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Storia&sorte
Fai paura anche da vinto son vigliacchi senza nome PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorino Bernardi   
Martedì 13 Luglio 2004 01:00

Il costante aumento di coloro che ricordano i civili assassinati dalle bande partigiane ed il progressivo calo di coloro che manifestano il loro desueto “antifascismo” suggeriscono qualche autorità farisea di vietare le commemorazioni di Schio per il 2005

Se Comune e Comitato familiari vittime dell’Eccidio del 7 luglio trovano l’accordo potrebbe saltare il raduno 2005 Verso la riconciliazione con i nostalgici Intanto continua la polemica di Rifondazione: « Il sindaco non ha avuto il coraggio di vietare il corteo»Schio
Quattrocento due anni fa, settecento lo scorso anno, mille domenica. Dalla prima edizione i partecipanti al raduno dei reduci della Repubblica Sociale di Salò, per ricordare l'Eccidio partigiano del 7 luglio '45 costato la vita a 54 persone, organizzato da Continuità Ideale e dall'Unc-Rsi sono più che raddoppiati. La città di Schio ha accolto con indifferenza il migliaio di persone arrivate da tutta l'Italia settentrionale. L'appello agli scledensi, lanciato la scorsa settimana dal sindaco Luigi Dalla Via, di restare a casa per dare un segnale di rifiuto agli ex repubblichini e simpatizzanti è stato raccolto, solo un centinaio di persone sono scese in centro per contestare, civilmente, con il presidio di Rifondazione comunista, la sfilata di nostalgici fascisti.
Ezio Simini, segretario locale di Rc, non ha risparmiato però critiche al primo cittadino per la posizione assunta sul raduno: «Al nostro sindaco è mancato il coraggio, perchè non ha fatto vietare la calata dei fascisti in città, come Veltroni ha fatto a Roma per la manifestazione nazista a favore di Priebke? Proviamo sdegno e dolore per la presenza fascista in città: nella nostra zona sono stati mille i caduti per la giustizia e la libertà dal nazifascismo. Senza contare i deportati e i torturati».
Domenica è filato tutto liscio, per la responsabilità di manifestanti e contromanifestanti e per l'enorme lavoro delle forze dell'ordine che hanno monitorato centro e immediata periferia. Il raduno dei reduci della Rsi dai numeri è stato un successo, ma potrebbe essere stato l'ultimo. Tra amministrazione comunale e Comitato familiari vittime dell'Eccidio è stato avviato un dialogo che potrebbe portare nei prossimi mesi a una pacificazione a 360 gradi per il prossimo 7 luglio, sessantesimo anniversario dell'Eccidio, sino a evitare una quarta edizione dei reduci della Rsi. Possibilista su questo è il più diretto interessato, Alex Cioni , coordinatore regionale di Continuità Idaele e "anima" dei raduni che tanto fanno discutere: «I nostri raduni hanno lo scopo storico di ricordare agli scledensi il tragico evento di sangue. Se l'amministrazione troverà modo con il Comitato familiari di ricordare in veste ufficiale dal prossimo anno le 54 vittime dell'Eccidio, trarremo le nostre
conclusioni e tra queste c'è la rinuncia a organizzare il quarto raduno. Non ci resta che attendere quanto scaturirà dai prossimi incontri tra amministrazione del sindaco Luigi Dalla Via e il Comitato familiari».

 
Bill Clinton: una vita da bugiardo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Vernole   
Martedì 13 Luglio 2004 01:00

L’uscita del libro dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton – «My life»- ha costituito la scorsa settimana un evento di grande importanza per le masse italiote teleguidate, al punto che lo stesso ex inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che se potesse si ricandiderebbe alle elezioni politiche proprio nel nostro paese.

