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California dreaming PDF Stampa E-mail
Scritto da ilsole24ore   
Venerdì 05 Gennaio 2018 00:09


Cinquant'anni dopo trionfa il sogno sessantottino: marijuana libera

A essere onesti e pignoli la messa fuorilegge delle piantagioni da droga iniziò quando Ford aveva brevettato un carburante prodotto dalla canapa che metteva a forte rischio gli introiti dei padroni della rete del petrolio.

Dal primo gennaio 2018 la California, il più popoloso stato degli Usa, ha legalizzato vendita e consumo di marijuana per scopi ricreativi. Il via libera è arrivato dopo un referendum del 2016, dove il 57,1% dei cittadini si è espresso a favore della cosiddetta Proposition 64: un testo che libera il commercio di “erba” oltre all'uso terapeutico, già sdoganato dal 1996. Il mercato californiano è noto come il più florido su scala nazionale e,ora, si attende una crescita anche superiore. La società di ricerca Ibis World proietta un giro d’affari da 3,8 miliardi di dollari già nel 2018, per salire a 5,1 miliardi di dollari nel 2019 (ma c’è chi stima oltre 7 miliardi di dollari). La California è l’ottavo stato ad aprire al consumo non medico di cannabinoidi, aggiungendosi ad Alaska, Colorado, Maine, Massachusetts, Nevada, Oregon e Washington.
Ai sensi delle nuove regole la marijuana è accessibile a tutti i cittadini sopra i 21 anni, la stessa soglia imposta per il consumo di alcolici. Si potrà detenere una quantità pari a un’oncia (equivalente ai nostri 28,3 grammi) o coltivare fino a un massimo dei sei piante in casa, senza la raccomandazione di un medico. Il Bureau of cannabis control (Bcc), l’agenzia che regola il mercato della cannabis, può rilasciare delle licenze temporanee per i business interessati a vendita e trasformazione come retailer, distributori, microimprese, laboratori e organizzatori di eventi. La vendita è vietata dalle 18 di sera alle 6 di mattina. Il permesso dura 120 giorni, oltre ai quali bisognerà richiedere una licenza permanente. Solo il primo gennaio sono già stati rilasciati permessi a oltre 400 operatori, che si aggiungono ai più di 1000 dispensari già attivi tra le varie contee dello Stato.
E quanto costa?
Secondo MjCharts, un portale americano di comparazione prezzi, il costo della marijuana per usi ricreativi negli Usa si aggira sugli 11 dollari a grammo e sui 34 dollari per 3,5 grammi (l’equivalente della misura americana di «un ottavo di oncia»). In California, secondo il sito Green State, l’asticella si alza già a 50 dollari per 3,5 grammi, ma potrebbe crescere di altri 8 dollari con l’imposizione fiscale prevista dalla legge. Il prezzo finale varierà comunque a seconda di negozio e municipalità. Lo stato ha imposto una tassa del 15% le vendite, con la stima di un ritorno di 1 miliardo di dollari annuo. L’aliquota effettiva potrebbe comunque salire a un 45% effettivo.
Dove si può consumare?
A grandi linee, la marijuana potrà essere consumata (o non consumata) secondo le stesse regole fissate per il tabacco. Via libera nelle case private, anche se i proprietari potrebbero avere qualcosa da ridire e proibirne l’uso, ma divieto per strada, nei luoghi pubblici e in luoghi come ristoranti e teatri. Chi si accende un «pot» alla guida può rischiare una multa dai 100 ai 250 dollari, mentre bisogna sempre osservare una distanza minima di 300 metri da istituti come scuole e ospedali.
È disponibile ovunque?
No. La legge dà il via libera a vendita e consumo, ma non obbliga chiunque ad adeguarsi. Un’inchiesta del Los Angeles Times ha evidenziato che il 70% delle città e contee dello Stato ha vietato vendita o coltivazione (o entrambi). Spetterà alle singole municipalità decidere se hanno intenzione di accogliere i dispensari nella propria giurisdizione, e quanto ricavarne a livello fiscale.
Quali sono i rischi?
Per restare sul fronte economico, gli operatori temono che il peso fiscale possa alzare troppo i prezzi e spingere i consumatori (di nuovo) nel mercato nero. Stando a un calcolo dell’emittente americana Abc, nella sola Los Angeles la somma di tasse e microtasse sul prodotto potrebbe far lievitare i costi anche del 70%. In aggiunta, c’è chi ipotizza che il pagamento cash del prodotto possa spianare le strada ad attività di riciclaggio. Ci sono dubbi anche in chiave sanitaria: nel Colorado,tra i primi a legalizzare la marijuana, si è registrato un incremento di visite e interventi dovuti a un uso eccessivo della droga.

 

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