più famose raffigurazioni contenute nella raccolta di fiabe popolari di Asbjørnsen e Moe. Kittelsen era estremamente sensibile e suscettibile, il suo carattere passionale e malinconico celava energie deleterie (come tutti i grandi) e del resto è capibile viste le lunghe lotte tenute durante la sua carriera per ottenere qualche riconoscimento.
Nato nella città costiera di Kragerø, si distinse presto a scuola per le sue doti artistiche ispirate soprattutto dal suo paese che offriva ottimi spunti. I suoi genitori non condividevano la sua passione, volevano imparasse un mestiere utile, quindi lo mandarono ad Arendal come apprendista orologiaio da un certo Stein. Il suo capo presto intuì il suo talento e lo spinse verso il suo destino che sembrava già segnato. Dimorò grazie alle raccomandazioni del gentile orologiaio, da uno degli uomini più abbienti di Arendal, Diedrik Maria Aall che divenne il mecenate che sostenne il giovane Kittlesen e che dopo qualche anno convinse lo stesso a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Kristiania. Quello che sappiamo è che si distinse molto come studente a Monaco e che in seguito si sposò e che ebbe diversi figli. E tutto questo penso interessi poco il nostro lettore che vuole sapere più delle mere notiziuole da manualetto bibliotecario…
Il segreto per comprendere la magia di Kittelsen è la Norvegia. In un Europa sovrappopolata, la Norvegia è ancora il regno della natura. Nel folto delle sue immense foreste, il silenzio ha da sempre il sopravvento. Qui la vita moderna non conta. Il silenzio dinnanzi al ritmo vigoroso della Natura fa sì che l’uomo moderno, abituato a pensare in termini di ore e minuti, si senta impotente. Camminando per campi e foreste, Kittelsen vedeva esseri soprannaturali ovunque: nelle foschie sovrastanti gli acquitrini, nel crepuscolo che avvolge vecchi pini schiantati al suolo e negli abeti gocciolanti nei giorni di pioggia. La Natura che egli descrive è pura e mai doma e necessaria al suo genio che esige la Norvegia anche quando è lontano dalla patria: "Quello che mi strugge è il misterioso, romantico, e magnifico aspetto dei nostri panorami, ma se d'ora innanzi non riuscissi a combinare questo sentimento con un salubre studio della Natura, temo che mi incamminerò verso la stagnazione. Mi diventa sempre più chiaro quello che dovrò fare ed ho avuto molte ispirazioni - ma io devo, devo tornare a casa, altrimenti non produrrò nulla...".
 
Vite parallele: José Antonio PDF Stampa E-mail
Scritto da geocities.com   
Venerdì 19 Novembre 2004 01:00

Il 20 novembre 1936 ad Alicante veniva assassinato il fondatore della Falange. Poche ore dopo sarebbe stato ucciso anche il comandante anarchico Durruti

José Antonio Primo de Rivera y Saez de Heredia, figlio del Comandante Miguel, già primo ministro, nacque il 24 aprile 1903 a Madrid

Si dà alla politica nel 1930 e si presenta, senza esito, alle elezioni del 1931. Nel 1932 viene arrestao per aver partecipato al tentative insurrezionale capitanato dal generale Sanjurjo. Nel 1933 scrive sulla rivista “Fascio” e, insieme all’aviatore Ruiz de Alda, crea il Movimiento Sindicalista Español embrione della futura Falange. Questa viene ufficializzata il 29 ottobre nel teatro de la Comedia de Madrid.

Il 13 febbraio del 1934 la Falnge si fonde con le JONS (Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista) di Ramiro Ledesma Ramos, che si orienta al modello tedesco e possiede una base sociologicamente più interessante. La Falange de la Jons si distacca completamente dal panorama reazionario perché si batte contro la legge agraria che favorisce i latifondisti. Tutto il 1934 è contrassegnato da scontri violenti tra falangisti e socialcomunisti.

Nel 1936 il frente popular vince le elezioni, la falange de la Jons è dichiarata fuorilegge, diversi dirigenti sono incarcerati, tra questi José Antonio che continua a dirigere il movimento dalla prigione. Il 5 giugno José Antonio viene trasferito ad Alicante. Il 17 novembre viene giudicato per “ribellione militare”. Anarchici e socialisti sono riluttanti al suo assassinio che viene commesso dai comunisti la mattina del 20 novembre.

Quasi tutti i capi falangisti rimasti in libertà muoiono in azioni belliche, alla testa dei loro uomini, entro il 1937. La falange, fino al 1936 assai minoritaria, diviene un mito e una calamita durante la Guerra civile trsformandosi nel più forte soggetto politico spagnolo. In seguito sarà speso in contrasto col regime e con il Caudillo, specie a proposito della Division Azul e poi della Legion Azul in Urss, il quale, ironia della sorte, morirà anch’egli un 20 novembre, terntanove anni dopo, e sarà sepolto di fronte a José Antonio al Valle de los Caidos, presso Madrid.

 
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