E il successo, stiamone certi, non potrebbe mancare, se come risulta da una recente interrogazione parlamentare nell’aprile 1999 bastò una semplice telefonata di Clinton per convincere l’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema a portare l’Italia in guerra contro la Federazione Jugoslava.
Qualcuno dovrebbe però far notare al sig. Clinton che la sua carriera presidenziale è stata a tal punto infarcita di bugie ed omissioni da risultare la sua credibilità altamente compromessa.
Non ci riferiamo ovviamente allo scandalo Lewinski, in quanto soltanto in una nazione profondamente integralista (puritana) dal punto di vista religioso come gli Stati Uniti un presidente può rischiare l’impecheament per una scappatella con la segretaria e non ad esempio per un embargo economico che ha provocato la morte di oltre un milione di persone in Iraq.
E nemmeno ai tanti scandali finanziari conditi da strani omicidi che hanno contrassegnato la carriera affaristica della coppia Bill-Hilary.

No, qui si vuole rievocare una circostanza che avrebbe potuto cambiare le sorti della storia, cioè la mancata cattura del presunto nemico numero 1 degli Stati Uniti e dell’Occidente: Osama Bin Laden.
Già, perché nella sua autobiografia Bill Clinton asserisce di aver cercato di uccidere lo sceicco saudita in più di una circostanza, forse sapendo che proprio questa è stata invece la sua “disattenzione” più grave.

Ma ricostruiamo lo scenario con calma.
A partire dal 1996 il Dipartimento di Stato americano indica in Bin Laden uno dei maggiori e più pericolosi finanziatori del terrorismo islamico, al punto che nel 1997 la CIA organizza a Peshawar un piano per catturarlo ma improvvisamente l’operazione viene sospesa.
Non c’è da stupirsi, perché già l’anno prima il governo del Sudan aveva espresso la volontà di consegnare il miliardario saudita alle autorità statunitensi, ma Washington aveva declinato l’offerta più volte(1).
Offerta che, secondo l’agenzia “Reuters”, il governo di Khartoum ripropose all’intelligence saudita il 6 novembre 2001.
Mentre è il “New York Times” del 30 luglio 1999 (a firma James Rusen) a informarci che prima del bombardamento nordamericano delle industrie farmaceutiche di Al-Shifa, le autorità sudanesi avevano arrestato due estremisti islamici legati a Bin Laden e sospettati di essere gli esecutori materiali degli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.

La risposta di Clinton fu la distruzione delle principali fabbriche di medicinali del Sudan, un crimine odioso che porterà alla morte di migliaia di persone impossibilitate a curarsi per l’assenza di medicinali.
L’esimio scrittore Noam Chomsky riferisce in proposito di alcuni promemoria dell’FBI che rivelano come la decisione di non collaborare con il governo di Khartoum giunse dopo un durissimo scontro tra la stessa agenzia statunitense e il Dipartimento di Stato; fu quest’ultimo che volle invece dare avvio all’azione punitiva.
La stessa CIA conferma come il Sudan volesse consegnare «un considerevole archivio informatico su Bin Laden e più di duecento esponenti di primo piano della rete terroristica Al Qaeda negli anni precedenti agli attacchi dell’11 settembre … E’ ragionevole supporre –dichiara la CIA- che se fossimo stati in possesso di queste informazioni forse saremmo riusciti a prevenire gli attacchi»(2).
Malati di fantapolitica?

Per fortuna ci viene in soccorso un autorevole giornalista italiano, il filoamericano Cesare De Carlo, quando sulle colonne del “Resto del Carlino” - nel malcelato tentativo di difendere la ”Dottrina Bush” - cita un recente libro dello scrittore statunitense Richard Miniter(3): «Gli americani continuano a sostenere il loro presidente. San

 
1982: Italia campione del mondo PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Domenica 11 Luglio 2004 01:00

Era l’11 luglio, anche allora domenica. L’ultima impresa del nostro calcio venne compiuta dalla generazione a cavallo tra i calciatori uomini e la nidiata di viziatissime stellette. Contro tutto e tutti, anche contro l’effetto Pertini.

Madrid, 11 luglio 1982. Zoff alza la Coppa poi la passa ai suoi compagni di squadra. Al capocannoniere Paolo Rossi (appena uscito da una lunga squalifica per le partite truccate, cosa di cui si dimentica troppo facilmente quando si erge a moralista). E soprattutto ai tre che fornirono l’ossatura vincente: Scirea, Tardelli e Bruno Conti.

Un’Italia senza credito, dopo aver resistito al caldo infernale del girone di qualificazione a Vigo e La Corugna dove si giocava alle due solari (legalmente le quattro) schiantò l’Argentina di Maradona e travolse il favoritissimo Brasile. Con il vento in poppa regolò i suoi conti con la Polonia di Boniek e giunse in finale con la mai doma Germania. A questo punto il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si precipitò in Spagna per strumentalizzare il successo che si considerava sicuro. Tutt’Italia fece gli scongiuri. L’ex comandante partigiano che emetteva cinicamente condanne di morte a dir poco molto alla leggera, era da tempo considerato uno “iettatore”. Ogni suo intervento pubblico era preludio di un dramma o di una catastrofe. La fama si era rafforzata quando il Pertini era giunto trionfante ad assistere al salvataggio di un bambino caduto in un pozzo artesiano. Ma proprio al sopraggiungere del Pertini il disgraziatissimo fanciullo sprofondava ulteriormente e andava incontro a una morte orribile.

Neanche a Madrid la fama pertiniana si smentì perchè Cabrini sparò fuori il rigore assegnatoci. Tuttavia quell’Italia era troppo forte e motivata per cedere alla mala sorte e ai suoi portatori. Vincemmo 3 a 1 e mettemmo il terzo sigillo sull’albo mondiale. Il grande artefice dell’impresa fu Enzo Bearzot, uomo arcigno, leale, duro, convinto, concreto e stupendamente semplice. Il friulano era inviso alla critica sofisticata che già era prigioniera degli schemi più banali del “calcisticamente corretto”. Uomo di razza Piave, vinse malgrado la fronda dei giornalisti, anche e soprattutto contro di loro. Altri tempi: già tempi di passaggio ma con uomini ancora non del tutto marciti.

 
Santa Santa Evita PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Sartori   
Sabato 10 Luglio 2004 01:00

188º anniversario dell'indipendenza argentina. Ricordiamo con grande affetto questa nazione che accolse fraternamente molti europei perseguitati dai vincitori della 2ª guerra mondiale.

Il testo accluso è di "non piangere per me argentina", composta in occasione dei funerali di Evita Peron.
NO LLORES ARGENTINA!!!! NO PIERDAS LA ESPERANZA...TU GENTE TE AMA!!!
POR SIEMPRE!!!

POR LOS QUE LUCHAN,
POR LOS QUE DAN SIN MOSTRARSE,
POR LOS QUE A DIARIO OPTAN POR ESTA TIERRA NUESTRA,
POR LOS CAMPESINOS,
QUE MIRAN EN LA MAÑANA SUS TIERRAS Y DICEN SI,
.... AUN ME QUEDO AQUI.

POR LOS QUE SE VAN CON LAGRIMAS,
SABIENDO QUE SI HABRIA TRABAJO SE QUEDARIAN,
POR LOS AUSENTES,
POR LOS QUE SEMBRARON ESPERANZAS,
A PESAR DE SU SECUESTRO Y TORTURA,
POR LOS ANCIANOS QUE SIGUEN LUCHANDO,
A PESAR DE SUS CANSADOS HUESOS,
POR AQUELLOS MAESTROS,
POR LAS AMAS DE CASA,
POR LOS NIÑOS ,
POR LOS CARA SUCIAS,
POR LOS CREYENTES,
POR LOS QUE ESPERAN,
POR UN SOL DE JUSTICIA.

POR TODOS LOS QUE AÚN MANTENEMOS EL CONCEPTO PROFUNDO DE PATRIA!!!
HOY LEVANTAREMOS NUESTRAS COPAS,
PARA DECIR EN ESTE 2004
¡VAMOS PUEBLO ARGENTINO A PONERNOS DE PIÉ!,
SOÑEMOS SUEÑOS NUEVOS!!!

 
Fai paura anche da vinto son vigliacchi senza nome PDF Stampa E-mail
Scritto da I promotori della manifestazione   
Sabato 10 Luglio 2004 01:00

Rancori, minacce, digrignar di denti, vili prese di distanza: così il popolo dell’oscurità si contrappone alla commemorazione delle vittime del massacro di Schio compiuto a fine guerra dai partigiani sulla popolazione inerme.

Vandali in azione nella notte. E la tensione cresce in vista del corteo dei repubblichini di domenica. I muri della biblioteca civica e degli edifici adiacenti sono stati imbrattati da scritte giganti contro il fascismo. Slogan ieri mattina oggetto delle rimostranze della maggioranza degli scledensi, che reagivano indignati a questo modo di esprimere opinioni. Era già successo in passato, ma non con questa evidenza e soprattutto non alla vigilia di un fine settimana che si preannuncia bollente. Tutto questo nonostante gli appelli pubblici del sindaco Luigi Dalla Via ad isolare i manifestanti, e i segnali distensivi giunti dal comitato parenti delle vittime dell’Eccidio. Nella messa di suffragio celebrata mercoledì sera a S. Giacomo, Dalla Via si è presentato in fascia tricolore: una scelta particolarmente apprezzata dai familiari delle vittime presenti in chiesa.
Se la proposta di ricordare i tragici eventi del luglio 1945 in un convegno ed in alcune iniziative specifiche in occasione del sessantesimo anniversario del 2005 sta raccogliendo adesioni importanti, dall’altra sale la preoccupazione per quanto potrebbe accadere l’11 luglio. È confermato che il corteo dei repubblichini partirà dal sacrario militare di Ss. Trinità alle 11, per raggiungere il portone delle ex carceri d via Baratto, oggetto delle attenzioni dei vandali, dove sarà deposto un mazzo di fiori.
Gli organizzatori di Continuità Ideale, movimento di destra che ha legami con Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, data per presente ma che invece non sarà della sfilata, pensano di poter raggiungere quota mille partecipanti, provenienti da ogni angolo d’Italia. Anche l’associazione Veneto fronte skinheads ha annunciato ufficialmente la propria adesione. In un ristorante della zona sono stati prenotati 250 coperti, molti di più di quelli degli anni precedenti.
Lo schieramento delle forze dell’ordine sarà massiccio in città, ad evitare contatti con i contromanifestanti fra i quali, si è sparsa la voce, potrebbero esserci alcuni elementi dei "No global" ed una frangia dei "Disobbedienti". E’ questo uno dei principali allarmi a tener desta l’attenzione di chi dovrà garantire l’ordine pubblico. (m. sar.) Rifondazione Comunista in piazza ci sarà. Non solo con la mostra fotografica, prevista per sabato in piazzetta Garibaldi, ma anche con un presidio di protesta, nel medesimo posto, alle 10 alle 12 di domenica. «Rifondazione, nel solco della tradizione comunista di Schio - spiega Ezio Simini - riafferma la sua volontà di dimostrare in modo politico, civile e assolutamente pacifico la propria insofferenza verso un’amministrazione pubblica locale che non riesce ad andare oltre formali esecrazioni a stampa».
«A Roma Veltroni ha vietato la manifestazione nazifascista a favore di Priebke - precisa Simini -. Evidentemente lì non ci sono gli struzzi del caravanserraglio ulivista scledense che invita i propri concittadini a "starsene a casa". Noi vorremmo essere in tanti in piazza domenica, e lavoreremo per questo; ma anche se fossimo in quattro con quattro bandiere presidieremo piazzetta Garibaldi con l’orgoglio di chi non si rintana in casa aspettando che il cielo si rassereni».

 
Prove tecniche di occultamento. PDF Stampa E-mail
Scritto da Beowulf   
Martedì 06 Luglio 2004 01:00

La notte tra il 6 e 7 luglio 1945 oltre cinquanta civili, uomini e donne, furono massacrati a Schio. La guerra era finita da due mesi.

Domenica prossima, nel 59° anniversario dell'eccidio di Schio, in una delle città simbolo delle stragi partigiane, i combattenti reduci della RSI e i giovani di tutta Italia, organizzano una manifestazione per commemorare tutti gli italiani, civili e militari, vittime della cieca violenza "Resistenziale", affinché i tragici fatti di quei mesi non cadano nell'oblio.
In questi ultimi due anni si sono svolte manifestazioni pacifiche e sempre più numerose ... ma sembra che ricordare qualcosa diverso dal 25 aprile a qualcuno dia fastidio ...
da: "Il Giornale di Vicenza" - 6 luglio 2004:
Vicina l’intesa in grado di bloccare dal 2005 ogni altra manifestazione
Eccidio, verso la strada della riappacificazione
Il sindaco Dalla Via lancia un segnale importante insieme all’Anpi
di Mauro Sartori
...Oggi dovrebbe arrivare l’ok della Questura, con la determinazione degli spazi entro i quali il corteo dei repubblichini (fra reduci e giovani fiancheggiatori l’anno scorso sfilarono in 600). Rifondazione Comunista sembra intenzionata a rispondere con una contromanifestazione, ma è da registrare soprattutto il contenuto della lettera del comitato, inviata alle autorità e che riportiamo integralmente a parte, e l’apertura dell’Amministrazione comunale verso una riappacificazione completa. «Sarò presente domani sera alla messa di suffragio voluta dai parenti - premette il sindaco Luigi Dalla Via -. È un segno di attenzione con cui auspico che le riflessioni fatte in questi giorni consentano l’anno prossimo, in occasione del sessantesimo anniversario dell’Eccidio, alla città di fare un passo avanti, sulla strada della riconciliazione».
Poche parole che valgono come un’attesa apertura di credito verso una commemorazione ufficiale di quanto accadde quella notte nell’edificio che attualmente ospita la biblioteca civica, una ferita aperta per Schio che sino ad oggi stenta a rimarginarsi. Concetti distensivi arrivano pure dall’Anpi vicentina e veneta che, nel condannare la manifestazione dei repubblichini, così si rivolge ai parenti: «Ribadiamo la nostra condanna nei confronti dei tragici fatti di Schio, siamo vicini al dolore dei famigliari delle vittime e auspichiamo ardentemente che essi, animati dallo spirito unitario che sorregge la comunità scledense, riconoscano il 25 aprile come festa della Libertà, della Pace e della Giustizia di tutti gli italiani».
Tutti segnali che indicano come fra comitato, Anpi e Comune ci sia spazio per un’intesa in grado di bloccare, dal 2005, ogni altro tipo di manifestazione.
 
Quei diritti che uccisero l’uomo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 04 Luglio 2004 01:00

Il 4 luglio si celebra la proclamazione dei “Diritti dell’Uomo”. Una modena religione dell’individualismo che ha sgretolato le comunità, asservito l’uomo e paraliazzato gli entusiasmi di vita. La libertà inviata al patibolo ne è il simbolo più rappresentativo.

Domenica l’occidente ha celebrato se stesso. Duecentoventotto anni fa la sua estrema disperata appendice, l’America, proclamava i Diritti dell’Uomo, con tanto di maiuscola, ovviamente.

Aveva così luogo l’istituzione di una religione moderna: quella dell’individualismo. Scomparivano dall’immaginario giuridico e filosofico tanto i popoli quanto il sacro. In un fervore liberale e materialistico, che pure all’epoca riuscì a mobilitare coscienze forti, attratte dall’utopia, si mise così fine al principale legame che vincola un uomo ai suoi antenati, ai suoi discendenti e alla sua comunità: il dovere.

Il relativismo individualista – che poco o niente ha a che fare con l’anarchia – non poteva non rivelarsi in tempi rapidissimi per quello che esattamente è: la legge della jungla in cui il più forte sbrana i deboli.

Un salto indietro di secoli che rinnegava la tradizione grecoromana.

A questa regressione civilizzatrice restò inoltre quasi del tutto assente la “selezione naturale”. Gli eventi provarono da subito che in questa logica di discordia e di sopraffazioni egoistiche, non vi sarebbe stata competizione regolare.

La parte del leone l’avrebbero fatta il denaro e le clientele: ovverosia la capacità di servire i potenti e di essere subdoli ed ipocriti yes men.

Inoltre, contrariamente a quanto alcuni degli ideatori dei Diritti auspicavano, quell’individualismo pretenzioso e rivendicazionista che sarebbe presto divenuto il comun denominatore di un sindacalismo teatrale quotidiano (in famiglia, nei rapporti di lavoro, nei rapporti di coppia, nell’avanspettacolo della politica) non ci avrebbe reso più liberi ma avrebbe prodotto esattamente l’effetto opposto.

Un uomo libero dal dovere e dai vincoli reali infatti non riesce a vivere altrimenti che regolamentando comportamenti e divieti. Dal dovere si è così passati all’obbligo, alla costrizione.

Mai società umana è stata così prigioniera dei suoi meccanismi quotidiani e di una dittatura politica, nè mai è esistita altrettanta sottomissione da parte di un uomo che null’altro è se non un atomo disorganico, incapace di darsi la legge e di seguire l’imperativo della giustizia. Dunque è un androide con l’animo dello schiavo.

L’atomizzazione sta dando quegli effetti che tutti possono constatare su ogni piano (morale, emotivo, emozionale, comportamentale) e l’individuo medio oscilla tra l’accettazione di ogni corruzione (spirituale e caratteriale innanzitutto) e la fuga nell’inferno dei paradisi chimici. Sicchè, inacidito e privo di allegria, cerca di dimostrarsi vivo attraverso entusiasmi passeggeri e artificiali, e prolungando la sua agonia terrena mediante il salutismo.

I Diritti hanno insomma tagliato ogni legame organico esistente ed hanno criminalizzato il dovere: come risultato ci hanno schiavizzati, inchiodati all’obbligo e, soprattutto, hanno svuotato di senso e di entusiasmo, praticamente ucciso quell’uomo ch

 
Ora andiamo verso la scimmia PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 03 Luglio 2004 01:00

L’ennesimo “ritrovamento” paleoantropologico per confortare la sempre assai vaga teoria dell’evoluzione. L’unica cosa certa è che si parla di “Homo erectus”, Ovvero dei bei tempi in cui si andava a testa alta.

Un piccolo teschio trovato in Africa orientale ha offerto agli studiosi di paleoantropologia un anello di congiunzione nell'evoluzione dell'Homo Erectus, con la possibilita' di ridurre il vuoto di 400.000 anni nei fossili attualmente disponibili. "Potrei ipotizzare che si tratta di una femmina", ha dichiarato Richard Potts, della Smithsonian Institution di Washington, in una conferenza stampa qui a Nairobi, anche se ha poi ammesso che non e' possibile determinare il sesso di quella creatura semplicemente dall'arcata sopraccigliare, dalla zona della tempia sinistra e dagli altri frammenti della scatola cranica rinvenuti nel sito scavato a Olorgesailie, una novantina di chilometri a sud-ovest della capitale kenyota. Il frammento risale fra i 900.000 ed i 970.000 anni fa. Lo studioso kenyota Fredrick Manthi ha spiegato che la scoperta e' importante anche perche' consente di conferire una qualche identita' alle creature che, in quella zona, produssero le migliaia di ascie che vi sono state trovate.

 
Albo d'oro dei Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Beowulf   
Venerdì 02 Luglio 2004 01:00

La Fondazione della RSI - Istituto Storico (Onlus) ha pubblicato l'albo d'oro dei l'albo d'oro dei Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana.

 
I Ds si inventano l'assessorato al Duce PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Libero del 30-VI-2004   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

Sotto le apparenze della tutela del patrimonio storico, il comune di Predappio si avvia a istituire un assessorato su misura per il suo cittadino più illustre.

Benito Mussolini, i suoi cimeli, la casa natale, meta di pellegrinaggio continuo dal dopoguerra, portano visitatori e denaro. Per gestirli, è in pole position Giorgio Frassinetti, capogruppo dei Ds in consiglio comunale,che, ancora prima di essere nominato, si è già conquistato l'appellativo di "assessore al Duce".
 
Evola pittore tra futurismo e dadaismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Fondazione Evola   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

Nell'ambito delle celebrazioni evoliane, segnaliamo un breve ma interessante studio sul lato forse meno conosciuto di Julius Evola, quello di pittore, tra futurismo e dadaismo.

tratto da: http://www.fondazione-evola.it/pagine/pittura.htm

Giulio Cesare Evola, che ha sempre dimostrato attitudine per il disegno e che si accinge ad iniziare presso l’Università di Roma gli studi di Ingegneria, che non porterà mai a termine, appena diciassettenne, si accosta al mondo dell’arte d’avanguardia, incuriosito dalle manifestazioni futuriste che, aldilà dei clamori e degli scandali sollevati tra i “benpensanti” di anguste vedute, si concretizzavano a Roma in mostre di respiro perfino internazionale, presso la Galleria Sprovieri. Si aggregò alla pattuglia di giovani artisti - Prampolini, Depero, Marchi, i due fratelli Ginanni Corradini - che s’incontravano nello studio di Giacomo Balla. Di quest’ultimo, figura centrale della vita artistica romana nel primo quarto del secolo, Evola fu, come ha scritto Crispolti, “praticamente allievo”[1].

Quanti hanno letto l’autobiografia intellettuale evoliana, Il cammino del cinabro, sanno come il futuro autore di Rivolta contro il mondo moderno prendesse presto le distanze dal movimento marinettiano, da cui l’allontanavano lo stile comportamentale (“In esso mi infastidiva il sensualismo, la mancanza di interiorità, tutto il lato chiassoso ed esibizionistico, una grezza esaltazione della vita e dell’istinto curiosamente mescolata con quella del macchinismo e di una specie di americanismo, mentre, per un altro verso, ci si dava a forme sciovinistiche di nazionalismo”)[2], e soprattutto, appunto, l’acceso piglio interventista contro gli Imperi Centrali che, nonostante l’età giovanissima e la generalizzata infatuazione nazionalistica del tempo, Evola avvertiva come l’antemurale della vecchia Europa, delle sue tradizioni, del suo primato mondiale (Evola rammenta come Marinetti, avendo letto un articolo del giovane amico in cui erano esposte più o meno queste idee, gli replicasse: "Le tue idee sono lontane dalle mie più di quelle di un esquimese”).[3]

Eppure, in un primo periodo, circoscrivibile al quadriennio 1915-1918, Evola fu fortemente influenzato dal dinamismo plastico futurista e, in modo particolare, dalla ricerca di Balla, non senza suggestioni di spiritualismo orfico, destinate ad avere in lui successivamente una decantazione in chiave alchemico-magica.

Appartengono a questo primo periodo futurista (da Evola stesso definito dell’“Idealismo sensoriale”) opere come il celebre, e splendido nella sua cromia vivacissima, Mazzo di fiori e, sempre stilisticamente assai coerenti, Feste, Fucina - studio di rumori, Five o’ clock tea, Sequenza dinamica, Truppe di rincalzo sotto la pioggia (davvero uno straordinario acquerello, quest’ultimo).

Se possibile, ancor più ori

 
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